quarta-feira, 20 de julho de 2016

Il Sole diventa una spettacolare girandola

Il Sole si trasforma in una spettacolare girandola (fonte: NASA’s Goddard Space Flight Center/SDO/Joy Ng)Il Sole si trasforma in una spettacolare girandola (fonte: NASA’s Goddard Space Flight Center/SDO/Joy Ng)
Una capriola di 360 gradi intorno al Sole: l'ha compiuta la sonda Sdo (Solar Dynamics Observatory) della Nasa per misurare la 'rotondità' della nostra stella e calibrare gli strumenti. Nel video realizzato dagli strumenti di bordo e pubblicato sul sito della Nasa il Sole si trasforma in una spettacolare 'girandola' dorata.

La manovra, durata all'incirca 7 ore, aveva lo scopo di studiare con precisione il bordo del Sole, un cerchio quasi perfetto che presenta però alcune quasi impercettibili irregolarità da cui è possibile ottenere molti interessanti dati scientifici sulle violente eruzioni che avvengono sulla superficie della stella. 

Manovre come queste vengono fatte almeno 2 volte l'anno, ma questa volta è stata immortalata dalle fotocamere della sonda, che scattando una foto ogni 12 secondi hanno permesso di fare uno spettacolare video. Visto alla lunghezza d'onda degli ultravioletti estremi (e successivamente colorati in oro) il Sole si è trasformato così in un'enorme girandola dorata. 

Manovre come queste sono necessarie da un lato per calibrare gli strumenti e dall'altro per capire meglio i periodici cicli di attività solare, responsabili di forti emissioni di radiazioni che possono creare disturbi alle comunicazioni e creare pericoli agli astronauti.

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La Nebulosa di Orione è un grande 'vivaio' di pianeti

Panorama dalla nuova immagine infrarossa della Nebulosa di Orione. (fonte: ESO/H. Drass et al.)Panorama dalla nuova immagine infrarossa della Nebulosa di Orione. (fonte: ESO/H. Drass et al.)
La Nebulosa di Orione è un sorprendente vivaio di pianeti: per la prima volta un telescopio, il Very Large Telescope (Vlt) dell'Eso (European Southern Observatory) in Cile, ne ha esplorato l'interno, scoprendo un quadro inimmaginabile di piccole stelle e pianeti nascenti. I dettagli del lavoro, coordinato da Holger Drass, dell'università della Ruhr di Bochum, sono pubblicati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.


L'immagine spettacolare, la più profonda finora ottenuta della Nebulosa di Orione, mostra la presenza di un numero di stelle nane brune e di oggetti simili a pianeti dieci volte maggiore di quanto si sapesse finora. Una scoperta che mette in forse lo scenario, finora ritenuto valido, di formazione stellare della Nebulosa di Orione, che si estende per 24 anni luce nella costellazione di Orione ed è visibile ad occhio nudo dalla Terra.


''Comprendere quante stelle di piccola massa si trovino nella Nebulosa di Orione è molto importante per definire meglio le attuali teorie sulla formazione stellare'', commenta Amelia Bayo, dell'università di Valparaiso, co-autrice dello studio. Questa nuova immagine ha mostrato un'inaspettata abbondanza di oggetti di massa molto piccola, il che suggerisce che la Nebulosa di Orione possa fabbricare, in proporzione, molti più oggetti piccoli di altre regioni di formazione stellare, più piccole e meno attive. Per capire come si formano le stelle, gli astronomi contano quanti oggetti si formano in regioni come la Nebulosa di Orione. Prima di questa ricerca, gli oggetti più numerosi avevano masse di circa un quarto della massa del Sole: la scoperta di nuovi oggetti ha mostrato invece che ne esistono con una massa molto minore, facendo così ipotizzare che il numero di oggetti di massa planetaria possa essere molto maggiore di quanto finora pensato.

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L’antenato dei buchi neri, è dedicato a Ronaldo

Rappresentazione artistica di CR7, l'antenato dei buchi neri (fonte: ESO/M. Kornmesser)
Rappresentazione artistica di CR7, l'antenato dei buchi neri (fonte: ESO/M. Kornmesser)
Così brillante da essere dedicata a un fuoriclasse come Cristiano Ronaldo, è stata considerata finora una delle galassie più straordinarie mai scoperte, ma potrebbe essere un antenato dei buchi neri: questo corpo celeste misterioso sarebbe nato subito dopo il Big Bang, dal collasso di un'enorme quantità di gas. E' l'ipotesi di tre ricercatori americani, pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Aaron Smith e Volker Bromm, dell'università del Texas ad Austin, e Avi Loeb, del Centro di Astrofisica dell'università di Harvard, hanno formulato l'ipotesi sulla base di una simulazione al computer. L'oggetto misterioso che hanno studiato è stato chiamato CR7, come Ronaldo, proprio per il suo carattere straordinario, ed è lontanissima. Vale a dire che è anche molto antica, nata quando l'universo aveva poco meno di un miliardo di anni. La simulazione ha permesso di osservare che il vento di idrogeno ed elio emesso da questo corpo celeste alla velocità di circa 150 chilometri al secondo potrebbe essere generato dal disco di materia che cade verso il buco nero.

Se l'ipotesi dovesse essere confermata, Cr7 sarebbe un antenato dei buchi neri, nato subito dopo il Big Bang. Questi corpi celesti primitivi sarebbero enormi, con masse centinaia di migliaia di volte superiori a quelle del Sole, e si sarebbero formati così presto che la loro nascita non potrebbe essere avvenuta dal collasso di una stella ma dal collasso diretto di una nube di materia primordiale sprigionata dall'esplosione del Big Bang. 

''Il gruppo americano ha il merito di avere interpretato in modo ragionevole dei dati'' ha osservato Fabrizio Fiore, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), fra gli autori della recente scoperta di altri due antenati di buchi neri. Ma, ha aggiunto, ''non è la prima volta che si ipotizza che questa sorgente sia un buco nero, la prima ipotesi è stata dell’italiano Andrea Pallottini, quando era alla Scuola Normale Superiore di Pisa''. 

Per avere la conferma bisogna aspettare i futuri telescopi spaziali, come il James Webb della Nasa o la missione Athena dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), da 10 a 100 volte più sensibili degli strumenti attuali e che permetteranno di cercare i buchi neri primitivi anche nel vicino infrarosso e nei raggi X.


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40 anni fa il primo veicolo su Marte

Rappresentazione artistica della missione Viking sul suolo di Marte (fonte: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona)
Rappresentazione artistica della missione Viking sul suolo di Marte (fonte: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona)

Esattamente 40 anni fa il primo veicolo costruito dall'uomo si posava sul suolo di Marte. Era la sonda Viking 1 della Nasa. A 7 anni dallo sbarco del primo uomo sulla Luna, arrivavano a Terra le immagini più dettagliate mai viste della superficie marziana, mentre gli strumenti di bordo raccoglievano i primi dati sulla composizione dell'atmosfera e indicavano che Marte non era sempre stato il mondo arido che è oggi.


L'esplorazione del pianeta rosso prosegue ancora oggi, in particolare grazie al rover laboratorio Curiosity che dal 2012 analizza i campioni di roccia e terreno del Cratere Gale per ricostruire il passato geologico marziano e, a breve, con ExoMars, la missione dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) che raggiungerà l'orbita di Marte in ottobre e che nel 2020 invierà un rover. 

Obiettivo della missione, che nel 2020 vedrà in azione un trapano progettato e costruito in Italia, sarà individuare possibili tracce di vita passata nascoste nel sottosuolo. Le due missioni Viking,lanciate a distanza di 20 giorni l'una dalla'latra, inviarono a Terra le prime immagini del pianeta ad alta risoluzione, mostrando l'esistenza di crateri, enormi vulcani e canyon, dimostrando per la prima volta che Marte, oggi un'arida distesa rossa, ospitava una volta grandi quantità di acqua.

Nel febbraio 2021 è infine previsto l'arrivo su Marte della missione Mars 2020 della Nasa. Andrà a cercare tracce di vita passata tra le rocce del pianeta rosso. Il nuovo rover, 'fratello' di Curiosity, sarà equipaggiato con strumenti per la ricerca di forme di vita fossili e per testare la possibilità di produrre ossigeno direttamente su Marte: un passo fondamentale per preparare l'arrivo del primo equipaggio umano su Marte.


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Nasa anuncia descoberta de 104 exoplanetas por telescópio espacial

Da France Presse/G1.globo.com


Concepção artística do telescópio espacial Kepler e dos quatro planetas com tamanhos parecidos com a Terra descobertos em missão (Foto: K2 Nasa/JPL)
Uma equipe internacional de pesquisadores anunciou a descoberta de 104 novos planetas fora de nosso Sistema Solar, incluindo quatro que podem ter superfícies rochosas como a Terra.
Os cientistas descobrriam os exoplanetas usando o telescópio espacial Kepler, assim como observações feitas a partir de telescópios terrestres.
A missão Kepler, de US$ 600 milhões, permitiu que os cientistas descobrissem mais de 4,6 mil planetas - 2.326 confirmados - desde que foi lançada em 2009.
"A diversidade de planetas é assombrosa", disse nesta segunda-feira Evan Sinukoff, astrônomo da Universidade do Havaí, que contribuiu para a pesquisa.
O último achado inclui 21 exoplanetas situados na zona habitável ao redor de suas estrelas: uma distância que permite a existência de água líquida, o que permitiria o desenvolvimento de vida.
Planetas rochosos
Os quatro planetas potencialmente rochosos - que são entre 20% e 50% maiores do que a Terra - orbitam próximos da mesma estrela em um sistema planetário a cerca de 400 anos-luz da Terra. Um ano-luz equivale a cerca de 10 trilhões de quilômetros.

Apesar de os planetas orbitarem sua estrela a uma distância ainda menor do que a que mercúrio orbita nosso Sol, a superfície dos planetas podem ter temperaturas parecidas com a da Terra porque sua estrela é mais fria do que o Sol, segundo os astrônomos.
A missão Kepler têm observado 150 mil estrelas na constelação Cygnus em busca de sinais de planetas orbitando ao redor desses astros, em especial aqueles que podem ter condições de desenvolvimento de vida.
A identificação desses planetas ocorre pela observação da diminuição da luz de uma estrela a cada vez que um planeta passa em frente do astro durante sua órbita.
O telescópio espacial Kepler está atualmente em uma missão chamada K2, para estudar supernovas, aglomerados estelares e galáxias distantes.

quarta-feira, 13 de julho de 2016

Astrônomos descobrem novo planeta anão feito de gelo

RR 245Image copyrightDIVULGAÇÃO
Image captionImagens do telescópio Canadá-França-Havaí captadas em setembro de 2015 e vistas em fevereiro de 2016 revelaram a existência de um novo planeta anão, na órbita em destaque à direita.
Da EFE - Um novo planeta anão foi descoberto nas profundezas geladas do espaço além da órbita de Netuno, afirmaram pesquisadores.
O novo objeto tem cerca de 700 km de diâmetro - apenas 5% da largura da Terra - e uma das órbitas mais longas para um planeta anão: estima-se que leve 700 anos para viajar em torno do Sol.
Batizado com o nome provisório de 2015 RR245, o pequeno mundo foi identificado pelo telescópio Canadá-França-Havaí, dentro do projeto de pesquisa Outer Solar System Origins Survey (Ossos).
"Os mundos gelados além de Netuno podem mostrar como os planetas gigantes se formaram e depois se moveram para longe do Sol. Eles permitem construir a história do nosso Sistema Solar", disse Michele Bannister, da Universidade de Vitória, no Canadá.
"Mas quase todos esses mundos gelados são pequenos e pouco nítidos; é realmente empolgante encontrar um grande e brilhante o suficiente para que possamos estudá-lo em detalhe."
Acredita-se que haja cerca de 200 planetas anões no Cinturão de Kuiper, a enorme massa de pedaços de rocha e gelo que orbitam além de Netuno.
Mas apenas cinco objetos - Ceres, Plutão, Haumea, Makemake e Eris - foram observados o suficiente para serem classificados como planetas anões, e não luas, planetoides ou outros objetos.
OssosImage copyrightPROJETO OSSOS
Image captionRepresentação da órbita do RR245 (linha amarela), que seria um dos maiores do Cinturão de Kuiper. Objetos tão brilhantes ou mais brilhantes aparecem com seus nomes.

Geologia

Mundos que orbitam longe do Sol possuem geologia exótica, com paisagens feitas de diferentes materiais congelados, como a passagem da sonda New Horizons por Plutão revelou recentemente.
Após centenas de anos viajando a mais de 12 bilhões de quilômetros do Sol, o RR 245 está rumando para sua maior aproximação, a 5 milhões de quilômetros, ponto que deverá atingir em 2096. A Terra, por exemplo, está a 150 milhões de quilômetros do Sol.
O RR 245 vem mantendo sua órbita altamente elíptica por ao menos 100 milhões de anos. Como o objeto só foi observado em um dos sete anos que leva para viajar em torno do Sol, sua órbita precisa será refinada ao longo dos próximos anos, quando o planeta anão também receberá um nome definitivo.
Como descobridores do objeto, a equipe internacional de astrônomos do projeto Ossos poderá apresentar o nome de preferência para avaliação da União Astronômica Internacional.

sexta-feira, 8 de julho de 2016

Astrônomos descobrem planeta 4 vezes maior que Júpiter e com 3 sóis

Da France Presse com g1.globo.com

Desenho artístico mostra vista da estrela tripla (Foto: ESO/L. Calçada)Desenho artístico mostra vista da estrela tripla (Foto: ESO/L. Calçada)
Uma equipe internacional de astrônomos anunciou nesta quinta-feira (7) a descoberta de um estranho planeta em um sistema solar distante que tem três sóis.
Segundo o estudo publicado na revista científica americana "Science", sistemas solares binários, com dois sóis, são relativamente comuns no universo, ao contrário dos que têm três ou mais sóis.
"Imaginem isso: um planeta onde ou a luz do dia é constante ou há três amanheceres e entardeceres por dia, dependendo da estação, que neste caso dura mais que uma vida humana", indicou um comunicado da Universidade de Arizona, que dirigiu a equipe de astrônomos.
O planeta foi batizado de HD 131399Ab, e está localizado a cerca de 340 anos-luz da Terra, na constelação Centaurus.
Os cientistas acreditam que se trata de um corpo cósmico relativamente jovem, de cerca de 16 milhões de anos, o que faz com que seja um dos planetas mais jovens descoberto fora do nosso sistema solar.
Também calculam que sua massa é quatro vezes maior que a de Júpiter, o maior planeta do nosso sistema solar.
O planeta descoberto tem uma órbita muito extensa, em volta da estrela mais brilhante das três.
"Durante a metade da órbita do planeta, que dura 550 anos da Terra, três estrelas são visíveis no céu, as duas mais fracas sempre mais próximas uma da outra", comentou o autor principal do estudo, Kevin Wagner, que descobriu o HD 131399Ab no seu primeiro ano de doutorado.
"Durante grande parte do ano do planeta as estrelas aparecem próximas, o que lhe dá um familiar lado noturno e um lado diurno com um triplo entardecer e amanhecer todos os dias", acrescentou Wagner.
"Conforme o planeta orbita e as estrelas se distanciam a cada dia, elas chegam a um ponto onde o entardecer de uma coincide com o amanhecer da outra", disse.
Este fenômeno gera "luz do dia quase constante" durante cerca de um quarto da órbita do planeta, ou cerca de 140 anos terrestres, completou.
A equipe de astrônomos descobriu o planeta com o instrumento Sphere do Telescópio Muito Grande do Observatório Europeu Austral (ESO), no Chile.
Sphere é um dos instrumentos mais avançados no mundo para encontrar planetas que orbitam em volta de outras estrelas, e é sensível à luz infravermelha, o que permite detectar o calor emitido por planetas jovens.

quarta-feira, 6 de julho de 2016

Nel passato di Cerere forse c'era acqua liquida

Il pianeta nano Cerere (fonte: Martin Perez)Il pianeta nano Cerere (fonte: Martin Perez)
Probabilmente sotto la superficie di Cerere in passato c'era acqua allo stato liquido e la grande quantità di sali trovati sulla sua superficie potrebbe essere ciò che resta di un antico oceano, o di accumuli d'acqua risaliti in superficie e poi solidificati milioni di anni fa. E' l'ipotesi sul pianeta nano formulata dai ricercatori coordinati da Maria Cristina De Sanctis, dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), sulla base delle osservazioni fatte con lo spettrometro italiano Vir a bordo della sonda Dawn della Nasa, fornito dall'Agenzia spaziale italiana (Asi). 


Sempre parlando di Cerere, c'è da segnalare che la sonda Dawn della Nasa continuerà la sua attività di studio sul pianeta nano, anziché puntare sull'asteroide 145 Adeona. E' stato infatti ritenuto molto più utile un monitoraggio a lungo termine di Cerere, soprattutto per il fatto che si sta avvicinando la fase di perielio, rispetto all'esplorazione di 145 Adeona, che era la terza parte della missione di Dawn dopo Vesta e Cerere.

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China finaliza o maior radiotelescópio do mundo

Da BBC/G1.globo.com

O maior radiotelescópio do mundo está prestes a entrar em funcionamento.
A China colocou a peça final do aparelho no último domingo e, em setembro, ele começará a funcionar, segundo a agência estatal de notícias Xinhua.
O telescópio tem o tamanho de 30 campos de futebol (500 metros de diâmetro), é considerado o maior do mundo e sua construção custou US$ 180 milhões.
Com ele, a China espera conseguir explorar o espaço em busca de vida extraterrestre.
O subdiretor nacional de Observação Astronômica da Academia Chinesa de Ciências, Zheng Ziaonian, anunciou que, a partir de agora, os cientistas começam o processo de testes para detectar e corrigir problemas no telescópio.
O Telescópio de Abertura Esférica de 500 metros (ou Fast, na sigla em inglês) fica na Província de Guizhou, sudoeste da China, uma área favorável para a atividade de pesquisa astronômica pois o relevo dos arredores do radiotelescópio o protege naturalmente de perturbações eletromagnéticas.
Hidrogênio
Telescópio mede o equivalente a 50 campos de futebol (Foto: Associated Press)Telescópio mede o equivalente a 50 campos de futebol (Foto: Associated Press)
O Fast será usado para tentar descobrir a existência de hidrogênio neutro em galáxias distantes e também pulsares distantes ("bolas" de nêutrons muito magnetizadas).
Além disso, o radiotelescópio também aumenta a possibilidade de detectar ondas gravitacionais de baixa frequência.
O Fast vai tomar o lugar do Observatório de Arecibo, em Porto Rico, que mede 300 metros diâmetro, como o maior telescópio do mundo.
Sua construção ocorreu em tempo recorde: apenas cinco anos.
E, apesar de as autoridades chinesas afirmarem que seu programa espacial tem fins pacíficos, o Departamento de Defesa dos Estados Unidos afirmou que o objetivo real da China é "evitar que seus adversários usem dispositivos espaciais em uma crise".
O programa espacial do país se transformou em uma das prioridades do governo chinês. Em 2018 o país deve lançar um "módulo central" para sua primeira estação espacial.

terça-feira, 5 de julho de 2016

Após 5 anos de missão, sonda da Nasa entra na órbita de Júpiter

G1..com.br - Apos 5 anos de viagem, a sonda Juno entrou com sucesso na órbita de Júpiter, o maior planeta do sistema solar. Com transmissão ao vivo pela internet, a equipe na Nasa comemorou a inserção na magnetosfera à 0h54 desta terça-feira (5).
A sonda se aproximou sobre o pólo-norte do planeta, mostrando uma perspectiva inédita do sistema de Júpiter - incluindo as suas quatro grandes luas. Um laboratório da Nasa localizado em Pasadena, na Califórnia, administrou a missão Juno, chefiado pelo pesquisador Scott Bolton, que também ajudou a levar uma sonda a Saturno.
Esta é a primeira vez que Júpiter será visto abaixo da cobertura densa de nuvens. Por isso o nome Juno, uma homenagem à deusa romana que era esposa de Júpiter. As informações são da agência espacial americana.
Lançada em 5 de agosto de 2011, a sonda percorreu 716 milhões de quilômetros - quase 18 mil voltas na Terra - até o planeta e deve voltar a solo, se nada der errado, em 20 de fevereiro de 2018. Juno tem 3,5 metros de altura e 3,5 metros de diâmetro e é movida a energia solar, com uma velocidade que supera 265 mil km/h.
Todo o programa custou US$ 1,13 bilhão. A Juno foi a primeira missão que levou uma nave movida a energia solar comandada a partir da Terra, além de orbitar de pólo a pólo de um planeta. Nenhuma outra sonda chegou, até agora, tão perto da superfície de Júpiter.
Funcionários da Nasa comemoram a manobra da sonda Juno na órbita de Júpiter (Foto: Reprodução / Nasa)Funcionários da Nasa comemoram a manobra da sonda Juno na órbita de Júpiter (Foto: Reprodução / Nasa)
O campo magnético do planeta é 20 mil vezes mais forte que o da Terra. Por isso, o grande perigo para visitar Júpiter com uma nave espacial. Outra questão é o fato de que a Juno não foi projetada para operar dentro de uma atmosfera e passará por um período de “queimação” enquanto estiver orbitando.

Segundo a Nasa, o principal objetivo da missão é entender a origem e a evolução do planeta. Conhecer o que há abaixo da densa cobertura de nuvens. Com um conjunto de instrumentos, a sonda vai investigar a quantidade de água e amoníaco na atmosfera profunda. Recentemente, já foi possível avistar a aurora boreal do planeta.

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Imagem ilustrativa de Juno perto de Júpiter  (Foto: Nasa)Imagem ilustrativa de Juno perto de Júpiter (Foto: Nasa)

 Ilustração da Sonda Rosetta se aproximando do cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (Foto:  Spacecraft: ESA/ATG medialab; Comet image: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0)Ilustração da Sonda Rosetta se aproximando do cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (Foto: Spacecraft: ESA/ATG medialab; Comet image: ESA/Rosetta/NavCam – CC BY-SA IGO 3.0)

quarta-feira, 29 de junho de 2016

Supertelescópio captura "girino cósmico"

Vídeo é do telescópio Hubble; formações estelares desse tipo têm cabeças brilhantes e compactas, além de caudas alongada.

Da BBC/IG


O supertelescópio espacial Hubble flagrou um "girino cósmico" tremulando na imensidão do espaço. 
Girinos cósmicos são galáxias raras e difíceis de serem encontradas. Formações estelares desse tipo têm cabeças brilhantes e compactas, além de caudas alongadas.
A galáxia flagrada pelo Hubble foi batizada de LEDA 36252.
As estrelas que compõem os girinos cósmicos são normalmente muito velhas ─ fósseis do início do Universo e do momento em que essas galáxias foram formadas. A LEDA 36252 não é exceção à regra.
No entanto, um estudo aprofundado da galáxia revelou resultados inesperados: sua cabeça contém estrelas jovens com uma massa equivalente a 10 mil sóis. Essas estrelas estão agrupadas e consistem principalmente de hidrogênio e hélio.
Astrônomos acreditam que essa nova explosão de formação estelar foi desencadeada quando a galáxia incorporou gás primordial ─ um tipo de gás criado pelos processos de fusão estelar na origem do Universo.


terça-feira, 28 de junho de 2016

Observatório europeu divulga espetacular imagem detalhada de Júpiter antes de chegada de sonda ao planeta

Da BBC


Na reta final para a chegada da sonda Juno à Jupiter, astrônomos divulgaram uma imagem inédita do maior planeta do Sistema Solar.
O objetivo do registro, feito pelo poderoso telescópio VLT (Very Large Telescope), do consórcio internacional ESO (Observatório Europeu do Sul, na sigla em inglês), é criar mapas de alta resolução do gigante gasoso para subsidiar a missão da sonda.
A imagem, colorida artificialmente, é resultado da seleção e combinação dos melhores registros obtidos por um equipamento do VLT que consegue estudar a luz infravermelha de objetos celestes.
Lançada pela Nasa em agosto de 2011, a Juno iniciará no próximo dia 4 de julho uma missão científica de 16 meses, com a tarefa de explicar melhor o Sistema Solar a partir da origem e evolução de Júpiter.
A sonda fará uma série de voos a menos de 5 mil km da espessa camada nublada do planeta, batendo o recorde anterior de aproximação, de 1974 - 43 mil km da sonda americana Pioneer 11.
Os instrumentos de sensoriamento remoto da sonda irão analisar as várias camadas do gigante gasoso e medir propriedades como composição, temperatura e movimento.
Composição artística mostra a sonda espacial em órbita de Júpiter (Foto: NASA/JPL)Ilustração mostra a sonda espacial em órbita de Júpiter (Foto: NASA/JPL)
A sonda também tentará verificar se Júpiter possui ou não um núcleo sólido, mapeará seu campo magnético, medirá água e amônia na atmosfera e observará suas auroras (as mais energéticas do Sistema Solar), entre outras ações.
Espera-se que a missão traga novas informações sobre as faixas coloridas que envolvem Júpiter, bem como revelações sobre a origem da chamada Grande Mancha Vermelha (Great Red Spot), uma tempestade gigantesca que se mantém há séculos no planeta.
Uma tarefa chave da missão será medir a abundância de água na atmosfera - indicador da quantidade de oxigênio presente na região de Júpiter quando o planeta se formou, e da possível rota de migração do gigante gasoso dentro do Sistema Solar.

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