A
agência espacial americana (Nasa) divulgou nesta terça-feira (18) a
foto da nebulosa NGC 6302. Segundo a agência, a estrela central desta
nebulosa planetária tornou-se excepcionalmente quente, brilhando em luz
ultravioleta e criando uma imagem que lembra uma borboleta. A imagem foi
captada em 2009 pelo telescópio espacial Hubble, instalado durante uma
missão de manutenção na Via Láctea (Foto: Hubble, ESA/ Nasa/ AFP)
terça-feira, 18 de junho de 2013
Una nuova stella
Scoperto un misterioso tipo di stella variabile
Una nuova stella
brilla nel cielo: si tratta di un misterioso tipo di stella variabile
scoperta da un'equipe dell'Osservatorio di Ginevra, grazie al telescopio
svizzero Eulero presso l'Osservatorio dell'Eso (European Southern
Observatory) di La Silla, in Cile. L'esistenza di questa nuova stella
dal cuore pulsante è stata svelata da minuscole variazioni di luminosità
individuate nell'ammasso aperto NGC 3766 grazie a ben sette anni di
osservazioni.
Le misure dei ricercatori svizzeri, pubblicate sulla rivista Astronomy & Astrophisics, rivelano come almeno 36 delle oltre 3.000 stelle dell'ammasso abbiano un comportamento del tutto inaspettato: la loro luminosità infatti varia in maniera quasi impercettibile (oscillando dello 0,1% rispetto alla norma) e con una periodicità che va dalle 2 alle 20 ore circa. Queste nuove stelle, ancora in attesa di un nome ufficiale, sono un po' più calde e luminose del Sole, ma per il resto sembrano del tutto insignificanti.
La loro esistenza ''rappresenta una vera e propria sfida per gli astrofisici'', commenta una degli autori della scoperta, Sophie Saesen. ''Le teorie attuali prevedono che la luce di queste stelle non debba variare periodicamente, così i nostri sforzi sono al momento tutti concentrati a trovare ulteriori informazioni sul comportamento di questo strano, nuovo tipo di stella''.
Le misure dei ricercatori svizzeri, pubblicate sulla rivista Astronomy & Astrophisics, rivelano come almeno 36 delle oltre 3.000 stelle dell'ammasso abbiano un comportamento del tutto inaspettato: la loro luminosità infatti varia in maniera quasi impercettibile (oscillando dello 0,1% rispetto alla norma) e con una periodicità che va dalle 2 alle 20 ore circa. Queste nuove stelle, ancora in attesa di un nome ufficiale, sono un po' più calde e luminose del Sole, ma per il resto sembrano del tutto insignificanti.
La loro esistenza ''rappresenta una vera e propria sfida per gli astrofisici'', commenta una degli autori della scoperta, Sophie Saesen. ''Le teorie attuali prevedono che la luce di queste stelle non debba variare periodicamente, così i nostri sforzi sono al momento tutti concentrati a trovare ulteriori informazioni sul comportamento di questo strano, nuovo tipo di stella''.
Le cause sono ancora da indagare, ma i ricercatori svizzeri ipotizzano che il fenomeno sia dovuto alla velocità di rotazione degli astri. Queste stelle variabili potrebbero infatti girare a una velocità superiore alla metà della velocità critica, la soglia al di sopra della quale la stella diventa instabile lanciando materiale nello spazio circostante. ''In queste condizioni, la rotazione potrebbe avere un’influenza fondamentale sulle proprietà interne, ma non siamo ancora in grado di produrre modelli adeguati della variazione di luminosità'', spiega il coordinatore del gruppo, Nami Mowlavi. ''Speriamo - aggiunge - che la nostra scoperta incoraggi gli esperti a
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segunda-feira, 17 de junho de 2013
Addio al telescopio spaziale Herschel
Rappresentazione artistica del
telescopio europeo Herschelon la zona di formazione stellare Vela C
(fonte: ESA/PACS & SPIRE Consortia, T. Hill, F. Motte, Laboratoire
AIM Paris-Saclay, CEA/IRFU – CNRS/INSU – Uni. Paris Diderot, HOBYS Key
Programme Cons
Addio al
telescopio europeo Herschel, l'archeologo del cosmo costato un miliardo
di euro e che nei suoi quattro anni di attivita' ha scoperto i segreti
della nascita delle stelle, trovato le molecole di ossigeno nello spazio
e dimostrato che la maggior parte dell'acqua sulla Terra potrebbe
essere arrivata dalle comete.
Lanciato il 14 maggio 2009 insieme al satellite Planck, il telescopio spaziale dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha avuto un importante contributo da parte dell'Italia, con Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e con l'industria, con Thales Alenia Space.
Lanciato il 14 maggio 2009 insieme al satellite Planck, il telescopio spaziale dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha avuto un importante contributo da parte dell'Italia, con Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e con l'industria, con Thales Alenia Space.
Heschel e' stato il piu' grande telescopio spaziale mai costruito, con lo specchio da 3,5 metri progettato per guardare l'universo nel lontano infrarosso.
Oggi e' stato inviato al telescopio spaziale l'ultimo segnale, che mette fine alla missione, anche se il 29 aprile scorso aveva smesso di funzionare il sistema di raffreddamento indispensabile ad assicurare il funzionamento degli strumenti di Herschel. Da allora, pero', il telescopio spaziale ha continuato ad essere utilizzato dai tecnici del centro di controllo dell'Esa (Esoc) che si trova in Germania, a Darmstadt: lo hanno utilizzato per condurre una serie di test tecnologici.
Sebbene non fosse piu' in grado di fare osservazioni scientifiche, il satellite ha continuato infatti a funzionare. ''La fine dell'attivita' scientifica di Herschel ci ha messo a disposizione un veicolo sofisticato che ci ha permesso di condurre test tecnologici e di validare tecniche'', ha osservato il responsabile delle operazioni di Herschel presso l'Esoc, Micha Schmidt. Ad esempio, Herschel ha permesso di condurre alcuni esperimenti utili in vista delle missioni ExoMars ed Euclid. Per questo, il responsabile della missione, Paolo Ferri, ha detto che ''Herschel non e' soltanto stata una missione scientifica di successo, ma ci aiuta a garantire la solidita' e la flessibilita' di future missioni''.
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Italia capofila della missione ExoMars
Italia capofila
della missione ExoMars: il contratto è stato firmato nell'ambito del
salone aerospaziale di Le Bourget fra l'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e
l'azienda Thales Alenia Space Italia. L'Italia sara' quindi la capofila
industriale di questa missione ambiziosa, volta a cercare su Marte
tracce di vita passata, anche attraverso la raccolta di campioni del
sottosuolo.
La missione ExoMars prevede due fasi, entrambe condotte in collaborazione con l'agenzia spaziale russa Roscosmos: la prima e' prevista nel 2016 e prevede il lancio di un orbiter e di un modulo dimostratore per la discesa e il rientro; la seconda, in programma nel 2018, prevede l'atterraggio di un rover destinato ad esplorare il suolo marziano e a perforarlo con un 'trapano' tutto italiano.
Dopo un contratto preliminare firmato nel 2008, alla Thales Alenia Space viene assegnata l'ultima tranche di un contratto industriale del valore totale di 643 milioni. Al contratto firmato nel salone di Le Bourget, di 146 milioni a completamento della missione 2016, si aggiunge un'ulteriore quota di circa 70 milioni a copertura di una parte significativa della successiva missione del 2018.
La missione ExoMars prevede due fasi, entrambe condotte in collaborazione con l'agenzia spaziale russa Roscosmos: la prima e' prevista nel 2016 e prevede il lancio di un orbiter e di un modulo dimostratore per la discesa e il rientro; la seconda, in programma nel 2018, prevede l'atterraggio di un rover destinato ad esplorare il suolo marziano e a perforarlo con un 'trapano' tutto italiano.
Dopo un contratto preliminare firmato nel 2008, alla Thales Alenia Space viene assegnata l'ultima tranche di un contratto industriale del valore totale di 643 milioni. Al contratto firmato nel salone di Le Bourget, di 146 milioni a completamento della missione 2016, si aggiunge un'ulteriore quota di circa 70 milioni a copertura di una parte significativa della successiva missione del 2018.
Thales Alenia Space Italia si occupeà dell'intera progettazione delle due missioni, che hanno come primo finanziatore l'Agenzia Spaziale Italiana quale primo finanziatore della missione. Per la prima fase della missione, del 2016, l'azienda sta realizzando il modulo di discesa Edm (Entry and Descent Module), mentre il modulo orbitante Tgo (Trace Gas Orbiter) sarà costruito nello stabilimento della Thales Alenia Space in Francia, a Cannes.
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Italiana anche la stazione meteo di ExoMars
Parla italiano
anche la 'stazione meteo' che viaggerà a bordo della missione europea
ExoMars, per la quale e' stato firmato il contratto nella rassegna
aerispaziale di Le Bourget. Il progetto è affidato a un gruppo di
ricerca coordinato da Francesca Esposito, dell'Osservatorio Astronomico
di Capodimonte dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).
La stazione meteo studierà la variabilità stagionale delle tempeste di polvere che si scatenano sul pianeta rosso e servirà a valutare la pericolosità di questi fenomeni per le missioni umane su Marte. Il progetto è affidato a un gruppo di ricercatori coordinati da Francesca Esposito, dell'Osservatorio di Capodimonte dell'Inaf e al quale partecipano diverse università straniere.
Chiamato Dreams (Dust characterisation, Risk assessment, and Environment Analyser on the Martian Surface) sarà l'unico pacchetto di strumenti scientifici istallati a bordo del lander di ExoMars. ''Dreams – spiega Esposito - è una piccola stazione metereologica con la capacità aggiuntiva di riuscire a misurare il campo elettrico atmosferico nelle vicinanze della superficie di Marte perché' servirà anche a studiare l'attività elettrica durante le tempeste di polvere che si formano con l'arrivo della primavera nell'emisfero Sud del pianeta rosso''. Il lander di ExoMars, chiamato Edm, atterrera' nel periodo delle tempeste di polvere in una zona quasi equatoriale nell'emisfero Sud del pianeta. Sulla stazione meteo, rileva Esposito, ci sono sensori di temperatura, umidita', pressione e vento, di opacita' delle polveri ed un sensore di campo elettrico per misurare i fulmini che si pensa si formino durante le tempeste di polveri. Obiettivo di Edm, sarà studiare le tempeste marziane per comprendere i problemi che queste potrebbero creare non solo alle future missione umane sul pianeta rosso, ma all’operatività delle sonde e dei rover che esplorano la superficie del pianeta.
''Il nostro contributo alla missione ExoMars – osserva il direttore dell'Osservatorio di Capodimonte Massimo Della Valle - e' l'ultimo di una serie di collaborazioni scientifiche che fanno dell'esplorazione spaziale del nostro Sistema Solare, uno dei fiori all'occhiello della ricerca astronomica a Capodimonte''. Pensare di far atterrare una sonda quando si scatenano le grandi tempeste di polvere, per poterne studiare il grado di pericolosità per le future missioni umane è un'impresa, ha aggiunto, che “segna probabilmente il primo passo concreto verso l'esplorazione umana del pianeta rosso”.
La stazione meteo studierà la variabilità stagionale delle tempeste di polvere che si scatenano sul pianeta rosso e servirà a valutare la pericolosità di questi fenomeni per le missioni umane su Marte. Il progetto è affidato a un gruppo di ricercatori coordinati da Francesca Esposito, dell'Osservatorio di Capodimonte dell'Inaf e al quale partecipano diverse università straniere.
Chiamato Dreams (Dust characterisation, Risk assessment, and Environment Analyser on the Martian Surface) sarà l'unico pacchetto di strumenti scientifici istallati a bordo del lander di ExoMars. ''Dreams – spiega Esposito - è una piccola stazione metereologica con la capacità aggiuntiva di riuscire a misurare il campo elettrico atmosferico nelle vicinanze della superficie di Marte perché' servirà anche a studiare l'attività elettrica durante le tempeste di polvere che si formano con l'arrivo della primavera nell'emisfero Sud del pianeta rosso''. Il lander di ExoMars, chiamato Edm, atterrera' nel periodo delle tempeste di polvere in una zona quasi equatoriale nell'emisfero Sud del pianeta. Sulla stazione meteo, rileva Esposito, ci sono sensori di temperatura, umidita', pressione e vento, di opacita' delle polveri ed un sensore di campo elettrico per misurare i fulmini che si pensa si formino durante le tempeste di polveri. Obiettivo di Edm, sarà studiare le tempeste marziane per comprendere i problemi che queste potrebbero creare non solo alle future missione umane sul pianeta rosso, ma all’operatività delle sonde e dei rover che esplorano la superficie del pianeta.
''Il nostro contributo alla missione ExoMars – osserva il direttore dell'Osservatorio di Capodimonte Massimo Della Valle - e' l'ultimo di una serie di collaborazioni scientifiche che fanno dell'esplorazione spaziale del nostro Sistema Solare, uno dei fiori all'occhiello della ricerca astronomica a Capodimonte''. Pensare di far atterrare una sonda quando si scatenano le grandi tempeste di polvere, per poterne studiare il grado di pericolosità per le future missioni umane è un'impresa, ha aggiunto, che “segna probabilmente il primo passo concreto verso l'esplorazione umana del pianeta rosso”.
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Nasa nomeia oito novos astronautas
Da AFP
A agência espacial americana Nasa anunciou nesta segunda-feira (17) a nomeação de oito novos astronautas, a metade deles mulheres, um número recorde desde 2009.
Os astronautas ganharão entre US$ 64 mil e US$ 141 mil ao ano, e
integrarão a equipe que prepara terreno para missões da Nasa em um
asteroide durante a década de 2020, e em Marte na década de 2030,
informou o administrador da Nasa, Charles Bolden.
Os oito foram escolhidos em um total de 6.100 inscrições, a maior quantidade já recebida pela Nasa.
Entre as novas astronautas, estão Nicole Aunapu Mann, de 35 anos, major
da Marinha e piloto de F/A 18, e Anne McClain, de 34 anos, major do
Exército e piloto de helicóptero OH-58.
As outras duas são Jessica Meir, de 35 anos e professora assistente de
anestesia na Escola de Medicina de Harvard, e Christina Hammock, de 34
anos, chefe da estação da Administração Nacional Oceânica e Atmosférica
(NOAA) na Samoa Americana, um território incorporado aos Estados Unidos
no Pacífico Sul.
Os astronautas são Josh Cassada, de 39 anos, ex-aviador naval, Victor
Glover, de 37 anos, tenente da Mariha e piloto de F/A 18, Tyler Hague,
de 37 anos, coronel da Força Aérea especializado em artefatos explosivos
improvisados , e Andrew Morgan, de 37 anos, major do Exército e doutor
em medicina de emergência.
A última turma nomeada em 2009 incluía três mulheres. A turma de
astronautas nomeada em 1998 também estava integrado por quatro mulheres,
mas o grupo era maior de 25 nomeados.
Há 50 anos primeira mulher chegava ao espaço
Valentina Tereshkova primeira astronauta a ir ao espaço (foto: EPA)
A ida da primeira mulher ao espaço completa 50 anos. A
russa Valentina Tereshkova, que na época tinha 26 anos, foi a primeira
astronauta a decolar com a nave Vostok 6.
Tereshkova trabalhava na indústria têxtil e frequentava uma
escola de pára-quedismo quando foi escolhida para a missão. A missão da
Vostok 6 durou cerca de três dias, mas não foi um vôo tranquilo para a
astronauta.
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Nasa diz ter identificado 'reservatório' de combustível de estrelas
Piscinas' de gás hidrogênio foram descobertas na Via Láctea.
Estudo foi realizado utilizando dados do telescópio Herschel.
Do G1, em São Paulo
Ilustração mostra 'reservatório' de hidrogênio estelar recém-descoberto (Foto: Nasa/AFP)
Uma ilustração divulgada pela agência espacial americana (Nasa) nesta
segunda-feira (17) mostra um "reservatório" de combustível de estrelas
descoberto pelo telescópio Herschel, detalhado na cor vermelha, na
imagem.
As estrelas são formadas a partir de grandes quantidades de moléculas
de hidrogênio gasosas. Para localizar estas "reservas", chamadas pelos
astrônomos de "piscinas", eles procuraram monóxido de carbono (CO) no
espaço por um grande período de tempo.
Na ilustração, a região em laranja mostra a localização das moléculas
de hidrogênio e em vermelho, aparece um "reservatório" adicional,
segundo a agência de notícias AFP.
sexta-feira, 14 de junho de 2013
Sonda Messenger capta imagem de bacias na superfície de Mercúrio
Do G1, em São Paulo
Imagem
da superfície de Mercúrio feita pela sonda Messenger. A imagem foi
liberada pela Nasa nesta sexta-feira (14) (Foto: Johns Hopkins
University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of
Washington/Nasa/Reuters)
Imagem divulgada nesta sexta-feira (14) pela agência espacial americana, Nasa,
mostra formações de bacias na superfície do planeta Mercúrio. A imagem
foi captada por um equipamento instalado na sonda Messenger, a primeira
da história a entrar na órbita do primeiro planeta do Sistema Solar.
Segundo a agência Reuters, a fotografia, feita no dia 23 de abril deste ano, mas divulgada apenas nesta sexta, destaca as formações geológicas iluminadas pela luz solar. Uma vez por semana o equipamento instalado na sonda envia imagens para a Terra, com ênfase no hemisfério sul do planeta.
Segundo a agência Reuters, a fotografia, feita no dia 23 de abril deste ano, mas divulgada apenas nesta sexta, destaca as formações geológicas iluminadas pela luz solar. Uma vez por semana o equipamento instalado na sonda envia imagens para a Terra, com ênfase no hemisfério sul do planeta.
De acordo com a Nasa, essas imagens ajudarão a fornecer informações
sobre a formação de Mercúrio e dados topográficos do planeta.
Investigação espacial
A Messenger (que significa "mensageiro", mas é também a sigla em inglês para Exploração, Geoquímica, Ambiente Espacial e Superfície de Mercúrio) partiu em 3 de agosto de 2004 da Terra e gira em torno de Mercúrio desde março de 2011.
A Messenger (que significa "mensageiro", mas é também a sigla em inglês para Exploração, Geoquímica, Ambiente Espacial e Superfície de Mercúrio) partiu em 3 de agosto de 2004 da Terra e gira em torno de Mercúrio desde março de 2011.
A nave, com dois painéis solares para alimentação e um guarda-sol para
mantê-lo fresco o suficiente para operar, vai estudar a história
geológica, o campo magnético, a composição da superfície e outros
mistérios desse planeta tão pouco conhecido. Quando a missão terminar, a
nave vai cair na superfície do planeta.
Com um diâmetro ligeiramente maior que o da Lua (cerca de 4.800
quilômetros), Mercúrio deveria ser todo sólido, até o núcleo. Mas a
presença de um campo magnético sugere que ele é parcialmente derretido
por dentro.
Há décadas os cientistas precisam se contentar com as fotos feitas pela Mariner 10, de um só lado do planeta, além de observações terrestres e dados obtidos a partir de Marte e de meteoritos.
Há décadas os cientistas precisam se contentar com as fotos feitas pela Mariner 10, de um só lado do planeta, além de observações terrestres e dados obtidos a partir de Marte e de meteoritos.
Pesquisadores dizem ter descoberto novo tipo de estrela
Estudo apontou que 36 astros analisados possuem luminosidade variável.
Nova classe de estrelas ainda não foi batizada, diz observatório.
Da France Fresse
Conjunto de estrelas; estudo apontou que 36 delas pertencem a uma nova classe (Foto: ESO/AFP)
Pesquisadores atuando no Observatório de la Silla, no Chile, dizem ter
descoberto um novo tipo de estrelas com luminosidade variável. O achado
consta em um artigo publicado nesta quarta-feira (12) na revista
científica "Astronomy and Astrophysics".
A descoberta se baseia na medição ao longo de sete anos de mais de 3
mil estrelas situadas no agrupamento galático NGC 3766, afirma a agência
de notícias France Presse. O achado foi feito por uma equipe de
astrônomos suíços, que trabalharam com o telescópio Euler, situado no
Chile, pertencente ao Observatório Europeu do Sul (ESO, na sigla em
inglês).
Neste agrupamento galático, a equipe do pesquiador Nami Mowlavi
descobriu um grupo de 36 estrelas que apresentaram um padrão inesperado,
com "minúsculas variações regulares do seu brilho, ao nível de 0,1% do
brilho normal das estrelas", afirmou o ESO, em um comunicado.
"As observações revelaram propriedades destas estrelas anteriormente
desconhecidas, que desafiam as atuais teorias e levantam questões sobre a
origem das variações [de luminosidade]", de acordo com o ESO.
A periodicidade das variações de brilho está entre duas e 20 horas,
segundo o observatório europeu. A nova categoria de estrelas variáveis
ainda não foi batizada, de acordo com a France Presse. Elas são
levemente mais quentes e mais brilhantes que o Sol, ressalta o ESO.
"A existência desta nova classe de estrelas variáveis constitui um
desafio para os astrofísicos", explicou Sophie Saesen, uma das
integrantes da equipe de pesquisa, em comunicado divulgado pelo ESO.
"Os modelos teóricos atuais não preveem que a luz varie periodicamente e
nosso esforço consiste, por isso, em conhecer melhor o comportamento
desse novo tipo de estrela", acrescentou.
A origem das variações é desconhecida, mas os astrônomos observaram que
algumas das estrelas parecem ter uma rotação rápida, superior à sua
"velocidade crítica", limite a partir do qual as estrelas se tornam
instáveis e ejetam matéria ao espaço.
"Nestas condições, a rotação rápida terá um impacto importante em suas
propriedade internas", afirmou Nami Mowlavi. O estudo das variações de
luminosidade das estrelas já conhecidas, que recebem o nome de
"variáveis" ou "pulsantes", criou um novo ramo da astrofísica chamado
algumas vezes de astrosismologia, de acordo com a agência France Presse.
quarta-feira, 12 de junho de 2013
Buraco negro 'dormente' no centro de galáxia é visto pela Nasa
Galáxia NGC 253, que abriga um buraco negro 'hibernando' (Foto: Divulgação/Nasa/JPL-Caltech/JHU)
A imagem foi obtida graças a um telescópico da agência chamado NuSTAR, que capta emanações de raio-X de alta energia. O buraco negro inativo tem cerca de cinco milhões de vezes a massa do Sol e está localizado no centro da galáxia. A NGC 253 costuma produzir novas estrelas, de acordo com a Nasa.
"Buracos negros se 'alimentam' da matéria ao redor deles. Quando essa matéria acaba, eles hibernam", disse a pesquisadora Ann Hornschemeier, também dos laboratórios da Nasa. "A galáxia NGC 253 é incomum porque há uma tremenda atividade de formação estelar ao redor do buraco negro enquanto ele está dormente", afirmou.
A Via Láctea é mais "tranquila" do que a galáxia do Escultor, porque produz menos estrelas. Também existe na região um buraco negro gigantesco e inativo, com cerca de quatro milhões a massa do Sol.
segunda-feira, 10 de junho de 2013
Asteroide do tamanho de um caminhão passou próximo da Terra
Da Reuters
Um asteroide do tamanho de um pequeno caminhão passou neste sábado (8)
pela Terra a uma distância equivalente a quatro vezes a que separa o
planeta da Lua.
Esse foi o último de uma sequência de objetos celestes que passaram próximo ao planeta, o que aumentou a consciência sobre impactos potencialmente perigosos no planeta.
Segundo a Agência Espacial norte-americana (Nasa, na sigla em inglês), o asteróide 2013 LR6 foi descoberto cerca de um dia antes de sua aproximação da Terra, que ocorreu à 1h42 (horário de Brasília) deste sábado. O asteroide estava a uma distância de cerca de 105 mil quilômetros do Oceano Antártico, ao sul da Tasmânia, na Austrália.
Com dez metros de largura, o asteroide não representava nenhuma ameaça, segundo Nasa. Há uma semana, o enorme asteróide QE2, com 2,7 km de largura e com uma própria lua a reboque, passou a 5,8 milhões de quilômetros da Terra.
Em 15 de fevereiro, um pequeno asteroide explodiu na atmosfera sobre Chelyabinsk, na Rússia. Seus destroços deixaram mais de 1,5 mil pessoas feridas. No mesmo dia, um asteroide não relacionado passou a cerca de 27,7 mil km da Terra, mais perto do que costumam ficar os satélites de comunicação que cercam o planeta.
"Teoricamente, há uma possibilidade de colisão entre asteroides e o planeta Terra", disse o astrônomo do projeto Telescópio Virtual, Gianluca Masi, durante uma transmissão do Google+ que mostrou imagens ao vivo da aproximação de um asteróide.
A Nasa diz que já encontrou cerca de 95% dos asteróides maiores, aqueles com diâmetro de 1 km ou mais, com órbitas que os levam relativamente perto da Terra.
Um objeto deste tamanho atingiu o planeta há cerca de 65 milhões de anos onde hoje é península de Yucatán, no México, provocando uma mudança climática global que se acredita ser responsável pela extinção dos dinossauros e muitas outras formas de vida na Terra.
A agência espacial dos EUA e outras organizações de pesquisa, além de empresas privadas, estão trabalhando no rastreamento de objetos menores que voam perto da Terra.
Esse foi o último de uma sequência de objetos celestes que passaram próximo ao planeta, o que aumentou a consciência sobre impactos potencialmente perigosos no planeta.
Segundo a Agência Espacial norte-americana (Nasa, na sigla em inglês), o asteróide 2013 LR6 foi descoberto cerca de um dia antes de sua aproximação da Terra, que ocorreu à 1h42 (horário de Brasília) deste sábado. O asteroide estava a uma distância de cerca de 105 mil quilômetros do Oceano Antártico, ao sul da Tasmânia, na Austrália.
Em 15 de fevereiro, um pequeno asteroide explodiu na atmosfera sobre Chelyabinsk, na Rússia. Seus destroços deixaram mais de 1,5 mil pessoas feridas. No mesmo dia, um asteroide não relacionado passou a cerca de 27,7 mil km da Terra, mais perto do que costumam ficar os satélites de comunicação que cercam o planeta.
"Teoricamente, há uma possibilidade de colisão entre asteroides e o planeta Terra", disse o astrônomo do projeto Telescópio Virtual, Gianluca Masi, durante uma transmissão do Google+ que mostrou imagens ao vivo da aproximação de um asteróide.
A Nasa diz que já encontrou cerca de 95% dos asteróides maiores, aqueles com diâmetro de 1 km ou mais, com órbitas que os levam relativamente perto da Terra.
Um objeto deste tamanho atingiu o planeta há cerca de 65 milhões de anos onde hoje é península de Yucatán, no México, provocando uma mudança climática global que se acredita ser responsável pela extinção dos dinossauros e muitas outras formas de vida na Terra.
A agência espacial dos EUA e outras organizações de pesquisa, além de empresas privadas, estão trabalhando no rastreamento de objetos menores que voam perto da Terra.
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