terça-feira, 9 de setembro de 2014
Veja fotos da última 'superlua' do ano
Casal observa a Superlua no Rio Misssouri, nos Estados Unidos (Foto: Charlie Riedel/AP)
A última 'superlua' de 2014 pode ser observada na noite desta segunda-feira (8) em várias partes do mundo. O fenômeno ocorre quando a Lua alcança o ponto mais próximo de sua órbita na Terra (distância mínima de 358.387 km).O satélite natural do nosso planeta surgiu 14% maior e 30% mais brilhante do que o normal. O seu auge pode ser observado às 22h38 desta segunda-feira no horário de Brasília. Esta foi a terceira e última 'Superlua' do ano. As outras foram nos dias 12 de julho. e 10 de agosto. Em 2015, o fenômeno será nos dias 20 de janeiro, 18 de fevereiro, 20 de março, 29 de agosto, 28 de setembro e 27 de outubro.veja mais fotos
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L'ultima super Luna
Redazione ANSA ROMA
La super Luna dell'8 settembre 2014: Gorlani Gianpaolo da Brescia
Arriva l'ultima super Luna dell'anno: la notte fra l'8 e il 9 settebre c'è stata l'ultima occasione per ammirare la Luna nel suo massimo splendore prima del 2016, quando si ripeterà la stessa coincidenza astronomica della Luna piena in contemporanea al suo massimo avvicinamento alla Terra.
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quinta-feira, 4 de setembro de 2014
Party mondiale per ammirare la Luna
Il 6 settembre arriva il party mondiale per ammirare la Luna (fonte: Fernando da Rosa)
Tutto il mondo festeggia la Luna: sabato 6 settembre torna l'appuntamento annuale Moonwatch party che si festeggia in tutto il mondo con centinaia di iniziative dedicate all'osservazione del nostro satellite. In Italia numerosi eventi saranno organizzati dall'Unione Astrofili Italiani (Uai) su tutto il territorio, da Francavilla Fontana in provincia di Brindisi fino a Ciriè, provincia di Torino.
“La Luna rappresenta il primo amore di un astrofilo – ha spiegato Mario Di Sora, presidente di Uai – ed è il corpo celeste che affascina di più chiunque la osserva per la prima volta, anche con un piccolo telescopio o un binocolo”. Con l'idea di far sbocciare questo amore in tutti quelli che non conoscono il cielo (spesso a causa dell'inquinamento luminoso delle città), da molti anni è stata creata l'iniziativa denominata ufficialmente come International Observe the Moon Night (Inomn).
Promossa a livello mondiale da numerose organizzazioni, enti di ricerca, associazioni, scienziati, educatori, per mettere al centro dell'attenzione il nostro satellite, in Italia è promosso dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Uai. “Proprio perché è tutti i giorni davanti a noi – ha spiegato Di Sora – tendiamo a trascurarla, addirittura le nuove generazioni quasi non sanno che ci siamo andati, eppure la visione della Luna con la guida di un appassionato è sempre bellissima, è anzi l'oggetto celeste che riscuote il maggior successo su chiunque. Il primo obiettivo di ogni astrofilo è da sempre la Luna, il trampolino per poi andare all'osservazione oggetti più difficili”. Partecipare alle decine di eventi organizzati in tutta Italia è semplicissimo, basta infatti cercare l'iniziativa più vicina alla propria zona sul sito www.reteastrofili.it.
Sono previsti decine di incontri in Italia in osservatori astronomici e piazze, dalla Puglia al Friuli, dalla Valle d'Aosta al Lazio, ma ovviamente sarà possibile creare anche un proprio 'evento' attrezzandosi di telescopio amatoriale o binocolo. “Anche con un semplice binocolo, meglio se poggiato su un cavalletto, la Luna regala grandi soddisfazioni, magari non è facile capire cosa vediamo quindi avere qualcuno che spiega è un bel aiuto.
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Asteroide de 20 metros passará perto da Terra neste domingo, diz Nasa
Segundo agência espacial americana, ele não representa ameaça.
Asteroide passará por ponto mais próximo da terra às 15h18 do dia 7/9.
Ilustração mostra a órbita do asteróide '2014 RC' ao redor do sol; asteroide passará ao lado da Terra neste domingo (Foto: NASA/JPL-Caltech/Divulgação)
Da EFE - Um pequeno asteroide, de cerca de 20 metros, passará "muito perto" da Terra no próximo domingo, informou nesta quinta-feira (4) a agência espacial americana (Nasa), descartando que ele represente uma ameaça para o planeta.
O asteróide "2014 RC" passará no ponto mais perto da terra às 15h18 (horário de Brasília) deste domingo (7) sobre a Nova Zelândia.
O corpo celeste foi descoberto no dia 31 de agosto pelo programa Catalina Sky Survey (CSS), operado pelo Laboratório Lunar e Planetário da Universidade do Arizona, nos Estados Unidos, que utiliza dados de três telescópios para procurar cometas, asteroides e objetos próximos à Terra.
O asteroide foi, além disso, detectado de forma independente na noite seguinte pelo telescópio do Observatório Pan-STARRS situado no Havaí e ambos informaram suas observações ao Minor Planet Center da União Internacional Astronômica, em Cambridge.
No momento de maior proximidade, o asteroide estará aproximadamente a um décimo da distância que do centro da Terra até a Lua, ou 40 mil quilômetros.
Os cientistas assinalam que, apesar desta "proximidade", o asteroide não poderá ser visto a olho nu, embora astrônomos amadores que tenham telescópios pequenos talvez consigam captar a aparição do asteroide, que se movimentará rapidamente seguindo sua órbita.
O asteroide passará pela parte externa da órbita dos satélites de comunicações e meteorológicos que orbitam a cerca de 36 mil quilômetros sobre a superfície de nosso planeta.
A comunidade científica terá uma oportunidade única para observar e aprender mais sobre os asteroides, assinala a Nasa, que diz que "ele não parece trazer perigo nenhum para a Terra ou para os satélites".
Apesar do baixo risco de ele cair na Terra, os cientistas calculam que sua órbita deve trazê-lo de novo às proximidades de nosso planeta no futuro e seus movimentos serão vigiados de perto.
Tutti i 146 satelliti del Sistema solare
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Scoperto il segreto delle stelle sorelle
È un segno inconfondibile come il Dna. Ogni stella nella sua composizione chimica ha una propria firma che la contraddistingue dalle altre. Quando sono simili tra loro significa che si sono formate dalla stessa nebulosa di gas e quindi vengono definite sorelle. A tracciare “l’albero genealogico delle stelle” è un gruppo di astrofisici dell’Università californiana di Santa Cruz, coordinato da Mark Krumholz, che ha pubblicato un articolo sulla rivista Nature.
"Possiamo vedere che le stelle che fanno parte dello stesso ammasso stellare oggi sono chimicamente identiche, ma possiamo pensare anche che stelle nate insieme si siano allontanate tra di loro” ha detto Krumholz. Secondo il ricercatore anche il nostro Sole probabilmente ha delle sorelle ma queste si sarebbero allontanate pochi milioni di anni dopo la loro nascita ed ora, potenzialmente, si potrebbero trovare sul lato opposto della nostra galassia. Gli astrofisici hanno utilizzato dei supercomputer per simulare la collisione di due flussi di gas interstellare che unendosi formano una nube che nel corso di milioni di anni, collassando a causa della gravità, genera ammassi di stelle.
Ogni flusso di gas ha particolari quantità di composti chimici non sempre uguali che, una volta mescolatisi, formano la carta d’identità delle stelle che nasceranno. “Questo spiega perché le stelle che nascono insieme hanno gli stessi composti chimici” racconta Krumholz. Le simulazioni hanno inoltre dimostrato che la miscelazione avviene molto velocemente, prima che la maggior parte del gas si sia trasformato in stelle. Questo è incoraggiante per le prospettive di trovare le sorelle del Sole, perché la caratteristica distintiva delle famiglie stellari che non stanno insieme, è che probabilmente si sono disperse prima ancora che gran parte della nuvola che le ha generate, si sia convertita in stelle.
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Nuova strategia di caccia alla vita aliena
Acqua, ossigeno e clorofilla: sono queste le tre 'coordinate' per cercare la vita su altri pianeti. Basandosi sulla 'impronta' che questi elementi lasciano nell'atmosfera, i ricercatori dell'università di Princeton hanno elaborato una strategia che consentirà ai telescopi spaziali di verificare la possibilità che pianeti simili al nostro possano ospitare forme di vita.
Questa nuova 'tecnica di caccia' alla vita aliena, illustrata sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze (Pnas), prevede tre fasi successive. Il primo step consiste nell'identificare quei pianeti che presentano acqua, l'elemento più facile da individuare leggendo lo spettro dell'atmosfera del pianeta. Tra questi possibili 'gemelli' della Terra si passa poi ad individuare quelli che presentano ossigeno: per identificare la sua 'firma' nell'atmosfera servono strumenti dotati di una sensibilità decisamente superiore. Infine, il cerchio viene stretto attorno ai pianeti che, oltre ad acqua e ossigeno, presentano pure clorofilla, la molecola chiave della fotosintesi che risulta particolarmente difficile da individuare con gli strumenti oggi disponibili.
La strategia dei ricercatori di Princeton si applica infatti agli attuali telescopi, che finora hanno consentito di individuare migliaia di pianeti esterni al Sistema solare (esopianeti) determinando in maniera indiretta la composizione e la struttura della loro atmosfera sulla base della loro luce riflessa e della radiazione termica.
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Ecco Lupus 4, nube che nasconde stelle
Come per il meteo terrestre, anche per quello cosmico si possono fare 'previsioni', e almeno nello spazio le nubi sembrano diradarsi per fare spazio al sole, o meglio, a nuove stelle. Così è Lupus 4, un grumo di gas e polvere, a forma di ragno, fotografato dai telescopi dell'Eso (European Southern Observatory) in Cile, che sembra una cortina di nubi plumbee e dense di pioggia, ma che presto cederà il passo alla luce di nuove stelle brillanti. Le dense sacche di materia all'interno delle sue nubi sono i luoghi infatti in cui si formano le nuove stelle.
Come spiega l'Eso dal suo sito, Lupus 4 si trova a 400 anni luce dalla Terra, a cavallo tra la costellazione del Lupo e quella del Regolo. La nube è una tra molte nubi oscure collegate tra loro che si trovano in un ammasso noto come associazione OB Scorpius-Centaurus, un gruppo di stelle relativamente giovane ma molto sparpagliato, che hanno probabilmente avuto origine da una gigantesca nube di materia. Il Sole, come la maggior parte delle stelle della nostra galassia, è probabilmente nato in un ambiente simile. Le nubi oscure di Lupus 3, vicina a Lupus 4, sono tra le più studiate, grazie alla presenza di 40 stelle novelle che si sono formate negli ultimi tre milioni di anni e che sono sul punto di 'accendere le loro fornaci a fusione'.
La principale sorgente di energia in queste stelle 'adolescenti', note come stelle T Tauri, è il calore generato dalla contrazione gravitazionale. Di Lupus 4 sono state trovate solo alcune stelle T Tauri, anche se, secondo gli astronomi, il nucleo denso di materia senza stelle all'interno della nube sembra molto promettente per la futura formazione stellare in Lupus 4. Da qui a pochi milioni di anni, secondo i ricercatori, il nucleo dovrebbe trasformarsi in stelle T Tauri. Quante stelle potranno alla fine brillare in Lupus 4? Difficile fare previsioni. Due studi ipotizzano un totale di circa 250 volte la massa del Sole, mentre un'altra ricerca arriva a un totale di circa 1600 masse solari. In ogni caso, la nube contiene materiale sufficiente per dare vita a molte nuove stelle brillanti.
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Un pallone per studiare le galassie
Un nuovo sistema di telemetria e controllo del volo stratosferico è stato collaudato in ambiente spaziale da un team dell'università La Sapienza di Roma. Il lancio è avvenuto il 17 agosto scorso dalle Isole Svalbard e i dati saranno utilizzati da Olimpo, telescopio per lo studio dell'universo primordiale e dei primi ammassi di galassie, come spiega lo stesso ateneo in una nota.
Dopo essere stato lanciato con un pallone stratosferico da 35000 m3, lo strumento ha raggiunto in circa due ore la quota operativa di 37 km, e il volo è durato 8 giorni. Il sistema così collaudato potrà essere utilizzato per la missione Olimpo. Il payload (cioè il carico scientifico di strumenti per la missione) conteneva, oltre al sistema di telemetria Iridium-pilot modificato per l'operazione stratosferica, altri sottosistemi dell'esperimento Olimpo, tra i quali un avanzato computer di bordo e un sistema di alimentazione ad energia solare, per un peso complessivo di 39 kg.
La campagna di volo, sotto la responsabilità di Silvia Masi, docente del dipartimento di Fisica, è stata cofinanziata dall'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e dalla Sapienza.
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sábado, 30 de agosto de 2014
Centro espacial francês dá por perdidos os 2 primeiros satélites do Galileu
EFE | PARIS
Os dois primeiros satélites operacionais do sistema de navegação geoespacial europeu Galileu, situados em uma órbita errada, não servirão para o mesmo, segundo o representante no projeto e presidente do Centro Nacional de Estudos Espaciais ( ) da França, Jean-Yves Le Gall.
Enquanto a Agência Espacial Europeia (ESA, na sigla em inglês) se mostra prudente sobre o uso desses dois aparelhos, posicionados na sexta-feira passada em uma órbita errada e com os quais se tem contato da Terra, Le Gall foi muito mais taxativo ao indicar que não servirão para o sistema de navegação via satélite com o qual a Europa quer concorrer com o GPS dos Estados Unidos.
"Não serão recuperáveis (para a navegação) porque sua órbita não é circular como deveria ter sido e portanto não estão em boa situação em um plano orbital. Não poderão, portanto, servir à missão Galileu", disse o ex-astronauta em entrevista publicada pela revista "Usine Nouvelle".
Le Gall assinalou que, no entanto, "Doresa" e "Milena", o nome dos dois satélites, poderão servir para "fazer testes de órbita e validar seu funcionamento".
O responsável do centro espacial francês disse que "as consequências" deste erro "serão limitadas", embora possam provocar um atraso nos seguintes envios de satélites da constelação Galileu.
Para isso, assinalou, é preciso que se conheçam o mais rápido possível os motivos do erro, para poder continuar imediatamente com o programa de lançamento, que prevê um novo em dezembro próximo.
O Galileu deve ser constituído por 24 satélites, dos quais seis são de reposição, lembrou Le Gall.
À espera de conhecer as primeiras conclusões da comissão de investigação criada para analisar este erro, previstas para o próximo dia 8, Le Gall - que durante anos presidiu o consórcio de plataformas de lançamento espaciais Arianespace, responsável pelo mesmo - emitiu suas primeiras hipóteses.
"O mais provável é que a disfunção tenha acontecido no quarto estágio da Soyuz, chamado Fregat, que situa os satélites em sua órbita definitiva após duas impulsões consecutivas. Por um motivo ainda desconhecido, o segundo impulso não foi realizado na boa direção", disse.
Le Gall assinalou que o foguete russo Soyuz não é o culpado pelo erro, mas o sistema Fregat, concebido conjuntamente por russos e europeus.
Para o presidente do CNES se trata "de um erro de produção" que pode estar ligado aos problemas atravessados pela indústria espacial russa nos últimos anos.
"A comissão de investigação deve determinar se se trata de um elemento mal programado ou de um equipamento defeituoso", assinalou.
Scontro tra due grandi asteroidi, immortalati i loro resti
Rappresentazione artistica della collisione tra due grossi asteroidi (fonte: NASA/JPL-Caltech)
I resti dell'impatto tra due grandi asteroidi sono stati immortalati dal telescopio spaziale Spitzer della Nasa.
Lo scontro è avvenuto a 1.200 anni luce da noi nella costellazione delle Vele, in prossimità di una giovane stella (chiamata NGC 2547-ID8) grande quanto il Sole. La collisione ha sollevato un enorme polverone: descritto su Science dai ricercatori dell'università dell'Arizona, potrebbe dare vita ad un pianeta roccioso attraverso una lunga 'gestazione', che verrà seguita passo dopo passo proprio attraverso gli 'occhi' a infrarossi di Spitzer.
Il telescopio della Nasa è il primo finora ad aver catturato uno scontro fra asteoridi quasi 'in diretta', documentando sia le fasi precedenti che quelle successive all'impatto. Spitzer aveva infatti iniziato a monitorare la stella NGC 2547-ID8 nell'agosto del 2012, e sarebbe riuscito a fotografare tutte le fasi dello scontro se nel momento clou non avesse dovuto spostare il proprio obiettivo a causa dell'interferenza del Sole. Quando il telescopio ha ripreso le osservazioni, cinque mesi più tardi, ha trovato davanti a sè uno scenario mozzafiato che ha sopreso gli stessi astrofisici.
''Riteniamo che due grandi asteroidi si siano schiantati l'uno contro l'altro sollevando un'enorme nube di grani di polvere (simili ad una sabbia finissima) che si stanno frantumando allontanandosi lentamente dalla stella'', spiega il primo autore dello studio Huan Meng. I resti di questo scontro sono ora degli 'osservati speciali': spesso dalla loro aggregazione prende forma un nuovo pianeta. ''Stiamo assistendo alla formazione di un pianeta roccioso proprio sotto i nostri occhi'', afferma il ricercatore George Rieke. ''E' un'occasione unica - aggiunge - per studiare questo processo quasi in tempo reale''.
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Misurata la distanza delle Pleiadi
Ottenuta la misura più precisa della sistanza delle Pleiadi (fonte: NASA, ESA, AURA/Caltech, Palomar Observatory)
Sono 443 gli anni luce che separano la Terra dall'ammasso di stelle più vicino, quello delle Pleiadi. A misurarlo con una precisione senza precedenti è stata una rete mondiale di radiotelescopi, coordinata da Carl Melis, dell'università della California a San Diego, che ha usato degli speciali 'fari' cosmici (i quasar) come punti di riferimento.
Il risultato, pubblicato sulla rivista Science, corregge le misure effettuate da Hipparcos, il satellite lanciato nel 1989 dall'Agenzia spaziale europea (Esa): con i suoi strumenti aveva stabilito che le Pleiadi distassero 390 anni luce. Questa misura, ritenuta da principio la più precisa in assoluto, era poi stata messa in dubbio, dando vita ad un lungo dibattito a cui solo oggi viene posta la parola 'fine'.
La misura esatta della distanza delle Pleiadi ha un'importanza cruciale per gli astrofisici. Questo ammasso, formato da centinaia di giovani stelle, è infatti sempre stato considerato un vero e proprio 'laboratorio cosmico' in cui studiare e testare i modelli elaborati sulla nascita e l'evoluzione delle stelle. Sapere se dista 390 o 443 anni luce dalla Terra cambia moltissimo nella comprensione dei fenomeni stellari: basti pensare che molti astrofisici avevano dovuto rivedere le proprie ricerche alla luce delle misure di Hipparcos. I conti spesso non tornavano, e alcuni erano arrivati persino a ipotizzare che nelle stelle più giovani valessero regole di una fisica nuova e ancora sconosciuta.
Gli esperti si interrogano ora sull'origine dell'errore di Hipparcos, dato che una tecnologia molto simile alla sua verrà usata anche dalla missione Gaia, lanciata dall'Esa lo scorso dicembre per mappare la Via Lattea misurando la distanza di quasi un miliardo di stelle. La rete di radiotelescopi potrà essere d'aiuto nel verificare la bontà dei dati raccolti dal satellite.
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