quarta-feira, 15 de abril de 2015

Nasa encontra evidências de água líquida em Marte

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Nasa encontra evidências de podem existir 'salmouras' na superfície de Marte
O rover Curiosity, da Nasa, encontrou evidências de que pode existir água em sua forma líquida próximo à superfície de Marte.
O "Planeta Vermelho", por sua distância do Sol, seria muito gelado para conseguir manter água na forma líquida na superfície, mas sais no solo podem diminuir seu ponto de congelamento, permitindo a formação de camadas de água bem salgada – como uma salmoura.
Os resultados dão credibilidade a uma teoria de que as marcas escuras vistas nas imagens como paredes cheias de cratera poderiam ser formadas por água corrente. Essas descobertas recentes da Nasa foram divulgadas na publicação científica Nature. Cientistas acreditam que finas camadas de água se formam quando os sais no solo, chamados de percloratos, absorvem vapor de água da atmosfera.
A temperatura dessas camadas líquidas seria de -70°C – muito frio para abrigar qualquer tipo de vida microbiana da maneira que conhecemos. Formadas nos 15cm mais superficiais do solo marciano, essas salmouras também estariam expostas a altos níveis de radiação cósmica – outra coisa que poderia ser considerada um obstáculo para a existência de vida.
Mas ainda é possível que organismos existam em algum lugar sob a superfície de Marte, onde as condições são mais favoráveis.

Ciclo de evaporação

Os pesquisadores reuniram diferentes linhas de evidências a partir do conjunto de informações trazidas pelo rover Curiosity.
O Sistema de Monitoramento do Ambiente do Rover (REMS, na sigla em inglês) – basicamente, a estação meteorológica do veículo – mediu a umidade relativa e a temperatura do local de pouso do rover na cratera de Gale.
A cratera de Gale já teve um lago com condições que podem ter sido favoráveis à vida
Cientistas foram capazes também de estimar o teor de água do subsolo usando dados de um instrumento chamado Dynamic Albedo of Neutrons (DAN). Esses dados reforçavam a evidência de que a água do solo estava ligada a percloratos. Finalmente, o instrumento de Análise de Amostras de Marte deu aos pesquisadores o conteúdo de vapor de água na atmosfera.
Os resultados mostram que as condições estavam adequadas para as salmouras se formarem em noites de inverno no equador de Marte, onde o Curiosity aterrissou. Mas o líquido evapora durante o dia de Marte, quando a temperatura aumenta.
Javier Martin-Torres, um co-investigador na Missão do Curiosity e cientista-chefe no REMS disse à BBC que a descoberta ainda é indireta, porém é convincente. "O que nós vemos são condições para a formação de salmouras na superfície. É parecido com quando as pessoas estavam descobrindo os primeiros exoplanetas", afirmou.
"Eles não podiam ver os planetas, mas eram capazes de ver os efeitos gravitacionais na estrela. Esses sais de perclorato têm uma propriedade chamada liquidificação. Eles pegam o vapor de água da atmosfera e absorvem para produzir as salmouras."
Ele acrescentou: "Podemos ver um ciclo de água diário, o que é muito importante. Esse ciclo é mantido pela salmoura. Na Terra, temos uma troca entre a atmosfera e o solo pela chuva. Mas nós não temos isso em Marte."
Embora se possa pensar que a água líquida se forma a temperaturas mais altas, a formação da salmoura é o resultado de uma interação entre a temperatura e pressão atmosférica. Acontece que o ponto ideal para a formação destas películas líquidas é a temperaturas mais baixas.
O fato de cientistas verem provas da existência dessas salmouras no equador de Marte – onde as condições são menos favoráveis – significa que elas podem aparecer ainda mais em latitudes maiores, em áreas onde a umidade é mais alta e as temperaturas mais baixas.
Nessas regiões, as salmouras podem até existir pelo ano todo.

Due asteroidi salutano la Terra

Uno è già passato, l’latro si avvicinerà il 16 aprile


L’asteroide 2015 GA1 fotografato da Gianluca Masi (fonte: Gianluca Masi/ Virtual Telescope)
L’asteroide 2015 GA1 fotografato da Gianluca Masi (fonte: Gianluca Masi/ Virtual Telescope)
Due piccoli asteroidi salutano la Terra a pochi giorni di distanza: il primo si è avvicinato la notte scorsa e ora si sta allontanando, il secondo 'sfiorerà' il nostro pianeta il 16 aprile. Sono avvicinamenti in tutta sicurezza, segnala il sito del Virtual Telescope, perchè entrambi gli asteroidi passano oltre l'orbita della Luna e sono occasioni da non perdere per osservare da vicino questi oggetti.

L'asteroide che si è avvicinato al nostro pianeta si chiama 2015 GE1 e ha il diametro di circa 30 metri. Il ‘sasso’ cosmico ha raggiunto la minima distanza dalla Terra di 1,3 milioni di chilometri (3,4 volte la distanza che ci separa dalla Luna) alle 2,08 (ora italiana) del 13 aprile. L'altro si avvicinerà il 16 aprile, si chiama 2015 GA1, ha il diametro di 20 metri e passerà più vicino: alle 8,11 (ora italiana) sarà alla minima distanza di 960.000 chilometri dalla Terra (2,5 distanze lunari).


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sexta-feira, 10 de abril de 2015

La Terra aveva una 'sorella'

Era Theia, l'impatto fra i due pianeti ha generato la Luna

09 aprile, 19:30
Rappresentazione artistica dell'impatto fra la Terra e la 'sorella' Theia, che ha generato la LUna (fonte: NASA/JPL-Caltech)
Rappresentazione artistica dell'impatto fra la Terra e la 'sorella' Theia, che ha generato la LUna (fonte: NASA/JPL-Caltech)
La Terra aveva un 'sosia'. Esisteva cioè nel Sistema Solare un pianeta roccioso e dalla composizione molto simile, anche se più piccolo. Dall'impatto violentissimo fra la Terra e questa sua 'sorella', chiamata Theia, è nata la Luna: a rivelarlo sono nuove simulazioni dell'evento che portò alla formazione del nostro satellite coordinate dall'italiana Alessandra Mastrobuono-Battisti, del Politecnico di Haifa, in Israele.

I risultati pubblicati su Nature spiegherebbero così le enigmatiche somiglianze esistenti tra la Terra e la Luna. Altri due studi pubblicati sulla stessa rivista, coordinati dall'università tedesca di Munster e quella francese di Lione, rivelano inoltre che Terra e Luna vennero successivamente 'avvolti' da uno strato di polveri metalliche. Ciò che portò la nascita della Luna è stato per molti decenni un enigma per risolvere il quale sono state proposte varie ipotesi, dalla 'costola' della Terra al 'rapimento gravitazionale'. Tra queste, la teoria più accreditata è quella della formazione avvenuta 4 miliardi di anni fa a seguito di un grande impatto fra la Terra e un pianeta delle dimensioni di Marte, chiamato Theia.

Considerando che ogni oggetto, pianeta o asteroide, del Sistema Solare ha una sua caratteristica composizione, una sorta di impronta digitale unica, restava un mistero la mancanza di tracce di Theia nella composizione della Luna. Ad eccezione di piccolissime differenze, Terra e Luna hanno infatti una composizione identica. Simulando al computer quello che potrebbe essere avvenuto in passato, la ricercatrice italiana ha scoperto che molto probabilmente Theia potrebbe aver avuto una composizione molto simile a quella del nostro pianeta. 

Una scoperta che quindi risolverebbe il principale dubbio della teoria del grande impatto. Nuove conferme arrivano anche dagli altri due studi secondo i quali le piccole differenze sulla presenza di alcuni metalli, in particolare di 'varietà' di tungsteno, sarebbe stata causata dal successivo deposito di polveri metalliche catturate in modo differente dai campi gravitazionali di Terra e Luna.
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Iniziato a Palermo il viaggio della sonda Dawn della Nasa

La sonda Dawn in orbita attorno Cerere (fonte: NASA/JPL-Caltech)
La sonda Dawn in orbita attorno Cerere (fonte: NASA/JPL-Caltech)
E' iniziato da Palermo il lungo viaggio della sonda Dawn verso il pianeta nano Cerere: l'oggetto celeste scoperto nel 1801 da Giuseppe Piazzi dell'Osservatorio di Palermo svelerà i suoi segreti alla sonda della Nasa che, entrata da pochi giorni in orbita,riaccende da oggi i suoi strumenti tra cui lo spettrometro Vir (Visual and Infrared Spectrometer) realizzato da Agenzia spaziale italiana (Asi) e Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). 

A ricordare l'importanza della grande scoperta, Cerere fu il primo asteroide mai osservato, l'Inaf ospita a Palermo il convegno internazionale dedicato alla missione Dawn e una serie di iniziative per il pubblico.

Partita nel 2007, la sonda Dawn della Nasa ha effettuato un lungo viaggio, durante il quale ha anche fatto una 'sosta' per studiare l'asteroide Vesta, ed è finalmente arrivata a destinazione: Cerere. Classificato da pochi anni come pianeta nano, Cerere fu individuato per la prima volta da Piazzi e con l'arrivo di Dawn nella sua orbita da poco più di un mese sarà possibile aggiungere nuovi tasselli alla comprensione della nascita del nostro sistema solare. “Da oggi – ha spiegato Giusi Micela, dell'Osservatorio di Palermo – Dawn riprenderà le attività scientifiche e grazie anche allo strumento italiano a bordo potremo analizzare in profondità la composizione di questo oggetto”. Per ripercorrere questi due secoli di storia che da Piazzi hanno portato ai successi di Dawn, Palermo ospiterà dal 10 al 14 aprile, presso la sede dell'Inaf, il convegno internazionale dedicato alla missione e una serie di eventi per il pubblico. Al termine della conferenza di apertura saranno inaugurate tre mostre, sul tema degli asteroidi, su Cerere e una raccolta storica di strumenti di lavoro dell'epoca. “In programma ci sono varie conferenze – ha spiegato Micela – anche sui parallelismi del lavoro di oggi con quello dei primi dell'800. Una delle particolarità che ne emerge è osservare, con un certo stupore, come nella Sicilia borbonica ci fosse un interesse dei potenti e i politici verso la scienza e la ricerca maggiore di quello che esiste oggi”.


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Nasa prevê descoberta de vida alienígena até 2025

Cientista-chefe da agência espacial americana diz que haverá registros de seres de outros planetas na próxima década.

Da BBC
Cientistas acreditam que luas de Júpiter e de Saturno podem ter ambientes propícios para a formação de vida; ilustração mostra quatro maiores luas de Júpiter (Foto: Nasa/Divulgação)Cientistas acreditam que luas de Júpiter e de Saturno podem ter ambientes propícios para a formação de vida; ilustração mostra quatro maiores luas de Júpiter (Foto: Nasa/Divulgação)
Existe vida fora da Terra? Aparentemente sim, e poderíamos descobrir sua existência na próxima década. Segundo a cientista-chefe da Nasa, Ellen Stofan, teremos registros de alienígenas que vivem em outros planetas até 2025.
Stofan acredita que serão encontrados sinais de vida fora da Terra em até 10 anos, e provas definitivas disso em até 20 anos. "Nós sabemos onde procurar. Então sabemos como procurar", disse, em um debate transmitido na Nasa TV sobre a possibilidade de encontrar outros "mundos habitáveis".
"Na maiorida dos casos, nós temos a tecnologia e estamos no processo de implementá-la. Então acreditamos que estamos definitivamente no caminho certo para isso."
O que e onde?
As primeiras descobertas de vida fora da Terra provavelmente estão mais perto do que imaginamos, mas não serão homenzinhos verdes em naves espaciais e, sim, alguma espécie de plâncton ou de alga.

Existe muita água no Sistema Solar. É quase certo que existam oceanos de água salgada sob as conchas geladas das luas de Júpiter, Europa e Ganymede, assim como na lua de Saturno, Enceladus.
A água é mantida líquida pela gravidade intensa dos planetas gigantes onde as luas orbitam, que os deforma e contribui para o aquecimento de seus núcleos.
Acredita-se que Enceladus tenha atividade vulcânica nas profundezas de seu oceano, o que manteria a água aquecida a uma temperatura de 93º.
Acredita-se que todas as três luas têm mais água em seus oceanos do que todos os oceanos da Terra juntos. Ainda não é possível saber se há vida lá, mas são ótimos lugares para começar a procurar.
E também há Marte, é claro. É quase certo que o planeta vermelho teve oceanos algum dia, e há evidências fotográficas sugerindo que ainda existe muita água escondida sob a superfície. Às vezes ela borbulha e forma rios temporários.
O rover Curiosity da Nasa – veículo destinado a explorar a superfície de Marte – recentemente descobriu "moléculas orgânicas que contêm carbono". Isso significaria "blocos de vida em construção". É deles que nós somos feitos.
No entanto, água e moléculas não significam vida.
Foto divulgada pela NASA em 23 de junho mostra autorretrato do robô Curiosity em Marte (Foto: AP Photo/NASA, JPL-Caltech, MSSS, File)Missões a Marte pretendem explorar melhor a superfície do planeta em busca da resposta sobre a possibilidade de vida no planeta; foto divulgada pela NASA em 23 de junho mostra autorretrato do robô Curiosity em Marte (Foto: AP Photo/NASA, JPL-Caltech, MSSS, File)
Confiança na descoberta
O próximo rover que será lançado com direção à Marte em 2020 irá buscar sinais de que pode ter existido vida no planeta.

A Nasa também tem como objetivo enviar astronautas para Marte em 2030, um passo que cientistas como Ellen Stofan acreditam que será "chave" para procurar sinais de vida, porque mesmo com câmeras ultratecnológicas, encontrar fósseis usando o veículo é muito difícil – às vezes é preciso procurar embaixo da pedra, não nela em si.
"Sou uma geóloga. Eu saio a campo e abro rochas para procurar por fósseis", disse Stofan no painel.
"Isso é difícil de encontrar. Então eu acredito fortemente que será necessário, em algum momento, colocar humanos na superfície de Marte – geólogos, astrobiólogos, químicos – para buscar provas da existência de vida que eles possam trazer de volta para a Terra para cientistas analisarem."
A Nasa também está planejando uma missão para a Europa, uma das luas de Júpiter, que deverá ser lançada em 2022.
O principal objetivo dessas missões,que custarão cerca de US$ 2,1 bilhões (R$ 6,4 bilhões), é estudar se a lua congelada tem potencial habitável e, ao fazer isso, procurar também sinais de vida nas nuvens de vapor de água que aparentemente irrompem do polo sul da Europa.
E a vida em torno de outras estrelas? O telescópio espacial James Webb, que será lançado em 2018 e custará US$ 8,8 bilhões (R$ 26,8 bilhões), é tão poderoso que pode analisar gases na atmosfera de planetas em volta de outras estrelas, buscando sinais de vida.
Missões a Marte pretendem explorar melhor a superfície do planeta em busca de resposta sobre a possibilidade de vida no planeta

quinta-feira, 9 de abril de 2015

Scoperte le stagioni del Sole, si alternano ogni 2 anni

Scoperte le stagioni del Sole, si alternano ogni 2 anni (fonte: NASA)
Scoperte le stagioni del Sole, si alternano ogni 2 anni (fonte: NASA)
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Anche il Sole ha le sue stagioni. Macchie, eruzioni e getti di gas che scandiscono l'attività della nostra stella non si alternano soltanto con il classico ritmo che vede alternarsi ogni 11 anni periodi calmi e fasi più attive: ogni due anni il Sole cambia come se si alternassero delle stagioni. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Communications, si deve al gruppo internazionale coordinato dal Centro per la ricerca atmosferica degli Stati Uniti (Ncar).


Finanziata dalla Nasa e dalla National Science Foundation, la ricerca permetterà di prevedere il comportamento del Sole in modo sempre più preciso, ad esempio per prepararsi all'arrivo di una tempesta solare potenzialmente pericolosa per i satelliti per le telecomunicazioni o per le reti elettriche.


Secondo i ricercatori, coordinati da Scott McIntosh dello Nrcar, le 'stagioni' di due anni esercitano un'influenza diretta sul ciclo solare di 11 anni, in alcuni casi mitigando e in altri esaltando l'intensità delle tempeste solari. A determinare le stagioni sono le variazioni nel campo magnetico solare. ''Quello che stiamo osservando è una sorta di 'pilota' delle tempeste solari'', osserva McIntosh. Comprendere meglio il comportamento del campo magnetico del Sole, rileva, potrebbe aiutare a ''migliorare sensibilmente le previsioni per il meteo spaziale''.


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Scoperti i mattoni della vita in un giovanissimo sistema solare

La Terra non è un caso unico nell'universo

09 aprile, 14:37
Rappresentazione artistica delle molecola che circondano un sistema solare in formazione (fonte: B. Saxton, NRAO/AUI/NSF)
Rappresentazione artistica delle molecola che circondano un sistema solare in formazione (fonte: B. Saxton, NRAO/AUI/NSF)
Per la prima volta sono stati scoperti i mattoni della vita in un giovanissimo sistema solare. Sono molecole organiche complesse a base di carbonio e la loro presenza testimonia come la comparsa della vita sulla Terra non sia stata affatto un episodio unico nell'universo. Pubblicata su Nature, la scoperta si deve al gruppo coordinato dall'astronoma Karin Oberg, del centro di ricerca americano per l'astrofisica Harvard-Smithsonian.

Le molecole sono state scoperte grazie al radiotelescopio Alma (Atacama Large Millimetre/submillimeter WAArray), nel deserto di Atacama in Cile, nel disco planetario in formazione che circonda la giovanissima stella MWC 480, che ha solo un milione di anni (contro i circa 4,5 miliardi di anni del Sole).

La stella dista 455 anni luce dalla Terra e la sua massa è il doppio rispetto a quella del Sole. Alla periferia del suo disco, nella regione analoga a quella che nel nostro Sistema Solare è popolata da asteroidi e comete, sono state individuate molecole di cianuro di metile e di cianuro di idrogeno. I cianuri, spiegano gli esperti, sono molecole organiche complesse importanti perché contengono legami di carbonio e azoto essenziali per la formazione degli aminoacidi, che sono i mattoni delle proteine.


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