quarta-feira, 20 de outubro de 2010

Eclipse parcial solar é registrado por sonda da Nasa que orbita a Terra

Eclipse parcial solar é registrado por sonda da Nasa que orbita a Terra . Cor da imagem é artificial, resultado da radiação ultravioleta da estrela. SDO está a 36 mil quilômetros de distância do centro do planeta.

Do G1, em São Paulo



Um eclipse parcial solar é visto nesta foto a partir de um ponto a 36 mil quilômetros de distância da Terra. É onde está a sonda SDO, da Nasa. Orbitando o planeta, ocasionalmente a nave fica alinhada com a estrela e a Lua, gerando imagens como essa, registrada em 7 de outubro de 2010. (Foto: SDO / Nasa)


A cor do Sol mostrada na foto não é real. A foto é obtida a partir de radiação utraviota, detectada pelo SDO para revelar mais detalhes da superfície e do campo magnético solares, incluindo ejeções de plasma quente como uma representada pela parte mais clara da imagem acima. (Foto: SDO / Nasa)

terça-feira, 19 de outubro de 2010

Sonda da Nasa se prepara para encontrar cometa no espaço


Imagem de telescópio mostra o cometa Hartley 2 (ao centro, em cor branca)
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A sonda Deep Impact (impacto profundo, em inglês), da Nasa (agência espacial dos EUA), se prepara para fotografar de perto o cometa Hartley 2, no dia 4 de novembro. Essa será apenas a quinta vez que um equipamento desse tipo chega tão perto de um cometa a ponto de fazer imagens de seu núcleo.

Os cometas em geral têm órbitas bastante longas: eles vão até bem longe do Sol e depois chegam bem perto. Quando a Deep Impact encontrar o Hartley 2, o objeto especial vai estar se aquecendo após a parte “gelada” de sua viagem pelo espaço. Por isso, a expectativa é que o gelo no núcleo do cometa esteja virando vapor rapidamente. Também são esperados jatos de poeira e gás.

...O objetivo da sonda, que vai ficar a 700 km do Hartley 2, é obter detalhes sobre o núcleo do cometa e compará-lo com outros. Como esses objetos passam muito tempo longe do Sol, o frio faz com que eles tenham a estrutura bastante preservada – os cometas fornecem informações sobre a formação do Sistema Solar.

domingo, 17 de outubro de 2010

9º Encontro Regional de Ensino de Astronomia




9º Encontro Regional de Ensino de Astronomia


De 21/10/2010 a 23/10/2010


Faltam 4 dias para o início do evento. Duração: 3 dias


Agência FAPESP – A Universidade Federal de São Carlos (UFSCar) sediará, entre os dias 21 e 23 de outubro, o 9º Encontro Regional de Ensino de Astronomia.


O evento, aberto ao público em geral, é organizado pelo Instituto de Física de São Carlos e pelo Setor de Astronomia do Centro de Divulgação Científica e Cultural da Universidade de São Paulo.


De acordo com os organizadores, o objetivo é promover a melhoria no ensino da astronomia por meio da abordagem de diferentes conteúdos e métodos, além de proporcionar a discussão educacional relacionada ao tema e à sistematização da produção na área.


Serão realizadas palestras, oficinas, mesas-redondas e sessões de observação do céu. “Astronomia como cultura”, “Astronomia na educação formal e não formal”, “Fases da Lua e eclipses” e “Nascimento, vida e morte das estrelas” serão temas do encontro.


Mais informações: www.erea.ufscar.br/xierea/XI_EREA/inicio.html , xierea@gmail.com  ou (16) 3351-9795.
 

quinta-feira, 14 de outubro de 2010

Le galassie si «nutrono» di gas freddo

Dal Very Large Telescope di Paranal (Cile): giovani galassie inglobano il materiale circostante
(ESO/L. Calçada)



MILANO - Non solo fenomeni violenti e spettacolari: le giovani galassie possono ingrandirsi anche in modo più «dolce», aspirando gas freddo nello spazio circostante e usando questo gas come carburante per nutrire le stelle neonate. Lo dimostrano tre giovanissime galassie nate quando l'universo era bambino, a due miliardi di anni dal Big Bang, descritte questa settimana su Nature da una ricerca tutta italiana. La scoperta che avrà un grande impatto sulla comprensione dell'evoluzione dell'Universo, dal Big Bang ai giorni nostri, potrebbe portare a riscrivere molte teorie sulla formazione delle galassie e sulla loro evoluzione.

OSSERVAZIONI DAL DESERTO - La prova arriva da nuove osservazioni fatte con il Very Large Telescope dell'Eso, l’osservatorio astronomico nella banda visibile più d’avanguardia al mondo che si trova all'Osservatorio sul Cerro Paranal, una montagna alta 2.635 metri nel deserto cileno di Atacama (lo stesso della miniera di San Josè di Copiapo), luogo dall'estrema secchezza (sul Paranal non è mai piovuto a memoria d'uomo), con abbondanti notti serene e lontano da fonti di inquinamento luminoso.

MODELLO ALTERNATIVO - Il principale meccanismo di accrescimento delle galassie finora dimostrato era la fusione fra due o più galassie. «Le osservazioni ci dimostrano che questo meccanismo non è valido per tutte le galassie» spiega Giovanni Cresci, dell'osservatorio di Arcetri dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) che ha coordinato lo studio in collaborazione con l'università di Firenze. Così i teorici hanno proposto un altro modello, secondo il quale le galassie crescono aspirando il gas freddo che le circonda, principalmente idrogeno ed elio prodotti dopo il Big Bang, che vengono poi utilizzati come carburante per alimentare lo sviluppo di nuove generazioni di stelle. Il meccanismo ipotizzato è simile a quello delle società commerciali che possono espandersi grazie a fusioni con altre società ma anche assumendo più personale. E l'ipotesi degli astronomi coordinati da Cresci era che le galassie giovani potessero crescere in modi diversi oltre a quelli considerati fino a oggi.

INCUBATRICI DI ASTRI - Per testare questa teoria i ricercatori si sono concentrati su tre galassie molto distanti, formatesi a circa due miliardi di anni dal Big Bang e osservate grazie al Very Large Telescope. Mappando la loro composizione chimica, gli astrofisici hanno scoperto che queste galassie, a differenza di quelle attuali dove gli elementi pesanti sono più abbondanti vicino al centro, hanno regioni nei pressi del nucleo povere di elementi pesanti ma ricche di stelle in formazione. Quindi i ricercatori hanno dedotto che ad alimentare queste incubatrici di astri era il gas circostante, «aspirato - ha osservato Cresci - dalla forza di gravità delle galassie» e povero di elementi pesanti. «Alla luce di questi risultati - aggiunge Cresci- andranno ripensati molti dei modelli di formazione ed evoluzione delle galassie»

LO STUDIO - La mappatura delle galassie "campione", partita cercando le prove del flusso del gas primordiale dallo spazio circostante, ha mostrato l'opposto. In tutti e tre i casi c’era una regione delle galassie, vicina al centro, con ridotta concentrazione di elementi pesanti e tuttavia con una vigorosa attività di formazione stellare. Questa è stata la classica “pistola fumante” , spiegano gli astronomi, che ha fornito la migliore evidenza di come le galassie giovani si accrescano acquisendo gas primordiale e usandolo per formare nuove generazioni di stelle.

SINFONI - Per mappare le tre galassie "campione" è stato usato uno strumento particolare, il Sinfoni che fornisce informazioni non solo nelle due dimensioni spaziali, ma anche nella terza dimensione, quella spettrale, che permette di vedere i movimenti interni dentro le galassie e studiare la composizione chimica del gas interstellare. Normalmente, separando con cura la debole luce proveniente da una galassia nei colori dei suoi componenti con potenti telescopi e spettrometri, gli astronomi possono identificare le impronte digitali di diverse sostanze chimiche in galassie remote, e misurare la quantità di elementi pesanti presenti. Con Sinfoni, gli astronomi possono andare oltre e arrivare a definire una mappa che mostra la quantità di elementi pesanti presenti in diverse parti della galassia. E a determinare dove, nelle galassie, la formazione stellare si stia verificando più vigorosamente. Lo studio coordinato da Giovanni Cresci, è stato finanziato in parte dall'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), e vi hanno collaborato l'osservatorio dell'Inaf a Monte Porzio Catone e Max Planck Institut.

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terça-feira, 12 de outubro de 2010

Astronomia: oggi incontro ravvicinato con asteroide

Roma - Alle 12 e 50 di oggi (11) il piccolo asteroide 2010 TD54 ''sfiorera''' la Terra, passando alla distanza minima di circa 45 mila chilometri ed alla velocita' relativa di 18 chilometri al secondo. Una ''visita'' che non costituisce alcun rischio per la Terra. ''Le probabilita' di impatto sono pari a zero'', afferma il Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa. ''Il passaggio ravvicinato rappresenta anche la fine della visibilita' di questo oggetto perche' si muovera' all'interno dell'orbita terrestre proiettandosi nella direzione del sole'', spiega l'astronomo Andrea Boattini, dell'universita' dell'Arizona, che ha scoperto questo asteroide sabato scorso, utilizzando il telescopio da un metro e mezzo del monte Lemmond, nell'ambito del programma di osservazione Catalina Sky Survey. ''Nel momento in cui l'ho scoperto - prosegue Boattini - l'asteroide 2010 TD54 si trovava ad oltre 4 milioni di chilometri dalla Terra, pari' ad 11 volte la distanza fra la Terra e la Luna. Questa - aggiunge - e' la distanza massima alla quale possiamo rivelare la presenza di un 'sassone' di appena 5-8 metri di diametro, come e' questo asteroide''. Nel giro di pochi giorni l'asteroide si e' avvicinato notevolmente alla Terra e alle 12 e 50 di oggi si trovera' ad un quindicesimo della distanza fra Terra e Luna. Non c'e' comunque alcun pericolo, assicurano gli esperti: si calcola che asteroidi cosi' piccoli possono 'entrare all'interno dell'atmosfera terrestre in media ogni due anni. Quando questo avviene con un asteroide delle dimensioni di 2010 TD54, osserva il Jpl della Nasa, questo ''brucerebbe nell'alta atmosfera senza creare alcun danno sulla superficie terrestre''.


quinta-feira, 7 de outubro de 2010

Una luce sui misteri dell'Unicorno

Unicorno, l'immagine dell'Eso


Vista, il più grande telescopio del mondo, invia immagini delle esplosioni di gas di un «vivaio» di stelle

MILANO - Le immagini spettacolari di ciuffi di gas che esplodono in un vivaio di stelle a 2.700 anni luce dalla Terra sono state inviate a Terra dal più grande telescopio del mondo, Vista, dell'Osservatorio europeo meridionale (Eso), che si trova nel Nord del Cile. Il vivaio di stelle giace nascosto nella costellazione dell’Unicorno, in una massiccia nube oscura ricca di molecole. Si trova vicina alla più conosciuta nebulosa di Orione, ma la distanza è quasi il doppio di quella dalla Terra, appunto, circa 2700 anni-luce.

NASCOSTE DALLE STELLE - Massicce stelle calde creano un insieme di nebulose a riflessione dove la luce bluastra delle stelle è dispersa da alcune regioni dell’oscura, nebbiosa superficie della nube molecolare. Le stelle più giovani hanno meno di 10 milioni di anni. Senza gli strumenti all'infrarosso sarebbe stato impossibile osservare la maggior parte delle stelle massicce neonate perché oscurate dalla spessa polvere interstellare che assorbe completamente la loro luce ultravioletta e visibile.

MOLECOLE D'IDROGENO - Il telescopio Vista (Visible and Infrared Survey Telescope of Astronomy) è riuscito ad osservare una porzione di cielo che equivale a circa 80 anni luce. Oltre ad essere una culla di stelle, questa regione di cielo è anche una vera e propria fucina di molecole organiche: è in regioni come queste che si formano idrogeno, monossido di carbonio e ammoniaca, fortemente visibili nel vicino infrarosso. Le strutture che nell'immagine sono rosa e rosse sono prodotte dall'emissione dell'idrogeno molecolare che fuoriesce dalle giovani stelle in formazione.

IL TELESCOPIO A INFRAROSSI DELL'ESO - Nell'immagine a infrarossi ottenuta con il Visible and Infrared Survey Telescope of Astronomy (VISTA) dell’Osservatorio dell’ESO del Paranal, nel nord del Cile, il velo oscuro di polvere cosmica è superato per svelare in dettaglio pieghe, anelli e filamenti nei quali la materia interstellare viene modellata dalla radiazione e dai venti emessi dalle giovani stelle calde. La nuova immagine è ottenuta da diverse esposizioni prese in tre differenti porzioni dello spettro del vicino infrarosso. In nubi molecolari, come R2 Monoceros, le temperature basse e la densità relativamente alta fanno sì che molte molecole come idrogeno, monossido di carbonio e ammoniaca, fortemente visibili nel vicino infrarosso, vengano a formarsi. Le molte strutture di colore rosa e rosso che appaiono nell’immagine presa da VISTA sono prodotte dall’emissione dell’idrogeno molecolare che fuoriesce dalle giovani stelle in formazione.

VIAGGIO NELLA NEBULOSA - R2 Monoceros ha un nucleo denso, che misura per ampiezza non più di due anni-luce, un vero e proprio calderone di giovani stelle molto massicce, così come un insieme di sorgenti intense di raggi infrarossi, che in genere sono stelle massicce appena nate, ancora circondate dai dischi di polvere dalle quali hanno origine. Questa regione si trova al centro dell'immagine, dove è visibile una maggiore concentrazione di stelle e dove le caratteristiche strutture rossastre prominenti indicano emissioni di idrogeno molecolare. La struttura biancastra a forma di fagiolo che si trova sotto il centro dell’immagine è NGC 2170, la nebulosa a riflessione più brillante in questa regione.

ISOLE DI COLORE - Nella luce visibile, le nebulose appaiono come brillanti isole di un colore blu tenue in un oceano scuro mentre, nell’infrarosso, si rivelano al loro interno frenetiche fabbriche, dove centinaia di stelle massicce stanno venendo alla luce. NGC 2170 è appena visibile con un piccolo telescopio e fu scoperta da William Herschel dall'Inghilterra nel 1784. Le stelle si formano durante un processo che dura in genere alcuni milioni di anni e che si svolge all'interno di grandi nuvole di gas e polveri interstellari, con dimensioni di centinaia di anni-luce. Poiché la polvere interstellare è opaca alla luce visibile, le osservazioni nell’infrarosso e nelle onde radio sono determinanti per la comprensione delle prime fasi dell'evoluzione stellare.

300 GIGABITY OGNI NOTTE - Mappando sistematicamente il cielo dell’emisfero meridionale, VISTA raccoglie circa 300 gigabyte di dati per notte, fornendo una grande quantità di informazioni su quelle regioni che saranno studiate più in dettaglio dai telescopi che si trovano in territorio cileno: il Very Large Telescope (VLT), dall'Atacama Large Millimeter / submillimeter Array (ALMA ). E, in futuro, dall’European Extremely Large Telescope (E-ELT).

www.corriere.it

Principais constelações de outubro



Mapa com as principais constelações visíveis durante este mês
clique para ampliar


Principais constelações de outubro
roteiro de observação




O céu, este mês, mostra-se característico da estação da primavera, simbolizada no firmamento pela constelação de Pegasus (o Cavalo Alado). Entretanto, iniciaremos nossa observação com a a constelação de Scorpius, o Escorpião (Sco), símbolo do inverno, que se encontra próxima ao horizonte oés-sudoeste (OSO). Junto à cauda de Scorpius situa-se Sagittarius, o Sagitário (Sgr). Na direção dessa constelação é que está o centro de nossa galáxia. Próxima ao horizonte sudoeste (SO) localiza-se a constelação de Lupus, o Lobo (Lup).


Ao sul de Scorpius vemos Ara, o Altar (Ara), Apus, a Ave do Paraíso (Aps), Norma, o Esquadro (Nor) e Octans, o Oitante (Oct), onde encontra-se a estrela polar do sul. A constelação de Triangulum Australe, o Triângulo Austral (TrA), muito utilizada para processos noturnos de orientação no campo, encontra-se para os lados do sul-sudoeste(SSO). Nessa direção vemos, também, as últimas estrelas de Centaurus, o Centauro (Cen). Ao sul, altas no céu, observamos Pavo, o Pavão (Pav) e Tucana, o Tucano (Tuc).


Junto ao horizonte oeste estão Ophiuchus, o Serpentário (Oph) e parte de Serpens, a Serpente (Ser). Dominando o quadrante noroeste, próxima ao horizonte, está a constelação de Lyra, a Lira (Lyr). A nor-noroeste (NNO) encontra-se Cygnus, o Cisne (Cyg), que situa-se em plena faixa da Via Lactea. Ao sul de Lyra e Cygnus estão Aquila, a Águia (Aql), Sagitta, a Flecha (Sge) e Delphinus, o Golfinho (Del). Entre Aquila e Cygnus situa-se a pequena constelação de Vulpecula, a Raposinha (Vul).


Capricornus, o Capricórnio (Cap), encontra-se na região mais alta do céu, para os lados do oeste. A sudeste de Capricornus vemos o característico desenho de um número 1: é a parte principal da constelação de Grus, a Grou (Gru). A leste de Capricornus avistamos a constelação de Piscis Austrinus, o Peixe Austral (PsA).


À meia altura, para os lados do sudeste (SE), notamos as constelações de Phœnix, a Fênix (Phe), Hydrus, a Hidra Macho (Hyi), além das estrelas de Eridanus, o rio Eridano (Eri). Do alto do firmamento em direção ao leste avistamos as constelações de Aquarius, o Aquário (Aqr) e Pisces, os Peixes (Psc), formadas por estrelas de fraco brilho além de Cetus, a Baleia (Cet).


Para os lados do nordeste, próxima ao horizonte, eleva-se Aries, o Carneiro (Ari). Junto a Aries está a pequenina constelação de Triangulum, o Triângulo (Tri). A nordeste (NE), alta no céu, notamos Pegasus, o cavalo alado (Peg), constelação associada às noites amenas da primavera. Andromeda, a Princesa Andromeda (And), eleva-se, também, a nordeste.


resumo extraído de "Estrelas e Constelações - Guia Prático de Observação" de autoria de Paulo G. Varella e Regina A. Atulim


OBSERVAÇÕES:

O mapa assinala o aspecto do céu visto ao longo deste mês, nos seguintes horários: início do mês às 21h 20min; meio do mês às 20h 40min; final do mês às 20h 00min. Junto ao círculo que delimita o mapa (e que representa o horizonte do observador) estão as direções dos quatro pontos cardeais e dos quatro colaterais, que devem estar orientados para os seus correspondentes na natureza; o centro do círculo é o Zênite, ponto do céu diretamente acima da cabeça do observador.


Os instantes fornecidos são para o fuso horário de Brasília.

sexta-feira, 1 de outubro de 2010

Buracos negros já não são tão negros


Roma - Os buracos negros já não são tão negros, como dizia o astrofísico britânico Stephen Hawking há 30 anos, de acordo com o trabalho de um grupo de cientistas italianos publicado na Physical Review Letters. A luz pode escapar dos corpos celestes, que com frequência se escondem no coração das galáxias - incluindo nossa Via Láctea - ou estão dispersos no espaço infinito. Em 1974 Hawking teorizou sobre a escuridão dos buracos negros, desencadeando então várias polêmicas a favor e contra. Faltava uma prova para estabelecer a causa, que agora, pela primeira vez, é fornecida pelo grupo de cientistas liderados por Daniele Faccio, do Departamento de Física e Matemática da Universidade de Insubria (Como, norte da Itália). Colaborou com a pesquisa Francesco Belgiorno, da Universidade de estudos de Milão e primeiro signatário do trabalho publicado pela Physical Review Letters.

www.ansa.it/www.italianos.it

quarta-feira, 29 de setembro de 2010

Planeta com tamanho e atmosfera similares à Terra é descoberto



A ilustração mostra um formato possível para o exoplaneta que orbita a estrela Gliese 581, a apenas 20 anos-luz de distância da Terra. (Crédito: AP / Zina Deretsky / National Foundation of Science)

Detecção foi feita por equipe de astrônomos norte-americanos. Astro está localizado a 20 anos-luz de distância do Sistema Solar.

Do G1, com agências internacionais - Um astro com apenas três vezes o tamanho da Terra foi detectado a 20 anos-luz, orbitando uma estrela da constelação de Libra conhecida como Gliese 581. Astrônomos da Universidade da Califórnia e da Carnegie Institution de Washington afirmam que o planeta é o primeiro a apresentar potencial real para conter vida. A descoberta foi divulgada nesta quarta-feira (29) pela Fundação Nacional de Ciência dos Estados Unidos.

O astro fica em uma região na qual os astrônomos julgam que um planeta pode apresentar água líquida para formar oceanos, rios e lagos. No local, a distância da estrela permitiria um ambiente com clima ameno, nem tão frio, nem tão quente.

A órbita do planeta ao redor da estrela Gliese 581 dura pouco mais de um mês terrestre, com as possíveis estações de ano durando apenas dias.

Cientistas também estimarm que a temperatura média na superfície varia de 31 a 12 graus Celsius negativos. A equipe também afirma que o planeta orbita com uma face sempre voltada à estrela, de forma similar a como a Lua sempre mostra uma face à Terra.

Para os astrônomos, o planeta pode "sustentar vida", o que significa que ele tem potencial para reunir condições de vida. Os seres vivos podem não ser necessariamente parecidos com humanos.

Segundo Steven Vogt, coordenador da pesquisa que contou com 11 anos de trabalho no Observatório W. M. Keck, localizado no Havaí, a descoberta é um indício de que podem existir muitos outros corpos similares no Universo. O exoplaneta ao redor de Gliese 581 é encarado como o primeiro com potencial para apresentar vida.

Os resultados serão publicados na revista científica Astrophysical Journal, mas estão disponíveis online no site arXiv.org .

segunda-feira, 27 de setembro de 2010

Sonda Voyager 1 está há mais de 33 anos no espaço


Bogotá (Colômbia), 27 set (TVEFE).=. A sonda espacial americana Voyager 1, lançada em 1977 desde Cabo Canaveral, completa 12 mil dias no espaço, ou seja, mais de 33 anos. Em 14 de fevereiro de 1990, a Voyager abandonou a missão no sistema solar, mas antes apontou suas câmaras para gravar o que deixava para trás: o Sol e os planetas que giram a seu ao redor. A sonda transmitiu espetaculares fotos do gigantesco e gasoso Júpiter, de Saturno, de Urano e de Netuno. Mas nenhuma das imagens foi tão espetacular como a da Terra, segundo Candy Hansen, cientista do Laboratório de Propulsão a Jato (JPL) da Nasa.

sexta-feira, 24 de setembro de 2010

Blu, rosso e rosa: le aurore di Saturno





ROMA - Blu elettrico, rosa intenso, rosso: le autore di Saturno si trasformano continuamente nell'arco di un'intera giornata, che sul pianeta degli anelli dura 10 ore e 47 minuti. I ricercatori che le stanno studiando, coordinati da Tom Stallard dell'università britannica di Leicester, le hanno presentate a Roma, nel congresso europeo di Scienze planetarie organizzato dall'organizzazione scientifica europea Europlanet con il supporto e il patrocinio dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Le immagini delle aurore si devono alla missione Cassini, organizzata dalle agenzie spaziali americana (Nasa), europea (Esa) e Italia (Asi). Sono 1.000, selezionate tra le 7.000 rilevate nelle regioni polari dallo spettrometro Vims (Visual and infrared mapping spectrometer), realizzato in collaborazione fra Asi e Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa. I ricercatori hanno anche elaborato un video nel quale luci e colori dell'aurora di Saturni variano in modo significativo nell'arco di una giornata, quindi per oltre 10 ore consecutive: una durata eccezionale se confrontata con quella dell'aurora sugli altri pianeti del Sistema Solare. La differenza, secondo i ricercatori, dipende dall'angolazione con cui i raggi solari colpiscono il pianeta e dall'orientamento del suo campo magnetico.

"Le aurore di Saturno sono molto complesse e stiamo appena cominciando a capire tutti i fattori che entrano in gioco in questi fenomeni", ha detto Stallard. I dati raccolti finora hanno permesso di capire che le aurore su saturno avvengono in modo simile a quanto accade sulla Terra, dove le aurore sono comuni ai due poli. Anche su Saturno le particelle che compongono il vento solare vengono incanalate dal campo magnetico del pianeta verso le regioni polari, dove interagiscono con le particelle di gas elettricamente cariche negli strati superiori dell'atmosfera, emettendo luce. Su Saturno le luci delle aurore possono essere generate anche dalle onde elettromagnetiche generate quando le lune del pianeta interagiscono con il campo magnetico.

Accelera la fusione nucleare: fra 15 anni energia dalle stelle

ROMA - Gli scienziati della fusione nucleare stanno per imprimere un colpo di acceleratore ai loro esperimenti e si pongono un ambizioso traguardo: dimostrare entro il 2026 che i processi energetici del Sole e delle stelle potranno essere utilizzati sulla Terra per alimentare i crescenti bisogni di energia delle nostre società.

Il nuovo impegno, e le tappe per raggiungerlo, ci vengono illustrati dal professor Francesco Romanelli, da quest’anno direttore dell’European Fusion Development Agreement (EFDA), il programma comunitario che coordina i laboratori europei impegnati in studi teorici e sperimentali sulla fusione nucleare. Romanelli, che dirige anche il Joint European Tokamak (JET), attualmente la maggiore macchina per esperimenti sulla fusione, collocata a Culham, in Inghilterra, in questi giorni è fra i protagonisti di Frascati Scienza, un vero e proprio festival che vede sfilare per una settimana, dal 18 al 26 settembre, i grandi protagonisti della scienza nazionale e internazionale, con un fitto programma di conferenze, mostre e visite guidate ai laboratori sparsi nella vasta area scientifica a sud di Roma.

«Ce la stiamo mettendo tutta per accelerare i nostri programmi e consegnare al mondo entro una decina di anni ITER, il reattore che dovrà dimostrare la fattibilità scientifica della fusione nucleare, aprendo la strada ad altri impianti che sfrutteranno la stessa tecnologia per produrre energia elettrica da immettere nella rete», annuncia Romanelli.

ITER, la cui costruzione è già iniziata a Cadarache, in Francia, è un progetto internazionale sottoscritto da Europa, Stati Uniti, Cina, Russia, India, Giappone e Corea del Sud. Quest’anno, dopo una pausa di riflessione dovuta al fatto che i suoi costi di realizzazione sono lievitati, passando da 5 a 10 miliardi di euro, di cui circa la metà a carico dell’Europa (e circa 600 milioni in capo all’Italia), i promotori si sono impegnati a superare gli indugi e ad andare avanti con maggior lena, nella speranza di fornire entro questo secolo un valida soluzione dei problemi energetici planetari, con una fonte di energia praticamente illimitata e relativamente pulita.

La fusione, infatti, sfrutta l’enorme energia che si libera quando nuclei di atomi leggerissimi come il deuterio e il trizio (parenti stretti dell’idrogeno), sottoposti ad elevate temperature, fondono. Il processo, pur essendo accompagnato da una consistente attivazione neutronica dei materiali del reattore, tuttavia non produce rifiuti radioattivi di lunghissima vita (decine di migliaia di anni) tipici degli attuali reattori a fissione nucleare. ITER, spiega il professor Romanelli, si basa sul cosiddetto, «confinamento magnetico» già sperimentato da diverse macchine di piccole e medie dimensioni in vari Paesi, fra cui l’Italia. Una miscela di deuterio e trizio, destinata a essere riscaldata fino a diventare un «plasma» a 100 milioni di gradi, è ingabbiata in una camera di acciaio a forma di ciambella, del diametro di circa sei metri . Poiché nessun contenitore metallico potrebbe resistere, il plasma è tenuto sospeso e stretto in un intenso campo magnetico, generato da potenti bobine, in modo da minimizzare il contatto con le pareti della ciambella.

Romanelli riassume così la cronologia dei prevedibili risultati, ormai a portata di mano: «Il reattore ITER dovrebbe essere completato entro il 2019, quindi iniziare a funzionare, per alcuni anni, con il solo idrogeno, però senza produrre energia di fusione. Nel 2026 sarà introdotta la più efficiente miscela di deuterio-trizio e, l’anno dopo, dovrebbe essere raggiunto il fondamentale traguardo di ottenere 500 megawatt di potenza, cioè dieci volte più energia di quella impiegata per sostenere il processo di fusione che si auto sostiene. Ma non è finita. Il passaggio da ITER a reattori dimostrativi in grado di fornire elettricità, che saranno realizzati parallelamente in diversi Paesi, potrà avvenire rapidamente se la ricerca su ITER avrà, come crediamo, successo e si investiranno sufficienti risorse nello sviluppo dei materiali per il reattore».

Questi risultati, aggiunge lo scienziato, saranno anche il frutto di numerosi esperimenti «di accompagnamento» da attuare in diversi laboratori. La macchina JET, per esempio, che si è già avvicinata alle condizioni di pareggio di potenza, dovrà ripetere nel 2014 questa performance, utilizzando nella camera di contenimento del plasma dei materiali di berillio-tungsteno che poi verranno utilizzati in ITER. Anche in Italia, nei laboratori ENEA di Frascati, è prevista la costruzione di un tokamak che dovrà esplorare il comportamento del plasma in condizioni estreme.

«Sono fiducioso che, poco dopo la metà del nostro secolo, la prospettiva dell’energia da fusione diventerà percorribile, naturalmente se i governi continueranno a sostenerci con convinzione –conclude Romanelli–. Basti pensare che il mercato europeo dell’energia assorbe oggi 700 miliardi di euro all’anno. Mentre alla ricerca energetica, di qualunque tipo, vengono destinati solo 2 miliardi di euro all’anno. Una cifra ben modesta se si considera l’importanza strategica del settore».

Franco Foresta Martin
http://www.corriere.it/

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