sábado, 4 de janeiro de 2014

Nasa registra duas explosões solares na virada do ano

Explosões ocorreram no dia 31 de dezembro e 1º de janeiro.
De nível médio, elas não afetam seres humanos na Terra, diz Nasa.

Do G1, em São Paulo

 

Explosão solar de 1 de janeiro foi reistrada pela Nasa (Foto: NASA/SDO) 
Explosão solar de 1º de janeiro foi reistrada pela Nasa (Foto: NASA/SDO)

No dia 31 de dezembro de 2013, às 19h58, e no dia 1º de janeiro de 2014, às 16h52 (horário de Brasília), a agência espacial americana (Nasa) registrou duas explosões solares de nível médio.

As erupções solares são emissões súbitas de radiação na superfície da estrela. Elas disparam bilhões de toneladas de partículas no espaço, que podem viajar a grandes velocidades.

A explosão solar que ocorreu no último dia de 2013 foi classificada como M6.4. Já a explosão do primeiro dia de 2014 teve classificação M9.9. As labaredas da classe M são consideradas a mais fracas a causar algum tipo de efeito meteorológico espacial perto da Terra. As duas explosões emergiram da mesma região ativa do Sol, chamada de AR1936.

As imagens foram registradas pelo Observatório de Dinâmica Solar (SDO, na sigla em inglês) da Nasa, que mantém uma constante vigilância do Sol, coletando dados a cada 12 segundos, segundo informações da agência.

De acordo com a Nasa, a radiação prejudicial de uma explosão solar não afeta fisicamente os seres humanos na Terra, mas pode deturpar a atmosfera em uma camada em que os sinais de comunicação e de GPS circulam. A radiação também interrompe sinais de radio pelo período em que a explosão solar ocorre.


Nasa registrou exploão solar no dia 31 de dezembro de 2013  (Foto: NASA/SDO) 
Nasa registrou exploão solar no dia 31 de dezembro de 2013 (Foto: NASA/SDO)

sexta-feira, 3 de janeiro de 2014

La «maledetta» cometa di Halley: ora causò anche la peste a Bisanzio

La storica cometa di Halley, la prima a essere stata individuata come un astro a ritorni periodici dall’astronomo che nel Settecento le diede il nome, non ha mai goduto di buona fama. Alle sue apparizioni, ogni 76 anni, astrologi e millenaristi hanno attributo sventure d’ogni sorta, soprattutto per regnanti e governanti: dalla sconfitta di re Harold d’Inghilterra nel 1066, alla fatale malattia di Edoardo VII nel 1910. Ora è la ricercatrice americana Dallas Abbott a scagliare sulla povera cometa un’accusa infamante: avere provocato quella che è passata alla storia come «la peste di Giustiniano», una pandemia che devastò l’Impero romano d’Oriente fra il 541 e il 542 dopo Cristo, decimando la popolazione di Bisanzio e di altre grandi città mediterranee e favorendo l’avanzata degli invasori gotici che, a quanto pare, erano geneticamente immuni dal morbo. 


La cometa di Halley
  • La cometa di Halley    
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  • La cometa di Halley
SFERULE COSMICHE - La Abbott è una geologa marina, abbastanza nota fra gli studiosi di scienze della Terra per le sue campagne di esplorazione sui fondali oceanici, alla ricerca dei segni lasciati dagli impatti asteroidali e per i suoi studi sulle correlazioni fra eventi cosmici e cambiamenti climatici. Si è formata al Massachusetts Institute of Technology e poi è passata all’Earth Observatory di Lamont-Doherty nella Columbia University degli Stati Uniti. Nel 2009, studiando alcune carote di antichi sedimenti prelevati nei ghiacci della Groenlandia, Abbott ha scoperto un livello, databile dal 533 al 540 d. C., ricco di «sferule cosmiche»: palline di dimensioni submillimetriche derivanti dall’improvvisa fusione e quindi solidificazione di composti silicatici e metallici. Le sferule si trovano spesso attorno ai crateri scavati dai meteoriti, dove gli impatti generano istantaneamente altissime temperature e pressioni, scaraventando in aria miriadi di frammenti che poi ricadono a terra. Mescolati alle sferule, la Abbott ha trovato pure gusci di diatomee e silicoflagellati marini. 

ASTEROIDE E PESTE - Già quattro anni fa la scoperta di Abbot diede la stura ad alcune pubblicazioni scientifiche e storiche che tentavano di stabilire un nesso fra l’eventuale caduta di un’asteroide e la peste che dilagò ai tempi dell’imperatore Giustiniano, ipotizzando che l’impatto avrebbe sollevato una fitta nebbia di detriti rimasti per mesi in sospensione nell’atmosfera, tanto da provocare l’attenuazione della luce solare e l’inevitabile catena:abbassamento delle temperature medie globali (si ipotizza di 3 gradi centigradi), carestie, calo delle difese immunitarie, epidemie e peste. In effetti, alcuni antichi cronisti dell’impero riferiscono, nelle loro storie, del sole che risplendeva pallido come la luna, di un freddo insolito, di invasioni di ratti, insetti e parassiti d’ogni tipo, e di mortalità per la peste che nella sola Bisanzio, tra il 541 e il 542, toccò il picco di 10 mila decessi al giorno, costringendo gli amministratori a far scavare gigantesche fosse comuni e a stipare i cadaveri in torri inutilizzate.
 
HALLEY - Ora la Abbott, durante una riunione dell’American Geophysical Society che si è svolta a metà dicembre, ha spiegato che esistono fondati indizi per attribuire questi eventi catastrofici alla cometa di Halley. Un’accurata determinazione della stagione in cui si formarono le sferule cosmiche trovate in Groenlandia porterebbe infatti al mese di maggio, quando ogni anno si verifica la pioggia di meteore dette «eta aquaridi», correlabili ai detriti sparsi lungo la sua orbita dalla cometa di Halley. I detriti cometari sono, per lo più, granelli di polvere e piccoli sassi, ma la Abbott avanza l’ipotesi che il nucleo della Halley, in uno dei suoi passaggi al perielio, si sia frammentato, lasciandosi dietro un pezzo grande qualche centinaio di metri. Attratto dalla Terra, il frammento di cometa sarebbe precipitato, scavando un grande cratere nel fondo di un oceano e scaraventando in aria polveri rimaste in sospensione per alcuni anni; fra queste le sferule assieme a gusci di microorganismi marini che poi si sono depositati nei ghiacci della Groenlandia.
 
IPOTESI LABILE - L’ipotesi della Abbot è figlia di quel filone di studi che giustamente ricerca possibili correlazioni fra catastrofi terrestri e fenomeni cosmici (filone che negli anni Ottanta ebbe grande fortuna con la teoria dell’estinzione dei dinosauri per colpa di un asteroide killer); ma nel caso della peste di Giustiniano la catena degli eventi appare piuttosto tortuosa e gli indizi che la dovrebbero sostenere molto labili

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Scoperto il primo asteroide del 2014

L'asteroide 2014 AA (fonte: Catalina Sky Survey, Lunar & Planetary Laboratory, University of Arizona)  
L'asteroide 2014 AA
 (fonte: Catalina Sky Survey, Lunar & Planetary Laboratory, University of Arizona)
 
 
E' stato individuato nella notte del primo gennaio, poco prima che entrasse nell'atmosfera: il primo asteroide scoperto nell'anno appena iniziato, chiamato 2014 AA, è un piccolo oggetto dal diametro compreso fra uno e cinque metri ed è stato distrutto nell'impatto.

''Verosimilmente, nessun frammento ha raggiunto il suolo'', osserva l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma. ''Tuttavia - aggiunge - questo asteroide è già celebre perchè è soltanto la seconda volta che un oggetto simile viene scoperto poco prima dell'ingresso nell'atmosfera.

''Il primo caso - prosegue - risale al 2008, con l'asteroide 2008 Tc3. Entrambi sono stati scoperti da Richard Kowalski nell'ambito del programma Mout Lemmon Survey, in Arizona''. Sono casi molto diversi dall'asteroide di Chelyabinsk, che nessuno aveva visto avvicinarsi alla Terra.
 
2014 AA è stato scoperto nella notte del primo gennaio, mentre tutti i telescopi erano puntati verso un altro asteroide, 2013 YL2, che oggi raggiungerà la minima distanza dalla Terra. ''2014 AA stato scoperto intorno alle 7 del mattino italiane del primo gennaio, mentre l'ingresso nell'atmosfera sarebbe avvenuto quasi 24 ore più tardi, con margine di incertezza di circa 10 ore'', dice Masi.

Secondo i primi calcoli, eseguiti da Bill Gray, del Minor Planet Center degli Stati Uniti, e da Steve Chesley, del programma sui Neo (Near-Earth Object) del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, l'impatto potrebbe essere avvenuto su una regione molto ampia, estesa tra l'America Centrale e la costa orientale dell'Africa. Nel caso improbabile in cui dei frammenti fossero sopravvissuti all'impatto, sarebbero caduti al largo della costa occidentale africana.

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quinta-feira, 2 de janeiro de 2014

Cientistas identificam possíveis nuvens em planetas distantes

Estudos caracterizam a atmosfera de planetas fora do Sistema Solar.
Resultados foram publicados na revista científica 'Nature'.

Do G1, em São Paulo

Ilustração de um exoplaneta com nuvens em sua atmosfera (Foto: Space Telescope Science Instutute/Divulgação) 
Ilustração de um exoplaneta com nuvens em sua atmosfera 
(Imagem: Space Telescope Science Instutute/Divulgação)
 
 
Dois estudos publicados na edição desta semana da revista científica “Nature” indicam a possível existência de nuvens na atmosfera de planetas fora do Sistema Solar. Segundo os autores, a descoberta é um avanço importante na busca por planetas que, assim como a Terra, reúnam as condições necessárias para serem habitáveis.

As pesquisas foram realizadas por duas equipes distintas, com base em dados obtidos pelo Telescópio Espacial Hubble, da Nasa. Os planetas estudados foram GJ 436B, a 36 anos-luz da Terra, e GJ 1214b, a 40 anos-luz do nosso planeta. Nenhuma das duas atmosferas havia sido caracterizada com sucesso até o momento.

Levando em consideração o tamanho e a massa, os dois planetas são consideravelmente maiores que a Terra – classificada como pequena e rochosa –, mas também são menores que os chamados gigantes gasosos, como Júpiter.

Apesar de identificarem algumas características das atmosferas dos planetas – como a possível presença de nuvens –, os pesquisadores ainda não conseguiram detalhar a composição química dessas atmosferas. Segundo os autores, novos estudos nessa linha são necessários, e um dos principais objetivos é entender até que tamanho um planeta pode ter uma estrutura rochosa, como a da Terra.

Stelle cadenti a sorpresa nel cielo del 2014


Stelle cadenti a sorpresa e tre comete nel cielo del 2014 (fonte: Navicore) 
 Stelle cadenti a sorpresa e tre comete nel cielo del 2014 (fonte: Navicore)
 
Spettacoli imprevisti di stelle cadenti, dovuti alle scie di particelle lasciate in regalo dalle comete passate nel 2013, insieme a tre nuove comete, saranno i protagonisti del cielo del 2014.

Ad aprire l'anno è l'avvicinamento dell'asteroide 2013 YL2, che il 3 gennaio raggiunge la minima distanza dalla Terra (1,4 milioni di chilometri). Nello stesso giorno le Quadrantidi, uno degli sciami più attivi dell'anno, inaugureranno le piogge di meteore.

Il 10 gennaio, spiega l'Osservatorio di Perinaldo (Imperia), è attesa la possibile pioggia di meteore causate dal passaggio della Terra nella scia lasciata dalla cometa Ison, che aveva suscitato tantissime aspettative, ma che non è sopravvissuta all'incontro ravvicinato con il Sole.

Per il 16 gennaio è attesa la luna piena più piccola del 2014 perché si verificherà a poche ore dal punto dell'orbita lunare più distante dalla Terra. In febbraio, il 20 e il 22, la Luna incontrerà Marte e Giove. In primavera si 'accenderà' nel cielo la cometa Panstarrs C/2012 K1, che in ottobre dovrebbe diventare visibile a occhio nudo, mentre in maggio la scia di particelle lasciate dalla cometa 209P/Linear dovrebbe regalare un nuovo spettacolo di meteore.

I pianeti torneranno protagonisti in giugno: primo fra tutti Giove (il 3) con un triplo transito dei satelliti Ganimede, Europa, Callisto sul pianeta: ''sarà l'evento celeste più bello dell'anno'', osserva l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma. ''Stando alle previsioni attuali - aggiunge - vedremo, anche con modesti telescopi, le ombre delle tre lune attraversare il disco del pianeta''.

Nel pieno dell'estate, in agosto, dovrebbe essere visibile ad occhio nudo la cometa Oukaimede, mentre fra il 12 e il 13 tornano di scena le meteore, questa volta le Perseidi. Le meteore saranno le regine anche del cielo autunnale e invernale: in ottobre le Draconidi e le Orionidi; in novembre le Leonidi, per chiudere in dicembre con le Geminidi, le stelle cadenti più belle dell'anno per intensità e colori.

In autunno, infine, la cometa Siding Spring, visibile solo con l'aiuto dei telescopi, potrebbe riservare una sorpresa, come osserva l'Unione Astrofili Italiani (Uai): nel suo incontro molto ravvicinato con Marte, previsto per il 19 ottobre, potrebbe schiantarsi sul suolo del pianeta rosso.


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quarta-feira, 1 de janeiro de 2014

Arriva l'asteroide di Capodanno



La posizione dell’asteroide 2013 YL2 il 3 gennaio 2014, nel momento di massimo avvicinamento alla Terra (fonte: Gianluca Masi, The Virtuale Telescope Project) 
 La posizione dell’asteroide 2013 YL2 il 3 gennaio 2014, nel momento di massimo avvicinamento alla Terra (fonte: Gianluca Masi, The Virtuale Telescope Project)
 
 
Arriva l'asteroide di Capodanno, si chiama 2013 YL2, è già in fase di avvicinamento alla Terra ed è possibile osservarlo nella diretta streaming con il Virtual Telescope a partire dalla mezzanotte di oggi.

L'asteroide, dal diametro di 90 metri, raggiungerà la minima distanza dalla Terra il prossimo 3 gennaio. Quel giorno, alle ore 1,46 italiane, transiterà a 1,4 milioni di chilometri dal nostro pianeta. ''Una distanza di assoluta sicurezza: basti pensare che è circa tre volte e mezzo la distanza Terra-Luna'', spiega l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma.

Avvicinamenti come questi sono occasioni preziose per gli esperti che studiano i cosiddetti Neo (Near-Earth Objects), comete e asteroidi vicini alla Terra, in genere molto deboli da rilevare.
 
I passaggi ravvicinati, osservare Masi, permettono di calcolare le orbite, i periodi di rotazione e di studiare le caratteristiche di questi oggetti, per conoscerli meglio.
 
Scoperto tra il 23 e il 24 dicembre, questo 'sasso cosmico' è già visibile con strumenti professionali in questi giorni e dall'Italia sarà osservabile fino al 2 gennaio perché il 3 gennaio, quando raggiungerà la distanza minima dalla Terra, sarà visibile solo dall'emisfero australe.

''Per osservare l'asteroide 2013 YL2 occorrono telescopi del diametro di almeno 35-40 centimetri. Con strumenti più piccoli - rileva Masi - si può tentare qualche osservazione fotografica''. Se qualcuno volesse tentare, potrà farlo, tempo permettendo, il 2 gennaio, nella fase prossima al minimo avvicinamento, guardando nella costellazione del Cancro. Da quella direzione si vedrà arrivare l'asteroide, che si dirigerà nella costellazione dell'Idra per poi 'tuffarsi' nell'orizzonte e dunque nel cielo dell'emisfero australe.

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Telescópio da Nasa capta imagem de galáxia plana bem distante da Terra

Galáxia ESO 373-8 fica a 25 milhões de anos-luz do nosso planeta.
Imagem foi feita com o Hubble, da agência espacial americana.

Do G1, em São Paulo
 

Imagem divulgada nesta terça-feira (31) pela agência espacial americana, a Nasa, mostra a galáxia espiral ESO 373-8, localizada a 25 milhões de anos-luz de distância da Terra. Com outras sete galáxias que estão próximas, a ESO-373-8 integra o grupo NGC 2997. (Foto: Hubble/Nasa/AFP) 
Imagem divulgada nesta terça-feira (31) pela agência espacial americana, a Nasa, mostra a galáxia em formato plano chamada de ESO 373-8, localizada a 25 milhões de anos-luz de distância da Terra. Com outras sete galáxias que estão próximas, a ESO-373-8 integra o grupo NGC 2997. (Foto: Hubble/Nasa/AFP)

Nasa publica nova foto do Sol feita por satélite

Do G1, em São Paulo

 

Imagem do Sol feita nesta terça (31) pelo satélite SDO, da Nasa (Foto: Nasa/SDO) 
Imagem do Sol feita nesta terça (31) pelo satélite SDO, da Nasa (Foto: Nasa/SDO)
 
A Nasa divulgou nesta terça-feira (31) uma imagem do Sol feita pelo Observatório de Dinâmica Solar (SDO, na sigla em inglês), um satélite que fica na órbita da Terra. A foto foi feita com um instrumento chamado AIA, cuja função é estudar a coroa solar, a camada mais externa do Sol, onde ocorrem as erupções solares.

Apesar das tempestades solares visíveis na imagem, a atividade do Sol no momento não é tão forte, se comparada com a de outros períodos. A última grande ejeção de material ocorreu no dia 19 de novembro.

terça-feira, 24 de dezembro de 2013

Natale con la cometa 'sopravvissuta'

Si chiama Lovejoy, l' unica rimasta di quattro


La cometa Lovejoy (fonte: Gerald Rehmann)  
La cometa Lovejoy (fonte: Gerald Rehmann)
 
 
Nel Natale 2013 ci sarà almeno una cometa, unica 'superstite' delle quattro comete attese. Si chiama Lovejoy ed è possibile osservarla a occhio nudo, purchè lontano dalle luci della città.

''E' l'unica cometa che meriti attenzione nel cielo di questo Natale'', ha detto l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma.
 
La tanto attesa Ison sulla quale si erano concentrate tutte le attese è invece scomparsa, sopraffatta dal passaggio ravvicinato al Sole. Avrebbe dovuto risplendere come la Luna, invece dei resti del suo nucleo non si riesce più ad avere traccia, come testimoniano anche le osservazioni più recenti condotte sia con il radiotelescopio di Arecibo che con il telescopio spaziale Hubble.

''Tutte le campagne che hanno cercato di individuarne i residui sono fallite e adesso si spera che il telescopio spaziale Hubble riesca ad avere più successo'', ha osservato Masi.
 
La terza cometa, chiamata C/2012 X11 Linear, è invece troppo debole e ormai è visibili solo con un telescopio. La quarta, Henke, è ormai debolissima e in congiunzione con il Sole.

A risplendere nel cielo di Natale, nuvole permettendo, sarà quindi soltanto la Lovejoy, che il 22 dicembre raggiungerà la minima distanza dal Sole: ''una distanza comunque abbastanza ampia da favorirne l'osservazione'', rileva Masi. Il Sole infatti la illuminerà, rendendola più visibile. Per trovarla bisogna guardare verso Nord-Ovest, tra le stelle della costellazione di Ercole.
 
''Dal 22 dicembre in poi è visibile solo all'alba, a partire dalle cinque del mattino'', spiega Masi. Da quel momento comincerà ad abbassarsi progressivamente sull'orizzonte. Per osservarla al meglio bisogna quindi allontanarsi dalla città, in un luogo dall'orizzonte sgombro. Ma vale davvero la pena: ''è una cometa splendida ed estremamente fotogenica - osserva l'astrofisico - e mostra una notevole attività nell'evoluzione della coda''.

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Vídeo da Nasa revela ondas invisíveis emitidas pelo Sol

Comprimentos de onda não podem ser captados pelo olho humano.
Resultado é um astro dividido em fatias, em várias cores.

Do G1, em São Paulo

 

A agência espacial americana Nasa produziu um vídeo que mostra os diferentes tipos de ondas emitidas pelo Sol, invisíveis ao olho humano. O Observatório de Dinâmicas Solares da agência transforma essas ondas em imagens visíveis e coloridas. Na montagem feita pela Nasa, o Sol ganha várias "fatias" em diferentes tons, representando essas emissóes que não podemos enxergar sem auxílio de equipamentos especiais.

Um detalhe curioso é como a aparência do astro muda de acordo com cada tipo de filtro usado. Isso ocorre porque cada comprimento de onda captado equivale a matéria do Sol em diferentes temperaturas. O reconhecimento das várias temperaturas da superfície solar permite ao cientistas entender como a matéria transita na atmosfera solar.

Imagem mostra o Sol dividido em fatias observadas com filtros que repesentam diferentes comprimentos de ondas emitidas pelo astro (Foto: Nasa) 
Imagem mostra o Sol dividido em fatias observadas com filtros que repesentam diferentes comprimentos de ondas emitidas pelo astro (Foto: Nasa)

quinta-feira, 19 de dezembro de 2013

Imagens com filtros de cores revelam beleza do asteroide Vesta

Visto por olho humano, asteroide é acinzentado.
Cientistas aplicaram filtros de cores e puderam ver diversidade geológica.

Do G1, em São Paulo

 

Imagem mostra o fluxo de material dentro e for a da crater Aelia, no asteroid Vesta (Foto: NASA/JPL-Caltech/UCLAMPS/DLR/IDA) 
Imagem mostra o fluxo de material dentro e for a da crater Aelia, no asteroide Vesta
 (Foto: NASA/JPL-Caltech/UCLAMPS/DLR/IDA)
 
 

Cientistas alemães aplicaram filtros de cores nas imagens do asteroide Vesta e revelaram “paisagens de beleza incomparável”. As informações são da agência espacial americana, a Nasa.

As fotografias foram registradas pela câmera a bordo da sonda Dawn e reanalisadas por pesquisadores do Instituto Max Planck para Pesquisa do Sistema Solar, na Alemanha.

Visto pelos olhos de humanos, o asteroide é acinzentado, com uma variedade de pequenas e grandes crateras. No entanto, pelas imagens coloridas, com resolução de 60 metros por pixel, os cientistas puderam observar estruturas geológicas.

Uma vez que os minerais refletem luz de diferentes comprimentos de onda e em distintos graus, os filtros ajudam a revelar diversidade na composição do Vesta. As cores foram atribuídas a diferentes comprimentos de onda de luz.

Nas imagens coloridas, eles podem observar marcas de impactos, crateras enterradas por terremotos e materiais alheios ao asteroide, que foram levados por objetos espaciais.

Segundo Andreas Nathues, pesquisador do instituto alemão que desenvolveu o sistema da câmera da sonda Dawn, as novas imagens mostram uma ampla diversidade geológica.

“As imagens coloridas são impressionantes por sua beleza”, afirma a Nasa em nota. “Algumas belezas são reveladas apenas numa segunda olhada”.

O Vesta foi objeto de estudo da sonda Dawn entre julho de 2011 a setembro de 2012, em missão conduzida pela agência americana. O equipamento segue rumo ao planeta anão Ceres, no principal cinturão de asteroides entre Marte e Júpiter.


Com filtros de cores, imagem mostra material do noroeste da cratera Sextilia no ateroide Vesta (Foto:  NASA/JPL-Caltech/UCLAMPS/DLR/IDA) 
Com filtros de cores, imagem mostra material do noroeste da cratera Sextilia no ateroide Vesta (Foto: NASA/JPL-Caltech/UCLAMPS/DLR/IDA)
 
Nesta imagem foram aplicados filtros para a região da cratera Antonia, no hemisfério sul do asteroide Vesta (Foto: NASA/JPL-Caltech/UCLAMPS/DLR/IDA) 
Nesta imagem foram aplicados filtros para a região da cratera Antonia, no hemisfério sul do asteroide Vesta (Foto: NASA/JPL-Caltech/UCLAMPS/DLR/IDA)

Satélite Gaia, que fará mapa da galáxia, é lançado com sucesso



Satélite europeu foi lançado nesta quinta-feira a bordo do foguete Soyuz.
Gaia terá como missão fazer um atlas tridimensional da Via Láctea.

Da France Presse
 

Imagem é uma impressão artística do telescópio europeu Gaia. (Foto: AFP Photo/ESA/D. Ducros) 
Imagem é uma impressão artística do telescópio europeu Gaia. (Foto: AFP Photo/ESA/D. Ducros)
 
 
O satélite Gaia, um dos telescópios mais complexos da história da Europa, decolou nesta quinta-feira (19) com êxito do Centro Espacial Europeu de Kuru, na Guiana Francesa, a bordo de um foguete russo Soyuz. O lançamento foi feito às 7h12 de Brasília.

O "cartógrafo da galáxia" terá como missão fazer um atlas tridimensional da Via Láctea. A missão vai durar no total cinco anos, talvez seis, durante os quais o telescópio-satélite localizará um bilhão de estrelas, cada uma das quais será observada setenta vezes. Em mais de 99% delas, nunca se estabeleceu com precisão sua distância em relação à Terra.

"Em menos de dois anos teremos um catálogo de todo o céu", antecipou François Mignard, encarregado da participação francesa no projeto Gaia. Trata-se do sexto foguete Soyuz lançado da Guiana Francesa, o segundo em 2013.

O telescópio-satélite Gaia, construído em Toulouse, no sul da França, pela empresa Astrium por encomenda da Agência Espacial Europeia (ESA), deve se separar do estágio superior do foguete lançador após 41 minutos e 59 segundos de voo.

Gaia se posicionará a 1,5 milhão de quilômetros da Terra, em um local privilegiado - o ponto de Lagrange 2 -, que tem como uma de suas vantagens possuir um entorno térmico estável, e descreverá uma órbita elíptica para evitar os eclipses do sol pela Terra.

O telescópio permitirá fazer um mapeamento tridimensional da Via Láctea, um atlas do céu, e também reconstruir a história da formação e evolução da nossa galáxia. Isto possibilitará aos astrofísicos fazer "arqueologia galáctica", segundo Mignard.

Gaia nos permitirá "compreender melhor qual é o nosso lugar no universo", resumiu Catherine Turon, membro do Observatório de Paris.

Posição das estrelas
O fundamental da missão Gaia consiste em determinar a posição e o movimento das estrelas, mas também sua distância, o parâmetro mais difícil de se obter, uma vez que a mais próxima se encontra a quase 40 bilhões de quilômetros.

Gaia dará continuidade à tradição europeia do mapeamento estelar, herança do astrônomo grego Hiparco, o primeiro que, a olho nu, mediu a posição de mil estrelas.

Em 1989, mais de 2 mil anos depois de Hiparco, a ESA lançou um satélite com seu nome, dedicado à astrometria, que deu as coordenadas celestes de cerca de 120 mil estrelas.

Gaia e seus dois telescópios são feitos de carbeto de silício (também denominado carborundum), cada um com três lentes retangulares curvas, cem vezes mais precisas do que as do satélite Hiparco. O dispositivo será capaz de distinguir estrelas com brilho 400 mil vezes mais fraco do que o olho humano pode perceber.

"É o telescópio espacial mais moderno já fabricado na Europa", informou a Astrium. Gaia também usará "um sensor fotográfico com precisão nunca equiparada", prosseguiu.

Para preservar a exatidão de suas medidas, o satélite será controlado da Terra por uma rede de telescópios, de tal forma que sua posição será determinada com um erro máximo de cem metros.

"O cartógrafo da galáxia" também terá como tarefa fazer o levantamento dos asteroides do Sistema Solar e, inclusive, descobrir novos exoplanetas.

Com Gaia, os astrônomos entrarão "no mundo do 'Big Data'", afirmou Véronique Valette, chefe do projeto Gaia na agência espacial francesa (CNES). A missão fornecerá mais de um petabyte (um quadrilhão de bytes) de dados para analisar, ou seja, a capacidade de 250 mil DVDs.


"O tratamento cotidiano (dos dados) será o desafio mais importante", acrescentou Mignard.

Seis centros, entre eles o do tratamento de dados do Centro Espacial de Toulouse, receberão este fluxo permanente e enorme de informação, inutilizável em seu estado bruto e que depois deverão interpretar para torná-la inteligível.

Para enfrentar este desafio, o CNES, que fará entre 35% e 40% do tratamento de dados da missão, equipou-se com computadores de uma potência de cálculo de até 6 trilhões de operações por segundo.

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