terça-feira, 18 de junho de 2013

Nasa divulga imagem de nebulosa que lembra borboleta

Do G1, em São Paulo

 

A agência espacial americana (Nasa) divulgou nesta terça-feira (18) a foto da nebulosa NGC 6302. Segundo a agência, a estrela central desta nebulosa planetária tornou-se excepcionalmente quente, brilhando em luz ultravioleta e criando o 'formato' de borboleta. A imagem foi captada em 2009 pelo telescópio espacial Hubble, instalado durante uma missão de manutenção na Via Láctea (Foto: Hubble, ESA/ Nasa/ AFP) 
A agência espacial americana (Nasa) divulgou nesta terça-feira (18) a foto da nebulosa NGC 6302. Segundo a agência, a estrela central desta nebulosa planetária tornou-se excepcionalmente quente, brilhando em luz ultravioleta e criando uma imagem que lembra uma borboleta. A imagem foi captada em 2009 pelo telescópio espacial Hubble, instalado durante uma missão de manutenção na Via Láctea (Foto: Hubble, ESA/ Nasa/ AFP)
 

Una nuova stella

Scoperto un misterioso tipo di stella variabile


L'ammasso stellare aperto NGC 3766, nella costellazione del Centauro (fonte: ESO)  
L'ammasso stellare aperto NGC 3766, nella costellazione del Centauro (fonte: ESO)
 
Una nuova stella brilla nel cielo: si tratta di un misterioso tipo di stella variabile scoperta da un'equipe dell'Osservatorio di Ginevra, grazie al telescopio svizzero Eulero presso l'Osservatorio dell'Eso (European Southern Observatory) di La Silla, in Cile. L'esistenza di questa nuova stella dal cuore pulsante è stata svelata da minuscole variazioni di luminosità individuate nell'ammasso aperto NGC 3766 grazie a ben sette anni di osservazioni.

Le misure dei ricercatori svizzeri, pubblicate sulla rivista Astronomy & Astrophisics, rivelano come almeno 36 delle oltre 3.000 stelle dell'ammasso abbiano un comportamento del tutto inaspettato: la loro luminosità infatti varia in maniera quasi impercettibile (oscillando dello 0,1% rispetto alla norma) e con una periodicità che va dalle 2 alle 20 ore circa. Queste nuove stelle, ancora in attesa di un nome ufficiale, sono un po' più calde e luminose del Sole, ma per il resto sembrano del tutto insignificanti.

La loro esistenza ''rappresenta una vera e propria sfida per gli astrofisici'', commenta una degli autori della scoperta, Sophie Saesen. ''Le teorie attuali prevedono che la luce di queste stelle non debba variare periodicamente, così i nostri sforzi sono al momento tutti concentrati a trovare ulteriori informazioni sul comportamento di questo strano, nuovo tipo di stella''.

Le cause sono ancora da indagare, ma i ricercatori svizzeri ipotizzano che il fenomeno sia dovuto alla velocità di rotazione degli astri. Queste stelle variabili potrebbero infatti girare a una velocità superiore alla metà della velocità critica, la soglia al di sopra della quale la stella diventa instabile lanciando materiale nello spazio circostante. ''In queste condizioni, la rotazione potrebbe avere un’influenza fondamentale sulle proprietà interne, ma non siamo ancora in grado di produrre modelli adeguati della variazione di luminosità'', spiega il coordinatore del gruppo, Nami Mowlavi. ''Speriamo - aggiunge - che la nostra scoperta incoraggi gli esperti a
 
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segunda-feira, 17 de junho de 2013

Addio al telescopio spaziale Herschel

Rappresentazione artistica del telescopio europeo Herschelon la zona di formazione stellare Vela C (fonte: ESA/PACS & SPIRE Consortia, T. Hill, F. Motte, Laboratoire AIM Paris-Saclay, CEA/IRFU – CNRS/INSU – Uni. Paris Diderot, HOBYS Key Programme Cons  
Rappresentazione artistica del telescopio europeo Herschelon la zona di formazione stellare Vela C (fonte: ESA/PACS & SPIRE Consortia, T. Hill, F. Motte, Laboratoire AIM Paris-Saclay, CEA/IRFU – CNRS/INSU – Uni. Paris Diderot, HOBYS Key Programme Cons
 
Addio al telescopio europeo Herschel, l'archeologo del cosmo costato un miliardo di euro e che nei suoi quattro anni di attivita' ha scoperto i segreti della nascita delle stelle, trovato le molecole di ossigeno nello spazio e dimostrato che la maggior parte dell'acqua sulla Terra potrebbe essere arrivata dalle comete.

Lanciato il 14 maggio 2009 insieme al satellite Planck, il telescopio spaziale dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha avuto un importante contributo da parte dell'Italia, con Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e con l'industria, con Thales Alenia Space.

Heschel e' stato il piu' grande telescopio spaziale mai costruito, con lo specchio da 3,5 metri progettato per guardare l'universo nel lontano infrarosso.

Oggi e' stato inviato al telescopio spaziale l'ultimo segnale, che mette fine alla missione, anche se il 29 aprile scorso aveva smesso di funzionare il sistema di raffreddamento indispensabile ad assicurare il funzionamento degli strumenti di Herschel. Da allora, pero', il telescopio spaziale ha continuato ad essere utilizzato dai tecnici del centro di controllo dell'Esa (Esoc) che si trova in Germania, a Darmstadt: lo hanno utilizzato per condurre una serie di test tecnologici.

Sebbene non fosse piu' in grado di fare osservazioni scientifiche, il satellite ha continuato infatti a funzionare. ''La fine dell'attivita' scientifica di Herschel ci ha messo a disposizione un veicolo sofisticato che ci ha permesso di condurre test tecnologici e di validare tecniche'', ha osservato il responsabile delle operazioni di Herschel presso l'Esoc, Micha Schmidt. Ad esempio, Herschel ha permesso di condurre alcuni esperimenti utili in vista delle missioni ExoMars ed Euclid. Per questo, il responsabile della missione, Paolo Ferri, ha detto che ''Herschel non e' soltanto stata una missione scientifica di successo, ma ci aiuta a garantire la solidita' e la flessibilita' di future missioni''.

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Italia capofila della missione ExoMars


Il Trace Gas Orbiter (Tgo) della missione ExoMars (fonte: ESA) 
 Il Trace Gas Orbiter (Tgo) della missione ExoMars (fonte: ESA)
 
Italia capofila della missione ExoMars: il contratto è stato firmato nell'ambito del salone aerospaziale di Le Bourget fra l'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e l'azienda Thales Alenia Space Italia. L'Italia sara' quindi la capofila industriale di questa missione ambiziosa, volta a cercare su Marte tracce di vita passata, anche attraverso la raccolta di campioni del sottosuolo.

La missione ExoMars prevede due fasi, entrambe condotte in collaborazione con l'agenzia spaziale russa Roscosmos: la prima e' prevista nel 2016 e prevede il lancio di un orbiter e di un modulo dimostratore per la discesa e il rientro; la seconda, in programma nel 2018, prevede l'atterraggio di un rover destinato ad esplorare il suolo marziano e a perforarlo con un 'trapano' tutto italiano.

Dopo un contratto preliminare firmato nel 2008, alla Thales Alenia Space viene assegnata l'ultima tranche di un contratto industriale del valore totale di 643 milioni. Al contratto firmato nel salone di Le Bourget, di 146 milioni a completamento della missione 2016, si aggiunge un'ulteriore quota di circa 70 milioni a copertura di una parte significativa della successiva missione del 2018.

Thales Alenia Space Italia si occupeà dell'intera progettazione delle due missioni, che hanno come primo finanziatore l'Agenzia Spaziale Italiana quale primo finanziatore della missione. Per la prima fase della missione, del 2016, l'azienda sta realizzando il modulo di discesa Edm (Entry and Descent Module), mentre il modulo orbitante Tgo (Trace Gas Orbiter) sarà costruito nello stabilimento della Thales Alenia Space in Francia, a Cannes.

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Italiana anche la stazione meteo di ExoMars

Tempeste di povere su Marte (fonte: NASA)  
Tempeste di povere su Marte (fonte: NASA)
 
Parla italiano anche la 'stazione meteo' che viaggerà a bordo della missione europea ExoMars, per la quale e' stato firmato il contratto nella rassegna aerispaziale di Le Bourget. Il progetto è affidato a un gruppo di ricerca coordinato da Francesca Esposito, dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

La stazione meteo studierà la variabilità stagionale delle tempeste di polvere che si scatenano sul pianeta rosso e servirà a valutare la pericolosità di questi fenomeni per le missioni umane su Marte. Il progetto è affidato a un gruppo di ricercatori coordinati da Francesca Esposito, dell'Osservatorio di Capodimonte dell'Inaf e al quale partecipano diverse università straniere.

Chiamato Dreams (Dust characterisation, Risk assessment, and Environment Analyser on the Martian Surface) sarà l'unico pacchetto di strumenti scientifici istallati a bordo del lander di ExoMars. ''Dreams – spiega Esposito - è una piccola stazione metereologica con la capacità aggiuntiva di riuscire a misurare il campo elettrico atmosferico nelle vicinanze della superficie di Marte perché' servirà anche a studiare l'attività elettrica durante le tempeste di polvere che si formano con l'arrivo della primavera nell'emisfero Sud del pianeta rosso''. Il lander di ExoMars, chiamato Edm, atterrera' nel periodo delle tempeste di polvere in una zona quasi equatoriale nell'emisfero Sud del pianeta. Sulla stazione meteo, rileva Esposito, ci sono sensori di temperatura, umidita', pressione e vento, di opacita' delle polveri ed un sensore di campo elettrico per misurare i fulmini che si pensa si formino durante le tempeste di polveri. Obiettivo di Edm, sarà studiare le tempeste marziane per comprendere i problemi che queste potrebbero creare non solo alle future missione umane sul pianeta rosso, ma all’operatività delle sonde e dei rover che esplorano la superficie del pianeta.

''Il nostro contributo alla missione ExoMars – osserva il direttore dell'Osservatorio di Capodimonte Massimo Della Valle - e' l'ultimo di una serie di collaborazioni scientifiche che fanno dell'esplorazione spaziale del nostro Sistema Solare, uno dei fiori all'occhiello della ricerca astronomica a Capodimonte''. Pensare di far atterrare una sonda quando si scatenano le grandi tempeste di polvere, per poterne studiare il grado di pericolosità per le future missioni umane è un'impresa, ha aggiunto, che “segna probabilmente il primo passo concreto verso l'esplorazione umana del pianeta rosso”.

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Nasa nomeia oito novos astronautas

Da AFP
 

A agência espacial americana Nasa anunciou nesta segunda-feira (17) a nomeação de oito novos astronautas, a metade deles mulheres, um número recorde desde 2009.

Os astronautas ganharão entre US$ 64 mil e US$ 141 mil ao ano, e integrarão a equipe que prepara terreno para missões da Nasa em um asteroide durante a década de 2020, e em Marte na década de 2030, informou o administrador da Nasa, Charles Bolden.
Os oito foram escolhidos em um total de 6.100 inscrições, a maior quantidade já recebida pela Nasa.
Entre as novas astronautas, estão Nicole Aunapu Mann, de 35 anos, major da Marinha e piloto de F/A 18, e Anne McClain, de 34 anos, major do Exército e piloto de helicóptero OH-58.

As outras duas são Jessica Meir, de 35 anos e professora assistente de anestesia na Escola de Medicina de Harvard, e Christina Hammock, de 34 anos, chefe da estação da Administração Nacional Oceânica e Atmosférica (NOAA) na Samoa Americana, um território incorporado aos Estados Unidos no Pacífico Sul.

Os astronautas são Josh Cassada, de 39 anos, ex-aviador naval, Victor Glover, de 37 anos, tenente da Mariha e piloto de F/A 18, Tyler Hague, de 37 anos, coronel da Força Aérea especializado em artefatos explosivos improvisados , e Andrew Morgan, de 37 anos, major do Exército e doutor em medicina de emergência.

A última turma nomeada em 2009 incluía três mulheres. A turma de astronautas nomeada em 1998 também estava integrado por quatro mulheres, mas o grupo era maior de 25 nomeados.

Há 50 anos primeira mulher chegava ao espaço


  Valentina Tereshkova primeira astronauta a ir ao espaço (foto: EPA)
Valentina Tereshkova primeira astronauta a ir ao espaço (foto: EPA)
 
A ida da primeira mulher ao espaço completa 50 anos. A russa Valentina Tereshkova, que na época tinha 26 anos, foi a primeira astronauta a decolar com a nave Vostok 6.

    Tereshkova trabalhava na indústria têxtil e frequentava uma escola de pára-quedismo quando foi escolhida para a missão. A missão da Vostok 6 durou cerca de três dias, mas não foi um vôo tranquilo para a astronauta.


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Nasa diz ter identificado 'reservatório' de combustível de estrelas

Piscinas' de gás hidrogênio foram descobertas na Via Láctea.
Estudo foi realizado utilizando dados do telescópio Herschel.

Do G1, em São Paulo


Reservatório de combustível estelar recém descoberto pelo observatório espacial Herschel  (Foto: Nasa/ AFP) 
Ilustração mostra 'reservatório' de hidrogênio estelar recém-descoberto (Foto: Nasa/AFP)
 
 
Uma ilustração divulgada pela agência espacial americana (Nasa) nesta segunda-feira (17) mostra um "reservatório" de combustível de estrelas descoberto pelo telescópio Herschel, detalhado na cor vermelha, na imagem.

As estrelas são formadas a partir de grandes quantidades de moléculas de hidrogênio gasosas. Para localizar estas "reservas", chamadas pelos astrônomos de "piscinas", eles procuraram monóxido de carbono (CO) no espaço por um grande período de tempo.

Na ilustração, a região em laranja mostra a localização das moléculas de hidrogênio e em vermelho, aparece um "reservatório" adicional, segundo a agência de notícias AFP.

sexta-feira, 14 de junho de 2013

Sonda Messenger capta imagem de bacias na superfície de Mercúrio


Do G1, em São Paulo

 

Imagem da superfície de Mercúrio feita pela sonda Messenger. A imagem foi liberada pela Nasa nesta sexta-feira (14) (Foto: Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington/Nasa/Reuters) 
Imagem da superfície de Mercúrio feita pela sonda Messenger. A imagem foi liberada pela Nasa nesta sexta-feira (14) (Foto: Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington/Nasa/Reuters)
 
Imagem divulgada nesta sexta-feira (14) pela agência espacial americana, Nasa, mostra formações de bacias na superfície do planeta Mercúrio. A imagem foi captada por um equipamento instalado na sonda Messenger, a primeira da história a entrar na órbita do primeiro planeta do Sistema Solar.

Segundo a agência Reuters, a fotografia, feita no dia 23 de abril deste ano, mas divulgada apenas nesta sexta, destaca as formações geológicas iluminadas pela luz solar. Uma vez por semana o equipamento instalado na sonda envia imagens para a Terra, com ênfase no hemisfério sul do planeta.

De acordo com a Nasa, essas imagens ajudarão a fornecer informações sobre a formação de Mercúrio e dados topográficos do planeta.
 
Investigação espacial
A Messenger (que significa "mensageiro", mas é também a sigla em inglês para Exploração, Geoquímica, Ambiente Espacial e Superfície de Mercúrio) partiu em 3 de agosto de 2004 da Terra e gira em torno de Mercúrio desde março de 2011.

A nave, com dois painéis solares para alimentação e um guarda-sol para mantê-lo fresco o suficiente para operar, vai estudar a história geológica, o campo magnético, a composição da superfície e outros mistérios desse planeta tão pouco conhecido. Quando a missão terminar, a nave vai cair na superfície do planeta.

Com um diâmetro ligeiramente maior que o da Lua (cerca de 4.800 quilômetros), Mercúrio deveria ser todo sólido, até o núcleo. Mas a presença de um campo magnético sugere que ele é parcialmente derretido por dentro.

Há décadas os cientistas precisam se contentar com as fotos feitas pela Mariner 10, de um só lado do planeta, além de observações terrestres e dados obtidos a partir de Marte e de meteoritos.

Pesquisadores dizem ter descoberto novo tipo de estrela

Estudo apontou que 36 astros analisados possuem luminosidade variável.
Nova classe de estrelas ainda não foi batizada, diz observatório.

Da France Fresse
Conjunto de estrelas; estudo cuidadoso mostra que 36 delas pertencem a uma nova classe de astro (Foto: ESO/AFP) 
Conjunto de estrelas; estudo apontou que 36 delas pertencem a uma nova classe (Foto: ESO/AFP)
 
 
Pesquisadores atuando no Observatório de la Silla, no Chile, dizem ter descoberto um novo tipo de estrelas com luminosidade variável. O achado consta em um artigo publicado nesta quarta-feira (12) na revista científica "Astronomy and Astrophysics".

A descoberta se baseia na medição ao longo de sete anos de mais de 3 mil estrelas situadas no agrupamento galático NGC 3766, afirma a agência de notícias France Presse. O achado foi feito por uma equipe de astrônomos suíços, que trabalharam com o telescópio Euler, situado no Chile, pertencente ao Observatório Europeu do Sul (ESO, na sigla em inglês).

Neste agrupamento galático, a equipe do pesquiador Nami Mowlavi descobriu um grupo de 36 estrelas que apresentaram um padrão inesperado, com "minúsculas variações regulares do seu brilho, ao nível de 0,1% do brilho normal das estrelas", afirmou o ESO, em um comunicado.

"As observações revelaram propriedades destas estrelas anteriormente desconhecidas, que desafiam as atuais teorias e levantam questões sobre a origem das variações [de luminosidade]", de acordo com o ESO.

A periodicidade das variações de brilho está entre duas e 20 horas, segundo o observatório europeu. A nova categoria de estrelas variáveis ainda não foi batizada, de acordo com a France Presse. Elas são levemente mais quentes e mais brilhantes que o Sol, ressalta o ESO.

"A existência desta nova classe de estrelas variáveis constitui um desafio para os astrofísicos", explicou Sophie Saesen, uma das integrantes da equipe de pesquisa, em comunicado divulgado pelo ESO.

"Os modelos teóricos atuais não preveem que a luz varie periodicamente e nosso esforço consiste, por isso, em conhecer melhor o comportamento desse novo tipo de estrela", acrescentou.

A origem das variações é desconhecida, mas os astrônomos observaram que algumas das estrelas parecem ter uma rotação rápida, superior à sua "velocidade crítica", limite a partir do qual as estrelas se tornam instáveis e ejetam matéria ao espaço.

"Nestas condições, a rotação rápida terá um impacto importante em suas propriedade internas", afirmou Nami Mowlavi. O estudo das variações de luminosidade das estrelas já conhecidas, que recebem o nome de "variáveis" ou "pulsantes", criou um novo ramo da astrofísica chamado algumas vezes de astrosismologia, de acordo com a agência France Presse.

quarta-feira, 12 de junho de 2013

Buraco negro 'dormente' no centro de galáxia é visto pela Nasa

Galáxia NGC 253, que possui um buraco negro 'hibernando' em seu centro (Foto: Divulgação/Nasa/JPL-Caltech/JHU) Do G1, em São Paulo
 
Galáxia NGC 253, que abriga um buraco negro 'hibernando' (Foto: Divulgação/Nasa/JPL-Caltech/JHU)
 
Uma imagem divulgada pela agência espacial americana (Nasa) nesta terça-feira (11) mostra um buraco negro "dormente" no centro de uma galáxia localizada a milhões de anos-luz da Terra, a chamada galáxia do Escultor ou NGC 253.

A imagem foi obtida graças a um telescópico da agência chamado NuSTAR, que capta emanações de raio-X de alta energia. O buraco negro inativo tem cerca de cinco milhões de vezes a massa do Sol e está localizado no centro da galáxia. A NGC 253 costuma produzir novas estrelas, de acordo com a Nasa.

"Nossos resultados apontam que o buraco negro entrou em hibernação nos últimos dez anos", disse o pesquisador Bret Lehmer, da agência americana, em entrevista ao site da Nasa. "Observações periódicas os telescópios vão dizer claramente se o buraco negro pode voltar à atividade. Se isso ocorrer nos próximos anos, esperamos estar olhando", ressaltou Lehmer, que também dá aulas na Universidade Johns Hopskins.

"Buracos negros se 'alimentam' da matéria ao redor deles. Quando essa matéria acaba, eles hibernam", disse a pesquisadora Ann Hornschemeier, também dos laboratórios da Nasa. "A galáxia NGC 253 é incomum porque há uma tremenda atividade de formação estelar ao redor do buraco negro enquanto ele está dormente", afirmou.

A Via Láctea é mais "tranquila" do que a galáxia do Escultor, porque produz menos estrelas. Também existe na região um buraco negro gigantesco e inativo, com cerca de quatro milhões a massa do Sol.

segunda-feira, 10 de junho de 2013

Asteroide do tamanho de um caminhão passou próximo da Terra

Da Reuters

 
 
Um asteroide do tamanho de um pequeno caminhão passou neste sábado (8) pela Terra a uma distância equivalente a quatro vezes a que separa o planeta da Lua.

Esse foi o último de uma sequência de objetos celestes que passaram próximo ao planeta, o que aumentou a consciência sobre impactos potencialmente perigosos no planeta.

Segundo a Agência Espacial norte-americana (Nasa, na sigla em inglês), o asteróide 2013 LR6 foi descoberto cerca de um dia antes de sua aproximação da Terra, que ocorreu à 1h42 (horário de Brasília) deste sábado. O asteroide estava a uma distância de cerca de 105 mil quilômetros do Oceano Antártico, ao sul da Tasmânia, na Austrália.
 
Com dez metros de largura, o asteroide não representava nenhuma ameaça, segundo  Nasa. Há uma semana, o enorme asteróide QE2, com 2,7 km de largura e com uma própria lua a reboque, passou a 5,8 milhões de quilômetros da Terra.

Em 15 de fevereiro, um pequeno asteroide explodiu na atmosfera sobre Chelyabinsk, na Rússia. Seus destroços deixaram mais de 1,5 mil pessoas feridas. No mesmo dia, um asteroide não relacionado passou a cerca de 27,7 mil km da Terra, mais perto do que costumam ficar os satélites de comunicação que cercam o planeta.

"Teoricamente, há uma possibilidade de colisão entre asteroides e o planeta Terra", disse o astrônomo do projeto Telescópio Virtual, Gianluca Masi, durante uma transmissão do Google+ que mostrou imagens ao vivo da aproximação de um asteróide.

A Nasa diz que já encontrou cerca de 95% dos asteróides maiores, aqueles com diâmetro de 1 km ou mais, com órbitas que os levam relativamente perto da Terra.

Um objeto deste tamanho atingiu o planeta há cerca de 65 milhões de anos onde hoje é península de Yucatán, no México, provocando uma mudança climática global que se acredita ser responsável pela extinção dos dinossauros e muitas outras formas de vida na Terra.

A agência espacial dos EUA e outras organizações de pesquisa, além de empresas privadas, estão trabalhando no rastreamento de objetos menores que voam perto da Terra.

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