terça-feira, 22 de outubro de 2013

I satelliti a guardia dei meteoriti

Il meteorite di Chelyabinsk studiato dai satelliti meteorologici (fonte: Alex Alishevskikh per la foto del satellite; Steven D. Miller, Colorado State University, per l'immagine satellitare)    .  
Il meteorite di Chelyabinsk studiato dai satelliti meteorologici (fonte: Alex Alishevskikh per la foto del satellite; Steven D. Miller, Colorado State University, per l'immagine satellitare) .
 
I satelliti per le previsioni meteo possono diventare sentinelle utili per sorvegliare i meteoriti: lo testimoniano i dati raccolti nel febbraio scorso, durante l’esplosione del meteorite di Chelyabinsk. Lo studio, realizzato da un gruppo di ricercatori dell'Università del Colorado e pubblicato sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), dimostra che questo metodo può aiutare a scoprire maggiori dettagli sull'origine di questi corpi celesti e monitorare anche le aree scarsamente abitate.

L'impatto di asteroidi di medie e grandi dimensioni, superiori a una decina di metri, è un fenomeno piuttosto raro che può avere conseguenze molto gravi ma del quale sappiamo molto poco. La scarsità di informazioni è dovuta non solo alla rarità di questi eventi, ma al fatto che gli impatti possono avvenire in zone remote del pianeta e sfuggire all'occhio umano. L'esplosione del meteorite di Chelybinsk, avvenuta sui cieli della Russia pochi mesi fa, ha però ora permesso di mettere a punto un 'nuovo' tipo di sentinelle in grado di analizzare le tracce di eventuali impatti anche in aree desertiche.

I ricercatori statunitensi hanno infatti testato gli strumenti a bordo delle decine di satelliti in orbita per lo studio del pianeta, come quelli meteorologici, e verificare come possano fornire preziose informazioni. Grazie a queste sentinelle spaziali si potrà evitare di 'perdere' l'impatto di meteoriti come avvenne ad esempio a Tunkguska nel 1908, quando un corpo celeste provocò un'enorme esplosione in una vasta regione della Siberia.

Dell'impatto, che se fosse avvenuto in aree urbane avrebbe avuto conseguenze catastrofiche, si ebbero solo pochissime testimonianze e comunque da persone distanti centinaia di chilometri dal sito.

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Cygnus lascia la Stazione Spaziale

La capsula Cygnus è stata agganciata alla Stazione Spaziale con una manovra condotta da Luca Parmitano (fonte: NASA TV)  
La capsula Cygnus è stata agganciata alla Stazione Spaziale con una manovra condotta da Luca Parmitano (fonte: NASA TV)

La navetta automatica Cygnus ha concluso la sua missione sulla Stazione Spaziale Internazionale. L'astronauta italiano Luca Parmitano ha distaccato dalla Stazione la capsula tenendola con il braccio robotico poi, a distanza di sicurezza l'ha lasciata andare.

Cygnus rientrerà nell'atmosfera terrestre disintegrandosi domani, mercoledì 23 ottobre, alle 20.18 ora italiana. La capsula è stata costruita in Italia dalla Thales Alenia Space.

La navetta da trasporto Cygnus è stata sganciata dalla Stazione Spaziale Internazionale Iss, alla quale era agganciata dallo scorso 29 settembre. L'astronauta italiano Luca Parmitano, con accanto l'americana Karen Nyberg, hanno operato sul braccio meccanico che ha dapprima distaccato la capsula dal modulo Harmony per poi, una volta a distanza di sicurezza, alle 13.32 ora italiana l'hanno definitivamente rilasciata. La capsula è stata sganciata quando il complesso orbitale viaggiava sopra l'Oceano Pacifico poco ad est dell'Argentina.

Il rientro è previsto per domani alle 20.18 ora italiana quando la capsula, entrando in contatto con gli starti più densi dell'atmosfera terrestre, brucerà senza creare problemi per gli abitanti della Terra. Cygnus, di proprietà della società privata americana Orbital Science Corporation, era stata lanciata dalla base Nasa di Wallops Island in Virginia lo scorso 18 settembre.

L'aggancio previsto tre giorni dopo era stato rinviato per un malfunzionamento ai sistemi di avvicinamento alla Stazione causato da alcuni dati errati inviati dai satelliti per la navigazione Gps. La capsula costruita negli stabilimenti torinesi della Thales Alenia Space aveva a bordo circa 700 chili di cibo, materiale informatico, pezzi di ricambio ed esperimenti ideati da alcuni studenti. La navetta una volta svuotata dagli astronauti è stata riempita con circa una tonnellata di rifiuti e materiale oramai inutile sulla Stazione. Il prossimo lancio di una capsula Cygnus, trasportata da un vettore Antares, è previsto per il prossimo 15 dicembre.


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sábado, 19 de outubro de 2013

Appuntamento con l'eclissi lunare di penombra

Diagramma che rappresenta il momento massimo dell'eclissi lunare di penombra del 18 ottobre (fonte: Gianluca Masi, The Virtual Telescope)      
Diagramma che rappresenta il momento massimo dell'eclissi lunare di penombra del 18 ottobre (fonte: Gianluca Masi, The Virtual Telescope) 
 
Appuntamento con l'eclissi lunare di penombra: nella notte fra il 18 e il 19 ottobre la Luna apparirà un po' meno luminosa del solito. Anche se questa eclissi non sarà delle più spettacolari, l'effetto è comunque visibile a occhio nudo da tutta l'Europa, dall'Africa, dal Brasile e dall'Asia occidentale. E' l'ultima eclissi dell'anno: vale la pena non perderla, osserva l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma.

Eclissi di questo tipo avvengono quando la Luna entra nel cono di penombra della Terra, cioè nella parte esterna dell'ombra terrestre. Comincerà a sfiorarlo alle 23,51 del 18 ottobre e lo attraverserà fino alle 3,50 del 19 ottobre.

"E' come se qualcuno spegnesse una parte di un lampadario puntato verso il nostro satellite. Non vedremo la Luna sparire ma tutto il disco lunare calare di intensità luminosa'', spiega Marco Faccini, comunicatore scientifico dell'Osservatorio di Roma dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).


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sexta-feira, 18 de outubro de 2013

La luce aiuta a pesare una galassia

La più lontana lente cosmica mai vista: è una galassia distante 9,4 miliardi di anni luce (fonte:  NASA/ESA/A. van der Wel)     
 La più lontana lente cosmica mai vista: è una galassia distante 9,4 miliardi di anni luce 
(fonte: NASA/ESA/A. van der Wel) 
 
Per la prima volta la luce ha aiutato a pesare una galassia lontanissima. Il risultato, pubblicato sull'Astrophysical Journal Letters, si deve a un gruppo di ricerca internazionale del quale fa parte l'italiano Andrea Grazian, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica.

Coordinati da Arjen van der Wel, dell'Istituto tedesco Max Planck per l'Astronomia, i ricercatori hanno scoperto e 'pesato' una galassia distante 9,4 miliardi di anni luce.
 
E' una galassia che funziona come una lente gravitazionale, ossia che devia la luce di una galassia più lontana e allineata ad essa.

Individuata con l'aiuto del telescopio spaziale Hubble, la galassia è la più distante lente cosmica mai osservata. La sua massa ha permesso di deflettere e amplificare la luce di un'altra galassia posta esattamente dietro di essa, come previsto dalla teoria della relativita' generale di Einstein.

La scoperta è preziosa per gli astronomi perche' l'effetto della lente gravitazionale e' direttamente legato alla massa della galassia celeste che funge da lente: tanto maggiore e' la massa della galassia, tanto piu' marcata e' la deflessione della luce. "Questo fenomeno - spiega Grazian - ci permette di stimare la massa della galassia ellittica studiando il suo effetto di distorsione gravitazionale.
 
La massa di questa galassia-lente è di circa 60 miliardi di volte il nostro Sole''.

C'è poi un altro importante aspetto che questa scoperta solleva. "Le nostre conoscenze attuali indicano che questo tipo di allineamenti nell'universo primordiale sono molto rari", prosegue Grazian. "Il fatto di aver trovato questa particolare configurazione in una porzione molto piccola del cielo - rileva - può indicare che gli oggetti cosmici che si trovano dietro le lenti gravitazionali sono molto più numerosi di quanto atteso: un fatto, questo, che potrebbe cambiare le conoscenze che abbiamo dell'universo primordiale''.


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Nasa divulga imagem de cometa que pode 'sumir' se chegar perto do Sol

Núcleo do cometa Ison seria gelado e desintegraria com o calor da estrela.
Passagem próxima ao Sol está prevista para o final de novembro.

Do G1, em São Paulo
Imagem captada pelo tescópio Hubble, da agência espacial americana (Nasa), mostra o cometa Ison. Cientistas de todo mundo seguem na expectativa para a passagem do corpo celeste próxima ao Sol, prevista para acontecer em 28 de novembro deste ano. Algumas previsões alegam que o cometa pode se desintegrar quando isso acontecer, já que seu núcleo seria gelado e frágil. (Foto: Nasa/ESA/Reuters) 
Imagem captada pelo tescópio Hubble, da agência espacial americana (Nasa), mostra o cometa Ison. Cientistas de todo mundo aguardam a passagem do corpo celeste próxima ao Sol, prevista para acontecer em 28 de novembro deste ano. A aproximação deve permitir uma visualização mais fácil do cometa. No entanto, algumas previsões alegam que o Ison pode se desintegrar quando isso acontecer, já que seu núcleo seria gelado e frágil. (Foto: Nasa/ESA/Reuters)

quinta-feira, 17 de outubro de 2013

Questa notte eclissi lunare di penombra Questa notte eclissi lunare di penombra

Questa notte eclissi lunare di penombra  
Questa notte eclissi lunare di penombra
 
Sarà solo una Luna meno luminosa quella che potremo vedere questa notte tra le 23,50 e le 3,49 di domani mattina. Si chiama eclisse lunare di penombra e si verifica quando la Luna transita nel cono di penombra della Terra cioè nella parte esterna dell'ombra terrestre. Cisarà quindi solo un impercettibile abbassamento della luce lunare il cui culmine si avrà intorno alle 2 di questa notte, quando il 76% del disco lunare sarà leggermente ombrato.

"E' come se qualcuno spegnesse una parte di un lampadario puntato verso il nostro satellite. Non vedremo la Luna sparire ma tutto il disco lunare calare di intensità luminosa'', spiega Marco Faccini, comunicatore scientifico dell'Osservatorio di Roma dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Un'eclissi, insomma, che come spettacolo non sarà paragonabile a quello dell'eclissi lunare totale.

"Ogni anno - continua Faccini - ci sono tra le 2 e le 6 eclissi, ma quella di questa sera è particolarmente rara. Essendo un'eclissi di penombra, però lo spettacolo potrebbe deludere qualcuno. La differenza sarà impercettibile tanto che, se non lo sai, potresti anche non accorgertene''. L'eclissi di penombra sarà visibile, tempo permettendo, nel continente africano e in Sud America mentre Europa e Oceania vedranno la zona marginale della fascia penombrale.


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Imagem colorida mostra tempestade hexagonal de Saturno

Sistema de nuvens em forma geométrica se situa no polo norte do planeta.
Nasa processou imagem para ter cores similares às reais.

Do G1, em São Paulo

 

Imagem colorida mostra tempestade hexagonal em Saturno (Foto: NASA / JPL / SSI / Editado por  Val Klavans) 
Imagem colorida mostra tempestade hexagonal em Saturno 
(Foto: NASA / JPL / SSI / Editado por Val Klavans)

  
A editora de imagens da Nasa Valerie Klavans divulgou fotografias coloridas do sistema de tempestade hexagonal no polo norte de Saturno. Essa tempestade em forma surpreendente há muito é motivo de fascínio entre os astrônomos, como informa a americana NBC News.

No entanto, as imagens da sonda Cassini, por virem de um detector de ondas infravermelhas, resultam em figuras com menos variação de cor. Valerie processou as imagens de modo a simularem as cores reais. Elas devem fazer parte de um filme longa-metragem sobre o planeta vizinho. A tempestade hexagonal de Saturno tem cerca de 25 mil km de diâmetro, ou seja, seria possível enfileirar quatro vezes a Terra nessa distância.

Vestígios de um cometa com 28 milhões de anos

Assista ao vídeo


O misterioso vidro negro descoberto em 1996 no Egito é afinal o núcleo de um cometa que colidiu com a Terra há 28 milhões de anos.

De acordo com as análises realizadas por cientistas da Universidade de Joanesburgo na África do Sul, o cometa explodiu ao entrar contacto com a atmosfera.

As temperaturas elevadas, da ordem dos 2000º Celsius, levaram à formação de enormes quantidades de dióxido de silício, num raio de 6000 Km sobre o deserto do Sara, entre o Egipto e a Líbia.

“Os cometas são únicos e extraordinários porque contêm materiais puros do sistema solar e para além dele. Trata-se literalmente de uma fábrica quimíca ambulante que entra na atmosfera. O cometa explode e espalha vidro, vidro derretido. Esse lago de fogo criou uma área de seis mil quilómetros quadrados”, explicou o professor David Block, investigador da Universidade de Joanesburgo, na África do Sul.

Até agora, os únicos vestígios de cometas conhecidos tinham sido recolhidos no espaço, um processo extremamente caro.

A pedra recebeu o nome de «Hypatia», em honra da matemática, astrónoma e filósofa da antiguidade, Hipátia de Alexandria.

A NASA e a Agência Espacial Europeia gastam milhares de milhões de dólares para desenhar naves que podem chegar ao núcleo do cometa. O que é incrível com esta descoberta é que não precisamos de ir para o espaço para recolher material, ele está aqui”, salientou o investigador.

No final de 2014, a sonda europeia Rosetta deverá aterrar num cometa e trazer amostras que possam ser comparadas com o vidro negro de modo a testar as teorias recentes formuladas pelos cientistas.

 pteuronews

Saturno e Júpiter podem ter 'chuva de diamante'

Segundo cientistas americanos, raios poderosos podem transformar carbono em diamante nesses planetas.

Da BBC

Segundo cientistas, raios poderiam transformar carbono em diamante nesses planetas. (Foto: BBC) 
Segundo cientistas, raios poderiam transformar carbono em diamante nesses planetas.
 (Foto: BBC)
 
Diamantes - tão grandes que poderiam ser usados por estrelas de Hollywood - podem estar caindo do céu em Saturno e em Júpiter.

Essa é a conclusão de dois cientistas americanos, que apresentaram sua pesquisa no encontro anual da divisão de Ciências Planetárias da Sociedade Americana de Astronomia, que aconteceu em Denver, nos Estados Unidos.

Novos dados indicam que o carbono em sua forma cristalizada é abundante na atmosfera desses planetas, segundo Kevin Baines, da Universidade de Winsconsin-Madison e do Laboratório de Propulsão da Nasa. 

A co-autora da pesquisa é Mona Delitsky, do instituto California Speciality Engineering.

A tese de Baines e Mona afirma que poderosos raios transformam o metano em partículas de carbono. À medida que vai caindo, esse carbono entra em choque com a pressão atmosférica desses planetas, e se transformam primeiro em pedaços de grafite e, em seguida, em diamantes.

Dependendo das condições, esses 'granizos' de diamante podem inclusive derreter.
 
Anel de diamante
Os maiores diamantes provavelmente seriam de um centímetro de diâmetro, de acordo Baines. 'Seria um diamante grande o suficiente pra colocar em um anel', disse, acrescentando que seria algo que a atriz Elizabeth Taylor ficaria 'orgulhosa em usar'.

'O importante é que mil toneladas de diamantes são produzidos por ano em Saturno. E as pessoas me perguntam: 'como você pode ter certaza se não tem como ir para lá?' Bem, tudo é uma questão química. E acreditamos que estamos bastante certos'

Os cientistas analisaram as últimas temperaturas e pré-condições de pressão no interior dos planetas, além de novos dados sobre como o carbono se comporta em diferentes condições.

A descoberta dos cientistas americanos ainda precisam ser avaliadas por outros acadêmicos, mas especialistas consultados pela BBC disseram que a possibilidade de uma chuva de diamantes 'não pode ser desconsiderada'.

'Parece válida a ideia de que há uma profunda variação dentro das atmosferas de Júpiter e ainda mais de Saturno, nas quais o carbono poderia se estabilizar como diamante', disse o professor Raymond Jeanloz, um dos responsáveis pela descoberta de que havia diamantes em Urânio e Netuno.

Scoperte le supernovae più luminose

Scoperta una nuova famiglia di supernovae che potrebbero nascere da piccole stelle di neutroni (fonte: NASA/ESA/JHU/R.Sankrit e W.Blair) 
 Scoperta una nuova famiglia di supernovae che potrebbero nascere da piccole stelle di neutroni (fonte: NASA/ESA/JHU/R.Sankrit e W.Blair)
 
Scoperti i due capostipiti di una nuova famiglia di supernovae ultra luminose: queste esplosioni stellari sono centinaia di volte più brillanti rispetto a tutte quelle identificate finora e potrebbero essere generate da stelle di neutroni piccole, dense e dotate di un gigantesco campo magnetico che ruota centinaia di volte al secondo.

Descritte su Nature come delle vere e proprie 'torce' utili per fare luce sull'infanzia dell'universo, queste supernovae sono state identificate da un gruppo internazionale di astrofisici coordinato dalla Queen's University di Belfast.
Anche l'Italia ha dato il suo contributo con i ricercatori dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) di Padova e Capodimonte.

I due capostipiti di questa famiglia di supernovae sono PTF 12dam e PS1-11ap. La loro incredibile luminosità, studiata per un anno intero anche grazie al telescopio Pan-Starrs installato alle Hawaii, ha spinto i ricercatori a rivedere le attuali teorie sull'origine delle supernovae. Finora si pensava infatti che le esplosioni più luminose fossero generate da stelle molto grandi che si distruggono come una gigantesca bomba termonucleare.

''I dati in nostro possesso però non combaciavano con questa teoria'', afferma il coordinatore dello studio, Matt Nicholl. ''Nell'esplosione di una supernova - aggiunge - gli strati più esterni della stella vengono espulsi con violenza, mentre il nucleo collassa e forma una stella di neutroni molto densa. Noi pensiamo che in alcuni casi la stella di neutroni sia dotata di un campo magnetico molto forte che ruota velocemente, circa 300 volte al secondo. Quando rallenta, trasmette tutta la sua energia alla supernova attraverso il magnetismo, rendendola più luminosa del normale''.


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quarta-feira, 16 de outubro de 2013

Astrônomos de Fortaleza registram foto da passagem do cometa Ison

André Teixeira 
  Do G1 CE

 

Cometa ison é fotografado no céu do Ceará quando passava pela constelação de leão (Foto: CASF/Divulgação) 
Ison é fotografado no céu do Ceará quando passava pela constelação de leão 
Foto: CASF/Divulgação)
 
Um grupo de astrônomos de Fortaleza registrou a passagem do cometa Ison na madrugada de terça-feira (15). O astro foi descoberto na Rússia em dezembro de 2012 com uso de um telescópio Ison, que batiza o cometa. O registro foi feito na cidade de Paramoti, no interior do Ceará, por membros do Clube de Astronomia de Fortaleza (Casf), que reúne astrônomos amadores e profissionais.

Com base em estudos da órbita do astro, acredita-se que o Ison se formou nos limites do sistema solar, em área conhecida como nuvem de Oort. “Tal nuvem fica além da órbita de Urano e é formada por restos da formação do sistema solar. Estudar cometas vindos dessa região é importante, pois eles podem trazer pistas de como se formaram o Sol e os planetas e como surgiu a vida na Terra”, explica Paulo Régis, membro do Casf.

A imagem feita pelo grupo registra a passagem do Ison pela constelação de leão. Na foto é possível é identificar o centro do astro e a cauda, parte de aspecto esfumaçado, formado pela poeira desintegrada do corpo sólido durante o trajeto em torno do Sol.

“Fotografar o cometa ainda longe da Terra não é uma tarefa fácil. Ele é muito pequeno e débil para ser detectado por equipamentos comuns. É necessário equipamentos especiais e bons telescópios. No mundo, alguns registros já foram feitos; no Brasil, temos apenas dois registros até agora”, diz Régis.

O Ison orbita o Sol em uma trajetória na forma de parábola e deve atingir em 28 de novembro o periélio, a menor distância de um astro em relação ao Sol, quando ele “viaja” em velocidade máxima. 

Com a aproximação em relação ao Sol, a visualização do astro deve se tornar mais fácil e com registros mais nítidos. “O Ison, segundo as previsões iniciais, deve se tornar no final de novembro um astro próximo de um grande cometa, provavelmente visível a olho nu e chamando muita atenção, mesmo em grandes centros urbanos, como Fortaleza”, explica o membro do Casf. Para visualização de astros nos céu noturno, áreas com luminosidade urbana dificultam a observação.

terça-feira, 15 de outubro de 2013

Cientistas descobrem chuva de diamantes em Júpiter e Saturno

Do Bom dia Brasil





Segundo os pesquisadores americanos, durante as tempestades nesses planetas, os raios liberam átomos de carbono, que se transformam em grafite e depois em diamante. Seriam mil toneladas de diamantes todo o ano.

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