segunda-feira, 3 de março de 2014

I buchi neri regalano energia alle galassie

Rappresentazione artistica di un buco nero che divora materia dalla stella compagna e nello stesso tempo diffonde energia emanando getti luminosi (fonte: T.D. Russell, ICRAR-Curtin, utilizzando BINSIM di R.Hynes, LSU))  
Rappresentazione artistica di un buco nero che divora materia dalla stella compagna e nello stesso tempo diffonde energia emanando getti luminosi (fonte: T.D. Russell, ICRAR-Curtin, utilizzando BINSIM di R.Hynes, LSU))
 
I buchi neri non sono soltanto dei voraci divoratori di materia, rilasciano anche energia nelle galassie che li ospitano, sotto forma di vento e getti luminosi. Lo dimostra lo studio pubblicato questa settimana sulla rivista Science e coordinato dal dott. Roberto Soria, che lavora nel Centro Internazionale di Radioastronomia (ICRAR) che si trova a Perth, in Australia. La scoperta contribuirà a comprendere meglio i segreti dei buchi neri, della loro evoluzione e degli effetti che esercitano sulle galassie che li ospitano.

I ricercatori hanno osservato per oltre un anno un buco nero situato a 15 milioni di anni luce da noi, nella galassia chiamata M83. Questo oggetto ha una massa relativamente piccola (meno di 100 volte la massa del Sole), ma produce dei getti di materia molto potenti, che colpiscono il gas circostante e gonfiano una bolla di gas caldo attorno al buco nero. La potenza di questo forte vento e' addirittura superiore al cosiddetto limite di Eddington, che si pensava fosse difficile da superare. A quella luminosita', infatti, la luce emanata dal materiale in caduta verso il buco nero e' cosi' intensa da bloccare la discesa di altro gas.

Ma il buco nero osservato nella galassia M83, con i suoi potenti getti, sembra essersi infischiato di questo limite per gli ultimi 20 mila anni, durante i quali ha riversato nel gas circostante l'energia equivalente a quella di 10 esplosioni stellari (supernove). Per fare questo, spiega all'ANSA il dott. Soria, il buco nero deve ricevere un'enorme quantità di gas proveniente da una stella vicina, che è divorata dal buco nero. Come conseguenza di questo pasto luculliano, l'oggetto, prosegue Roberto Soria, non solo ingrassa ma rilascia tantissima energia sotto forma di raggi X, vento e getti di particelle quasi alla velocita' della luce.

"Le nostre osservazioni dimostrano che anche buchi neri piccoli (formati da collassi stellari) possono avere un grande effetto di riscaldamento sul gas di una galassia", sottolinea il dott. Soria. Buchi neri cosi' potenti possono riscaldare il gas al punto da impedire la formazione di nuove stelle (che richiede gas freddo) o addirittura spazzarlo via. Questo e' successo in molte galassie nel primo miliardo di anni dopo il Big Bang.

Oggi buchi neri cosi' ingordi e potenti sono rari. Trovarne uno in una galassia cosi' vicino alla nostra e' come avere a disposizione, conclude il dott. Soria, un modellino che ci aiuta a vedere come si comportavano 12 miliardi di anni fa i loro fratelli piu' grandi (oggi in maggiornza spenti), che stavano ingozzandosi di gas al centro delle loro galassie. 


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terça-feira, 25 de fevereiro de 2014

Equipamento da Nasa capta explosão solar considerada a mais forte de 2014

Evento foi no fim de janeiro, mas agência divulgou imagens nesta terça (25).
Fenômeno afeta o funcionamento de satélites, GPS e redes de energia.

Do G1, em São Paulo

 

Explosão solar foi detectada por equipamento da Nasa em 28 de janeiro deste ano (Foto: SDO/Nasa/Reuters) 
Explosão solar foi detectada por equipamento da Nasa em 28 de janeiro deste ano 
(Foto: SDO/Nasa/Reuters)
 
 
A agência espacial americana (Nasa) divulgou nesta terça-feira (25) imagens de uma forte tempestade solar registrada pelo satélite Iris (Interface Region Imaging Spectrograph) no dia 28 de janeiro.

Segundo a Nasa, foi a mais forte explosão solar captada pela sonda desde seu lançamento, no início do segundo semestre do ano passado.

O equipamento é responsável por realizar imagens em alta resolução de uma região pouco explorada do Sol, chamada baixa atmosfera. É lá que se formam os ventos solares que atingem a Terra regularmente.

O fenômeno não tem impacto direto sobre as pessoas nem sobre a natureza, mas pode afetar o funcionamento de satélites, GPS e redes de energia.

Além disso, a interferência causada pela radiação solar faz com que algumas companhias desviem voos próximos aos polos. As auroras boreal e austral também são provocadas por essa interação.


Segundo a agência espacial americana, explosão foi a mais forte registrada pelo equipamento chamado Iris (Foto: SDO/Nasa/Reuters) 
Segundo a agência espacial americana, explosão foi a mais forte registrada pelo equipamento chamado Iris (Foto: SDO/Nasa/Reuters)

È in corso una eruzione solare da record

La più violenta dall'inizio dell'anno


L'eruzione solare più violenta dell'anno, ripresa dall'osservatorio Sdo, della Nasa (fonte: NASA/SDO) 
 L'eruzione solare più violenta dell'anno, ripresa dall'osservatorio Sdo, della Nasa 
(fonte: NASA/SDO)
 
 
È in corso una eruzione solare da record: la più violenta registrata dall'inizio dell'anno e una delle più intense del ciclo solare attuale. Nonostante l'intensità, non c'è pericolo di tempeste solari perché lo sciame di particelle liberato non si dirige verso la Terra. Gli effetti ''sono mitigati dalla posizione in cui è avvenuta l'eruzione, vicino al lembo sud-orientale del Sole, e non di fronte alla Terra'' tranquillizzano gli esperti dal programma Space Situational Awareness (Ssa) dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa).

L'eruzione è stata definita dal programma Ssa di classe X, la più alta su una scala di 5 classi di potenza. La nube di particelle solari emessa dall'eruzione, che si espande alla velocità di 2.000 chilometri al secondo, per ora quindi non è diretta verso la Terra. Se una nube di particelle solari in rapido movimento come questa colpisse il nostro pianeta, spiegano gli esperti, le conseguenti tempeste geomagnetiche che si verificherebbero potrebbero causare problemi ai voli, danni seri alle comunicazioni e agli elettrodotti.

La fonte dell'eruzione è una macchia solare molto produttiva, chiamata AR1967 che ha generato altri brillamenti da quando il Sole si è 'svegliato'. La nostra stella infatti si trova nella fase di massimo del ciclo di 11 anni dell'attività solare, motivo per cui potrebbero esserci anche altre eruzioni. Questa regione del Sole quindi resta una sorvegliata speciale soprattutto perché, a causa della rotazione del Sole, nei prossimi giorni si troverà di fronte alla Terra.

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segunda-feira, 24 de fevereiro de 2014

Astrônomo espanhol grava impacto de asteroide contra a Lua

Choque de meteorito aconteceu no dia 11 de setembro do ano passado.
Asteroide pesava 400 kg e viajava a 60.000 km/h quando colidiu com a Lua.

Da France Presse

 
Imagem mostra o impacto de um meteorito na superfície da Lua em 11 de setembro de 2013 (Foto: J. Madiedo / MIDAS) 
Imagem mostra o impacto de um meteorito na superfície da
Lua em 11 de setembro de 2013 (Foto: J. Madiedo/MIDAS)
 
Um astrônomo espanhol observou ao vivo a colisão de um asteroide do tamanho de uma geladeira contra a Lua, um fenômeno pouco frequente que foi gravado e analisado.

José María Madiedo, professor da Universidade de Huelva, observou no dia 11 de setembro de 2013 um potente clarão no Mare Nubium, uma cratera lunar repleta de lava solidificada.

A Real Sociedade Astronômica britânica, que informa sobre o ocorrido em sua revista mensal, indicou que o evento de oito segundos de duração foi tão luminoso quanto a estrela polar, razão pela qual poderia ter sido visto a partir da Terra sem a necessidade de telescópios.

"Neste momento, percebi que havia presenciado um acontecimento pouco frequente e extraordinário", destacou Madiedo. Os vídeos podem ser vistos na internet (http://youtu.be/perqv4qByaI e http://youtu.be/zCFDkj2JtyA).

O asteroide, tinha entre 60 centímetros 1,40 metro de diâmetro, pesava 400 quilos e viajava a uma velocidade de 60.000 km/h quando colidiu com a superfície lunar.

A rocha se vaporizou no momento do impacto, criando uma cratera de 40 metros de diâmetro e um intenso calor, causa do clarão observado da Terra.

sexta-feira, 21 de fevereiro de 2014

E' arrivato l'asteroide 1995CR .

L’asteroide 2014CR ripreso da Gianluca Masi  (fonte: Gianluca Masi, The Virtual Telescope Project 2.0) 
 L’asteroide 2014CR ripreso da Gianluca Masi 
(fonte: Gianluca Masi, The Virtual Telescope Project 2.0)
 
Asteroidi in 'gita di gruppo' verso la Terra. Alle 12,08 (ora italiana) e'  avvenuto il passaggio ravvicinato di 1995CR, un sasso 'cosmico' del diametro di 210 metri; lo segue 2014CR, che transiterà vicino alla Terra il 24 febbraio, quando raggiungerà la minima distanza dal nostro pianeta alle 1,21 (ora italiana).

1995CR ha sfrecciato alla velocità massima rispetto alla Terra di 30 chilometri al secondo. Del diametro di 130 metri, 2014CR passerà invece alla velocita' di 12 chilometri al secondo.

I due asteroidi fanno parte della piccola 'comitiva' che in pochi giorni ci sta salutando da vicino, in una specie di 'gita di gruppo' alla quale partecipano quattro di questi fossili del Sistema Solare. I primi due sono passati nella prima meta' di febbraio e tutti insieme proseguiranno la corsa verso le regioni più interne del Sistema Solare.

''Ovviamente non corriamo alcun pericolo'', ha detto l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile scientifico del progetto Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma. ''Il primo oggetto celeste, nel momento del massimo avvicinamento, sarà a 3 milioni di chilometri dalla Terra, ossia 7,6 volte la distanza della Luna. Il secondo passerà a una distanza di poco superiore ai 3 milioni di chilometri''. Questi avvicinamenti, sottolinea Masi, sono occasioni preziose per gli esperti che studiano i cosiddetti Neo (Near-Earth Objects), ossia comete e asteroidi vicini alla Terra, in genere molto deboli da rilevare. Anche se in questo momento non rappresenta nessuna minaccia, solo 1995CR, precisa l'astrofisico, ''rientra nella categoria degli asteroidi potenzialmente pericolosi, che comprende gli oggetti che si trovano a una distanza minima dalla Terra inferiore a 7,4 milioni di chilometri e un diametro superiore a 150 metri ''.


Entrambi gli asteroidi sono visibili dall'Italia con un telescopio professionale oppure sarà possibile osservarli seguendo lo streaming delle immagini riprese dal Virtual Telescope e ritrasmesse in diretta sul canale Scienza e Tecnica dell'ANSA alle ore 21 di questa sera.




quinta-feira, 20 de fevereiro de 2014

La supernova asimmetrica

L'immagine della supernova  Cassiopeia A ripresa da Nustar. In blu le emissioni del Titanio 44 (fonte: Nature, Grefenstette e colleghi)  
L'immagine della supernova Cassiopeia A ripresa da Nustar. In blu le emissioni del Titanio 44 
(fonte: Nature, Grefenstette e colleghi)
 
 
La prima immagine di un'esplosione asimmetrica di una supernova offre elementi inediti per studiare queste esplosioni stellari che diffondono nel cosmo i mattoni della materia e della vita. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, si deve al gruppo coordinato da Brian Grefenstette, del California Institute of Technology (Caltech).

Importante il contributo italiano, con Matteo Perri e Simonetta Puccetti, dell'Osservatorio di Roma dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dello Science Data Center dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asdc-Asi) e Paolo Giommi, responsabile del centro Asdc.

Grazie ai dati dell'Osservatorio spaziale a raggi X Nustar della Nasa, è stato possibile compiere un viaggio nel tempo nel cuore dell'esplosione della supernova Cassiopeia A, distante da noi 11.000 anni luce. E' una missione nella quale l'Italia ha un ruolo fondamentale, sviluppando il software per l'analisi dei dati presso il centro Asdc, in collaborazione con il gruppo di Caltech, e mettendo a disposizione la base di Malindi in Kenya, ha spiegato Giommi. Un gruppo di ricercatori dell'Inaf partecipa inoltre alla ricerca scientifica dei dati di Nustar.

I datri racolti nella missione hanno permesso di ottenere la prima mappa ad alta risoluzione delle emissioni di un elemento radioattivo prodotto durante l'esplosione, il Titanio 44. L'emissione, spiegano Perri e Puccetti, permette di osservare direttamente il materiale prodotto durante l'esplosione della supernova.

''L'immagine ottenuta – rileva Perri – mostra che la distribuzione del Titanio 44 nei resti della supernova non è omogenea: in alcune regioni si concentra e in altre diminuisce''. Questo significa che l'esplosione non è stata sferica ma asimmetrica cioè è avvenuta in modo diverso nelle differenti regioni della stella. Probabilmente a causa di una instabilità durante l'esplosione stellare.

Lo studio di questi dati, per Puccetti, aiuterà a ricostruire le fasi finali dell'evoluzione della stella esplosa. Le immagini mostrano inoltre che l'emissione del Titanio 44 non è distribuita come l'emissione del ferro. Poiché si pensa che entrambi gli elementi siano prodotti nella stessa fase di esplosione della stella, questo risultato implica che potrebbe esserci un meccanismo che disaccoppia la loro produzione. In alternativa, il ferro potrebbe non emettere nella zona dove è localizzato il Titanio 44 in quanto ancora non investito dall'onda d'urto dell'esplosione.


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L’illusione ottica di Galileo Dopo 400 anni svelato il mistero

A parità di dimensioni, un oggetto appare più grande quando è bianco su sfondo nero


A parità di dimensioni, un oggetto appare più grande quando è bianco su sfondo nero 
 
A parità di dimensioni, un oggetto appare più grande quando è bianco su sfondo nero
 
Dopo 400 anni è stato svelato il meccanismo di una delle più famose illusioni ottiche, quella che prende il nome da Galileo Galilei. Cioè il motivo per il quale un oggetto, a parità di dimensioni, sembra più grande quando è bianco su un fondo nero. Galileo è stato il primo a notarla e il segreto di quel fenomeno è stato annunciato in occasione dei 450 dalla sua nascita, avvenuta il 15 febbraio 1564.


 
 
LUCE E BUIO - Un gruppo di ricerca dell’Istituto di optometria della State University di New York ha riscontrato che l’illusione ottica è dovuta a come gli occhi vedono la luce e il buio. Quando Galileo puntò il suo cannocchiale verso il cielo si accorse che le dimensioni relative dei pianeti cambiavano guardandoli attraverso la lente: Venere per esempio sembra circa otto volte più grande di Giove, mentre in realtà quest’ultimo è quattro volte più grande di Venere. Galileo si rese subito conto che doveva trattarsi di un’illusione ottica, ma non riuscì mai a trovare una spiegazione del fenomeno.

CELLULE NERVOSE - Esaminando le risposte delle cellule nervose nel sistema visivo del cervello agli stimoli chiari e scuri, è stato infatti scoperto che, mentre gli stimoli scuri provocano una risposta neurale che riporta con precisione le dimensioni dell’oggetto osservato, gli stimoli luminosi «confondono» e producono risposte esagerate, che fanno sembrare l’oggetto più grande. Il l fenomeno è quindi dovuto alle caratteristiche dei circuiti neurali che si occupano di processare l’informazione visiva, che determinano una rappresentazione distorta della reale grandezza di un oggetto in funzione della sua luminosità. Più un oggetto è chiaro e luminoso, più ci sembrerà grande visto a occhio nudo. Perciò Venere, essendo più vicino alla Terra, appare più luminoso di Giove e sembra quindi più grande.
 
 
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quarta-feira, 19 de fevereiro de 2014

Una 'sfilata' di tre asteroidi anticipa il Carnevale

L'asteroide 2014 BR57, fotografato da Gianluca Masi (fonte: Gianluca Masi, The Virtual Telescope Project 2.0) 
 L'asteroide 2014 BR57, fotografato da Gianluca Masi 
(fonte: Gianluca Masi, The Virtual Telescope Project 2.0)
 
 
Sfilata di corpi celesti per 'festeggiare' il carnevale in anticipo: ben quattro asteroidi in pochi giorni salutano 'da vicino' il nostro pianeta. Dopo il passaggio del primo nella notte del 17 febbraio, si attende il transito di 2014 BR57, una montagna di roccia larga 60 metri. A seguire, il giorno successivo, sfileranno gli asteroidi 1995 CR e 2014 CR.

"Gli asteroidi sono oggetti estremamente affascinanti", ha spiegato l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile scientifico del progetto Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma. "Sono il residuo incontaminato del materiale che componeva il Sistema Solare degli albori, quando i pianeti stavano appena cominciando la loro formazione", ha spiegato. Questi frammenti, più o meno grandi, orbitano ancora attorno al Sole e nel loro vagare possono passare vicino alla Terra.

In queste ore ben quattro di questi 'fossili' celesti regaleranno una incredibile sfilata, quasi ad anticipare di pochi giorni il carnevale.

Dopo il passaggio ravvicinato dell'asteroide 2000 EM26, con un diametro stimato di circa 200 metri (quasi come due campi di calcio), sfilato la scorsa notte, nelle prossime ore sarà il turno di 2014 BR57, 1995 CR e 2014 CR.
 
Il passaggio ravvicinato non rappresenta nessun pericolo per il pianeta, il più vicino (2014 BR57) passerà infatti a 1.680.000 chilometri da noi, più di 4 volte la distanza che ci separa dalla Luna.

Per osservali sarà necessario attrezzarsi con un telescopio, anche piccolo, oppure seguendo lo streaming delle immagini riprese dal Virtual Telescope e ritrasmesse in diretta sul canale Scienza e Tecnica dell'ANSA.
Condizioni meteo permettendo, e le previsioni lasciano per ora ben sperare, gli appuntamenti per le dirette sono programmate per il 19 febbraio alle 21.00, per il primo ospite della sfilata (2014 BR57) e per il 20 febbraio sempre alle 21.00 per seguire gli ultimi due asteroidi.

"Il passaggio di 4 asteroidi in così poche ore - ha sottolineato Masi - rappresenta una semplice coincidenza. Non esiste alcun pericolo maggiore e non vuol dire neanche che questi oggetti siano aumentati. Questo è solo perché siamo diventati noi più bravi a rilevarli: prima non sapevamo osservarli, mentre oggi abbiamo migliorato le nostre capacità".


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terça-feira, 18 de fevereiro de 2014

Asteroide 'potencialmente perigoso' passou próximo da Terra nesta 2ª feira

Rocha 2000 EM26 atingiu ponto mais próximo do planeta na noite passada.
Com 270 metros de largura, asteroide viajava a 47 mil km/h.

Do G1, em São Paulo


Um asteroide com 270 metros de largura e considerado potencialmente perigoso pelos cientistas passou próximo da Terra na noite desta segunda-feira (18), de acordo com a imprensa internacional

Segundo o jornal britânico “The Guardian”, a rocha espacial conhecida como 2000 EM26 não representou nenhuma ameaça.

A distância mais próxima da Terra, 3,4 milhões de km -- o equivalente a 8,8 vezes a distância entre nosso planeta e a Lua – foi por volta das 23h, horário de Brasília.

A agência Reuters afirma que mesmo com essa distância, o corpo celeste foi considerado um objeto potencialmente perigoso à Terra. Os cientistas estimavam que sua velocidade era de 47 mil km/h.

O fato ocorre pouco mais de um ano depois da Rússia experimentar momentos assustadores com a queda de um meteorito na região de Chelyabinsk, que deixou mais de mil pessoas feridas.

Os cientistas estimam que o asteroide pode ter medido até 20 metros e pesado 13.000 toneladas. Ao entrar na atmosfera, ele se tornou um objeto dotado de energia equivalente a um milhão de toneladas de TNT, isto é, 30 vezes a potência da bomba atômica de Hiroshima.

A trajetória, acrescentam, sugere que o meteorito foi alguma vez parte de um asteroide de dois quilômetros de diâmetro chamado 86039, inicialmente avistado em 1999 e que voltava a passar regularmente perto da Terra.
 

sexta-feira, 14 de fevereiro de 2014

Il Sole 'spumeggiante' a San Valentino

Aurora boreale in Alaska  
Aurora boreale in Alaska 
 
Anche il Sole festeggia San Valentino e lo fa con uno spettacolo indimenticabile, anche se riservato a chi si trova molto a Nord, vicino al Circolo polare artico, o in Antartide. Cieli colorati di verde e viola da spettacolari aurore polari sono previsti dall'Agenzia americana per l'atmosfera e gli oceani (Noaa), in seguito alla vivace attività del Sole.

Ancora una volta la protagonista è la gigantesca macchia solare AR1974, comparsa già da alcune settimane. Ha già provocato una violenta eruzione che ha rilasciato in direzione della Terra tre flussi di particelle che gli esperti hanno catalogato di media intensità, ma sufficiente comunque a far brillare il cielo proprio nel giorno di San Valentino.

Esplodendo, infatti, le macchie solari che periodicamente appaiono sulla superficie della nostra stella scagliano nello spazio sciami di particelle cariche di energia. Una volta giunte nei pressi della Terra, le particelle interagiscono con il campo magnetico colorando il cielo alle alte latitudini.

E' invece piuttosto bassa, stimata nel 60%, la probabilità di tempeste magnetiche rischiose per il funzionamento delle linee elettriche e dei satelliti per le telecomunicazioni.

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quinta-feira, 13 de fevereiro de 2014

Cientistas criam mapa global da maior lua do Sistema Solar

Ganymede é a sétima lua de Júpiter e a maior do sistema solar.
Mapa ajudará em futuras observações de veículos espaciais.

Do G1, em São Paulo
 

A Ganymede, sétima lua de Júpiter, ganhou mapa global com detalhes geológicos (Foto: USGS Astrogeology Science Center/Wheaton/NASA/JPL-Caltech) 
A Ganymede, sétima lua de Júpiter, ganhou mapa global com detalhes geológicos
 (Foto: USGS Astrogeology Science Center/Wheaton/NASA/JPL-Caltech)
 

Um grupo de cientistas do Wheaton College, nos Estados Unidos, produziu o primeiro mapa global de Ganymede, a sétima lua de Júpiter e a maior do Sistema Solar, com 5.262 km de diâmetro (a Lua da Terra, por exemplo, tem 3.476 km de diâmetro). O mapa ilustra a variedade geológica da superfície da lua.

Segundo os pesquisadores, o mapa ajuda no estudo sobre a evolução da lua e em observações futuras de naves espaciais. Os cientistas que o elaboraram identificaram três períodos geológicos para a lua, um em que dominavam crateras de impacto, outro com perturbações tectônicas, seguido por declínio na atividade geológica.

O novo mapa, segundo eles, permitirá pesquisadores a comparar características geológicas de outros satélites gelados, com características semelhantes às da Ganymede.

Estudos anteriores feitos por telescópios baseados na Terra e por missões espaciais indicam que a Ganymede é um satélite gelado e complexo, cuja superfície é caracterizada pelo contraste de dois tipos principais de terrenos: regiões de crateras escuras e muito antigas e regiões mais claras marcadas por sulcos e saliências, um pouco mais jovens, mas ainda assim antigas.

O mapa foi elaborado a partir de imagens obtidas durante voos dos veículos espaciais Voyager 1 e 2 e Galileo, da Agência Espacial Americana (Nasa). A lua Ganymede foi descoberta em 1610 por Galileo Galilei.

segunda-feira, 10 de fevereiro de 2014

Cientistas australianos descobrem estrela mais antiga do Universo

Estrela está na Via Láctea a 6 mil anos luz de distância da Terra.
Descoberta abre as portas para indagar sobre as origens do Universo.

Da EFE

 
Cientistas australianos descobrem a estrela mais antiga do Universo (Foto: AFP/ Space Telescope Science Institute) 
Estrela seria a mais antiga do Universo (Foto: AFP/ Space Telescope Science Institute)
 
 
Cientistas australianos descobriram uma estrela que se formou pouco depois do Big Bang há cerca de 13,6 bilhões de anos e que foi considerada como a mais antiga do Universo conhecida até o momento, informou nesta segunda-feira (10) a imprensa local.

A estrela denominada SMSS J031300.36-670839.3, que se encontra na Via Láctea a cerca de 6 mil anos luz da Terra, permitirá estudar pela primeira vez a composição química dos primeiros corpos celestes e abre as portas para indagar sobre as origens do Universo.

O chefe da equipe científica que descobriu a estrela, Stefan Keller, da Universidade Nacional Australiana, disse que para determinar a idade das estrelas se leva em conta a quantidade de ferro presente em seu espectro de luz.

O astrônomo, que comparou a probabilidade do achado a "uma em 60 milhões", assinalou que a maior quantidade deste mineral corresponde a uma maior juventude.

"No caso da estrela que anunciamos, a quantidade de ferro era pelo menos 60 vezes menor que em qualquer outra estrela", disse Keller em entrevista à agência local 'AAP'.

A estrela foi descoberta através do telescópio SkyMapper do Observatório Sinding Spring, situado no nordeste australiano, em um projeto voltado a elaborar o primeiro mapa digital do firmamento meridional.

O telescópio gigante de Magalhães no Chile confirmou pouco depois a descoberta publicada na última edição da revista científica "Nature".

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