terça-feira, 12 de outubro de 2010

Astronomia: oggi incontro ravvicinato con asteroide

Roma - Alle 12 e 50 di oggi (11) il piccolo asteroide 2010 TD54 ''sfiorera''' la Terra, passando alla distanza minima di circa 45 mila chilometri ed alla velocita' relativa di 18 chilometri al secondo. Una ''visita'' che non costituisce alcun rischio per la Terra. ''Le probabilita' di impatto sono pari a zero'', afferma il Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa. ''Il passaggio ravvicinato rappresenta anche la fine della visibilita' di questo oggetto perche' si muovera' all'interno dell'orbita terrestre proiettandosi nella direzione del sole'', spiega l'astronomo Andrea Boattini, dell'universita' dell'Arizona, che ha scoperto questo asteroide sabato scorso, utilizzando il telescopio da un metro e mezzo del monte Lemmond, nell'ambito del programma di osservazione Catalina Sky Survey. ''Nel momento in cui l'ho scoperto - prosegue Boattini - l'asteroide 2010 TD54 si trovava ad oltre 4 milioni di chilometri dalla Terra, pari' ad 11 volte la distanza fra la Terra e la Luna. Questa - aggiunge - e' la distanza massima alla quale possiamo rivelare la presenza di un 'sassone' di appena 5-8 metri di diametro, come e' questo asteroide''. Nel giro di pochi giorni l'asteroide si e' avvicinato notevolmente alla Terra e alle 12 e 50 di oggi si trovera' ad un quindicesimo della distanza fra Terra e Luna. Non c'e' comunque alcun pericolo, assicurano gli esperti: si calcola che asteroidi cosi' piccoli possono 'entrare all'interno dell'atmosfera terrestre in media ogni due anni. Quando questo avviene con un asteroide delle dimensioni di 2010 TD54, osserva il Jpl della Nasa, questo ''brucerebbe nell'alta atmosfera senza creare alcun danno sulla superficie terrestre''.


quinta-feira, 7 de outubro de 2010

Una luce sui misteri dell'Unicorno

Unicorno, l'immagine dell'Eso


Vista, il più grande telescopio del mondo, invia immagini delle esplosioni di gas di un «vivaio» di stelle

MILANO - Le immagini spettacolari di ciuffi di gas che esplodono in un vivaio di stelle a 2.700 anni luce dalla Terra sono state inviate a Terra dal più grande telescopio del mondo, Vista, dell'Osservatorio europeo meridionale (Eso), che si trova nel Nord del Cile. Il vivaio di stelle giace nascosto nella costellazione dell’Unicorno, in una massiccia nube oscura ricca di molecole. Si trova vicina alla più conosciuta nebulosa di Orione, ma la distanza è quasi il doppio di quella dalla Terra, appunto, circa 2700 anni-luce.

NASCOSTE DALLE STELLE - Massicce stelle calde creano un insieme di nebulose a riflessione dove la luce bluastra delle stelle è dispersa da alcune regioni dell’oscura, nebbiosa superficie della nube molecolare. Le stelle più giovani hanno meno di 10 milioni di anni. Senza gli strumenti all'infrarosso sarebbe stato impossibile osservare la maggior parte delle stelle massicce neonate perché oscurate dalla spessa polvere interstellare che assorbe completamente la loro luce ultravioletta e visibile.

MOLECOLE D'IDROGENO - Il telescopio Vista (Visible and Infrared Survey Telescope of Astronomy) è riuscito ad osservare una porzione di cielo che equivale a circa 80 anni luce. Oltre ad essere una culla di stelle, questa regione di cielo è anche una vera e propria fucina di molecole organiche: è in regioni come queste che si formano idrogeno, monossido di carbonio e ammoniaca, fortemente visibili nel vicino infrarosso. Le strutture che nell'immagine sono rosa e rosse sono prodotte dall'emissione dell'idrogeno molecolare che fuoriesce dalle giovani stelle in formazione.

IL TELESCOPIO A INFRAROSSI DELL'ESO - Nell'immagine a infrarossi ottenuta con il Visible and Infrared Survey Telescope of Astronomy (VISTA) dell’Osservatorio dell’ESO del Paranal, nel nord del Cile, il velo oscuro di polvere cosmica è superato per svelare in dettaglio pieghe, anelli e filamenti nei quali la materia interstellare viene modellata dalla radiazione e dai venti emessi dalle giovani stelle calde. La nuova immagine è ottenuta da diverse esposizioni prese in tre differenti porzioni dello spettro del vicino infrarosso. In nubi molecolari, come R2 Monoceros, le temperature basse e la densità relativamente alta fanno sì che molte molecole come idrogeno, monossido di carbonio e ammoniaca, fortemente visibili nel vicino infrarosso, vengano a formarsi. Le molte strutture di colore rosa e rosso che appaiono nell’immagine presa da VISTA sono prodotte dall’emissione dell’idrogeno molecolare che fuoriesce dalle giovani stelle in formazione.

VIAGGIO NELLA NEBULOSA - R2 Monoceros ha un nucleo denso, che misura per ampiezza non più di due anni-luce, un vero e proprio calderone di giovani stelle molto massicce, così come un insieme di sorgenti intense di raggi infrarossi, che in genere sono stelle massicce appena nate, ancora circondate dai dischi di polvere dalle quali hanno origine. Questa regione si trova al centro dell'immagine, dove è visibile una maggiore concentrazione di stelle e dove le caratteristiche strutture rossastre prominenti indicano emissioni di idrogeno molecolare. La struttura biancastra a forma di fagiolo che si trova sotto il centro dell’immagine è NGC 2170, la nebulosa a riflessione più brillante in questa regione.

ISOLE DI COLORE - Nella luce visibile, le nebulose appaiono come brillanti isole di un colore blu tenue in un oceano scuro mentre, nell’infrarosso, si rivelano al loro interno frenetiche fabbriche, dove centinaia di stelle massicce stanno venendo alla luce. NGC 2170 è appena visibile con un piccolo telescopio e fu scoperta da William Herschel dall'Inghilterra nel 1784. Le stelle si formano durante un processo che dura in genere alcuni milioni di anni e che si svolge all'interno di grandi nuvole di gas e polveri interstellari, con dimensioni di centinaia di anni-luce. Poiché la polvere interstellare è opaca alla luce visibile, le osservazioni nell’infrarosso e nelle onde radio sono determinanti per la comprensione delle prime fasi dell'evoluzione stellare.

300 GIGABITY OGNI NOTTE - Mappando sistematicamente il cielo dell’emisfero meridionale, VISTA raccoglie circa 300 gigabyte di dati per notte, fornendo una grande quantità di informazioni su quelle regioni che saranno studiate più in dettaglio dai telescopi che si trovano in territorio cileno: il Very Large Telescope (VLT), dall'Atacama Large Millimeter / submillimeter Array (ALMA ). E, in futuro, dall’European Extremely Large Telescope (E-ELT).

www.corriere.it

Principais constelações de outubro



Mapa com as principais constelações visíveis durante este mês
clique para ampliar


Principais constelações de outubro
roteiro de observação




O céu, este mês, mostra-se característico da estação da primavera, simbolizada no firmamento pela constelação de Pegasus (o Cavalo Alado). Entretanto, iniciaremos nossa observação com a a constelação de Scorpius, o Escorpião (Sco), símbolo do inverno, que se encontra próxima ao horizonte oés-sudoeste (OSO). Junto à cauda de Scorpius situa-se Sagittarius, o Sagitário (Sgr). Na direção dessa constelação é que está o centro de nossa galáxia. Próxima ao horizonte sudoeste (SO) localiza-se a constelação de Lupus, o Lobo (Lup).


Ao sul de Scorpius vemos Ara, o Altar (Ara), Apus, a Ave do Paraíso (Aps), Norma, o Esquadro (Nor) e Octans, o Oitante (Oct), onde encontra-se a estrela polar do sul. A constelação de Triangulum Australe, o Triângulo Austral (TrA), muito utilizada para processos noturnos de orientação no campo, encontra-se para os lados do sul-sudoeste(SSO). Nessa direção vemos, também, as últimas estrelas de Centaurus, o Centauro (Cen). Ao sul, altas no céu, observamos Pavo, o Pavão (Pav) e Tucana, o Tucano (Tuc).


Junto ao horizonte oeste estão Ophiuchus, o Serpentário (Oph) e parte de Serpens, a Serpente (Ser). Dominando o quadrante noroeste, próxima ao horizonte, está a constelação de Lyra, a Lira (Lyr). A nor-noroeste (NNO) encontra-se Cygnus, o Cisne (Cyg), que situa-se em plena faixa da Via Lactea. Ao sul de Lyra e Cygnus estão Aquila, a Águia (Aql), Sagitta, a Flecha (Sge) e Delphinus, o Golfinho (Del). Entre Aquila e Cygnus situa-se a pequena constelação de Vulpecula, a Raposinha (Vul).


Capricornus, o Capricórnio (Cap), encontra-se na região mais alta do céu, para os lados do oeste. A sudeste de Capricornus vemos o característico desenho de um número 1: é a parte principal da constelação de Grus, a Grou (Gru). A leste de Capricornus avistamos a constelação de Piscis Austrinus, o Peixe Austral (PsA).


À meia altura, para os lados do sudeste (SE), notamos as constelações de Phœnix, a Fênix (Phe), Hydrus, a Hidra Macho (Hyi), além das estrelas de Eridanus, o rio Eridano (Eri). Do alto do firmamento em direção ao leste avistamos as constelações de Aquarius, o Aquário (Aqr) e Pisces, os Peixes (Psc), formadas por estrelas de fraco brilho além de Cetus, a Baleia (Cet).


Para os lados do nordeste, próxima ao horizonte, eleva-se Aries, o Carneiro (Ari). Junto a Aries está a pequenina constelação de Triangulum, o Triângulo (Tri). A nordeste (NE), alta no céu, notamos Pegasus, o cavalo alado (Peg), constelação associada às noites amenas da primavera. Andromeda, a Princesa Andromeda (And), eleva-se, também, a nordeste.


resumo extraído de "Estrelas e Constelações - Guia Prático de Observação" de autoria de Paulo G. Varella e Regina A. Atulim


OBSERVAÇÕES:

O mapa assinala o aspecto do céu visto ao longo deste mês, nos seguintes horários: início do mês às 21h 20min; meio do mês às 20h 40min; final do mês às 20h 00min. Junto ao círculo que delimita o mapa (e que representa o horizonte do observador) estão as direções dos quatro pontos cardeais e dos quatro colaterais, que devem estar orientados para os seus correspondentes na natureza; o centro do círculo é o Zênite, ponto do céu diretamente acima da cabeça do observador.


Os instantes fornecidos são para o fuso horário de Brasília.

sexta-feira, 1 de outubro de 2010

Buracos negros já não são tão negros


Roma - Os buracos negros já não são tão negros, como dizia o astrofísico britânico Stephen Hawking há 30 anos, de acordo com o trabalho de um grupo de cientistas italianos publicado na Physical Review Letters. A luz pode escapar dos corpos celestes, que com frequência se escondem no coração das galáxias - incluindo nossa Via Láctea - ou estão dispersos no espaço infinito. Em 1974 Hawking teorizou sobre a escuridão dos buracos negros, desencadeando então várias polêmicas a favor e contra. Faltava uma prova para estabelecer a causa, que agora, pela primeira vez, é fornecida pelo grupo de cientistas liderados por Daniele Faccio, do Departamento de Física e Matemática da Universidade de Insubria (Como, norte da Itália). Colaborou com a pesquisa Francesco Belgiorno, da Universidade de estudos de Milão e primeiro signatário do trabalho publicado pela Physical Review Letters.

www.ansa.it/www.italianos.it

quarta-feira, 29 de setembro de 2010

Planeta com tamanho e atmosfera similares à Terra é descoberto



A ilustração mostra um formato possível para o exoplaneta que orbita a estrela Gliese 581, a apenas 20 anos-luz de distância da Terra. (Crédito: AP / Zina Deretsky / National Foundation of Science)

Detecção foi feita por equipe de astrônomos norte-americanos. Astro está localizado a 20 anos-luz de distância do Sistema Solar.

Do G1, com agências internacionais - Um astro com apenas três vezes o tamanho da Terra foi detectado a 20 anos-luz, orbitando uma estrela da constelação de Libra conhecida como Gliese 581. Astrônomos da Universidade da Califórnia e da Carnegie Institution de Washington afirmam que o planeta é o primeiro a apresentar potencial real para conter vida. A descoberta foi divulgada nesta quarta-feira (29) pela Fundação Nacional de Ciência dos Estados Unidos.

O astro fica em uma região na qual os astrônomos julgam que um planeta pode apresentar água líquida para formar oceanos, rios e lagos. No local, a distância da estrela permitiria um ambiente com clima ameno, nem tão frio, nem tão quente.

A órbita do planeta ao redor da estrela Gliese 581 dura pouco mais de um mês terrestre, com as possíveis estações de ano durando apenas dias.

Cientistas também estimarm que a temperatura média na superfície varia de 31 a 12 graus Celsius negativos. A equipe também afirma que o planeta orbita com uma face sempre voltada à estrela, de forma similar a como a Lua sempre mostra uma face à Terra.

Para os astrônomos, o planeta pode "sustentar vida", o que significa que ele tem potencial para reunir condições de vida. Os seres vivos podem não ser necessariamente parecidos com humanos.

Segundo Steven Vogt, coordenador da pesquisa que contou com 11 anos de trabalho no Observatório W. M. Keck, localizado no Havaí, a descoberta é um indício de que podem existir muitos outros corpos similares no Universo. O exoplaneta ao redor de Gliese 581 é encarado como o primeiro com potencial para apresentar vida.

Os resultados serão publicados na revista científica Astrophysical Journal, mas estão disponíveis online no site arXiv.org .

segunda-feira, 27 de setembro de 2010

Sonda Voyager 1 está há mais de 33 anos no espaço


Bogotá (Colômbia), 27 set (TVEFE).=. A sonda espacial americana Voyager 1, lançada em 1977 desde Cabo Canaveral, completa 12 mil dias no espaço, ou seja, mais de 33 anos. Em 14 de fevereiro de 1990, a Voyager abandonou a missão no sistema solar, mas antes apontou suas câmaras para gravar o que deixava para trás: o Sol e os planetas que giram a seu ao redor. A sonda transmitiu espetaculares fotos do gigantesco e gasoso Júpiter, de Saturno, de Urano e de Netuno. Mas nenhuma das imagens foi tão espetacular como a da Terra, segundo Candy Hansen, cientista do Laboratório de Propulsão a Jato (JPL) da Nasa.

sexta-feira, 24 de setembro de 2010

Blu, rosso e rosa: le aurore di Saturno





ROMA - Blu elettrico, rosa intenso, rosso: le autore di Saturno si trasformano continuamente nell'arco di un'intera giornata, che sul pianeta degli anelli dura 10 ore e 47 minuti. I ricercatori che le stanno studiando, coordinati da Tom Stallard dell'università britannica di Leicester, le hanno presentate a Roma, nel congresso europeo di Scienze planetarie organizzato dall'organizzazione scientifica europea Europlanet con il supporto e il patrocinio dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Le immagini delle aurore si devono alla missione Cassini, organizzata dalle agenzie spaziali americana (Nasa), europea (Esa) e Italia (Asi). Sono 1.000, selezionate tra le 7.000 rilevate nelle regioni polari dallo spettrometro Vims (Visual and infrared mapping spectrometer), realizzato in collaborazione fra Asi e Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa. I ricercatori hanno anche elaborato un video nel quale luci e colori dell'aurora di Saturni variano in modo significativo nell'arco di una giornata, quindi per oltre 10 ore consecutive: una durata eccezionale se confrontata con quella dell'aurora sugli altri pianeti del Sistema Solare. La differenza, secondo i ricercatori, dipende dall'angolazione con cui i raggi solari colpiscono il pianeta e dall'orientamento del suo campo magnetico.

"Le aurore di Saturno sono molto complesse e stiamo appena cominciando a capire tutti i fattori che entrano in gioco in questi fenomeni", ha detto Stallard. I dati raccolti finora hanno permesso di capire che le aurore su saturno avvengono in modo simile a quanto accade sulla Terra, dove le aurore sono comuni ai due poli. Anche su Saturno le particelle che compongono il vento solare vengono incanalate dal campo magnetico del pianeta verso le regioni polari, dove interagiscono con le particelle di gas elettricamente cariche negli strati superiori dell'atmosfera, emettendo luce. Su Saturno le luci delle aurore possono essere generate anche dalle onde elettromagnetiche generate quando le lune del pianeta interagiscono con il campo magnetico.

Accelera la fusione nucleare: fra 15 anni energia dalle stelle

ROMA - Gli scienziati della fusione nucleare stanno per imprimere un colpo di acceleratore ai loro esperimenti e si pongono un ambizioso traguardo: dimostrare entro il 2026 che i processi energetici del Sole e delle stelle potranno essere utilizzati sulla Terra per alimentare i crescenti bisogni di energia delle nostre società.

Il nuovo impegno, e le tappe per raggiungerlo, ci vengono illustrati dal professor Francesco Romanelli, da quest’anno direttore dell’European Fusion Development Agreement (EFDA), il programma comunitario che coordina i laboratori europei impegnati in studi teorici e sperimentali sulla fusione nucleare. Romanelli, che dirige anche il Joint European Tokamak (JET), attualmente la maggiore macchina per esperimenti sulla fusione, collocata a Culham, in Inghilterra, in questi giorni è fra i protagonisti di Frascati Scienza, un vero e proprio festival che vede sfilare per una settimana, dal 18 al 26 settembre, i grandi protagonisti della scienza nazionale e internazionale, con un fitto programma di conferenze, mostre e visite guidate ai laboratori sparsi nella vasta area scientifica a sud di Roma.

«Ce la stiamo mettendo tutta per accelerare i nostri programmi e consegnare al mondo entro una decina di anni ITER, il reattore che dovrà dimostrare la fattibilità scientifica della fusione nucleare, aprendo la strada ad altri impianti che sfrutteranno la stessa tecnologia per produrre energia elettrica da immettere nella rete», annuncia Romanelli.

ITER, la cui costruzione è già iniziata a Cadarache, in Francia, è un progetto internazionale sottoscritto da Europa, Stati Uniti, Cina, Russia, India, Giappone e Corea del Sud. Quest’anno, dopo una pausa di riflessione dovuta al fatto che i suoi costi di realizzazione sono lievitati, passando da 5 a 10 miliardi di euro, di cui circa la metà a carico dell’Europa (e circa 600 milioni in capo all’Italia), i promotori si sono impegnati a superare gli indugi e ad andare avanti con maggior lena, nella speranza di fornire entro questo secolo un valida soluzione dei problemi energetici planetari, con una fonte di energia praticamente illimitata e relativamente pulita.

La fusione, infatti, sfrutta l’enorme energia che si libera quando nuclei di atomi leggerissimi come il deuterio e il trizio (parenti stretti dell’idrogeno), sottoposti ad elevate temperature, fondono. Il processo, pur essendo accompagnato da una consistente attivazione neutronica dei materiali del reattore, tuttavia non produce rifiuti radioattivi di lunghissima vita (decine di migliaia di anni) tipici degli attuali reattori a fissione nucleare. ITER, spiega il professor Romanelli, si basa sul cosiddetto, «confinamento magnetico» già sperimentato da diverse macchine di piccole e medie dimensioni in vari Paesi, fra cui l’Italia. Una miscela di deuterio e trizio, destinata a essere riscaldata fino a diventare un «plasma» a 100 milioni di gradi, è ingabbiata in una camera di acciaio a forma di ciambella, del diametro di circa sei metri . Poiché nessun contenitore metallico potrebbe resistere, il plasma è tenuto sospeso e stretto in un intenso campo magnetico, generato da potenti bobine, in modo da minimizzare il contatto con le pareti della ciambella.

Romanelli riassume così la cronologia dei prevedibili risultati, ormai a portata di mano: «Il reattore ITER dovrebbe essere completato entro il 2019, quindi iniziare a funzionare, per alcuni anni, con il solo idrogeno, però senza produrre energia di fusione. Nel 2026 sarà introdotta la più efficiente miscela di deuterio-trizio e, l’anno dopo, dovrebbe essere raggiunto il fondamentale traguardo di ottenere 500 megawatt di potenza, cioè dieci volte più energia di quella impiegata per sostenere il processo di fusione che si auto sostiene. Ma non è finita. Il passaggio da ITER a reattori dimostrativi in grado di fornire elettricità, che saranno realizzati parallelamente in diversi Paesi, potrà avvenire rapidamente se la ricerca su ITER avrà, come crediamo, successo e si investiranno sufficienti risorse nello sviluppo dei materiali per il reattore».

Questi risultati, aggiunge lo scienziato, saranno anche il frutto di numerosi esperimenti «di accompagnamento» da attuare in diversi laboratori. La macchina JET, per esempio, che si è già avvicinata alle condizioni di pareggio di potenza, dovrà ripetere nel 2014 questa performance, utilizzando nella camera di contenimento del plasma dei materiali di berillio-tungsteno che poi verranno utilizzati in ITER. Anche in Italia, nei laboratori ENEA di Frascati, è prevista la costruzione di un tokamak che dovrà esplorare il comportamento del plasma in condizioni estreme.

«Sono fiducioso che, poco dopo la metà del nostro secolo, la prospettiva dell’energia da fusione diventerà percorribile, naturalmente se i governi continueranno a sostenerci con convinzione –conclude Romanelli–. Basti pensare che il mercato europeo dell’energia assorbe oggi 700 miliardi di euro all’anno. Mentre alla ricerca energetica, di qualunque tipo, vengono destinati solo 2 miliardi di euro all’anno. Una cifra ben modesta se si considera l’importanza strategica del settore».

Franco Foresta Martin
http://www.corriere.it/

quinta-feira, 23 de setembro de 2010

Sole in tumulto, c'è eruzione globale

Roma - Il Sole e' in pieno tumulto: dopo essersi risvegliato all'inizio di agosto le eruzioni si susseguono sempre piu' violente e riguardano l'intera superficie. A fornire le immagini, decisamente spettacolari, e' l'osservatorio solare della Nasa, Soho. L'eruzione appena avvenuta e' molto simile a quella dell'inizio di agosto, che indirizzo' verso la Terra uno sciame di particelle (vento solare) provocando aurore coloratissime attorno al Polo Nord.

Nonostante l'intensa attivita' solare in corso, secondo gli esperti questa volta il vento solare non dovrebbe investire la Terra in modo particolarmente violento. Non si dovrebbero quindi temere tempeste magnetiche, cosi' come non ci si dovrebbero aspettare nemmeno aurore suggestive.

Il condizionale e' d'obbligo, considerando che una ricerca americana pubblicata recentemente su Nature Communications ha scoperto che non sempre le tempeste solari viaggiano mantenendo la stessa direzione: qualche volta possono accelerare rapidamente e cambiare rotta, come dimostrano i dati raccolti dalle sonde gemelle della Nasa Stereo A e Stereo B, che osservano il Sole.

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sábado, 18 de setembro de 2010

Noite Internacional de Observação Lunar - 18/09/2010




International Observe the Moon Night

On Sat., Sept. 18, NASA helps celebrate 'Observe the Moon Night.' NASA centers, observatories, planetariums, and schools around the world are hosting events to observe and learn about the moon. Find one near you, or start your own!

http://www.nasa.gov/

quinta-feira, 16 de setembro de 2010

Ecco la prima mappa dei grandi crateri lunari

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ROMA - E' stata realizzata la prima mappa dei grandi crateri che tempestano la faccia della Luna. Il lavoro, pubblicato su Science, si è rivelato un 'racconto parlante' della storia dei massicci bombardamenti da parte di 'proiettili cosmici' che hanno colpito la Luna e gli altri corpi del giovanissimo Sistema Solare quattro miliardi di anni fa. Messa a punto da un gruppo di ricerca americano coordinato dalla Brown University, la mappa, secondo gli autori, potrebbe anche svelare i segreti della storia della giovane Terra.

Grazie alle informazioni fornite dalla sonda della Nasa Lunar Reconnaissance Orbiter (Lro), sono stati catalogati e datati 5.185 crateri con un diametro uguale o superiore a 20 chilometri, che hanno dimostrato come le regioni più antiche della Luna siano due: una posta nell'emisfero meridionale del satellite, l'altra nella parte centro settentrionale. E sono proprio i crateri che punteggiano la superficie di queste aree che stanno raccontando la storia del bombardamento cosmico avvenuto agli inizi della storia del sistema solare, a poche centinaia di milioni di anni dalla sua nascita, risalente a circa 4,6 miliardi di anni fa.

Contrariamente a quanto ritenuto finora (che la Luna inizialmente fu colpita da una raffica di materia spaziale che ebbe una proporzione regolare fra oggetti più grandi e più piccoli) è stato scoperto che la Luna nella sua infanzia fu colpita da 'proiettili cosmici' di grandi dimensioni e che 3,8 miliardi di anni fa vi fu la transizione da proiettili più grandi a più piccoli.

Si ritiene che questi oggetti siano partiti soprattutto dalla fascia di asteroidi compresa fra Marte e Giove, ma una sproporzione di dimensioni dei frammenti di asteroidi che si sono abbattuti sul nostro satellite fa pensare che a un certo punto o vi è stata una temporanea abbondanza di comete o vi siano state delle forze gravitazionali che hanno influenzato la fascia di asteroidi, come cambiamenti causati dalla pressione gravitazionale di un grande pianeta come Giove.

Lo studio ha anche confermato che il bacino lunare da impatto più antico è il bacino di Aitken, posto nel Polo Sud del satellite, e secondo gli scienziati è l'obiettivo ideale di future missioni perché campioni di materiale da questa zona potrebbero aiutare a comprendere l'origine della Luna ma anche degli altri corpi delle regioni più interne del Sistema Solare.


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Concurso britânico premia melhores fotos de astronomia do ano

Da BBC -  O Observatório Real de Greenwich, em Londres, anunciou nesta semana os vencedores do concurso Astronomy Photographer of the Year 2010, que premiou as melhores imagens ligadas à astronomia.

O grande vencedor do concurso foi o americano Tom Lowe, que recebeu o prêmio de mil libras (cerca de R$ 2.635) pela foto "Blazing Bristlecone", que mostra a Via Láctea atrás de um pinheiro de mais de 4 mil anos em Sierra Nevada, na Califórnia.


A foto vencedora, Blazing Bristlecone. (Foto: Tom Lowe)

"Essa linda imagem combina perfeitamente a impressionante vista do céu noturno com a vida aqui na Terra. Os pinheiros podem ser antigos, mas são bebês se comparados com as luzes das estrelas que brilham atrás deles, algumas das quais começaram sua viagem até nós há quase 30 mil anos", comenta um dos juizes do prêmio, o astrônomo Marek Kukula.

Outras duas dezenas de imagens receberam prêmios ou menções honrosas em seis categorias diferentes.

Entre os premiados estão um círculo perfeito formado por um eclipse solar, captado pelo indiano Dhruv Arvind Paranjpye, de apenas 14 anos, uma imagem da nebulosa de Órion feita pelo americanor Rogelio Bernal Andreo e a passagem de raios solares em uma fenda numa rocha na praia californiana de Pfeiffer, retratada pelo americano Steve Christenson.


O círculo causado por eclipse, fotografado pelo garoto indiano Dhruv Arvind Paranjpye, de 14 anos.
 (Foto: Dhruv Arvind Paranjpye)


Este é o segundo ano que a competição, organizada pelo Observatório Real de Greenwich e pela revista Sky at Night, é realizada, Mais de 400 imagens, de fotógrafos de 25 países diferentes, foram enviadas.

As melhores imagens estão em exposição no Observatório Real de Greenwich, no sudeste de Londres, até fevereiro de 2011.

Mais informações sobre o concurso e a exposição podem ser conseguidas no site www.nmm.ac.uk/astrophoto.

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