quinta-feira, 10 de dezembro de 2015

Estudo desvenda origem de luzes misteriosas de planeta-anão Ceres


Imagens de sobrevoo destacam a cratéria Occator, ponto brilhante na superfície de Ceres (Foto: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

A presença de pontos luminosos no planeta-anão Ceres vinha intrigando cientistas desde que a sonda Dawn, da Nasa, começou a se aproximar do corpo celeste e a fazer imagens de sua superfície em março. Nesta quarta-feira (9), um estudo publicado na revista "Nature" revelou o que está por trás das luzes misteriosas.
Segundo a Nasa, Ceres tem mais de 130 pontos luminosos. Análises das imagens revelaram que essas regiões são compostas muito provavelmente por um tipo de sal: sulfato de magnésio. Os pesquisadores acreditam que essas áreas ricas em sal foram formadas quando, no passado, impactos de asteroides revelaram uma mistura de gelo e sal que estava em uma camada inferior do solo. A sublimação desse gelo deixou apenas o sulfato de magnésio no local.
Os resultados da análise indicam que Ceres é o primeiro corpo celeste grande no cinturão de asteroides a apresentar atividade de sublimação como a de cometas.
A sonda Dawn, uma missão de US$ 473 milhões da Nasa, está orbitando ao redor de Ceres desde março. O planeta-anão, que tem 940 km de diâmetro, orbita ao redor do Sol entre Marte e Júpiter.
www.g1.globo.com

quinta-feira, 3 de dezembro de 2015

Hubble observa a mais tênue galáxia na infância do Universo

Cesar Baima - O Globo

RIO – Astrônomos usaram o telescópio espacial Hubble para observar a mais tênue galáxia na infância do Universo já vista até agora. O objeto, apelidado “Tayna” (“primogênita” em aimara, língua falada por nativos dos Andes e altiplanos da América do Sul) aparece nas imagens como estava apenas 400 milhões de anos após o Big Bang, a grande explosão que se acredita ter dado origem a tudo que existe há cerca de 13,8 bilhões de anos atrás.

Embora tanto o Hubble quanto o observatório espacial infravermelho Spitzer já tenham observado galáxias mais distantes, Tayna representa uma nova classe de objetos pequenos de brilho tênue que até agora não podiam ser detectados. Seu tamanho é comparável ao da Grande Nuvem de Magalhães, uma das galáxias-satélite anãs de nossa Via Láctea. Acredita-se que estes objetos eram os mais numerosos na infância do Universo, e sua observação permitirá obter mais pistas sobre como se formaram e evoluíram as grandes galáxias que vemos hoje na nossa vizinhança cósmica.

A detecção de Tayna só foi possível graças a um fenômeno conhecido como lente gravitacional, previsto pela Teoria da Relatividade Geral de Einstein, que acaba de completar cem anos. Nele, a luz de uma galáxia distante é distorcida e amplificada pela passagem pelo campo gravitacional gerado por um gigantesco aglomerado de galáxias no caminho para a Terra.

No caso, o brilho de Tayna foi ampliado em pelo menos 20 vezes ao cruzar a região do aglomerado MACS J0416.1-2403, localizado a cerca de 4 bilhões de anos-luz da Terra, com uma massa estimada em aproximadamente 1 quatrilhão de vezes a do Sol. A observação faz parte do programa Frontier Fields, projeto que une as capacidades do Hubble com o fenômeno das lentas gravitacionais para avançar ainda mais longe, na distância e, consequentemente, no passado os estudos sobre o Universo.

- Graças a esta detecção, nossa equipe conseguiu estudar pela primeira vez as propriedades de objetos extremamente tênues formados não muito tempo depois do Big Bang – destaca Leopoldo Infante, astrônomo da Pontifícia Universidade Católica do Chile, e um dos integrantes do grupo de pesquisadores responsável pelo estudo que revelou a galáxia, publicado no periódico científico “Astrophysical Journal”.



Leia mais: http://extra.globo.com/noticias/saude-e-ciencia/hubble-observa-mais-tenue-galaxia-na-infancia-do-universo-18212092.html#ixzz3tIAxthUc

quarta-feira, 2 de dezembro de 2015

2 de dezembro - Dia do Astrônomo



Nossos parabéns a todos os Astrônomos, profissionais ou amadores que semeiam esta Ciência tão fascinante!

Imagem: Planetário do Rio

fonte Ciência e Astronomia

terça-feira, 1 de dezembro de 2015

Asteroidi e comete hanno 'piegato' la Luna

L'inclinazione dell'asse della Luna modificata in seguito ad una serie di bombardamenti da parte di asteroidi e comete (fonte: Laetitia Lalila)L'inclinazione dell'asse della Luna modificata in seguito ad una serie di bombardamenti da parte di asteroidi e comete (fonte: Laetitia Lalila)
E' stato un bombardamento incessante da parte di asteroidi e comete ad inclinare l'asse della Luna 'piu' del previsto' rispetto al piano dell'orbita terrestre: si risolve cosi' quello che per molti anni e' stato un autentico rompicapo per astronomi e astrofisici. A trovare la soluzione, pubblicata sulla rivista Nature, è stato il gruppo dell'Osservatorio della Costa Azzurra coordinato da Kaveh Pahlevan e Alessandro Morbidelli.

Quello che non quadrava era la sua attuale inclinazione di circa 5 gradi, che avrebbe dovuto invece essere di circa 10 volte inferiore considerando il fatto che 4,5 miliardi di anni fa la Luna e' nata dai detriti generati dall'impatto di un piccolo pianeta con la Terra. 

A mettere i ricercatori sulla strada giusta e' stata una simulazione: in questo modo sono riusciti a dimostrare che poche decine di milioni di anni dopo la formazione della Luna si erano stabilite le condizioni ottimali perche' il satellite della Terra venisse bersagliato da piccoli corpi celesti, che progressivamente hanno finito per inclinarne l'asse.

Se questi impatti non fossero avvenuti, l'orbita luna si troverebbe sullo stesso piano di quella terrestre, regalandoci ogni mese spettacolari eclissi di Sole totali.

www.ansa.it

Simulata l'esplosione di una stella gigantesca

Simulata al computer l'esplosione di una stella gigantesca, più potente di una supernova: un'ipernova (fonte: Robert R. Sisneros (NCSA) and Philipp Mösta)Simulata al computer l'esplosione di una stella gigantesca, più potente di una supernova: un'ipernova (fonte: Robert R. Sisneros (NCSA) and Philipp Mösta)
Un supercomputer ha simulato l'esplosione di una stella gigantesca, ancora più ptente di una supernova: un'ipernova. L'astro, dalla massa 25 volte maggiore rispetto a quella del Sole, ha impiegato 10 millisecondi ad esplodere per poi collassare, compattandosi in una densissima stella di neutroni e liberando un getto di lampi gamma che ha attraversato gran parte dell'universo. Pubblicata sulla rivista Nature, la simulazione è stata realizzata dal gruppo di Philipp Mosta, dell'università della California a Berkeley.



La simulazione ha dimostrato che, nella sua velocissima rotazione, la stella si è anche trasformata in una dinamo capace di accelerare il campo magnetico di milioni di miliardi di volte rispetto a quello terrestre.

E' la prima volta che si simula l'esplosione di stelle gigantesche che producono lampi gamma, ossia impulsi brevi ed energetici che durano circa 100 secondi e che sono tra gli eventi più luminosi dell'universo. ''Adesso abbiamo il prototipo che ci permette di comprendere come queste potenti esplosioni producono gli elementi pesanti presenti nell'universo'', ha detto l'astronomo Eliot Quataert, dell'università di Berkeley.

Le esplosioni infatti scagliano nello spazio gli elementi pesanti, come ferro e silicio, che hanno reso possibile la vita sulla Terra e che sono il materiale da cui nascono nuove stelle. Fenomeni così violenti avvengono quando le stelle gigantesche esauriscono il loro combustibile: prima l'idrogeno e poi l'elio il carbonio e l'ossigeno. Quindi il nucleo collassa su se stesso e genera una stella di neutroni del diametro di pochi chilometri e dalla massa pari a circa 1,4 volte quella del Sole.

La simulazione ha mostrato che il collasso produce un'onda d'urto che attraversa gli strati esterni della stella e la fa girare vorticosamente. La rotazione a sua volta genera una dinamo che accelera il campo magnetico e libera due getti opposti di lampi gamma ad alta energia

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A dicembre il cielo delle feste si 'accende' con la cometa Catalina

E la Luna 'gioca a nascondino' con Aldebaran


La cometa Catalina si affaccerà nel cielo di Natale, ma sarà visibile solo con l'aiuto di un binocolo (fonte: NASA/JPL-Caltech)La cometa Catalina si affaccerà nel cielo di Natale, ma sarà visibile solo con l'aiuto di un binocolo (fonte: NASA/JPL-Caltech)

Il cielo di dicembre è pronto a festeggiare Natale, naturalmente con una cometa, e Capodanno, quando la Luna sorgerà in compagnia di Giove. A fare da 'apertivo', il 23 dicembre, sarà la replica dell'evento astronomico avvenuto in ottobre: la Luna giocherà ancora una volta 'a nascondino' con la stella Aldebaran. Ad anticipare le novità del cielo di fine 2015 è l'Unione Astrofili Italiani (Uai).

La sera di mercoledì 23 dicembre, tra le 19.05 e le 20.08, la Luna incrocerà nuovamente la posizione della stella più luminosa della costellazione del Toro, Alpha Tauri o Aldebaran. Con una massa pari a 1,7 volte quella del Sole e 500 volte più luminosa della nostra stella, Aldebaran scomparirà gradualmente dietro il disco della Luna a partire dalle 19,05.

La Luna occulterà la stella iniziando da Est, cioè dal lato scuro del satellite; dopo circa un'ora, alle 20,08, Aldebaran ricomparirà a destra, a Ovest, dalla parte illuminata, approssimativamente a metà del disco lunare. Se il cielo sarà sereno, tutti potranno osservare facilmente a occhio nudo questo evento suggestivo. Sarà visibile da tutta Italia, guardando verso Est-Sud.Est, rilevano gli astrofili della Uai. 

La cometa di Natale si chiama Catalina e, salvo imprevisti, sarà probabilmente visibile solo con l'aiuto di un binocolo, nelle ore che precedono dell'alba. A salutare Capodanno, invece, arriveranno la Luna e Giove, che nella notte del 31 dicembre sorgeranno insieme. Per tutto dicembre. infine, i pianeti continueranno ad essere protagonisti nella seconda parte della notte, con Giove, Marte e Venere.

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quinta-feira, 26 de novembro de 2015

Nasa acredita ter resolvido mistério sobre megaestrutura ‘alienígena’ no espaço

Da BBC
Image copyrightNasa
Image captionIlustração mostra uma estrela atrás de um cometa fragmentado; observações sugerem que esse seja o motivo dos misteriosos padrões de luz da estrela KIC 8462852
Uma estrela enigmática emitindo misteriosos padrões de luz motivou cientistas a sugerir, no mês passado, a possibilidade de vida alienígena naquele local.
Um deles chegou a relacionar o comportamento estranho e incomum da estrela, que lembrava um "enxame de megaestruturas", a uma possível civilização de ETs.
A Nasa (agência espacial americana) vinha monitorando a estrela havia quatro anos, chamada KIC 8462852, e identificou padrões estranhos de luminosidade em 2011 e em 2013.
Agora, achados recentes da agência apontam para a hipótese de que a aparência da estrela provavelmente seja causada por uma família de cometas viajando em uma órbita longa e rara em torno dela.
À frente da família haveria um enorme cometa, que teria bloqueado a luz da estrela em 2011, como foi detectado pela missão Kepler da Nasa.
Depois, em 2013, o restante da família, fragmentos de cometas de diferentes tamanhos, teriam passado novamente em frente à estrela e bloqueado sua luz, motivando os padrões luminosos misteriosos.

Obra alienígena

Quando a estrela foi identificada, o astrônomo Jason Wright, da Universidade da Pensilvânia, disse que parecia "algo que você esperaria ser construído por uma civilização alienígena."
Tabetha Boyajian, pesquisadora na Universidade de Yale, disse se tratar de "algo nunca visto".
Image copyrightNasa
Image captionIlustração do telescópio espacial Spitzer, que usa luz infravermelha para tentar desvendar os padrões de luz da misteriosa estrela
Pesquisadores usaram luz infravermelha para detectar movimento de calor em torno da estrela, mas os cometas não estavam visíveis nas observações feitas neste ano, o que deixa o caso ainda em aberto.
"Nós talvez ainda não saibamos o que está ocorrendo em torno dessa estrela, e é isso que a torna tão interessante", afirmou o astrofísico Massimo Marengo, que conduziu o estudo da Nasa, baseado em dados do telescópio espacial Spitzer.
Segundo Marengo, mais observações serão necessárias para esclarecer o caso da KIC 8462852.
"Essa é uma estrela muito estranha, que me lembra quando descobrimos os pulsares (estrelas de nêutrons que emitem ondas de rádio). Eles estavam emitindo sinais estranhos que ninguém havia visto, e o primeiro a ser descoberto foi batizado LGM-1 (iniciais de 'pequeno homem verde', na sigla em inglês)."

quarta-feira, 25 de novembro de 2015

Por que Marte vai ter anéis como os de Saturno

Da BBC


Nasa
Image captionPhobos é um acumulado de de escombros que ficam unidos devido a uma capa externa de material mais sólido
Cientistas americanos previram que a maior lua de Marte, Phobos, se despedaçará e que os fragmentos resultantes formarão um anel em torno do planeta nos moldes dos que circulam Saturno.
Em um estudo divulgado na revista especializada Nature Geoscience, os pesquisadores, da Universidade de Berkeley, relatam que Phobos se aproxima de Marte e estimam que a lua será destruída em 20 a 40 milhões de anos.
Phobos orbita a apenas 6 mil quilômetros acima da superfície de Marte, é a lua mais próxima de um planeta em todo o Sistema Solar. A Lua fica a 400 mil quilômetros da Terra, por exemplo.
A gravidade do planeta está atraindo a lua, que avança cerca de dois metros a cada cem anos, segundo a Nasa, a agência espacial americana.
Em seu estudo, os pesquisadores Benjamin Black e Tushar Mittal, calculam que Phobos, de 22 quilômetros de diâmetro, se desintegrará devido à presença de fraturas e poros em sua massa.
Black e Mittal fizeram uma estimativa da coesão de Phobos e concluíram que ela é insuficiente para resistir às forças gravitacionais do planeta.

Barra de cereais

Os cientistas afirmam que Phobos é uma lua com muitas fraturas e despedaçá-la pode ser comparado ao que acontece quando uma pessoa tenta partir uma barra de cereais: pedaços e migalhas se espalham para todos os lados.
E os destroços resultantes da desintegração de Phobos - rochas de vários tamanhos e muita poeira - continuariam orbitando Marte e se distribuir rapidamente em volta do planeta formando um anel.
Nasa
Image captionCom seu anel, o aspecto de Marte no futuro será parecido com o de Saturno
Os pesquisadores preveem que os pedaços maiores cairão no planeta em algum momento, mas a maioria dos destroços circulará Marte durante milhões de anos até que estes pedaços também caiam.
Já a outra lua de Marte, Deimos (que tem cerca da metade do tamanho de Phobos), permanecerá em uma órbita mais distante.
O modelo criado por Black e Mittal mostra também que, uma vez iniciado o processo, ele será rápido: o anel deve ser formar em um prazo de seis semanas.
"Se você estivesse parado na superfície de Marte, poderia se sentar em uma cadeira e ver como Phobos se desintegra para formar um grande anel", disse Black.
Os cientistas afirmam no entanto que serão necessárias mais missões espaciais a Phobos para confirmar se o modelo de previsões que eles criaram para a lua de Marte está correto.
Nasa
Image captionSaturno tem anéis mas, ao contrário de Marte que é rochoso, Saturno é um planeta gasoso
Black e Mittal, do Departamento de Ciências da Terra e Planetária da Universidade de Berkeley, ficaram intrigados com o comportamento atípico de Phobos, de uma lua que se move na direção do planeta em volta do qual orbita. A Lua, por exemplo, se distancia da Terra a cada ano.
O que se sabe é que apenas um outra lua no Sistema Solar, a maior lua de Netuno, Tritão, está se movendo para perto do planeta.

terça-feira, 24 de novembro de 2015

Um ‘Gato de Alice’ cósmico




Combinação de observações feitas com os telescópios espaciais Hubble (luz visível) e Chandra (raios-X) mostra os grupos de galáxias que formam um sorriso no céu e por isso receberam o apelido de “Gato de Cheshire”, personagem do livro “Alice no País das Maravilhas”: estudo indica que as galáxias que formam os “olhos” do gato estão se aproximando a uma velocidade de cerca de 500 mil km/h e devem se fundir dentro de 1 bilhão de anos Foto: Chandra X-ray Observatory Center / Nasa/Chandra/Hubble



Cesar Baima - O Globo


RIO – Dois grupos de galáxias que parecem formar um sorriso no céu devido ao fenômeno das lentes gravitacionais, e por isso receberam o apelido de “Gato de Cheshire” em homenagem ao personagem do livro “Alice no País das Maravilhas”, estão a caminho de um processo de fusão que resultará na criação do que os astrônomos chamam de um “fóssil” cósmico, composto por uma galáxia elíptica gigante cercada por vários conjuntos estelares menores. Segundo estudo publicado recentemente no periódico científico “The Astrophysical Journal”, as duas galáxias que formam os “olhos” do gato estão se aproximando a uma velocidade de cerca de 500 mil km/h e deverão se unir daqui a 1 bilhão de anos, quando então o grupo poderá receber outro apelido, talvez “Ciclope”.

Este “Gato de Alice” cósmico é considerado um exemplo clássico de lente gravitacional, um dos efeitos previstos pela Teoria da Relatividade Geral de Albert Einstein, que completa cem anos de sua publicação esta semana. O fenômeno acontece quando a gravidade da matéria tanto visível quanto escura do grupo de galáxias amplia e distorce a luz emitida por outras galáxias mais distantes.


Leia mais: http://extra.globo.com/noticias/saude-e-ciencia/um-gato-de-alice-cosmico-18122135.html#ixzz3sQz9LQHO

quarta-feira, 18 de novembro de 2015

O planeta com ventos mais rápidos que o som (e temperatura de 1.200ºC)

HD 189733b, a 63 anos-luz da Terra, tem ventos 20 vezes mais velozes do que os já registrados em nosso planeta.

Da BBC
 Uma ilustração do HD 189733b, um dos exoplanetas mais estudados pelos astrônomos (Foto: Universidade de Warwick/Divulgação)Uma ilustração do HD 189733b, um dos exoplanetas mais estudados pelos astrônomos (Foto: Universidade de Warwick/Divulgação)
Pesquisadores britânicos descobriram um exoplaneta no qual os ventos sopram a uma velocidade de 8.690 quilômetros por hora, sete vezes acima da velocidade do som, e com temperatura ambiente de 1.200 graus.
O HD 189733b fica a 63 anos-luz da Terra, fora do Sistema Solar, na constelação Vulpecula. Ele foi descoberto em 2005, mas apenas agora os cientistas da Universidade de Warwick conseguiram observar o clima no planeta.
"Esta é o primeiro mapa meteorológico de fora do nosso Sistema Solar. Já sabíamos que havia vento em exoplanetas, mas nunca conseguimos medir e mapear diretamente um sistema meteorológico", afirmou Tom Louden, do Grupo de Astrofísica da universidade britânica.
Esta é o primeiro mapa meteorológico de fora do nosso Sistema Solar. Já sabíamos que havia vento em exoplanetas, mas nunca conseguimos medir e mapear diretamente um sistema meteorológico"
Tom Louden, da Universidade de Warwick
Os ventos no HD 189733b são 20 vezes mais velozes dos que os mais rápidos já registrados em nosso planeta.
A medição da velocidade foi feita graças a observações do telescópio Harps, no observatório La Silla, no Chile.
"A velocidade (do vento) no HD 189733b foi medida usando uma espectroscopia de alta resolução de absorção do sódio presente na atmosfera. Como parte da atmosfera do HD 189733b se aproxima e afasta da Terra (por causa da órbita e outros movimentos), o efeito Doppler muda o comprimento de onda deste elemento, o qual permite medir a velocidade", acrescentou Louden.
O efeito Doppler é a mudança da frequência de uma onda produzida pelo movimento relativo da fonte em relação ao seu observador. Neste caso, o objeto em movimento é o exoplaneta.
"A superfície da estrela (em torno da qual o exoplaneta gira) é mais brilhante no centro do que na borda", disse Louden.
"E como o planeta se move em frente à estrela, a quantidade relativa de luz que ficava bloqueada em diferentes partes da atmosfera muda."
"Pela primeira vez usamos esta informação para medir as velocidades em lados opostos do planeta de forma independente, o que nos deu nosso mapa de velocidades", acrescentou o cientista.
O clima em outros planetas
Os pesquisadores afirmam que este trabalho pode ajudar a estudar com mais detalhes as correntes de vento em outros planetas parecidos com a Terra e que estão fora do Sistema Solar.

"Estamos muito animados por termos descoberto uma forma de mapear sistemas meteorológicos em planetas distantes. Quando desenvolvermos mais a técnica, conseguiremos estudar o fluxo do vento com mais detalhe e fazer mapas meteorológicos de planetas menores. Esta técnica vai permitir que façamos imagens de sistemas meteorológicos de planetas parecidos com a Terra", afirmou Peter Wheatley, que também faz parte do Grupo De Astrofísica da Universidade de Warwick.
O HD 189733b pertence a uma categoria de planetas conhecidos como "júpiteres quentes".
Eles são chamados assim porque têm uma massa parecida com a de Júpiter e podem percorrer sua órbita em menos de três dias.
No caso do HD 189733b, ele é 10% maior que Júpiter e tem uma temperatura de 1.200 graus.
Devido ao seu tamanho e ao fato de estar relativamente perto de nosso Sistema Solar, ele é um dos exoplanetas mais estudados pelos astrônomos.

domingo, 15 de novembro de 2015

Una 'mostruosa' nube di ghiaccio su Titano

Il vortice che in inverno imperversa sul Polo Sud di Titano (fonte: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)Il vortice che in inverno imperversa sul Polo Sud di Titano (fonte: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute)
Una "mostruosa" nube di ghiaccio avvolge il Polo Sud di Titano, la più grande delle lune di Saturno: a fotografarla è stata la sonda Cassini, che sta catturando i violenti cambi stagionali in atto. L'analisi delle immagini che rendono evidente la morsa dell'inverno su Titano è stata fatta da Carrie Anderson, del Centro Goddard della Nasa ed è stata presentata nell'incontro annuale della Società Astronomica Americana


. L'arrivo dell'inverno nell'emisfero Sud di Titano era stato mostrato dalle immagini di Cassini scattate nel 2012, quando la sonda aveva visto una enorme nube di ghiaccio in formazione sopra il polo Sud. Secondo i ricercatori americani la gelida coltre fatta soprattutto di azoto e metano era però solamente la punta dell'iceberg. 



Ora nel pieno dell'inverno, che su Titano dura 7 anni e mezzo, il sistema nuvoloso si è allargato di molto raggiungendo temperature bassissime, sotto i -150 gradi centigradi. Grazie ai dati raccolti dallo strumento Cirs (Composite Infrared Spectrometer) si è scoperto che queste nubi somigliano molto alla nebbia terrestre e risultano quasi perfettamente piatte nella parte superiore, un vero gelido mantello. 



Frutto della collaborazione fra Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi), la sonda Cassini 'passeggia' dal 2004 tra le lune di Saturno con periodici incontri che stanno svelando molti preziosissime informazioni. I numerosi sorvoli di Titano, che si concluderanno nel 2017 con la chiusura della missione, stanno infatti svelando i profondi cambiamenti che avvengono nei due emisferi durante i cambi stagionali.

www.ansa.it/scienza

'Segnali' dalla grande Nube di Magellano

La Grande Nube di Magellano (fonte: Wei-Hao Wang, IfA, U. Hawaii)La Grande Nube di Magellano (fonte: Wei-Hao Wang, IfA, U. Hawaii)
'Segnali' dalla Grande Nube di Magellano: hanno sorpreso gli astrofisici e si sono guadagnati una pubblicazione sulla rivista Science perchè sono i primi in assoluto che provengono dalla prima pulsar, ossia da una stella di neutroni che ruota rapidamente su stessa, mai scoperta al di fuori della Via Lattea. 


A intercettare la pulsar è stato il telescopio Fermi, lanciato dalla Nasa e nel quale l'Italia ha un ruolo importante con Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi). I segnali inviati dalla stella sono raggi gamma e sono circa venti volte maggiori rispetto a quelli della pulsar più potente finora nota, quella di trova nella Nebulosa del Granchio.

A scoprire la più brillante delle pulsar è stato lo strumento Lat (Large Aera Telescope) del telescopio Fermi. "Nella sua scansione continua del cielo gamma, Fermi ha un'ottima copertura della Nube di Magellano", ha detto Patrizia Caraveo, responsabile per l'Inaf dello sfruttamento scientifico dei dati raccolti da Lat. I dati, raccolti in passato, sono stati nuovamente analizzato con un nuovo software, che ha permesso osservazioni più dettagliate. 

La pulsar dalla quale provengono i raggi gamma si chiama J0540-6919 e si trova nella Nebulosa della Tarantola, nota agli astrofisici per essere ricca di stelle, polveri e gas e distante circa 160.000 anni luce dalla Terra. E' una gemella della pulsar che si trova nella Nebulosa del Granchio perchè ha, come questa, circa 1.100 anni, un campo magnetico simile e gira su stessa in cinque centesimi di secondo.



www.ansa.it/scienza

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