quinta-feira, 25 de outubro de 2012

Attend Lunar and Meteorite Sample Certification Workshop at NASA/JPL Educator Resource Center


 




Educator Workshop                             Oct. 23, 2012


This is a feature from the NASA/JPL Education Office.


NASA Lunar and Meteorite Sample Certification Program


Date: Saturday, Nov. 10, 2012, 10 a.m. - 12:30 p.m.

Target audience: Recommended for teachers in all grades in a classroom setting

Location: NASA/JPL Educator Resource Center, Pomona, Calif.

Overview: NASA makes actual lunar samples from the historic Apollo missions available to lend to teachers. You must attend this certification workshop to bring the excitement of real lunar rocks and regolith samples to your students. This workshop is being offered at the NASA/JPL Educator Resource Center located in Pomona, please call 909-397-4420 to reserve your spot.

For more information and directions, visit: http://www.jpl.nasa.gov/education/index.cfm?page=115  

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X-class Solar Flare on Oct. 23rd




Space Weather News for Oct. 23, 2012
http://spaceweather.com

HIGH SOLAR ACTIVITY:  New sunspot AR1598 has boosted solar activity to high levels.  This morning, Oct. 23rd, it produced a powerful X1-class solar flare.  There have been four significant flares since the active region emerged three days ago, and it seems that more could be in the offing. Check http://spaceweather.com  for more information and updates.

X-FLARE ALERTS: Would you like a call when solar flares are underway? X-flare alerts are available from http://spaceweathertext.com (text) and http://spaceweatherphone.com  (voice).


Encontro sobre vulcões e meteoritos acontece no Rio e em Florianópolis

No dia 26 de outubro acontecerá o III Encontro de Meteoritos & Vulcões.
No Rio, evento será no dia 26 de outubro.

 

Do G1 Rio
 
A coluna de meio ambiente do Bom Dia Rio desta quinta-feira falou sobre meteoritos. Neste site há imagens e informações que ajudam a identificar se uma pedra é ou não é um meteorito.

No dia 26 de outubro acontecerá o III Encontro de Meteoritos & Vulcões, no Museu Nacional, na Quinta da Boa Vista, em São Crstóvão, na Zona Norte do Rio. As inscrições são gratuitas e devem ser feitas pelo e-mail congressos@oi.com.br, endereçados à Rita Lusiê.

É preciso enviar: nome completo, instituição de ensino, contatos (e-mail e telefones) e cidade (RJ ou SC) em que participará das atividades. Ao todo são 150 vagas. Veja a programação do evento neste site. O evento também acontece na Universidade do Estado de Santa Catarina, em Florianópolis, no dia 29 de outubro.

quarta-feira, 24 de outubro de 2012

Un francobollo per gli Osservatori di Capodimonte e Brera

A destra il francobollo dedicato all'osservatorio di Brera, a sinistra quello per l'osservatorio di Napoli (fonte: INAF)   
 A destra il francobollo dedicato all'osservatorio di Brera, a sinistra quello per l'osservatorio di Napoli (fonte: INAF) 
 
Un francobollo celebrativo per festeggiare due Osservatori dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf): per i 250 anni della fondazione dell'Osservatorio di Brera e i 200 anni della fondazione dell''Osservatorio di Capodimonte. Il francobollo è stato emesso il 22 ottobre da Poste Italiane, di concerto con il ministero dello Sviluppo Economico.

La scelta di dedicare un francobollo a questi due importanti Osservatori non è solo un riconoscimento storico, ma, sottolinea l'Inaf, anche il segno dell'opera che continuano a svolgere non solo in campo scientifico ma anche divulgativo.

Per l'Osservatorio di Capodimonte la data del 22 ottobre è concomitante con il giorno in cui Carolina Bonaparte, consorte di Gioacchino Murat, decretò la posa della prima pietra, di fatto poi avvenuta il 4 Novembre del 1812. E per ricordare quest'ultimo evento, l'Osservatorio di Capodimonte il 4 novembre prossimo organizza un Open Day e Poste Italiane, spiega Massimo Della Valle Direttore dell'Osservatorio di Capodimonte dell'Inaf, emetterà un altro annullo speciale.

''Il francobollo dedicato ai due Osservatori nella stessa giornata non è affatto casuale – rileva Della Valle - ma trova la sua spiegazione nella storia di questi due prestigiosi istituti. Il direttore designato di Capodimonte, Federigo Zuccari, fu l'allievo prediletto di Barnaba Oriani, all'epoca direttore di Brera che, come testimoniato da documenti d'archivio, fu da subito favorevole alla costruzione di una specola napoletana. Solo la morte prematura del giovane Zuccari, avvenuta nel 1817, gli impedì di assumere l'effettiva direzione dell'Osservatorio''.

L'uscita del francobollo coincide poi con l'inizio a Capodimonte del congresso della Società Italiana di Relatività Generale e Fisica della Gravitazione (Sigrav) fino al 26 ottobre. ''Abbiamo voluto un annullo personalizzato, che recita 250 anni di scienza a Brera. Di scienza in generale, non solo di astronomia'' osserva Giovanni Pareschi, direttore dell'Osservatorio di Brera. ''Vogliamo sottolineare – prosegue – che la fondazione dell'Osservatorio è stata decisiva per lo sviluppo successivo di gran parte della scienza milanese con importanti ripercussioni anche a livello nazionale e internazionale''.


www.ansa.it

Astrônomos criam catálogo com 84 milhões de estrelas da Via Láctea



Do G1, em São Paulo

Usando uma imagem com 9 gigapixels (o equivalente a 9 bilhões de pixels) de resolução, um time internacional de astrônomos criou um catálogo com mais de 84 milhões de estrelas do centro da Via Láctea, mais de dez vezes mais do que trabalhos parecidos feitos anteriormente, anunciou nesta quarta-feira (24) o Observatório Europeu do Sul (ESO, na sigla em inglês). A ferramenta permite ter uma vista geral e “dar zoom” para observar os astros.

A imagem usada é tão grande que, se fosse impressa com a resolução de um livro comum, seria necessária uma folha de 9 metros de comprimento e 7 metros de largura. Segundo Dante Minniti, coautor do catálogo, a observação do centro da Via Láctea é difícil porque concentra muita poeira cósmica. Para se chegar a uma imagem de precisão, foram usadas várias fotos menores feitas com detectores de alta sensibilidade para luz infravermelha instalados no observatório europeu de Paranal, no Chile.

O pesquisador líder do estudo, Roberto Saito, acredita que a gigantesca imagem servirá para compreender melhor não só as características da Via Láctea, mas também de outras do tipo espiral (que têm muitas estrelas antigas no centro).

Imagem mostra o Centro da Via Láctea (Foto: ESO/Divulgação) 
Imagem mostra o Centro da Via Láctea (Foto: ESO/Divulgação)

terça-feira, 23 de outubro de 2012

La falce di Marte

La falce di Marte fotografata dalla sonda europea Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (fonte: ESA / MPS / UPD / LAM / IAA / RSSD / INTA / UPM / DASP / IDA / processed by E. Lakdawalla) 
 La falce di Marte fotografata dalla sonda europea Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea
 (fonte: ESA / MPS / UPD / LAM / IAA / RSSD / INTA / UPM / DASP / IDA / processed by E. Lakdawalla)
 
 
Una falce scintillante di bianco, con due aloni brillanti di blu e rosso sovrapposti: potrebbe sembrare la nostra mezzaluna protagonista di un insolito   effetto ottico, ma è Marte fotografato dalla sonda Rosetta, dell'Agenzia   Spaziale Europea (Esa) durante un avvicinamento al pianeta.

   Non è la prima volta che una missione spaziale fotografa la falce di un  pianeta o di un satellite naturale del Sistema Solare, ma mai prima d'ora Marte  era stato fotografo in questo modo. Lo scatto è stato 'rubato' al pianeta   durante uno dei quattro avvicinamenti programmati dalla sonda Rosetta allo   scopo di ricevere una spinta gravitazionale per viaggiare più spedita verso la   destinazione finale, la cometa Churyumov-Gerasimenko, che dovrebbe raggiungere   nell'estate del 2014. Tre altre spinte gravitazionali sono state fornite in   passato dalla Terra.

  Durante l'avvicinamento a Marte, il gruppo che lavora alla missione Rosetta   ha tentato di catturare lo scintillio notturno nell'atmosfera del pianeta, il   cosiddetto 'nightglow', costituito da deboli emissioni di luce nell'atmosfera   superiore dei pianeti quando gli atomi di azoto e di ossigeno rilasciano   energia. Il risultato è una foto straordinaria, nella quale la falce di Marte è   la mezzaluna bianca, mentre quella che sembra una falce rossa sovrapposta e gli   aloni blu sono il riflesso della superficie del pianeta all'interno dell'ottica   della fotocamera di Rosetta.

   La sonda Rosetta si trova ora in uno stato di ibernazione profonda, dal   quale si risveglierà il 20 gennaio 2014 per iniziare la 'rincorsa' verso al sua   cometa, che dovrebbe incontrare quattro mesi più tardi. Rosetta è la prima    missione destinata ad orbitare intorno a una cometa, ad atterrare sulla sua   superficie e a perforarla. E' anche la prima missione destinata a volare   insieme a una cometa, inseguendola mentre questa si dirige verso l'interno del   Sistema Solare per osservare come viene trasformata dal calore del Sole.


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segunda-feira, 22 de outubro de 2012

La misión Viking - Cosmo Noticias

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La misión Viking

 
 
 

A la izquierda podemos ver el orbitador (arriba) y el aterrizador Viking (abajo); a la derecha, la ilustración del aterrizaje. Crédito: NASA.

 
 

Más de 35 años después del primer aterrizaje exitoso en Marte, realizado por la sonda Viking de la NASA, la ambiciosa misión continúa suscitando orgullo y entusiasmo para la exploración espacial del futuro.

 

Las misiones a Marte Viking 1 y 2 de la NASA, cada una compuesta por un orbitador y un aterrizador, se convirtieron en las primeras sondas en obtener imágenes de alta resolución de la superficie marciana; caracterizar la estructura y composición de la atmósfera y superficie; y llevar a cabo pruebas biológicas en busca de vida en otro planeta.

 

Viking 1 fue lanzada el 20 de agosto de 1975 y llegó a Marte el 19 de junio de 1976. El 20 de julio de 1976, el aterrizador Viking 1 se separó del orbitador y se posó en Chryse Planitia. La Viking 2 fue lanzada el 9 de septiembre de 1975 y comenzó a orbitar Marte el 7 de agosto de 1976. El aterrizador Viking 2 tocó tierra en Utopia Planitia el 3 de septiembre de 1976.

 

Originalmente diseñada para funcionar durante 90 días, la sonda Viking continuó reuniendo datos durante más de seis años. Los aterrizadores acumularon 4.500 imágenes en primer plano de la superficie marciana. Los orbitadores que los acompañaban proporcionaron más de 50.000 imágenes, cartografiando el 97% del planeta.

 

Viking proporcionó las primeras mediciones de la atmósfera y superficie de Marte. Estas medidas aún están siendo analizadas e interpretadas. Los datos han sugerido que el Marte primitivo fue muy diferente del planeta actual. Viking realizó el primer ingreso, descenso y aterrizaje exitoso en Marte. Derivaciones del sistema de protección térmica de Viking han sido usadas en muchas misiones estadounidenses que han aterrizado en el Planeta Rojo, incluyendo a la Mars Pathfinder y los Rovers de Exploración de Marte, Spirit y Opportunity.

 

 

Fuente: NASA


Entre un 20% y un 80% de las supernovas pasan desapercibidas en los estudios ópticos - Cosmo Noticias

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Entre un 20% y un 80% de las supernovas pasan desapercibidas en los estudios ópticos

 

El oscurecimiento producido por el polvo impide que se detecte una de cada cinco supernovas en las galaxias cercanas y cuatro de cada cinco en galaxias distantes, según un nuevo estudio.

El par de galaxias en interacción Arp 299, que muestran una alta tasa de explosiones de supernova. Crédito: Observatorio Gemini/AURA y Ángel R. López-Sánchez.

Un grupo internacional de astrónomos, en el que participa Miguel Ángel Pérez-Torres, del Instituto de Astrofísica de Andalucía (IAA-CSIC), ha determinado que una de cada cinco supernovas que estallan en galaxias cercanas pasa desapercibida en los estudios ópticos, una tasa que aumenta hasta cuatro de cada cinco en el caso de las galaxias lejanas. El estudio, publicado en la revista The Astrophysical Journal, concuerda con la tasa de formación estelar que manejan los astrónomos y que había sido discutida en trabajos anteriores.

Las estrellas con más de ocho veces la masa del Sol, conocidas como estrellas masivas, son el componente fundamental de la luminosidad estelar global de las galaxias y constituyen una herramienta para comprender cómo y a qué ritmo se forman las estrellas. Sin embargo, su estudio se complica debido al oscurecimiento por el polvo de las regiones centrales de las galaxias, donde se concentra la natalidad estelar.

Una solución a este problema reside en el estudio de una de las últimas etapas de su vida: las explosiones de supernova. "El número de estrellas masivas que explotan en forma de supernova debe ser equivalente al de estrellas masivas que nacen", señalaba Seppo Mattila (Univ. Turku, Finlandia), primer autor del trabajo, durante la segunda reunión LIRG que tuvo lugar en Granada.

Así, el recuento del número de supernovas es un trazador de la tasa de formación de estrellas masivas y puede utilizarse incluso para determinar la tasa total de formación estelar. Una herramienta necesaria, porque hace algo más de un año se publicaba un estudio que sugería que la tasa de formación estelar a lo largo de la historia del Universo era aproximadamente la mitad de la teóricamente esperada.

"Con este trabajo demostramos que en realidad no hay un problema con la tasa de supernovas: cuando se tiene en cuenta el número de supernovas que no pueden detectarse debido a la enorme cantidad de polvo que existe en las regiones centrales de estas galaxias, los números casan muy bien con las predicciones teóricas", apunta Pérez-Torres.

Para determinar el porcentaje de supernovas 'perdidas', los astrónomos consideraron los escenarios donde se concentra la formación de estrellas: en el Universo cercano tiene lugar, sobre todo, en galaxias normales con alto contenido en polvo, mientras que en el Universo lejano se aglutina en un tipo de galaxias específico, las galaxias luminosas y ultraluminosas en el infrarrojo (conocidas como LIRG y ULIRG, por sus siglas en inglés). Así obtuvieron los porcentajes del 20% y del 80% de supernovas no observadas.

"Se trata de un resultado prometedor, pero necesitamos muestrear un mayor número de LIRG en el Universo local para mejorar la significancia estadística. Nuestro grupo del IAA lidera las observaciones con redes de radiointerferómetros de estas muestras de galaxias, y en radio no tenemos problemas de oscurecimiento. Estas observaciones han sido fundamentales para tener en cuenta cuántas supernovas no se ven –aunque sí explotan- en las LIRG", concluye el astrónomo.

Fuente: SINC


domingo, 21 de outubro de 2012

El observatorio Spitzer mide la expansión del Universo - Cosmo Noticias

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El observatorio Spitzer mide la expansión del Universo

 

Ilustración simbólica de la escala cósmica que es una serie de objetos con distencias conocidas. Crédito: NASA/JPL-Caltech.

Los astrónomos que usan el Telescopio Espacial Spitzer de la NASA, han anunciado una de las medidas más precisas hasta el momento de la constante de Hubble, o la velocidad con la que se expande el Universo.

La constante de Hubble fue nombrada así en honor al astrónomo Edwin P. Hubble, quien asombró al mundo en la década de 1920 confirmando que nuestro universo ha estado expandiéndose desde que comenzó su existencia hace 13.700 millones de años. A finales de la década de 1990, los astrónomos descubrieron que la expansión se aceleraba, o que iba más rápida con el paso del tiempo. Determinar la velocidad de expansión es clave para comprender la edad y tamaño del Universo.

A diferencia del Telescopio Espacial Hubble de la NASA, que ve el cosmos en luz visible e infrarroja de longitud de onda corta, Spitzer aprovechó la luz infrarroja de longitud de onda larga para realizar su nueva medida de la constante de Hubble que arrojó un resultado de 74,3 kilómetros por segundo por megapársec. Un megapársec es aproximadamente 3 millones de años-luz. Este resultado concuerda con un estudio independiente de supernovas llevado a cabo el año pasado por investigadores pertenecientes, en su mayoría, al Instituto de Ciencia del Telescopio Espacial en Baltimore, Maryland, y mejora en un factor de 3 un estudio similar del telescopio Hubble realizado en 2001 y que usó una técnica similar a la del estudio actual.

"Spitzer de nuevo está haciendo ciencia más allá de lo que estaba diseñado para hacer", dijo el científico del proyecto Michael Werner del Laboratorio de Propulsión a Chorro de la NASA en Pasadena, California. Werner ha trabajado en la misión desde su fase de concepto inicial hace más de 30 años. "Primero, Spitzer nos sorprendió con su capacidad pionera para estudiar las atmósferas de los exoplanetas, y ahora, en los últimos años de la misión, se ha convertido en una valiosa herramienta cosmológica", dijo Werner.

Además, los resultados fueron combinados con datos publicados por la sonda WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe) de la NASA para obtener una medida independiente de la energía oscura, uno de los mayores misterios del cosmos. Se cree que la energía oscura está ganando la batalla a la gravedad, estirando el tejido del Universo. La investigación basada en esta aceleración otorgó a los investigadores el Premio Nobel de Física 2011.

"Este es un gran misterio", dijo la autora principal del nuevo estudio, Wendy Freedman de los Observatorios de la Institución Carnegie de Ciencia en Pasadena. "Es emocionante que seamos capaces de usar a Spitzer para abordar estos problemas fundamentales de la cosmología: la tasa precisa a la que se está expandiendo el Universo actualmente, así como la medida de la cantidad de energía oscura en el Universo desde otro ángulo". Freedman dirigió el innovador estudio del telescopio Hubble que había medido la constante de Hubble anteriormente.

Glenn Wahlgren, científico del programa Spitzer en las oficinas centrales de la NASA en Washington, dijo que la visión infrarroja, que ve a través del polvo para proporcionan una mejor observación de las estrellas variables llamadas cefeidas, permitió a Spitzer mejorar las anteriores medidas de la constante de Hubble usando dichas estrellas.

"Estas estrellas pulsantes son escalones vitales en lo que los astrónomos llaman la escala de distancia cósmica: un conjunto de objetos a distancias conocidas que, cuando se combinan con las velocidades a las que los objetos se alejan de nosotros, revelan la velocidad de expansión del Universo", dice Wahlgren.

Las cefeidas son decisivas para los cálculos debido a que sus distancias a la Tierra puede medirse fácilmente. En 1908, Henrietta Leavitt descubrió que estas estrellas pulsan a una velocidad directamente relacionada con su brillo intrínseco.

Para visualizar por qué esto es importante, imagina a alguien alejándose de ti mientras lleva una vela. Cuanto más haya viajado la vela, más tenue parecerá. Su brillo aparente revelaría la distancia real. El mismo principio es el que se aplica a las cefeidas, candelas estándar del cosmos. Midiendo cuán brillantes se ven en el cielo, y comparándolo con su brillo conocido como si estuviesen en primer plano, los astrónomos pueden calcular su distancia a la Tierra.

Spitzer observó 10 cefeidas en nuestra galaxia, la Vía Láctea, y 80 en una cercana galaxia vecina conocida como la Gran Nube de Magallanes. Sin el polvo cósmico bloqueando su visión, el equipo de investigación de Spitzer fue capaz de obtener medidas más precisas del brillo aparente de las estrellas, y, de este modo, sus distancias. Estos datos abrieron el camino para una nueva y mejor estimación del ritmo de expansión de nuestro universo.

"Hace apenas una década, usar las palabras 'precisión' y 'cosmología' en la misma frase era imposible, y el tamaño y edad del Universo apenas se conocía en un factor de dos", dijo Freedman. "Ahora estamos hablando de precisiones de poco porcentaje. Es extraordinario".

Fuente: JPL


TALISE: Navegando en los mares de Titán - Cosmo Noticias

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TALISE: Navegando en los mares de Titán

 

Un equipo de ingenieros ha presentado una nueva propuesta para aterrizar una sonda en Titán. El explorador robótico podría pasar de seis meses a un año navegando un lago en Titán y recolectar datos científicos.

Tres modelos para la misión TALISE. Crédito: Urdampilleta y colaboradores.

El hombre ha aterrizado rovers en Marte. Ahora, dicen los científicos, es momento de aterrizar un barco en Titán. Este extraño escenario podría volverse realidad, según ingenieros que presentaron sus propuestas en el Congreso de Ciencia Planetaria Europea el 27 de septiembre.

Titán, la luna más grande de Saturno, es uno de los cuerpos más similares a la Tierra en el Sistema Solar. Con una gruesa atmósfera, un diámetro entre el de la Tierra y Mercurio, y una red de mares, lagos y ríos, es en muchos sentidos más similar a un planeta que a una luna como la de la Tierra.

La misión Cassini-Huygens, que estudió ampliamente a Titán en la década de 2000, confirmó que existen lagos, mares y ríos de hidrocarburos líquidos (similar al gas que usamos en nuestros hogares), cubriendo gran parte del hemisferio norte del satélite. Aunque finalmente la sonda aterrizó en un lugar sólido, el aterrizador Huygens estaba diseñado para ser capaz de flotar durante un periodo corto de tiempo.

El nuevo plan, llamado TALISE (Titan Lake In-situ Sampling Propelled Explorer), propone un barco-sonda, propulsado por ruedas, palas (remos) o hélices. La nave aterrizaría en medio de Ligeia Mare (el lago más grande, cerca del polo norte de Titán), luego navegaría hacia la costa, realizando mediciones científicas a lo largo de su viaje. La misión duraría entre seis meses y un año.

"La principal innovación de TALISE es el sistema de propulsión", dice Igone Urdampilleta de la empresa SENER y miembro del equipo de TALISE. "Esto permite a la sonda moverse, bajo control, desde el sitio de aterrizaje en el lago hasta la orilla más cercana. La capacidad de desplazamiento permitiría obtener muestras líquidas y sólidas de varias ubicaciones científicamente interesantes en la superficie de Titán como el lugar de aterrizaje, a lo largo de la ruta hacia la orilla y finalmente en la ribera".

El ambiente de Titán es demasiado frío para la vida como la conocemos, pero este entorno, rico en bloques fundamentales para la vida, es de gran interés para los astrobiólogos. La atmósfera del satélite está formada en su mayor parte por nitrógeno (como la de la Tierra), es rica en compuestos orgánicos y cianuro de hidrógeno, que pudo haber jugado un papel en el surgimiento de la vida en la Tierra.

El concepto de TALISE está siendo desarrollado como una asociación entre SENER y el Centro de Astrobiología en Madrid, España.

Fuente: Astrobiology Magazine


Charla "Vía Láctea: 100 mil millones de estrellas" en Planetario USACH

 

Recreación artística de la Vía Láctea. Crédito: NASA/JPL-Caltech.

Planetario invita a la charla de divulgación científica "Vía Láctea: 100 mil millones de estrellas", que será dictada por la Dra. Manuela Zoccali de la Universidad Católica.

Todas las charlas de divulgación científica de Planetario USACH son gratuitas previa inscripción, limitadas a 290 cupos.

Cuándo: Martes 25 de octubre, a las 18:45 hr.
Dónde: Alameda 3349, metro Estación Central, Santiago.
Valor: Entrada liberada, previa inscripción en contactoplanetario@usach.cl, donde deben indicar su nombre, apellido y número de acompañantes. (De acuerdo al orden de llegada de los mails, se confirmará a los inscritos a través del correo, donde se adjuntará un ticket de confirmación para impresión.)
Contacto: contactoplanetario@usach.cl


Encontrado un planeta en el ... - Cosmo Noticias

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Encontrado un planeta en el sistema estelar más cercano a la Tierra

 

Astrónomos europeos han descubierto un planeta con una masa similar a la de la Tierra orbitando una estrella en el sistema Alfa Centauri, el más cercano a la Tierra. También es el exoplaneta más ligero descubierto hasta el momento alrededor de una estrella de tipo Sol.

Impresión artística del planeta alrededor de Alfa Centauri B. Abajo a la izquierda vemos a Alfa Centauri A; en el centro, Alfa Centauri B; en el extremo superior derecho, el Sol. Crédito: ESO/L. Calçada.

Alfa Centauri es una de las estrellas más brillantes de los cielos australes y el sistema estelar más cercano a nuestro Sistema Solar; se encuentra a tan solo 4,3 años-luz de distancia. En realidad se trata de un sistema estelar triple, que consiste en dos estrellas similares al Sol orbitando cerca la una de la otra, designadas como Alfa Centauri A y B, y una estrella roja débil más distante conocida como Próxima Centauri. Desde el siglo XIX, los astrónomos especulaban con la posibilidad de la existencia de planetas orbitando estos cuerpos, ya que sería el lugar más cercano en el que encontrar un huésped que pudiera albergar vida más allá del Sistema Solar, pero búsquedas de gran precisión no revelaban nada. Hasta ahora.

"Nuestras observaciones se prolongaron durante más de cuatro años, utilizando el instrumento HARPS, y han relevado una señal diminuta, pero real, que muestra un planeta orbitando Alfa Centauri B cada 3,2 días", afirma Xavier Dumusque (Observatorio de Ginebra, Suiza, y Centro de Astrofísica de la Universidad de Oporto, Portugal), autor principal del artículo. "¡Es un descubrimiento extraordinario y ha llevado nuestra tecnología hasta sus límites!".

El equipo europeo detectó el planeta captando los pequeños bamboleos en el movimiento de la estrella Alfa Centauri B generados por el tirón gravitatorio del planeta que la orbita. El efecto es diminuto — hace que la estrella se mueva hacia delante y hacia atrás no más de 51 centímetros por segundo (1,8 km/hora, más o menos la velocidad que alcanza un bebé cuando gatea). Es la precisión más alta alcanzada nunca con esta técnica.

Alfa Centauri B es muy similar al Sol, pero ligeramente más pequeña y menos brillante. El nuevo planeta descubierto, con una masa algo mayor que la de la Tierra, se encuentra orbitando la estrella a unos seis millones de kilómetros de distancia, una distancia mucho menor que la de Mercurio con respecto al Sol en nuestro Sistema Solar. La órbita del otro componente brillante de esta estrella doble, Alfa Centauri A, se mantiene a cientos de veces esa distancia, pero aún así sería un objeto muy brillante en los cielos de este planeta.

El primer exoplaneta alrededor de una estrella tipo Sol fue encontrado por el mismo equipo en 1995 y, desde entonces, ha habido más de 800 descubrimientos confirmados, pero la mayor parte son planetas mucho más grandes que la Tierra, abundando los planetas tipo Júpiter. El reto al que se enfrentan ahora los astrónomos es detectar y caracterizar un planeta con masa similar a la de la Tierra que orbite en la zona de habitabilidad de otra estrella. Ya se ha dado este primer paso.

"Este es el primer planeta con una masa similar a la de la Tierra encontrado alrededor de una estrella de tipo Sol. Orbita muy cerca de su estrella y debe hacer demasiado calor para albergar vida tal y como la conocemos", añade Stéphane Udry (Observatorio de Ginebra), coautor del artículo y miembro del equipo, "pero es posible que forme parte de un sistema en el que haya más planetas. Otros resultados de HARPS y nuevos descubrimientos de Kepler, muestran claramente que la mayor parte de los planetas de baja masa se encuentran en este tipo de sistemas".

"Este resultado representa un gran paso adelante hacia la detección de un planeta gemelo a la Tierra en las inmediatas vecindades del Sol. ¡Vivimos tiempos emocionantes!", concluye Xavier Dumusque.

Los resultados aparecerán online en la revista Nature, en su edición del 17 de octubre de 2012.

 

Fuente: ESO


Un halo de gas caliente rodea la Vía Láctea

 
 

Ilustración artística del enorme halo de gas caliente que rodea la Vía Láctea. Crédito: NASA/CXC/M.Weiss; NASA/CXC/Universidad Estatal de Ohio/A.Gupta y colaboradores.

Los astrónomos han utilizado el Observatorio Chandra de Rayos X de la NASA para encontrar evidencia de que nuestra galaxia, la Vía Láctea, se encuentra incrustada dentro de un enorme halo de gas caliente que se extiende por cientos de miles de años-luz. La masa estimada del halo es comparable a la masa de todas las estrellas en la galaxia.

Si el tamaño y masa de este halo de gas son confirmados, podría ser una explicación para lo que se conoce como el problema de los "bariones perdidos" de la galaxia.

Los bariones son partículas, como los protones y neutrones, que componen más del 99,9% de la masa de los átomos que podemos encontrar en el cosmos. Las mediciones de halos de gas extremadamente lejanos y galaxias indican que la materia bariónica presente cuando el Universo tenía unos pocos miles de millones de años de edad representaba alrededor de una sexta parte de la masa y densidad de la materia oscura existente. En la era actual, aproximadamente 10.000 millones de años después, un censo de los bariones presentes en las estrellas y el gas de nuestra galaxia y las galaxias cercanas demuestra que no se sabe dónde está al menos la mitad de los bariones.

En un estudio reciente, un equipo de cinco astrónomos usó datos de Chandra, el observatorio espacial XMM-Newton de la ESA y el satélite Suzaku de Japón para poner límites a la temperatura, extensión y masa del halo de gas caliente. Chandra observó ocho fuentes brillantes de rayos X localizadas más allá de la galaxia, a distancias de cientos de millones de años-luz. Los datos revelaron que los rayos X provenientes de estas fuentes lejanas son absorbidos selectivamente por los iones de oxígeno en la vecindad de la galaxia. Los científicos determinaron que la temperatura del halo que absorbe los rayos X es de entre 1 millón y 2,5 millones de kelvin, o unas pocas cientos de veces más caliente que la superficie del Sol.

Otros estudios han demostrado que la Vía Láctea y otras galaxias están incrustadas en gas cálido con temperaturas de entre 100.000 y 1 millón de kelvin. Los estudios han indicado la presencia de un gas más caliente con una temperatura mayor a 1 millón de kelvin. Esta nueva investigación proporciona evidencia de que el halo de gas caliente que envuelve la Vía Láctea es mucho más masivo que el halo de gas cálido.

"Sabemos que hay gas alrededor de la galaxia, y sabemos cuán caliente es", dijo Anjali Gupta, autora principal del estudio que describe la investigación y aparece en The Astrophysical Journal. "La gran pregunta es, ¿cuán grande y masivo es el halo?".

Para comenzar a responder esta pregunta, los autores complementaron los datos de Chandra sobre la cantidad de absorción producida por los iones de oxígeno con los datos de XMM-Newton y Suzaku sobre los rayos X emitidos por el halo de gas. Concluyeron que la masa del gas es equivalente a la masa de más de 10 mil millones de soles, quizá tanto como 60 mil millones de soles.

"Nuestro trabajo demuestra que, para valores moderados de los parámetros y con suposiciones razonables, las observaciones de Chandra implican una enorme reserva de gas caliente alrededor de la Vía Láctea", dijo la coautora Smita Mathur de la Universidad Estatal de Ohio en Columbus. "Puede extenderse por unos pocos cientos de miles de años-luz alrededor de la Vía Láctea o puede extenderse más allá, hasta el grupo local de galaxias que nos rodea. De cualquier manera, su masa parece ser muy grande".

La masa estimada depende de factores como la cantidad de oxígeno en relación al hidrógeno, que es el elemento dominante en el gas. Sin embargo, la estimación representa un importante paso para resolver el caso de los bariones perdidos, un misterio que ha intrigado a los astrónomos durante más de una década.

Aunque existen incertidumbres, el trabajo de Gupta y sus colegas ofrece la mejor evidencia hasta ahora de que los bariones perdidos de la galaxia han estado ocultándose en un halo de gas de millones de kelvin que envuelve la galaxia. La densidad estimada de este halo es tan baja que halos similares alrededor de otras galaxias habrían escapado a la detección.

El artículo que describe estos resultados fue publicado en la edición del 1 de septiembre de The Astrophysical Journal Letters.

 

Fuente: NASA


CONICYT y ESO invitan a estudiantes... - Cosmo Noticias

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CONICYT y ESO invitan a estudiantes de la región de Antofagasta a visitar el observatorio de Cerro Paranal

 

El VLT de Cerro Paranal durante sus observaciones. Crédito: ESO/S. Brunier.

La Comisión Nacional de Investigación Científica y Tecnológica, CONICYT, a través de su Departamento de Relaciones Internacionales, y ESO invitan a estudiantes de segundo y tercero medio de la Región de Antofagasta, que tengan intereses en las áreas de la Astronomía y la Física, a participar en una convocatoria para acompañar a destacados científicos extranjeros en una visita al observatorio astronómico Cerro Paranal, que se realizará el próximo 8 de diciembre.

La actividad, que se desarrollará en el contexto de la Conferencia-Taller "Ciencia de los Extremos: las Partículas Elementales y el Universo", tiene por objetivo fomentar el encantamiento con la ciencia de estudiantes de enseñanza media de establecimientos de la Región de Antofagasta y fortalecer la cooperación en CyT en el área de la Astronomía y la Física de Partículas.

Los interesados deben elaborar una carta de motivación que contenga la manifestación del interés en la actividad; una reseña sobre Astronomía y/o Física de Partículas; y un fundamento para ser elegido.

Los documentos deben ser presentados en el siguiente formato:

  • Archivo en formato .doc o .pdf.
  • Hoja tamaño carta con orientación vertical.
  • Margen normal (izquierdo y derecho 3 cm., inferior y superior 2,5 cm.).
  • Fuente Arial, tamaño 11 y justificado.
  • Interlínea de 1,15.
  • Máximo 900 palabras (mínimo 1 y máximo 2 páginas).

El resto de la información debe ser incluida en anexos (fotos, imágenes, etc.).

También se debe enviar por e-mail el carnet de identidad escaneado.

El plazo para enviar los documentos solicitados es hasta el miércoles 31 de octubre 2012 a las 15:00 horas. Los resultados serán comunicados vía e-mail el miércoles 7 de noviembre 2012.

Para consultas y envío de la documentación, contactar a Pedro Figueroa (pfigueroa@conicyt.cl).

Términos de Referencia (PDF)

Fuente: CONICYT


El salto récord de Felix Baumgartner

 

El austríaco Felix Baumgartner rompió varios récords ayer al saltar más de 39 kilómetros desde la estratosfera, convirtiéndose en la primera persona en viajar a la velocidad del sonido utilizando solamente su cuerpo.

Felix Baumgartner tras haber aterrizado. Crédito: Red Bull Stratos.

Baumgartner fue elevado por una cápsula especialmente fabricada y unida a uno de los globos de helio más grandes usados para vuelos en globo. Saltó desde 39.045 metros sobre la superficie, y ahora posee el récord del salto más alto, salto más rápido y el vuelo en globo más alto. También superó la velocidad del sonido, alcanzando Mach 1,24 o 1.342 km/h, en su vertiginoso descenso que duró 4 minutos y 20 segundos. El antiguo poseedor de esos récords era Joe Kittinger –entrenador, mentor y "CapCom" (comunicador de cápsula) de Baumgartner-, retirado de la Fuerza Aérea.

Al comienzo, se podía escuchar a Baumgartner respirar con dificultad, pero con regularidad, cuando se ubicó en el borde de la cápsula.

Justo antes de saltar, observando la Tierra, Baumgartner dijo: "A veces tienes que ir muy alto para ver cuán pequeño eres". Poco después, saltó desde la cápsula.

Las cámaras infrarrojas captaron un pequeño punto blanco cayendo a través del cielo, y pronto el contorno de Baumgartner fue visible. Luego, Baumgartner comenzó a girar, pero rápidamente fue capaz de estabilizarse y comenzar su caída libre.

Se pudo oír a Baumgartner hablar durante todo el descenso, pero no siempre se distinguían sus palabras. En un punto, dijo que su visera se estaba empañando, lo que había sido un problema durante gran parte del ascenso dentro de la cápsula. Durante el ascenso, se discutió acerca de abortar el salto debido al problema de la visera, pero después de un largo debate entre Baumgartner y su equipo, se tomó la decisión de seguir adelante.

Cuando aparecieron las imágenes de Baumgartner cayendo bajo un paracaídas completamente desplegado, Kittinger comunicó a su aprendiz que "¡Yo no podría haberlo hecho mejor!".

Si bien el principal objetivo del salto era romper récords, el equipo de Red Bull Stratos dijo que el exitoso salto de ayer (14 de octubre de 2012) fue un "gran triunfo para la ciencia", ya que se recolectó datos valiosos para ayudar a mejorar la seguridad del viaje espacial.

 

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