segunda-feira, 19 de novembro de 2012

L'Europa dello spazio decide del suo futuro

Da martedì 20 novembre a Napoli la conferenza ministeriale dell'Esa


L'Europa dello spazio decide del suo futuro nella conferenza ministeriale dell'Esa in programma a Napoli il 20 e 21 novembre (fonte: ESA)  
L'Europa dello spazio decide del suo futuro nella conferenza ministeriale dell'Esa in programma a Napoli il 20 e 21 novembre (fonte: ESA)
 
Lanciatori, Stazione Spaziale Internazionale e osservazione della Terra: sono questi i principali fra i grandi temi sui quali si deciderà il futuro dello spazio europeo, nella conferenza ministeriale dell'Agenzia Spaziale Europa (Esa), quest'anno ospitata dall'Italia.

I ministri della Ricerca dei 20 Paesi membri dell'Esa saranno a Napoli il 20 e 21 novembre per tracciare le strategie sui programmi futuri in campo spaziale, cruciali per incentivare competitivita' e crescita dell'Europa. Una conferenza difficile, organizzata in un momento di grave crisi economica e finanziaria nel quale lo spazio diventa una scommessa per il futuro.

E' un appuntamento importante anche per l'Italia, che guarda alla conferenza con ottimismo, forte di alcuni segnali positivi che promettono di rendere più fluido il lavoro della ministeriale. Alcuni di questi riguardano la decisione di proseguire con la Stazione Spaziale fino al 2020, osserva il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Enrico Saggese. Sembra infatti che la Francia sia disposta a mettere da parte la decisione di limitare al 2017 la partecipazione europea alla attività della stazione orbitale.

Si apre uno spiraglio anche per quanto riguarda l'accordo tra Francia e Germania sui grandi lanciatori, in particolare l'Ariane 5 Me (Mid-lifeEvolution). In programma anche ulteriori sviluppi per per Vega, il lanciatore per piccoli carichi nel quale l'industria italiana gioca un ruolo di primo piano con la Avio. ''Si stanno studiando ulteriori sviluppi di Vega, verificando - ha detto Saggese - se questi non possano essere allineati con quelli di un primo stadio di un futuro Ariane 6''. Una strada, questa, che aprire aprirebbe all'Italia una futura partecipazione al programma del futuro sviluppo dei lanciatori Ariane.

L'osservazione della Terra è un altro tema di primo piano della ministeriale ed anche in questo ambito l'Italia è pronta a dare un contributo importante. Si discuterà in particolare delle future missioni del programma Earth Explorer .

''Si prosegue - ha aggiunto il presidente dell'Asi - anche con i programmi scientifici''.

Atteso infine dalla conferenza ministeriale - ha concluso Saggese - anche un ''documento politico che cerca di avvicinare l'Esa agli obiettivi dell'Unione Europea''.

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Nasce il Museo degli antichi strumenti astronomici

Presso l'osservatorio di Capodimonte


Una sala del Museo degli antichi strumenti dell’Osservatorio di Capodimonte a Napoli (fonte: Osservatorio di Capodimonte/INAF)  
 Una sala del Museo degli antichi strumenti dell’Osservatorio di Capodimonte a Napoli
 (fonte: Osservatorio di Capodimonte/INAF) 
 
Un viaggio nella storia dell'astronomia degli ultimi 200 anni attraverso antichi strumenti che somigliano ad opere d'arte: è possibile visitando il Museo degli antichi strumenti astronomici dell'Osservatorio di Capodimonte dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) inaugurato a Napoli.

Realizzato per volontà del direttore dell'Osservatorio, Massimo Della Valle, con fondi interni all'Osservatorio e con il contributo della Regione Campania, il museo ospita strumenti che risalgono a un'epoca che comprende gli inizi della vita dell'Osservatorio, che è stato completato nel 1819, fino al secolo scorso. A curare la realizzazione del museo, che comprende cannocchiali di diverse dimensioni, oculari, scale graduate, per determinare le posizioni degli astri, antichi libri, sono stati l'architetto Liana de Filippis e Mauro Gargano.

Nelle sale è possibile ''toccare con mano le cose che abbiamo studiato a scuola'', ha rilevato Della Valle. A cominciare dalla prima edizione, pubblicata a Norimberga nel 1543, del De Revolutionibus Orbium Coelestium di Niccolò Copernico, il libro che ha rivoluzionato il pensiero scientifico, allo specchio costruito nel 1798 dall'astronomo William Herschel, che scoprì il pianeta Urano, fino al telescopio di Fraunhofer realizzato agli inizi dell'800.

''C'era un sovrannumero di oggetti bellissimi non valorizzati – ha spiegato Della Valle - e soltanto una parte era esposta perché c'era una sala espositiva troppo ridotta; altri oggetti erano chiusi in cassaforte. Abbiamo deciso di ampliare l'area espositiva collegando la sala che prima era adibita all'esposizione con un'altra sala attraverso un cunicolo di età borbonica che era stato chiuso e che abbiamo fatto aprire''.

Nel museo vi è anche una biblioteca virtuale dove si possono consultare i libri antichi. ''L'osservatorio di Capodimonte è una delle eccellenze campane – ha osservato l'assessore all'Istruzione della Regione Campania, Caterina Miraglia – nella quale è necessario coinvolgere ancora di più le istituzioni e che vorrei inserire nei progetti dei poli scolastici''".

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sábado, 17 de novembro de 2012

Leonidas

O fenómeno das Leonidas consiste numa chuva de estrelas associadas à passagem do cometa Tempel-Tuttle. A chuva de estrelas pode ser observada todos os anos por volta de 17 de Novembro, altura em que a Terra se cruza com o rasto do cometa. Este rasto consiste em pequenas partículas sólidas, conhecidas como meteoróides, ejectadas pelo cometa quando passa pelo Sol. As Leónidas foram assim baptizadas devido à aparente origem da constelação Leo: observando o céu tem-se a percepção do fluxo de partículas originar na direcção desta constelação.

As Leonidas são famosas devido à espectacularidade do fenómeno. A sua recorrência tende a ser de 33 em 33 anos, associada à órbita de 33 anos do Tempel-Tuttle. Podem ser observadas verdadeiras tempestades de estrelas cadentes em determinados anos, chegando a atingir os milhares de meteoritos por hora; com efeito, algumas datas assinaláveis para este fenómeno foram 1698, 1799, 1832, 1833, 1866, 1966, 1999, 2001 e 2002.

Da Wikipedia

sexta-feira, 16 de novembro de 2012

La stella che visse due volte

Abell 30 è una stella morente, ma ha ricominciato a brillare


La stella Abell 30 che ha ripreso a brillare (Fonte: ESA/XMM-Newton; NSF/NOAO/KPNO; NASA/CXC/IAA-CSIC/M. Guerrero et al; NASA/STScI) 
 La stella Abell 30 che ha ripreso a brillare (Fonte: ESA/XMM-Newton; NSF/NOAO/KPNO; NASA/CXC/IAA-CSIC/M. Guerrero et al; NASA/STScI)
 
Una stella morente chiamata Abell 30 è rinata brevemente dalle sue ceneri in un repentino luccichio, dopo aver scagliato i suoi gusci gassosi nello spazio, imitando il possibile destino del nostro Sistema Solare fra qualche miliardo di anni.

Distante 5.500 anni luce dalla Terra, la stella 'risorta' è simile al Sole ed la sua rinascita è visibile grazie al mosaico di immagini ottenute dai telescopi spaziali Hubble, gestito da Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa), XMM-Newton dell'Esa e Chandra della Nasa.

Abell 30 è una stella giunta alla fine dellla sua vita e trasformata quindi in gigante rossa (o nebulosa planetaria) formata da spessi gusci di materiale stellare scagliati nello spazio. Si trasformano in oggetti come questi le stelle simili al Sole nel momento in cui arrivano alla fine della loro vita ed espellono i gusci esterni.

Il nucleo denudato e i gusci espulsi della stella brillano di luce ultravioletta, con la conseguenza che queste stelle morenti sembrano complesse opere d'arte. Ai telescopi ottici, invece, gli oggetti appaiono come gusci quasi sferici di materiale incandescente in espansione.

Abell 30 ha conosciuto il suo primo incontro con la morte 12.500 anni fa, quando il suo guscio esterno è stato strappato via da un denso e lento vento stellare. Poi, circa 850 anni fa, la stella improvvisamente è tornata in vita, probabilmente a causa di materiali ricchi di elio e carbonio che hanno ricominciato a bruciare. Il guscio esterno della stella si è brevemente ampliato, durante questo episodio, ma poi si è contratto di nuovo nel giro di 20 anni.

Ciò ha avuto l'effetto di accelerare il vento dalla stella fino alla sua velocità attuale, di oltre 14 milioni di chilometri orari. Il vento stellare bombarda i grumi densi di materiale e l'immagine inviata dai telescopi spaziali indica quale potrebbe essere il destino della Terra e degli altri pianeti del Sistema Solare fra qualche miliardo di anni.

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ON deposita primeiro registro de patente na área de Astronomia

ON deposita primeiro registro de patente na área de Astronomia
 


O invento é o heliômetro anular, usado para medir o diâmetro solar com alta precisão.

(JC) O Observatório Nacional (ON) depositou seu primeiro pedido de registro de patente na área de astronomia. O invento é chamado "Dispositivo para medidas angulares", e trata-se de um heliômetro anular, um telescópio refletor desenvolvido para medir o diâmetro solar com alta precisão, superior ao heliômetro convencional.

O pesquisador Victor D'Ávila, um dos responsáveis pelo invento, explica que o Sol não apresenta um comportamento estável. Além disso, embora sejam registrados alguns ciclos na sua dinâmica, não é possível prever suas variações, que se manifestam no seu campo magnético, na sua luminosidade e no seu diâmetro. Como o Sol determina o clima da Terra e define, portanto, a possibilidade de existência de vida no planeta, compreender seu comportamento é de grande importância.

O princípio de um heliômetro é combinar num mesmo tubo dois telescópios apontando para duas direções próximas. "Dessa forma, os efeitos e defeitos dos dois instrumentos se cancelam quando medimos a posição relativa de dois pontos no céu, nesse caso, dois pontos opostos no disco solar", explica D'Ávila.

A vantagem do heliômetro anular desenvolvido no ON é que ele utiliza um sistema de espelhos, que apresentam maior estabilidade mecânica que as lentes empregadas no heliômetro convencional. A opção pelos espelhos em vez de lentes também permitiu criar uma configuração nova para a óptica do instrumento, possibilitando que ele tome medidas angulares de alta precisão em qualquer direção. "Podemos dizer que, com a concepção do heliômetro anular, conseguimos materializar o ideal de efetuar medidas angulares com a mais completa independência da estabilidade óptica e mecânica do instrumento", diz o pesquisador.

Os procedimentos de apoio ao processo do pedido de patente de invenção foram realizados pelo Núcleo de Inovação Tecnológica (NIT-RIO), e o depósito do pedido foi feito no último dia 19 de outubro. Em março deste ano, o ON depositou o registro de patente do "dispositivo e método para simular a compensação de bússola náutica", desenvolvido na área de geofísica.

Confira abaixo a entrevista com o pesquisador Victor D'Ávila.

Por que o diâmetro do Sol muda? Com que frequência?

Victor D'Ávila: O Sol não é em absoluto uma estrela imutável. Pelo contrário, desde a invenção do telescópio, por Galileu, são observadas manchas que evoluem na superfície do Sol. Logo se percebeu que essas manchas apareciam em ciclos de 11 anos, aproximadamente. Os astrônomos costumam avaliar um parâmetro, chamado de atividade solar através do número e tamanho das manchas. O que é mais estimulante no estudo desses ciclos solares é o fato de que esses ciclos não são sempre iguais entre si, mas sim apresentam variações de um ciclo para outro e que essas variações na atividade solar são impossíveis de se prever.

Em pouco tempo também se aprendeu que esse ciclo de 11 anos se manifesta em muitos outros parâmetros solares tais como seu campo magnético, sua luminosidade e seu diâmetro. Sabe-se que a amplitude das variações do diâmetro solar é muito pequena, de uns poucos milionésimos do seu valor médio e, por isso mesmo, sua medida representa um verdadeiro desafio para os astrônomos.

Que importância isso tem?

Victor D'Ávila: O Sol determina o clima da Terra e, assim, a possibilidade de existência de vida no nosso planeta. Sabemos também que o Sol não se comporta de forma estável. Como já dissemos, o Sol apresenta um ciclo de variações de 11 anos. E o que é mais preocupante, é que mesmo esse ciclo não é estável nem previsível. Assim, por exemplo, em torno de 1680, durante cerca de 70 anos, o nosso Sol praticamente não apresentou aquele ciclo de 11 anos das manchas solares. Ou seja, sua atividade praticamente se extinguiu. Esse período ficou conhecido na astronomia como Mínimo de Maunder. Nessa época, durante longos anos, o Sol nem mesmo apresentou manchas! Será que isto afetou o clima terrestre? Bem, isso não se sabe com certeza, mas, coincidência ou não, os meteorologistas registraram uma abrupta queda de temperatura em toda a Europa por alguns séculos por volta de 1600 ou 1700 e que ficou conhecida como a Pequena Idade do Gelo.

Por outro lado, para que seja possível calibrar e avaliar os modelos teóricos sobre o interior do Sol e seu funcionamento, é muito importante comparar as previsões dos modelos com as observações astronômicas, entre elas, a medida da evolução do diâmetro solar.

Para que serve o heliômetro?

Victor D'Ávila: O heliômetro é um instrumento desenvolvido para medir o diâmetro solar.

Qual a diferença do convencional para o anular?

Victor D'Ávila: O heliômetro anular, objeto do pedido de patente do Observatório Nacional, é um novo tipo de heliômetro que é capaz de medir o diâmetro solar com uma precisão ainda maior que o heliômetro convencional.

Quais são as vantagens do instrumento proposto em relação aos já existentes?

Victor D'Ávila: A ideia básica por trás de um heliômetro é combinar num mesmo tubo dois telescópios apontando para duas direções próximas. Dessa forma, os efeitos e defeitos dos dois instrumentos se cancelam quando medimos a posição relativa de dois pontos no céu, nesse caso, dois pontos opostos no disco solar.

No heliômetro convencional essa configuração de dois telescópios num mesmo tubo é realizada fazendo com que cada telescópio seja dotado de uma lente objetiva (a grande lente frontal) na forma de um semicírculo, ou meia-lua. As duas lentes objetivas são dispostas lado a lado na frente do tubo do heliômetro convencional. O ponto fraco do heliômetro convencional vem do fato de que qualquer medida angular ao longo da direção que une as semiluas é dependente da estabilidade mecânica e óptica do instrumento. Já no heliômetro anular utilizamos espelhos no lugar de lentes para, com isso, tirar proveito da reconhecida estabilidade mecânica dos materiais com que são feitos os modernos espelhos.

Além disso, e precisamente por utilizarmos espelhos, e não lentes, nos foi possível criar uma configuração nova para a óptica do instrumento através do uso de espelhos objetivos anulares concêntricos. Note-se que não é possível confeccionar lentes anulares. O mesmo não ocorre com espelhos objetivos anulares concêntricos, que são de manufatura relativamente fácil.

Por uma questão de simetria, espelhos anulares concêntricos são perfeitos para realizar medidas angulares de alta precisão em qualquer direção. Podemos dizer que com a concepção do heliômetro anular conseguimos materializar o ideal de efetuar medidas angulares com a mais completa independência da estabilidade óptica e mecânica do instrumento.
 
 
Lucimary Vargas
Presidente
Observatório Astronômico Monoceros
Planetário Além Paraíba
Estação Meteorológica 083/MG-5ºDISME-INMET
AHAP/CEPESLE
Além Paraíba-MG-Brasil
Sites e Blogs principais:
http://www.monoceros.xpg.com.br
http://astronomicando.blogspot.com
http://arqueoastronomy.blogspot.com
http://cepesle-news.blogspot.com
http://www.arquivohistorico-mg.com.br
http://www.arquivohistorico-mg.org.br

quarta-feira, 14 de novembro de 2012

Astrônomos encontram planeta 'errante' a cem anos-luz da Terra

Corpo celeste não orbita nenhuma estrela e vaga pelo Universo.
Estudo do objeto pode dar informações sobre como os planetas se formam.

Do G1, em São Paulo

Impressão artística do planeta errante CFBDSIR (Foto: ESO/L. Calçada/P. Delorme/Nick Risinger) 
Impressão artística do planeta errante CFBDSIR
(Foto: ESO/L. Calçada/P. Delorme/Nick Risinger)
 
Astrônomos localizaram o que eles acreditam que seja um planeta “errante” que pode ser o mais próximo do Sistema Solar já encontrado, situado a cerca de cem anos-luz da Terra. Planeta “errante” é aquele que não gira em torno de nenhuma estrela e, portanto, vaga a esmo pelo Universo.

Os planetas errantes não chegam a ser uma novidade para a ciência. Foram descobertos na década de 1990 e sua existência já foi descrita em inúmeros artigos científicos. A peculiaridade do atual estudo é a relativa proximidade do corpo celeste, que facilita o seu estudo.

Philippe Delorme, autor principal do estudo, explicou que é mais fácil estudar um planeta quando ele está isolado, pois as estrelas acabam ofuscando os planetas que a orbitam. Delorme liderou a pesquisa do Observatório Europeu do Sul (ESO, na sigla em inglês), projeto que conta com a participação do Brasil.

Assim, a pesquisa serve como uma maneira de melhorar a compreensão sobre como são formados os exoplanetas – como são chamados os planetas situados fora do Sistema Solar. As características observadas nestes planetas errantes podem estar presentes também em planetas que orbitam estrelas, potenciais candidatos a abrigar vida fora da Terra.

O planeta recém-localizado foi chamado de CFBDSIR2149. O próximo passo é descobrir mais informações sobre a atmosfera do planeta. Eles pretendem ainda, com essas informações, determinar se o planeta se originou de um grupo estelar vizinho, conhecido como AB Doradus, e quando ele se separou desse grupo.

Dezenas de milhares de turistas e astrônomos se dirigiram na manhã desta quarta-feira a Queensland, no nordeste da Austrália, para observar um eclipse total do sol.




Turistas acompanham o eclipse

Dezenas de milhares de turistas acompanharam o eclipse total do sol em Queensland

Foi o primeiro fenômeno do tipo visível na região em mais de 1.300 anos, segundo cientistas.

O eclipse, que ocorre quando a lua passa entre a Terra e o sol, deixou partes da região no escuro por pouco menos de 3 minutos.

O próximo eclipse total do sol acontecerá somente em março de 2015, e poderá ser visível no Atlântico Norte.



http://www.bbc.co.uk/portuguese

terça-feira, 13 de novembro de 2012

Céu nublado atrapalha visão do eclipse total do Sol na Oceania

Fenômeno ocorreu nesta terça no Brasil, manhã de quarta na Austrália.
Último eclipse total visto em território australiano aconteceu há dez anos.

Do G1, em São Paulo

Milhares de turistas, cientistas e astrônomos amadores que estavam no Nordeste da Austrália viram o eclipse total do Sol em um céu nublado no começo da manhã desta quarta-feira (14), hora local, início da noite de terça (13) no Brasil.

Imagens divulgadas pelas agências de notícias "France Presse" e "Reuters" mostram o fenômeno na região de Palm Cove. O Norte da Austrália é a única parte do mundo que verá o eclipse total. O Leste do país, a Nova Zelândia, a Indonésia e o extremo sul da Argentina e do Chile terão eclipse parcial.

O último eclipse total visto na Austrália aconteceu há dez anos, e o ponto de maior visibilidade foi no Outback, como é chamado o grande deserto que ocupa a maior parte do território australiano.

Segundo a Secretaria de Turismo do estado de Queensland, mais de 50 mil pessoas se dirigiram à região para ver o eclipse e alguns deles reservaram com mais de três anos de antecedência.


Imagem mostra momento em que Lua entra na frente do Sol, se encaminhando para o eclipse total. (Foto: Greg Wood/AFP) 
Imagem mostra momento em que Lua entra na frente do Sol, se encaminhando para o eclipse total. (Foto: Tim Winborne/Reuters)
 
 
Instante do eclipse total do Sol, registrado na região de Palm, no Nordeste da Austrália (Foto: Greg Wood/AFP) 
Instante do eclipse total do Sol, registrado na região de Palm Cove, no Nordeste da Austrália (Foto: Greg Wood/AFP)
 
Homem observa fenômeno que ocorreu na Austrália na manhã desta quarta-feira (14), hora local. Eclipse total do Sol foi visto com céu nublado (Foto: Tim Wimborne/Reuters) 
Homem observa fenômeno que ocorreu na Austrália na manhã desta quarta-feira (14), hora local. Eclipse total do Sol foi visto com céu nublado (Foto: Tim Wimborne/Reuters)

Acompanhe ao vivo o eclipse total do sol


O último eclipse total do Sol de 2012 está acontecendo neste momento. O fenômeno pode ser observado desde as 17h40 da Austrália, apesar das nuvens que encobrem o sol. Cerca de 60 mil pessoas estão no local, acompanhando as imagens. O eclipse solar total ocorre quando a Lua cobre totalmente o Sol, fazendo com que o dia pareça noite. No Brasil, você poderá ver acontecer um eclipse do tipo em 2045.


Mas, enquanto ele não chega, acompanhe a transmissão ao vivo.



 http://super.abril.com.br/blogs/superblog

Céu nublado pode atrapalhar visão de eclipse total na Austrália

Norte do país é a única região do mundo que verá eclipse total.
Fenômeno acontece nesta quarta (14), noite de terça no horário de Brasília.

Da AP

Milhares de turistas, cientistas e astrônomos amadores que foram até o Nordeste da Austrália para ver o eclipse total do sol estão preocupados com a previsão do tempo. Meteorologistas afirmam que o céu pode estar nublado na hora do fenômeno.

O eclipse acontecerá na manhã desta quarta (14) na Austrália, noite de terça no horário de Brasília. O Norte da Austrália é a única parte do mundo que verá o eclipse total. O Leste do país, a Nova Zelândia, a Indonésia e o extremo sul da Argentina e do Chile terão eclipse parcial.

Telescópio fornecido pela Nasa é montado em Palm Cove, em Queensland, na Austrália (Foto: Greg Wood/AFP) 
Telescópio fornecido pela Nasa é montado em Palm Cove, em Queensland, na Austrália 
(Foto: Greg Wood/AFP)
 
O Norte da Austrália tem uma população muito pequena e fica distante dos principais centros do país. O ponto que mais recebe turistas é a cidade de Cairns, no Nordeste, próxima à Grande Barreira de Corais. A infraestrutura turística da cidade a permite receber os curiosos que vão até lá para ver o evento astronômico.
Segundo Jeff Gillies, da Secretaria de Turismo do estado de Queensland, onde fica Cairns, mais de 50 mil pessoas se dirigiram à região para ver o eclipse, e alguns deles reservaram com mais de três anos de antecedência.

O último eclipse total visto na Austrália aconteceu há dez anos, e o ponto de maior visibilidade foi no Outback, como é chamado o grande deserto que ocupa a maior parte do território australiano.

segunda-feira, 12 de novembro de 2012

Huygens: Rebotando en Titán

Huygens: Rebotando en Titán
Posted: 11 Nov 2012 08:00 AM PST

Representación de la sonda Huygens luego de su aterrizaje en Titán. Crédito: ESA-C. Carreau.
Un nuevo análisis revela que la sonda Huygens de la ESA rebotó, se deslizó y se tambaleó durante los 10 segundos posteriores a su aterrizaje en Titán, el mayor de los satélites de Saturno, en enero de 2005. Estos resultados nos ayudan a comprender mejor la naturaleza de la superficie de esta luna.
Los científicos fueron capaces de reconstruir la cadena de eventos posteriores al aterrizaje tras analizar los datos de varios instrumentos que permanecieron encendidos durante el impacto y, en particular, el registro de las aceleraciones experimentadas por la sonda.
Los datos de los instrumentos fueron comparados con simulaciones hechas por ordenador y con los resultados de un ensayo de caída realizado con un modelo de Huygens diseñado específicamente para reproducir la dinámica del aterrizaje.
El análisis desvela que Huygens dejó un hoyo de unos 12 centímetros de profundidad al entrar en contacto con la superficie de Titán, y que luego rebotó sobre una superficie plana.
La sonda, inclinada 10 grados respecto a la dirección de desplazamiento, se deslizó unos 30-40 centímetros sobre el terreno.
El rozamiento con la superficie la fue frenando y, antes de detenerse por completo, se tambaleó cinco veces, siendo la amplitud de cada oscilación la mitad de la anterior.
Los sensores de Huygens continuaron registrando pequeñas vibraciones durante otros dos segundos, hasta que el movimiento se detuvo por completo 10 segundos después del aterrizaje.
"Un pico detectado en los datos de aceleración sugiere que en su primer tambaleo la sonda se encontró con una piedra que sobresalía unos 2 centímetros, a la que hundió en el terreno. Esto podría indicar que la superficie tenía una consistencia similar a la de la arena blanda y húmeda", describe Stefan Schröder, del Instituto Max Planck para la Investigación del Sistema Solar y autor principal del artículo que presentó estos resultados en la publicación Planetary and Space Science.
Si la sonda hubiese aterrizado sobre una superficie mojada, como el lodo, sus instrumentos habrían registrado un simple 'paf', sin muestras de rebote o deslizamiento.
Por lo tanto, la superficie tendría que haber sido lo suficientemente blanda como para que Huygens dejase un hoyo, pero lo suficientemente dura como para soportar el tambaleo de la sonda.
"Los datos del aterrizaje también indican la presencia de una especie de polvo 'esponjoso', probablemente relacionado con los aerosoles orgánicos presentes en la atmósfera de Titán, que se habría levantado por el impacto, quedando en suspensión durante unos cuatro segundos", añade Schröder.
El hecho de que el polvo se levantase con facilidad sugiere que estaba seco, lo que indicaría que no había 'llovido' etano o metano líquido antes del aterrizaje.
"Este estudio nos lleva de vuelta al histórico momento del aterrizaje de Huygens sobre el mundo más remoto jamás visitado por una sonda de aterrizaje", añade Nicolas Altobelli, científico del proyecto Cassini-Huygens para la ESA.
"Los datos de Huygens, años después del fin de su misión, nos revelan cómo transcurrieron esos primeros segundos después del aterrizaje".

 
Fuente: ESA


Planetario Itinerante en Centro de Extensión UC / ¿Qué es un gravitón?

 

Planetario Itinerante en Centro de Extensión UC

Posted: 10 Nov 2012 11:00 AM PST

El Departamento de Astronomía y Astrofísica de la Universidad Católica invita a todos lo niños y sus profesores a vivir la magia del universo en el Planetario Itinerante.

Todos los lunes de noviembre, en el Centro de Extensión UC, un planetario de verdad estará instalado para aprender sobre los secretos del cosmos. Se trata de un viaje de media hora guiado por astrónomos donde hablarán de estrellas, planetas y mucho más. Pero no es lo único. En la siguiente media hora, el Núcleo Milenio para La Vía Láctea presentará su exposición "La Vía Láctea, nuestro hogar en el Universo" donde se puede aprender cada detalle de la galaxia en que vivimos.

Cada turno puede recibir a grupos de máximo 20 alumnos más su profesor, y se puede inscribir más de un grupo por nivel y colegio. La actividad completa dura una hora (planetario más exposición) y es gratuita.

La cita es los lunes 5, 12, 19 y 26 de noviembre entre las 11:30 y las 16:30 horas en el Centro de Extensión UC, Alameda 390, Santiago, Metro Universidad Católica.

Más información e inscripciones en universo@astro.puc.cl, especificando institución, número de alumnos, curso y día a asistir.


¿Qué es un gravitón?

Posted: 10 Nov 2012 08:00 AM PST

Interacción de la fuerza de gravedad. Crédito: Luis María Benítez.

Si has leído algo sobre física, entonces habrás leído muchas palabras que terminan con "ón"; palabras como protón, neutrón, gluón, fotón, bosón, fermión y ón y ón y ón… Una de las palabras con la que puedes haberte encontrado es "gravitón". Dejemos algo claro: Por el momento, el gravitón es un concepto totalmente teórico que camina al borde del límite entre los dominios de la ciencia seria y la especulación.

El espectacular éxito de la teoría cuántica para describir tres fuerzas –electromagnetismo y las fuerzas nucleares fuerte y débil- proporciona un impulso importante para tratar de unirla a la cuarta fuerza: la gravedad (¿Qué es la gravedad?). De la misma forma en que el fotón es conocido por ser la partícula cuántica de la fuerza electromagnética y el gluón es la partícula cuántica de la fuerza nuclear fuerte, el "gravitón" es el nombre dado a una hipotética partícula cuántica de la fuerza gravitatoria.

Sin embargo, una teoría cuántica de la gravedad ha sido esquiva hasta el momento. La teoría de relatividad general de Einstein ha sido la descripción más exitosa de la gravedad, pero cuando se encuentra con el mundo cuántico predice sinsentidos, con infinitos imposibles que surgen de los cálculos. Infinitos como estos son la manera de la naturaleza de decir "vuelve al pizarrón". Y aunque los físicos teóricos tienen un camino que recorrer para dar con dicho modelo, aún es posible calcular algunas de las propiedades de los gravitones.

Por ejemplo, sabemos que la gravedad tiene un rango –o alcance- infinito y que puede unir galaxias lejanas. Esto significa que el gravitón típico tiene masa cero. Además, el espacio vacío no tiene carga eléctrica, lo que significa que el gravitón, que actuaría a través del espacio vacío, debe ser eléctricamente neutro.

Pensamientos más sofisticados nos dicen cuál debe ser el spin del gravitón en mecánica cuántica. Aunque las partículas del Modelo Estándar que forman la materia tienen spin 1/2 y las partículas del mismo modelo "portadoras" de las fuerzas tienen un spin de 1, los gravitones deben tener un spin de 2. (Esto proviene del hecho de que la gravedad aparece como consecuencia de la distribución de energía y momentum en el universo. En el formalismo de los matemáticos esto se denomina un tensor. Si quieres impresionar en una fiesta, dile a tus amigos que la gravedad se origina debido a un tensor de energía-momentum de rango dos.)

Resulta que este spin es una buena ayuda, dado que puedes probar que cualquier partícula sin masa con spin 2 debe actuar exactamente como se ha predicho que debe comportarse un gravitón. Por lo tanto, si descubrimos una partícula sin masa de spin 2, sabremos que es un gravitón. Este comportamiento con spin 2 también explica el hecho de que la gravedad convencional sólo atrae, a diferencia del electromagnetismo, que atrae y repele.

El hecho de que ya se haya predicho en la teoría de supercuerdas una partícula sin masa y de spin 2 es una de las razones de la popularidad de la teoría durante las últimas décadas. Aunque la complejidad de la teoría ha conducido a una disminución del entusiasmo de la comunidad hacia las supercuerdas en los últimos años, sigue siendo una manera elegante de llevar la gravedad al mundo cuántico. Además, teorías más nuevas que predicen dimensiones espaciales adicionales pueden permitir gravitones de spin 2 masivos.

Los gravitones son una idea teóricamente aceptable, pero no probada. Así que si escuchas a alguien decir que "los gravitones son partículas que generan la fuerza gravitatoria", ten en mente que es una afirmación razonable, pero no significa que sea universalmente aceptada. Pasará mucho tiempo antes que los gravitones sean considerados parte del panteón subatómico.

Fuente: Fermilab Today


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