terça-feira, 16 de setembro de 2014

Parlano italiano i test del radiotelescopio più grande del mondo

Parlano italiano i test del radiotelescopio più grande del mondo


Modelle di antenne del radiotelescopio Ska

Parlano italiano i test in corso a Cambridge sugli strumenti destinati al radiotelescopio più grande del mondo, chiamato Ska (Square Kilometer Array) e che entro il 2020 sarà costruito in parte in Sudafrica e in parte in Australia.

Ricercatori dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), del dipartimento di Ingegneria dell'ambiente, del territorio e delle infrastrutture del Politecnico di Torino e dell'Istituto di Elettronica ed Ingegneria delle Telecomunicazioni del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) stanno sperimentando il prototipo del set di antenne chiamato Lfaa (Low Frequency Aperture Array). Grazie alla sua rete di antenne, Ska funzionerà come un gigantesco occhio puntato sulle prime galassie che si sono 'accese' nell'universo.

L'Italia è fra i Paesi che stanno lavorando per portare a termine le fasi preliminari del progetto, che ha un'enorme valenza scientifica. La costruzione della rete di antenne di Ska è prevista nel 2018, con una prima serie di telescopi operativi per le osservazioni in frequenze basse e medie. Seguirà il posizionamento delle antenne ad alta frequenza, che potranno quindi raggiungere 20 gigahertz.

www.ansa.it

Imagem mostra ponto em um cometa onde robô espacial deverá pousar

Robô Philae será enviado pela sonda espacial Rosetta em novembro.
Sonda chegou a rota do cometa 67P/Churyumov Guerasimenko em agosto.


Do G1 em São Paulo



Ponto em cruz mostra onde robô deverá pousar no cometa 67P (Foto: ESA/AFP)

Uma imagem divulgada nesta segunda-feira (15) pela Agência Espacial Europeia (ESA) mostra o ponto onde o robô Philae, que será enviado pela sonda Rosetta deverá pousar na superfície do cometa 67P/Churyumov Guerasimenko, em novembro.

A sonda europeia Rosetta chegou no dia 6 de agosto ao histórico "encontro" com o cometa Churyumov Guerasimenko a 400 milhões de quilômetros da Terra, após uma viagem espacial de 10 anos.
Rosetta se posicionou a 100 quilômetros do cometa e desde então o acompanha na trajetória ao redor do Sol. O encontro no espaço aconteceu após uma viagem de mais de uma década e de 6 bilhões de quilômetros.
No dia 11 de novembro, Rosetta se aproximará a poucos quilômetros do cometa, antes de liberar a descida para a superfície do robô Philae, que tem o tamanho de uma geladeira e está repleto de instrumentos científicos.
Na superfície, o Philae realizará durante seis meses experimentos sobre a química e a textura do astro. Após a conclusão do trabalho do robô, Rosetta acompanhará o cometa 'C-G' na viagem ao redor do Sol, enquanto se afasta em direção da órbita de Júpiter, antes de concluir a missão.
Odisseia
Imagem foi divulgada nesta segunda-feira pela agência espacial europeia (Foto: ESA/AFP)Imagem foi divulgada nesta segunda-feira pela agência espacial europeia (Foto: ESA/AFP)
A odisseia começou em março de 2004, com a sonda sobrevoando diversas vezes Marte e a Terra para tomar impulso utilizando a força gravitacional dos planetas para ganhar velocidade. Depois passou por um período de hibernação que permitiu economizar energia.
Os cometas são compostos de poeira e gelo, material primordial restante do processo de formação do Sistema Solar ocorrido há 4,6 bilhões de anos.
A sonda Rosetta tentará decifrar nesta "bola de neve suja" as chaves para compreender como os planetas se formaram ao redor do Sol.
Uma das teorias, conhecida como a hipótese de panspermia, é que os cometas, ao interagir com a Terra, ajudaram a espalhar a vida no planeta, ao transportar água e moléculas orgânicas.
Até agora, as missões de exploração dos cometas foram muito reduzidas e se limitaram a sobrevoá-los. Este foi o caso da sonda americana Stardust, que transportou em seu retorno poeira deixada por um comenta, enquanto a sonda europeia Giotto se aproximou a 200 km da superfície de outro.

quarta-feira, 10 de setembro de 2014

'Scomparso' uno degli elementi nati dal Big Bang


Primo piano dell'ammasso globulare Messier 54 (fonte: ESO)



Uno degli elementi prodotti all'epoca del Big Bang è misteriosamente scomparso nell'universo: il litio, uno degli 'ingredienti' dell'universo insieme con l'idrogeno e l'elio, ma in quantità molto più piccole, si pensava fosse rarissimo soltanto nella Via Lattea. Invece le osservazioni di un ammasso globulare di un'altra galassia dimostrano per la prima volta che il litio è assente anche lì.

La scoperta, in via di pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, si deve al gruppo di astronomi guidato dall'italiano Alessio Mucciarelli dell'università di Bologna, usando il Vlt (Very Large Telescope) nel Nord del Cile, all'osservatorio Paranal dell'Eso (European Southern Observatory).

L'ammasso osservato si chiama Messier 54 e si trova in una piccola galassia satellite della nostra, la Galassia Nana del Sagittario.

Messier 54 è uno degli oltre 150 ammassi globulari che orbitano intorno alla Via Lattea e che risalgono al periodo di formazione della galassia. Scoperto alla fine del '700, per oltre 200 anni si è pensato che Messier 54 fosse simile a tutti gli altri ammassi globulari della Via Lattea. Ma nel 1994 si è visto che è associato alla Galassia Nana del Sagittario, distante 90.000 anni luce, ossia il triplo della la distanza che separa la Terra dal centro della Via Lattea.

La 'scomparsa' del litio è da decenni un rompicapo per gli astronomi. Teoricamente è possibile calcolare la quantità di questo elementi presente nell'universo primordiale e quella che dovrebbe trovarsi nelle stelle più vecchie. Ma i conti non tornano: il litio nelle stelle è infatti tre volte meno di quanto ci si aspetti.

Finora si era riusciti a misurare il litio solo nelle stelle della Via Lattea. Ma ora con queste nuove misurazioni si è visto che i livelli di litio di Messier 54 sono vicini a quelli della Via Lattea. Quindi, qualsiasi sia il motivo per cui c'è poco litio, hanno concluso gli astronomi, il problema non riguarda più soltanto la Via Lattea.


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terça-feira, 9 de setembro de 2014

Veja fotos da última 'superlua' do ano



Casal observa a Superlua no Rio Misssouri, nos Estados Unidos (Foto: Charlie Riedel/AP)
A última 'superlua' de 2014 pode ser observada na noite desta segunda-feira (8) em várias partes do mundo. O fenômeno ocorre quando a Lua alcança o ponto mais próximo de sua órbita na Terra (distância mínima de 358.387 km).O satélite natural do nosso planeta surgiu 14% maior e 30% mais brilhante do que o normal. O seu auge pode ser observado às 22h38 desta segunda-feira no horário de Brasília. Esta foi a terceira e última 'Superlua' do ano. As outras foram nos dias 12 de julho. e 10 de agosto. Em 2015, o fenômeno será nos dias 20 de janeiro, 18 de fevereiro, 20 de março, 29 de agosto, 28 de setembro e 27 de outubro.veja mais fotos
www.g1.globo.com

L'ultima super Luna


Redazione ANSA ROMA 





























Arriva l'ultima super Luna dell'anno: la notte fra l'8 e il 9 settebre c'è stata l'ultima occasione per ammirare la Luna nel suo massimo splendore prima del 2016, quando si ripeterà la stessa coincidenza astronomica della Luna piena in contemporanea al suo massimo avvicinamento alla Terra.

www.ansa.it

quinta-feira, 4 de setembro de 2014

Party mondiale per ammirare la Luna

Il 6 settembre arriva il party mondiale per ammirare la Luna (fonte: Fernando da Rosa)


Tutto il mondo festeggia la Luna: sabato 6 settembre torna l'appuntamento annuale Moonwatch party che si festeggia in tutto il mondo con centinaia di iniziative dedicate all'osservazione del nostro satellite. In Italia numerosi eventi saranno organizzati dall'Unione Astrofili Italiani (Uai) su tutto il territorio, da Francavilla Fontana in provincia di Brindisi fino a Ciriè, provincia di Torino.

“La Luna rappresenta il primo amore di un astrofilo – ha spiegato Mario Di Sora, presidente di Uai – ed è il corpo celeste che affascina di più chiunque la osserva per la prima volta, anche con un piccolo telescopio o un binocolo”. Con l'idea di far sbocciare questo amore in tutti quelli che non conoscono il cielo (spesso a causa dell'inquinamento luminoso delle città), da molti anni è stata creata l'iniziativa denominata ufficialmente come International Observe the Moon Night (Inomn).

Promossa a livello mondiale da numerose organizzazioni, enti di ricerca, associazioni, scienziati, educatori, per mettere al centro dell'attenzione il nostro satellite, in Italia è promosso dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Uai. “Proprio perché è tutti i giorni davanti a noi – ha spiegato Di Sora – tendiamo a trascurarla, addirittura le nuove generazioni quasi non sanno che ci siamo andati, eppure la visione della Luna con la guida di un appassionato è sempre bellissima, è anzi l'oggetto celeste che riscuote il maggior successo su chiunque. Il primo obiettivo di ogni astrofilo è da sempre la Luna, il trampolino per poi andare all'osservazione oggetti più difficili”. Partecipare alle decine di eventi organizzati in tutta Italia è semplicissimo, basta infatti cercare l'iniziativa più vicina alla propria zona sul sito www.reteastrofili.it.

Sono previsti decine di incontri in Italia in osservatori astronomici e piazze, dalla Puglia al Friuli, dalla Valle d'Aosta al Lazio, ma ovviamente sarà possibile creare anche un proprio 'evento' attrezzandosi di telescopio amatoriale o binocolo. “Anche con un semplice binocolo, meglio se poggiato su un cavalletto, la Luna regala grandi soddisfazioni, magari non è facile capire cosa vediamo quindi avere qualcuno che spiega è un bel aiuto.

www.ansa.it

Asteroide de 20 metros passará perto da Terra neste domingo, diz Nasa

Segundo agência espacial americana, ele não representa ameaça.
Asteroide passará por ponto mais próximo da terra às 15h18 do dia 7/9.


Ilustração mostra a órbita do asteróide '2014 RC' ao redor do sol; asteroide passará ao lado da Terra neste domingo (Foto: NASA/JPL-Caltech/Divulgação)


Da EFE - Um pequeno asteroide, de cerca de 20 metros, passará "muito perto" da Terra no próximo domingo, informou nesta quinta-feira (4) a agência espacial americana (Nasa), descartando que ele represente uma ameaça para o planeta.

O asteróide "2014 RC" passará no ponto mais perto da terra às 15h18 (horário de Brasília) deste domingo (7) sobre a Nova Zelândia.
O corpo celeste foi descoberto no dia 31 de agosto pelo programa Catalina Sky Survey (CSS), operado pelo Laboratório Lunar e Planetário da Universidade do Arizona, nos Estados Unidos, que utiliza dados de três telescópios para procurar cometas, asteroides e objetos próximos à Terra.
O asteroide foi, além disso, detectado de forma independente na noite seguinte pelo telescópio do Observatório Pan-STARRS situado no Havaí e ambos informaram suas observações ao Minor Planet Center da União Internacional Astronômica, em Cambridge.
No momento de maior proximidade, o asteroide estará aproximadamente a um décimo da distância que do centro da Terra até a Lua, ou 40 mil quilômetros.
Os cientistas assinalam que, apesar desta "proximidade", o asteroide não poderá ser visto a olho nu, embora astrônomos amadores que tenham telescópios pequenos talvez consigam captar a aparição do asteroide, que se movimentará rapidamente seguindo sua órbita.
O asteroide passará pela parte externa da órbita dos satélites de comunicações e meteorológicos que orbitam a cerca de 36 mil quilômetros sobre a superfície de nosso planeta.
A comunidade científica terá uma oportunidade única para observar e aprender mais sobre os asteroides, assinala a Nasa, que diz que "ele não parece trazer perigo nenhum para a Terra ou para os satélites".
Apesar do baixo risco de ele cair na Terra, os cientistas calculam que sua órbita deve trazê-lo de novo às proximidades de nosso planeta no futuro e seus movimentos serão vigiados de perto.

Tutti i 146 satelliti del Sistema solare






La Luna è il primo satellite naturale che si trova partendo dal centro del Sistema solare, cioè dal Sole. I due pianeti più interni (Mercurio e Venere) infatti non hanno satelliti (Lapresse)

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Scoperto il segreto delle stelle sorelle




È un segno inconfondibile come il Dna. Ogni stella nella sua composizione chimica ha una propria firma che la contraddistingue dalle altre. Quando sono simili tra loro significa che si sono formate dalla stessa nebulosa di gas e quindi vengono definite sorelle. A tracciare “l’albero genealogico delle stelle” è un gruppo di astrofisici dell’Università californiana di Santa Cruz, coordinato da Mark Krumholz, che ha pubblicato un articolo sulla rivista Nature.

"Possiamo vedere che le stelle che fanno parte dello stesso ammasso stellare oggi sono chimicamente identiche, ma possiamo pensare anche che stelle nate insieme si siano allontanate tra di loro” ha detto Krumholz. Secondo il ricercatore anche il nostro Sole probabilmente ha delle sorelle ma queste si sarebbero allontanate pochi milioni di anni dopo la loro nascita ed ora, potenzialmente, si potrebbero trovare sul lato opposto della nostra galassia. Gli astrofisici hanno utilizzato dei supercomputer per simulare la collisione di due flussi di gas interstellare che unendosi formano una nube che nel corso di milioni di anni, collassando a causa della gravità, genera ammassi di stelle.

Ogni flusso di gas ha particolari quantità di composti chimici non sempre uguali che, una volta mescolatisi, formano la carta d’identità delle stelle che nasceranno. “Questo spiega perché le stelle che nascono insieme hanno gli stessi composti chimici” racconta Krumholz. Le simulazioni hanno inoltre dimostrato che la miscelazione avviene molto velocemente, prima che la maggior parte del gas si sia trasformato in stelle. Questo è incoraggiante per le prospettive di trovare le sorelle del Sole, perché la caratteristica distintiva delle famiglie stellari che non stanno insieme, è che probabilmente si sono disperse prima ancora che gran parte della nuvola che le ha generate, si sia convertita in stelle.


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Nuova strategia di caccia alla vita aliena




Acqua, ossigeno e clorofilla: sono queste le tre 'coordinate' per cercare la vita su altri pianeti. Basandosi sulla 'impronta' che questi elementi lasciano nell'atmosfera, i ricercatori dell'università di Princeton hanno elaborato una strategia che consentirà ai telescopi spaziali di verificare la possibilità che pianeti simili al nostro possano ospitare forme di vita.

Questa nuova 'tecnica di caccia' alla vita aliena, illustrata sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze (Pnas), prevede tre fasi successive. Il primo step consiste nell'identificare quei pianeti che presentano acqua, l'elemento più facile da individuare leggendo lo spettro dell'atmosfera del pianeta. Tra questi possibili 'gemelli' della Terra si passa poi ad individuare quelli che presentano ossigeno: per identificare la sua 'firma' nell'atmosfera servono strumenti dotati di una sensibilità decisamente superiore. Infine, il cerchio viene stretto attorno ai pianeti che, oltre ad acqua e ossigeno, presentano pure clorofilla, la molecola chiave della fotosintesi che risulta particolarmente difficile da individuare con gli strumenti oggi disponibili.

La strategia dei ricercatori di Princeton si applica infatti agli attuali telescopi, che finora hanno consentito di individuare migliaia di pianeti esterni al Sistema solare (esopianeti) determinando in maniera indiretta la composizione e la struttura della loro atmosfera sulla base della loro luce riflessa e della radiazione termica.


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Ecco Lupus 4, nube che nasconde stelle


Come per il meteo terrestre, anche per quello cosmico si possono fare 'previsioni', e almeno nello spazio le nubi sembrano diradarsi per fare spazio al sole, o meglio, a nuove stelle. Così è Lupus 4, un grumo di gas e polvere, a forma di ragno, fotografato dai telescopi dell'Eso (European Southern Observatory) in Cile, che sembra una cortina di nubi plumbee e dense di pioggia, ma che presto cederà il passo alla luce di nuove stelle brillanti. Le dense sacche di materia all'interno delle sue nubi sono i luoghi infatti in cui si formano le nuove stelle.

Come spiega l'Eso dal suo sito, Lupus 4 si trova a 400 anni luce dalla Terra, a cavallo tra la costellazione del Lupo e quella del Regolo. La nube è una tra molte nubi oscure collegate tra loro che si trovano in un ammasso noto come associazione OB Scorpius-Centaurus, un gruppo di stelle relativamente giovane ma molto sparpagliato, che hanno probabilmente avuto origine da una gigantesca nube di materia. Il Sole, come la maggior parte delle stelle della nostra galassia, è probabilmente nato in un ambiente simile. Le nubi oscure di Lupus 3, vicina a Lupus 4, sono tra le più studiate, grazie alla presenza di 40 stelle novelle che si sono formate negli ultimi tre milioni di anni e che sono sul punto di 'accendere le loro fornaci a fusione'.

La principale sorgente di energia in queste stelle 'adolescenti', note come stelle T Tauri, è il calore generato dalla contrazione gravitazionale. Di Lupus 4 sono state trovate solo alcune stelle T Tauri, anche se, secondo gli astronomi, il nucleo denso di materia senza stelle all'interno della nube sembra molto promettente per la futura formazione stellare in Lupus 4. Da qui a pochi milioni di anni, secondo i ricercatori, il nucleo dovrebbe trasformarsi in stelle T Tauri. Quante stelle potranno alla fine brillare in Lupus 4? Difficile fare previsioni. Due studi ipotizzano un totale di circa 250 volte la massa del Sole, mentre un'altra ricerca arriva a un totale di circa 1600 masse solari. In ogni caso, la nube contiene materiale sufficiente per dare vita a molte nuove stelle brillanti.

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Un pallone per studiare le galassie

Un nuovo sistema di telemetria e controllo del volo stratosferico è stato collaudato in ambiente spaziale da un team dell'università La Sapienza di Roma. Il lancio è avvenuto il 17 agosto scorso dalle Isole Svalbard e i dati saranno utilizzati da Olimpo, telescopio per lo studio dell'universo primordiale e dei primi ammassi di galassie, come spiega lo stesso ateneo in una nota.

Dopo essere stato lanciato con un pallone stratosferico da 35000 m3, lo strumento ha raggiunto in circa due ore la quota operativa di 37 km, e il volo è durato 8 giorni. Il sistema così collaudato potrà essere utilizzato per la missione Olimpo. Il payload (cioè il carico scientifico di strumenti per la missione) conteneva, oltre al sistema di telemetria Iridium-pilot modificato per l'operazione stratosferica, altri sottosistemi dell'esperimento Olimpo, tra i quali un avanzato computer di bordo e un sistema di alimentazione ad energia solare, per un peso complessivo di 39 kg.

La campagna di volo, sotto la responsabilità di Silvia Masi, docente del dipartimento di Fisica, è stata cofinanziata dall'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e dalla Sapienza.

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