quarta-feira, 21 de agosto de 2013

Telescópio Kepler identifica novo planeta a 700 anos-luz da Terra

Exoplaneta realiza volta em torno de sua estrela em apenas 8 horas e meia.
Superfície é muito quente e pode der 'oceano' de lava, dizem cientistas.

Do G1, em São Paulo


Concepção artística mostra exoplaneta Kepler 78b próximo à estrela (Foto: Divulgação/Cristina Sanchis Ojeda/MIT) 
Concepção artística mostra exoplaneta Kepler 78b próximo à sua estrela
(Foto: Divulgação/Cristina Sanchis Ojeda/MIT)
 
Cientistas do Instituto de Tecnologia de Massachusetts (MIT, na sigla em inglês) descobriram um exoplaneta de tamanho próximo ao da Terra que realiza uma volta completa em torno de sua estrela em apenas oito horas e meia. O corpo celeste foi identificado com base em observações feitas pelo telescópio Kepler, da agência espacial americana (Nasa).

O planeta foi batizado de Kepler 78b pelos pesquisadores. Ele está localizado a 700 anos-luz da Terra, diz uma nota divulgada pelo MIT.

A pesquisa foi publicada no periódico científico "Astrophysical Journal". O movimento de orbitar ao redor da estrela, conhecido como translação, leva 365 dias ou um ano para ser realizado pela Terra em torno do Sol.
 
Temperatura alta
O Kepler 78b está muito próximo de sua estrela - o diâmetro de sua órbita é apenas três vezes maior do que o do astro. Os pesquisadores estimam que sua superfície tenha temperatura muito alta, chegando a 2,7 mil ºC.

"Em um ambiente tão escaldante, a camada mais superficial do planeta provavelmente está derretida, criando um oceano de lava enorme e turvo", afirma a nota divulgada pelo MIT.

Os pesquisadores dizem ter conseguido detectar luz emitida pelo corpo celeste - a primeira vez que isso ocorre em um exoplaneta tão pequeno quanto o Kepler 78b. "A luz, quando for analisada com telescópios maiores e mais potentes, pode ajudar a dar detalhes sobre a composição da superfície do planeta", ressalta a nota.

Imagem mostra jatos velozes saindo de estrela recém-nascida

Herbig-Haro 46/47 se situa a 1400 anos-luz da Terra.
Fenômeno foi capturado pelo telescópio Alma, no deserto do Atacama.

Do G1, em São Paulo

O radiotelescópio Alma, que é parte parte do Observatório Europeu do Sul (ESO, na sigla em inglês) captou a imagem abaixo, que mostra uma estrela recém-nascida expulsando grandes jatos de material em diferentes direções. A velocidade desses jatos surpreendeu os cientistas. O objeto é o Herbig-Haro 46/47, situado a cerca de 1400 anos-luz de distância da Terra, na constelação austral da Vela. O Alma se situa no Deserto do Atacama.


Imagens do Alma mostram estrela recém-nascida (Foto: ESO/Alma/AP) 
Imagens do Alma mostram estrela recém-nascida (Foto: ESO/Alma/AP)

segunda-feira, 19 de agosto de 2013

L'esplosione stellare di agosto, ben visibile dall'Italia



La Nova del Delfino fotografata dal Virtual Telescope (fonte: Gianluca Masi, The Virtual Telescope Project 2.0) 
 La Nova del Delfino fotografata dal Virtual Telescope
 (fonte: Gianluca Masi, The Virtual Telescope Project 2.0)
 
E’ ben visibile dall’Italia l’esplosione stellare di agosto: una nuova luce si è accesa nella costellazione del Delfino, distante circa 97 anni luce dalla Terra e si può osservare a destra di Vega, una delle stelle più brillanti del cielo di agosto ed uno dei vertici del cosiddetto Triangolo Estivo insieme ad Altair e Deneb. Approfittando della graduale uscita di scena delle stelle cadenti, la stella è la nuova protagonista delle notti di agosto.

La scoperta, fatta dall’astrofilo giapponese Koichi Itagaki, è stata immediatamente confermata da più gruppi nel mondo e descritta in dettaglio dal gruppo italiano del Virtual Telescoper, coordinato dall’astrofisico Gianluca Masi e del quale fanno parte Francesca Nocentini e Patrick Schmeer. ‘’Si tratta di una Nova – spiega Masi – e attualmente brilla intorno alla magnitudine 4 - 4.5, dunque è visibile già ad occhio nudo, purché si osservi da fuori città''. Ma anche con il disturbo delle luci, aggiunge, è sufficiente un binocolo per vederla. Appassionati del cielo e associazioni di astrofili la stanno già fotografando.

Per localizzarla più facilmente sono di aiuto le mappe celesti pubblicate dall'Unione Italiana Astrofili (Uai) e le mappe del Virtual Telescope.

A differenza di una Supernova, che è l’esplosione devastante che distrugge definitivamente una grande stella (o un sistema di due stelle) giunta alla fine della sua vita, una Nova come quella visibile in questi giorni è il frutto di un’esplosione non distruttiva. Le osservazioni condotte dall’Italia, spiega Masi, hanno permesso di capire che ''l’esplosione della Nova del Delfino è stata generata da un sistema di due stelle, una delle quali è una nana bianca''. Quest’ultima è stata gradualmente privata dalla compagna della sua riserva di idrogeno e ciò ha generato una forte instabilità che ha portato all’esplosione''. Contrariamente a quanto accade nell’esplosione delle Supernovae, in questo caso non è avvenuta nessuna distruzione irreparabile e il 'cuore' del sistema stellare è rimasto intatto.

La comparsa della stella di agosto non è solo una curiosità estiva: ''fenomeni di questo tipo – rileva Masi – permettono di vedere al lavoro meccanismi altrimenti impossibili da osservare, come quelli che permettono di comprendere nel dettaglio un’esplosione stellare''.

Per saperne di più è possibile seguire l’osservazione della Nova del Delfino condotta da Gianluca Masi in diretta streaming sul canale ANSA Scienza e Tecnica con il Virtual Telescope. L’evento, in italiano e in inglese, è in programma lunedì 19 agosto alle ore 22,00 e la durata prevista è di 90 minuti.

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sexta-feira, 16 de agosto de 2013

Kirobo, il primo robot parlante a bordo della Stazione Spaziale


Kirobo durante i test di volo in assenza di gravità (fonte: JAXA)  
Kirobo durante i test di volo in assenza di gravità (fonte: JAXA)
 
E' arrivato a destinazione sulla Stazione Spaziale Internazionale il primo robot umanoide parlante. Si chiama Kirobo, è nato in Giappone ed è giunto a bordo della navetta senza equipaggio Htv 4, dell'agenzia spaziale giapponese Jaxa.

A guidare la manovra di aggancio è stata l'astronauta americana Karen Nyberg. Ad attendere il nuovo arrivato, insieme al resto dell'equipaggio, c'è Robonaut, l'automa della Nasa che già lavora a bordo della stazione orbitale.

Che astronauti e robot siano destinati a diventare amici sempre più stretti è convinto l'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) Luca Parmitano. ''Non sarò io a seguire Kirobo, ma se ne occuperà Karen''. In generale, ha proseguito, ''vedo con ottimismo il futuro dei robot nello spazio: il loro compito è lavorare, ad esempio, per rendere l'ambiente più sicuro in vista di un atterraggio su Marte. Sono convinto - ha concluso - che l'Integrazione fra uomini e robot nello spazio sia già in atto e che sarà sempre più intensa nel futuro''.

Obiettivo di Kirobo, nato dall'ispirazione di un manga, è interagire e supportare gli astronauti, in particolare il 'connazionale' Koichi Wakata, che raggiungerà la Stazione Spaziale nei prossimi mesi.

Kirobo fa pensare a un robot 'bambino' confrontato con il suo 'collega' Robonaut. L'automa giapponese è infatti alto appena 34 centimetri, contro il metro di Robonaut, e più portato all'interazione sociale rispetto al suo collega americano. Mentre quest'ultimo è soprattutto un prezioso aiutante nei laboratori della stazione orbitale, Kirobo è specializzato nel riconoscere i volti, in particolare quello di Wakata, futuro comandante della stazione. Inoltre sa parlare (in giapponese), sostenendo vere e proprie conversazioni.
Kirobo, il cui nome nasce dalla fusione delle parole giapponesi speranza e robot, nasce per comprendere in che modo gli automi possano fornire compagnia e un supporto emozionale agli astronauti che vivono quasi in isolamento per molti mesi.

L'aspetto di Kirobo, e del suo gemello Mirata che rimarrà a Terra per verificare eventuali malfunzionamenti, è stato realizzato dal gruppo di ricerca coordinato da Tomotaka Takahashi, dell'università di Kyoto, ispirandosi a un noto manga giapponese, Astro Boy.


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Il più potente campo magnetico dell'universo


La magnetar SGR 0418+5729. In alto a destra la regione della stella che ha fatto registrate il campo magnetico più intenso dell’universo. Elaborazione grafica (fonte: ESA-ATG Medialab)  
 
La magnetar SGR 0418+5729. In alto a destra la regione della stella che ha fatto registrate il campo magnetico più intenso dell’universo. Elaborazione grafica (fonte: ESA-ATG Medialab)
 
Si trova nella Via Lattea, distante 6.500 anni luce dal nostro Sistema Solare, il più potente campo magnetico mai osservato nell'universo. Lo ha scoperto e descritto sulla rivista Nature il gruppo italiano coordinato dall'astrofisico Andrea Tiengo, della Scuola Superiore Universitaria Iuss di Pavia e ricercatore dell'Istituto di Astrofisica (Inaf). Fra gli autori il presidente dell'Inaf, Giovanni Bignami, professore ordinario di astronomia allo Iuss.

''E' la scoperta che stavamo aspettando da molto tempo'', ha detto Tiengo. E' infatti la prima volta in assoluto che viene osservato direttamente il campo magnetico generato da un oggetto cosmico bizzarro come una magnetar.

Le magnetar sono stelle di neutroni estremamente dense, generate quando stelle molto più grandi del Sole giungono al termine della loro vita e collassano. ''Quella che abbiamo pubblicato - ha proseguito - è la prima misura diretta del campo magnetico di una magnetar'' e quello che emergeè che si tratta del ''campo magnetico più grande nell'universo attuale. Non possiamo infatti escludere che poco dopo il Big Bang siano esiste magnetar dal campo magnetico piu' potente di quello che abbiamo osservato''.

Finanziata da Inaf e Agenzia Spaziale Italiana (Asi), la ricerca è stata condotta in collaborazione con universita' di Padova, University College di Londra, Laboratorio di astrofisica interdisciplinare del francese Cea (Commissariat à l'énergie atomique et aux énergies alternatives) e Istituto di Scienze dello Spazio (Ice) di Barcellona.

La magnetar, osservata con l'aiuto della vista ai raggi X del telescopio spaziale XMM-Newton dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), si chiama SGR 0418+5729, si trova a 6.500 anni luce dal Sistema Solare e genera un campo magnetico milioni di miliardi di volte superiore a quello terrestre.

Il risultato, ha osservato Tiengo, è il primo passo per mettere a punto catalogo delle magnetar e per conoscere aspetti inediti del comportamento della materia quando viene sottoposta a campi magnetici così intensi, impossibili da riprodurre in laboratorio. Diventa anche possibile studiare le potenti emissioni di raggi X e gamma che si verificano sulla superficie di queste stelle, che in alcuni casi possono essere così intense da interferire con le telecomunicazioni terrestri.
 
E' emerso infine che la superficie della stella non è uniforme e che in alcune zone il campo magnetico diventa più intenso. Un aspetto, questo, fondamentale perchè la presenza di più campi magnetici di diversa intensità nella stessa stella è ritenuta una delle principali cause delle esplosioni cosmiche, proprio come accade con le eruzioni tipiche del nostro Sole.


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Nasa desiste de restabelecer pleno funcionamento do telescópio Kepler

Do G1, em São Paulo

 

Ilustração mostra o telescópio espacial Kepler (Foto: Nasa) 
Ilustração mostra o telescópio espacial Kepler (Foto: Nasa)
 
 
A agência espacial americana, Nasa, anunciou nesta quinta-feira (15) que desistiu das tentativas de restabelecer o pleno funcionamento do telescópio espacial Kepler, que teve problemas em duas de quatro rodas que dão estabilidade e precisão ao equipamento. Como nos giroscópios, essas rodas têm alta rotação, o que pode gerar desgaste.

A primeira parou de funcionar em julho de 2012 e a segunda, em maio deste ano. Os engenheiros espaciais tentaram fazer pelo menos uma delas funcionar, pois três é o mínimo necessário para que o telescópio consiga operar da maneira ideal.

O Kepler terminou sua missão principal em novembro do ano passado, e agora trabalhava numa missão adicional estendida de mais quatro anos. Os especialistas da Nasa estão analisando qual outra função o equipamento pode executar com apenas duas das rodas, para que não fique inutilizado.

A missão de Kepler teve início em março de 2009 e seu principal objetivo era detectar exoplanetas rochosos na zona habitável de suas estrelas hospedeiras. A zona habitável de uma estrela é a região onde a quantidade de radiação emitida permite que a temperatura no planeta se mantenha em níveis para que a água exista em estado líquido.

Ou seja, nem muito próximo da estrela para que seja quente demais e a água evapore, nem distante demais para que a água se congele. As dimensões dessa zona dependem muito do tipo da estrela. Os dados enviados pelo satélite para a Terra permitiram, até o momento, confirmar a existência de 135 planetas fora do sistema Solar.

quinta-feira, 15 de agosto de 2013

Agência espacial mostra imagens de galáxias em diferentes momentos


Da AFP

 

Imagem ilustrativa mostra 'fatias' do Universo em diferentes momentos. (Foto: AFP Photo/Nasa/ESA/Hubble/M. Kornmesser) 
Imagem ilustrativa mostra 'fatias' do Universo em diferentes momentos. 
(Foto: AFP Photo/Nasa/ESA/Hubble/M. Kornmesser)

Imagem ilustrativa divulgada pela Agência Espacial Europeia (ESA) mostra “fatias” do Universo em diferentes momentos ao longo de sua história (momento presente, há 4 bilhões de anos e há 11 bilhões de anos).

Cada fatia retorna ainda mais no tempo, mostrando como as galáxias de cada tipo surgem. As galáxias são classificadas, de acordo com sua morfologia, como espirais, elípticas e lenticulares. À esquerda do diagrama, estão as elípticas, as lenticulares aparecem no meio e as espirais nas ramificações à direita.

O Universo atual apresenta galáxias grandes e totalmente formadas. À medida que voltamos no tempo, elas tornam-se menores e menos maduras, enquanto essas galáxias ainda estavam no processo de formação. As imagens do Hubble de galáxias próximas e distantes foram selecionadas com base em suas aparências; suas distâncias individuais são apenas aproximadas.

Diecimila asteroidi vicini alla Terra


Sono 10.00 gli asteroidi finora osservati vicino alla Terra (fonte: NASA/JPL-Caltech) 
 Sono 10.00 gli asteroidi finora osservati vicino alla Terra 
(fonte: NASA/JPL-Caltech)
 
 
Il 'contatore degli asteroidi' dell'Agenzia Spaziale Europea ha toccato quota 10.000: tanti sono gli asteroidi che 'sfiorano' la Terra con passaggi più o meno ravvicinati. Di questi quelli che costituiscono un potenziale pericolo per il nostro pianeta sono 411.

A catalogare l'asteroide numero 10.000 è stato il Centro di coordinamento degli oggetti vicini alla Terra (Near-Earth Object, Neo) dell'Es che si trova in Italia, presso il centro dell'Agenzia spaziale Esrin, a Frascati (Roma) e che nella sua pagina web ha un contatore che, giorno dopo giorno, scandisceil numero sempre crescente di asteroidi avvistati fino a farlo diventare, questa mattina alle 7.10, un numero a cinque cifre.

Il decimillesimo asteroide appartiene, come tutti gli altri, alla popolazione degli ''asteroidi vicini alla Terra'', ovvero a quelli che si possono avvicinare pericolosamente, se non entrare in collisione con il nostro pianeta. Al momento sono solo 411 su 10.000 gli asteroidi definiti critici, ma la stima del pericolo è stilata su una base cautelativa. Una volta analizzata a fondo la loro orbita pochi di questi, probabilmente nessuno, si rivelerà realmente pericoloso per la Terra. Solo il 10% di essi, quindi circa un migliaio, ha una dimensione maggiore di un chilometro.

Il Centro di Coordinamento Europeo ha l'obiettivo di valorizzare il contributo del Vecchio Continente a questa nuova impresa: scoprire, caratterizzare e tenere sotto controllo questi oggetti, che potrebbero rivelarsi ''potenziali impattatori'' della Terra come testimonia il ''superbolide'' esploso nei cieli della città russa di Chelyabinsk lo scorso febbraio.

Sono solo due al mondo i centri di raccolta dati dove vengono accentrate tutte le informazioni riguardanti le scoperte di nuovi asteroidi da parte degli osservatori astronomici. Il primo è quello della Nasa, presso il Jet Propulsion Laboratory (Jpl) di Pasadena, e l'altro è appunto il centro dell'Esa.

Quello dei 10.000 asteroidi osservati è un traguardo importante, che testimonia sia i progressi dell'astronomia in questo campo sia quanto ci sia ancora da fare. Per capire che le tecniche di osservazione dedicate alla scoperta di questi corpi celesti abbiano fatto di recente passi da gigante basti pensare che in tutto il secolo trascorso, dalla scoperta del primo asteroide di questo tipo, 433 Eros, avvenuta il 13 agosto del 1898, al 2000, il numero di oggetti noti era di circa un migliaio. Per arrivare a tale cifra oggi basta un solo anno di osservazioni e questo grazie alle reti di telescopi a grande campo e ad alta sensibilità che scrutano ogni notte il cielo alla ricerca di deboli puntini luminosi che si muovono tra le costellazioni.

''Il centro Neo dell'Esa è una eccellenza europea - dice il responsabile del centro, Ettore Perozzi - e dimostra come il Vecchio Continente, oltre a collaborare con gli americani, sia in grado di fare osservazioni in maniera indipendente. Il prossimo novembre poi, sarà lanciato un satellite europeo chiamato Gaia, che avrà il compito di catalogare, con grande precisione come non si è mai avuta prima, tutte le stelle del cielo''. Ogni sua foto, prosegue l'espeto, ''verrà analizzata in tempo reale e se nell'immagine apparirà un oggetto riconducibile ad un asteroide, si allerterà la rete dei telescopi sulla Terra per rintracciarlo, seguirlo ed analizzarlo. Questo - conclude Perozzi - aumenterà il numero di asteroidi scoperti e quindi ci farà stare più tranquilli sulla Terra sapendo con precisione 


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quarta-feira, 14 de agosto de 2013

Primo identikit dell'asteroide bersaglio della Nasa

L'asteroide 2002 GT, in un'immagine raccolta dal Centro Neo dell'Esa (fonte: Centro di ricerca sugli asteroidi, ESA) 
 L'asteroide 2002 GT, in un'immagine raccolta dal Centro Neo dell'Esa
 (fonte: Centro di ricerca sugli asteroidi, ESA)
 
Ha un diametro di qualche centinaio di metri, una forma irregolare e potrebbe avere una sua luna: è il più dettagliato identikit dell'asteroide 2002GT, obiettivo della futura missione programmata dalla Nasa per studiarne da vicino le caratteristiche in previsione di future missioni umane su altri asteroidi.

A fornire il ritratto più completo di questo piccolo corpo celeste è il Centro di controllo degli oggetti vicini alla Terra (Near Earth Objects, Neo) dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che si trova presso il centro dell'Esa in Italia, l'Esrin, a Frascati (Roma).


Il Centro per la sorveglianza dei Neo, coordinato dal planetologo Ettore Perozzi, fin da ora gestendo una campagna di osservazione di 2002GT. Il 26 giugno scorso l’asteroide è passato ‘accanto’ al nostro pianeta, ad una distanza pari a 50 volte la distanza Terra-Luna, e questo passaggio, l’ultimo prima dell’incontro ravvicinato della sonda nel 2020, ha dato modo agli astronomi di esaminarlo in maniera accurata. Grazie alle osservazioni fatte dai telescopi dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell'Osservatorio di Nizza è stato possibile capire che, oltre ad avere una forma irregolare, 2002GT ha una composizione rocciosa, ruota su se stesso in poco meno di quattro ore e, forse, potrebbe avere anche una piccola luna che gli orbita intorno.

“Conoscere tutte queste caratteristiche è fondamentale per pianificare la visita di una sonda spaziale'', rileva Perozzi. ''2002GT - aggiunge - è anche un oggetto potenzialmente pericoloso in quanto la sua orbita incrocia quella della Terra, quindi è sicuramente un oggetto molto interessante e vale la pena di seguirlo e studiarlo. Se poi fosse un asteroide doppio ossia che possiede un satellite che gli ruota intorno, la cosa si fa ancora più intrigante''.

Anche la storia della sonda americana è curiosa. Il 12 gennaio del 2005 la Nasa lanciò la sonda Deep Impact perchè si avvicinasse alla cometa Tempel 1. Nell'incontro, avvenuto il 4 luglio dello stesso anno, la sonda colpì la cometa scagliandole contro una sorta di 'palla di cannone', creando un grande cratere che rilasciò nello spazio polveri e detriti. Compiuta con successo questa missione, la Deep Impact ancora in buona salute è stata ribattezzata Epoxi e riciclata per il suo nuovo obiettivo: l’asteroide 2002GT.


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segunda-feira, 12 de agosto de 2013

Meteoros Perseidas terão máxima intensidade às 2h desta terça-feira

Chuva anual poderá ser vista do Brasil por quem olhar na direção norte.
Fenômeno ocorre porque a Terra cruza a órbita do cometa Swift-Tuttle.

Do G1, em São Paulo

Chuva de meteoros associados ao cometa Swift-Tuttle, ou “perseidas”, pôde ser vista na região central da Grécia, na madrugada deste sábado (10). Os meteoros queimam na atmosfera da Terra. O fenômeno ocorre entre julho e agosto, e é visto a partir da const (Foto: Petros Giannakouris / AP Photo) 
Chuva de meteoros associados ao cometa Swift-Tuttle pôde ser vista na região central da Grécia, na madrugada deste sábado (10). meteoros queimam na atmosfera da Terra (Foto: Petros Giannakouris/AP)
 
A anual chuva de meteoros Perseidas, conhecida popularmente como "lágrimas de San Lorenzo", alcançará sua intensidade máxima às 2h da manhã (horário de Brasília) desta terça-feira (13).

As Perseidas poderão começar a ser vistas com maior clareza quando seu ponto radiante, na direção norte, sair sobre o horizonte. Será possível observar meteoros durante toda a noite, mas é a partir do nascimento da constelação de Perseu que mais meteoros vão poder ser visualizados, segundo o astrônomo Cássio Barbosa, colunista do G1. Por hora, será possível ver de 10 a 15 meteoros, de acordo com o especialista.
Isso ocorre porque, a cada ano, a Terra cruza a órbita do cometa Swift-Tuttle, que passou próximo do Sol pela última vez em 1992. Essa chuva de meteoros costuma ter sua máxima atividade entre os dias 12 e 13 de agosto, mas o fenômeno é apreciável em menor intensidade desde a segunda metade de julho até o fim de agosto.

No momento da observação dos meteoros, a Lua estará em fase crescente e será ocultada no momento em que será possível avistar os meteoros. Por essa razão, segundo assegura o Instituto de Astrofísica das Canárias (IAC), em comunicado citado pela agência espanhola EFE, o satélite natural da Terra "não será um obstáculo para a observação".

As estrelas cadentes são pequenas partículas de pó de diferentes tamanhos – algumas menores que grãos de areia –, deixadas pelos cometas ao longo de suas órbitas ao redor do Sol.

Quando um cometa se aproxima de regiões interiores do Sistema Solar (onde ficam os planetas terrestres: Mercúrio, Vénus, Terra e Marte), seu núcleo formado por gelo e rochas se sublima pela ação da radiação solar. Assim, o cometa gera sua característica cauda de pó e gás, e a corrente de partículas resultante se dispersa pela órbita do cometa e é atravessada todos os anos pela Terra em seu percurso ao redor do Sol.

É nesse encontro, quando as partículas de pó se desintegram ao entrar em grande velocidade na atmosfera terrestre, que os conhecidos traços luminosos recebem o nome científico de meteoros, explica o IAC.


Meteoros (Foto: Amir Cohen/Reuters) 
Imagem feita após longa exposição mostra 'chuva de meteoros' atrás de árvore
(Foto: Amir Cohen/Reuters)
 
 
Meteoros Perseidas vistos em 12 agosto de 2008 no estado americano de Nevada (Foto: Ethan Miller/Getty Images North America/AFP) 
Meteoros observados em 12 de agosto de 2008 nos EUA
 (Foto: Ethan Miller/Getty Images North America/AFP)
 
Meteoro é visto no céu sobre a vila de Uklici, conhecida por suas rochas que têm formas semelhantes a silhuetas humanas, perto de Kratovo, na Macedônia. Fenômeno chamado de Perseidas – porque fica na constelação de Perseu –, é visível nesta época do ano. (Foto: Ognen Teofilovski/Reuters) 
Meteoro é visto no céu sobre a vila de Uklici, conhecida por suas rochas que têm formas semelhantes a silhuetas humanas, perto de Kratovo, na Macedônia (Foto: Ognen Teofilovski/Reuters)
 
Perseidas é registrada sobre Stonehenge, na planície de Salisbury, ao sul da Inglaterra. Foto de exposição longa. (Foto: Doherty Kieran / Reuters) 
Perseidas sobre Stonehenge, na planície de Salisbury, ao sul da Inglaterra 
(Foto: Doherty Kieran/Reuters)

Fotógrafo registra chuva de meteoros perto de Madri, na Espanha

Dani Pozo fez fotos em longa exposição e conseguiu efeito rotatório.
Imagens foram feitas nas montanhas da Sierra Norte de Madrid.

Do G1, em São Paulo
 

Uma chuva de meteoros foi registrada de forma diferente no céu de La Hiruela, na Espanha. O fotojornalista Dani Pozo, da France Presse, subiu nas montanhas da Sierra Norte de Madrid, perto da capital espanhola, e registrou com fotos de longa exposição os rastros deixados pelas estrelas cadentes.

Relacionada à proximidade do cometa Swift-Tuttle, ou “persêidas”, à Terra, a chuva de estrelas cadentes ganhou sentido rotatório devido à longa exposição e ao movimento do planeta em torno de seu próprio eixo.

Chuva de meteoros é vista perto de Madri (Foto: Dani Pozo/AFP) 
Chuva de meteoros é vista perto de Madri (Foto: Dani Pozo/AFP)
 
Chuva de meteoros é vista perto de Madri (Foto: Dani Pozo/AFP) 
Chuva de meteoros é vista perto de Madri (Foto: Dani Pozo/AFP)

domingo, 11 de agosto de 2013

Gregos registram chuva de meteoros

Meteoros do cometa Swift-Tuttle queimam na atmosfera da Terra.
Fenômeno ocorre todos os anos entre julho e agosto.

Do G1, em São Paulo

Chuva de meteoros associados ao cometa Swift-Tuttle, ou “perseidas”, pôde ser vista na região central da Grécia, na madrugada deste sábado (10). Os meteoros queimam na atmosfera da Terra. O fenômeno ocorre entre julho e agosto, e é visto a partir da constelação de Perseus. (Foto: Petros Giannakouris / AP Photo) 
Chuva de meteoros associados ao cometa Swift-Tuttle, ou “perseidas”, pôde ser vista na região central da Grécia, na madrugada deste sábado (10). Os meteoros queimam na atmosfera da Terra. O fenômeno ocorre entre julho e agosto, e é visto a partir da constelação de Perseus. (Foto: Petros Giannakouris / AP Photo)
 

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