sexta-feira, 17 de outubro de 2014

Mistério de lua que 'balança' intriga cientistas


Antes conhecida por parecer com a "Estrela da Morte" de "Guerra nas Estrelas", Mimas agora chama a atenção por poder conter um oceano subterrâneo (Foto: NASA/JPL)

O interior de Mimas, uma das 62 luas conhecidas de Saturno, pode conter água, de acordo com um novo estudo.
Famosa por causa do formato parecido com a "Estrela da Morte" do filme Guerra nas Estrelas, o satélite apresenta uma espécie de tremor, um movimento oscilante que, segundo astrônomos, é duas vezes maior que o esperado para uma lua com estrutura regular e sólida.
Para os especialistas há duas explicações para o fenômeno de oscilação de Mimas: ou a lua tem um imenso oceano subterrâneo ou tem um núcleo rochoso em formato de bola de rúgbi.
O estudo sobre Mimas foi publicado por um grupo de astrônomos dos Estados Unidos, França e Bélgica na revista Science Magazine.
A existência de água é tida por astrônomos como um dos principais requisitos para a existência de vida em outros planetas.
Interior exótico
A lua de Saturno tem cerca de 400km de diâmetro e é quatro vezes menor que a terrestre.

Os astrônomos basearam seus cálculos em fotos de alta resolução de Mimas enviadas pela sonda espacial Cassini.
A sonda foi enviada ao planeta dos anéis em 1997 e uma de suas principais descobertas foi justamente que Saturno tinha muito mais luas que se supunha - no ano de seu lançamento, astrônomos acreditavam que apenas 18 satélites orbitavam o segundo maior planeta do sistema solar.
Além de construir um modelo em 3-D de Mimas com o auxílio de centenas de imagens de diversos ângulos, os astrônomos mapearam diversos pontos da superfície da lua.
"Depois de examinar a superfície de Mimas, encontramos diversos tremores nos polos", explicou um dos autores do estudo, Radwan Tajeddine, da Universidade de Cornell (EUA).
Tremores não são incomuns em luas: a Lua terrestre, por exemplo, também passa por pequeno balanços que a fazem mostrar diferentes ângulos de sua superfície com o passar do tempo.
Mas Tajeddine e seus colegas descobriram que o vaivém pendular de Mimas é de 6 km, o dobro do que se pode esperar de uma lua com o tamanho e a órbita de Mimas.
A descoberta surpreendeu os astrônomos, para quem Mimas era apenas uma rocha congelada.
www.g1.globo.com

quinta-feira, 16 de outubro de 2014

Nascita 'in diretta' di una metropoli galattica


Fotografata la nascita di una 'metropoli cosmica' (fonte: Yong Shi)



Osservata in diretta la nascita di una 'metropoli galattica': e' un ammasso di galassie chiamato Ragnatela, straordinariamente grande e lontanissimo, fotografato mentre si sta assemblando nell'universo primitivo di dieci miliardi di anni fa. A svelarne i segreti è il gruppo di ricerca coordinato da Helmut Dannerbauer, dell'Università di Vienna, che ha pubblicato lo studio sulla rivista Astronomy & Astrophysics.

I più grandi oggetti dell'universo
Gli ammassi di galassie sono i più grandi oggetti nell'Universo. sono agglomerati di centinaia di galassie che a loro volta contengono miliardi di stelle. Sono considerati delle 'megalopoli stellari' i cui meccanismi di sviluppo non sono però ancora stati ben compresi ma che, data la loro antichità, possono raccontare moltissimo sulla nascita dell'intero universo.

La Ragnatela cosmica
Osservando la Ragnatela (indicata con la sigla MRC 1138-262) con i telescopi dell'Osservatorio Europeo Meridionale (Eso) che si trovano in Cile, i ricercatori sono riusciti a capire di più sull'origine di queste megalopoli cosmiche, composte da miliardi di stelle. Oltrepassando la fitta coltre di gas che avvolge buona parte dell'ammasso, i ricercatori hanno scoperto che il suo sviluppo non è omogeneo come ritenuto finora, ma procede in modo asimmetrico. Hanno infatti notato che il 'cantiere' più attivo, ossia l'area con il maggior tasso di formazione di nuove stelle, è una regione ben delimitata che non si trova al centro dell'ammasso bensì in un'area periferica. 

Il futuro
Queste nuove preziose informazioni aggiungono nuovi tasselli per la comprensione di queste enormi strutture e, spiegano i ricercatori, con l'arrivo del nuovo 'supertelescopio' Alma, sempre sulle Ande 


ww.ansa.it

quarta-feira, 15 de outubro de 2014

Sonde pronte a 'dribblare' la cometa che sfiorerà Marte

Il 19 ottobre occasione unica per studiare nascita Sistema solare




Domenica 19 ottobre l'incontro ravvicinato tra Marte e la cometa Siding Spring (fonte: Nasa)

Le sonde spaziali in orbita intorno a Marte si stanno preparando a 'dribblare' la scia di detriti della cometa Siding Spring, che la sera del 19 ottobre sfiorerà il Pianeta Rosso ad appena 139.500 chilometri di distanza, meno della metà rispetto a quella che separa la Terra dalla Luna.

Venti minuti di paura
Saranno 20 i minuti che lasceranno col fiato sospeso i tecnici della Nasa e dell'Agenzia spaziale europea (Esa) per il pericolo di impatto con i detriti della scia della cometa. Le ultime stime parlano di un rischio più basso di quanto previsto in precedenza: un sospiro di sollievo che permetterà di godere appieno di questo appuntamento unico per raccogliere informazioni preziose sulle origini del nostro Sistema solare.

Agli albori del Sistema solare
L'incontro del 19 ottobre rappresenta infatti una 'prima' assoluta. Mai fino ad ora era stato possibile studiare così da vicino una cometa proveniente dalla nube di Oort, il luogo ai confini del Sistema Solare celebre per essere la ''culla'' delle comete: si tratta di un'enorme regione sferica ricca di corpi celesti ghiacciati che sembrerebbero essere proprio i resti della formazione del nostro sistema planetario. L'osservazione della Siding Spring consentirà di comprendere meglio quali sostanze chimiche erano presenti 4,6 miliardi di anni fa durante la nascita del Sistema solare. Ma non solo: il passaggio ravvicinato sarà un'occasione anche per studiare meglio l'atmosfera marziana attraverso le perturbazioni generate dalla cometa. Le informazioni saranno raccolte dalle sonde Mars Odissey, Mars Reconnaissance Orbiter (Mro) e dalla nuova missione Maven, arrivata in orbita a fine settembre.

Le coordinate dell'appuntamento
Il nucleo della cometa Siding Spring 'sfiorerà' Marte domenica sera intorno alle 20:27 (ora italiana) sfrecciando ad una velocità di 56 chilometri al secondo. Per le sonde in orbita, il periodo di massimo pericolo di impatto con i detriti della sua scia inizierà circa un'ora e mezza dopo e durerà 20 minuti. L'atmosfera marziana, per quanto sottile, dovrebbe invece proteggere i rover Opportunity e Curiosity, che faranno le loro osservazioni dal suolo marziano.

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La piramide di Cheope sulla cometa di Rosetta

Il masso che ricorda la piramide di Cheope fotografato da Rosetta sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (fonte: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)




Sulla cometa obiettivo della sonda europea Rosetta c'è un masso la cui forma ricorda la piramide di Cheope. Fa parte di un gruppo di grandi massi chiamati dai ricercatori come le piramidi di Giza e sono fra le strutture più sorprendenti e misteriose situate sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

Largo 45 metri, il masso Cheope era stato visto già in agosto, nelle prime fasi di avvicinamento alla cometa, dalla fotocamera Osiris a bordo della sonda dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Ma nelle ultime settimane gli scatti più ravvicinati, da una distanza di 28,5 chilometri, hanno permesso di rivelarne i dettagli e di delinearne meglio la forma, soprattutto l'ombra a forma di piramide sulla superficie della cometa.

Le immagini ad altissima risoluzione mostrano che ''la superficie di Cheope sembra essere molto frastagliata e irregolare'', osserva la responsabile scientifica di Osiris, Holger Sierks, dell'Istituto tedesco Max Planck per la ricerca sul Sistema Solare. 

Particolarmente intriganti sono le piccole macchie brillanti sulla superficie del masso. ''Sembra quasi – spiega Sierks – che la polvere che copre la superficie della cometa si sia insinuata delle fessure del masso. Ma, naturalmente, è troppo presto per essere sicuri''.
A prescindere dalla loro distribuzione e dimensione, quasi tutte le proprietà dei massi visti sulla cometa sono ancora un mistero per i ricercatori. Non si sa ancora di che materiale siano fatti, quali siano le loro proprietà fisiche, come densità e stabilità, e come si siano formati.


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Osservato il cuore della Via Lattea

Al centro un gigantesco buco nero



La sorgente di onde radio Sagittarius A, al centro della Via Lattea (fonte: NRAO/AUI)


È stato osservato il cuore della Via Lattea: è una delle immagini più dettagliate del nucleo della nostra galassia dove si trova un gigantesco buco nero, grande quanto 4 milioni di masse solari. Scattata dal satellite russo RadioAstron, l'immagine è descritta sulla rivista The Astrophysical Journal Letters dal gruppo coordinato da Carl Gwinn, della università della California a Santa Barbara.

Sagittarius A
Il satellite ha fotografato la sorgente di onde radio chiamata Sagittarius A, al centro della Via Lattea che si pensa sia un gigantesco buco nero intorno al quale ruotano tutte le stelle e le strutture della galassia. Questo massiccio buco nero non emette radiazioni, ma è visibile dal disco di gas e materia che ruota intorno ad esso. 

Macchie misteriose
Ancora non è chiaro se quella che si vede nella foto sia materia che cade nel buco nero o materia che riesce a 'fuggire': gli astrofisici sono alla ricerca di una risposta. Si vedono anche piccole macchie, simili a grumi di gas, ma ancora non si sa da che cosa siano generate. Queste strutture sono state confermate anche da ulteriori osservazioni fatte con il Very Long Baseline Array, un interferometro americano composto da 10 antenne identiche, e con il Green Bank Telescope in West Virginia. Per trovare le risposte, rileva Gwinn, sarà cruciale ''osservare il centro della nostra galassia in lunghezze d'onda più corte, nelle quali pensiamo sia possibile vedere il buco nero in modo più ravvicinato''.

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terça-feira, 7 de outubro de 2014

Eclipse lunar total acontece no início da manhã desta quarta-feira

Fenômeno poderá ser visto principalmente no oeste do país.
'Lua de sangue' ocorre quando Terra impede luz solar de chegar à Lua.


A Lua vermelha durante um eclipse lunar total vista de Burbank, na Califórnia, em abril de 2014. (Foto: Kevin Winter / Getty Images / AFP Photo)

Um eclipse da Lua, fenômeno também conhecido como 'Lua de sangue' deve acontecer no início da manhã desta quarta-feira (8). Este é o segundo eclipse lunar total dos quatro que devem ocorrer entre este ano e o ano que vem.
Caso as condições ambientais permitam, o eclipse deve ser visível a observadores na América do Norte, Austrália, oeste da América do Sul e partes do leste da Ásia.
No Brasil, de acordo com o astrônomo Cássio Barbosa, professor da Universidade do Vale do Paraíba e autor do blog Observatório, do G1, o fenômeno será mais visível no Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, Amazônia, Rondônia, Acre e oeste do Pará. Porém, a visibilidade não deve ser muito boa e durará pouco tempo, atingindo o pico entre 6h e 6h30. A melhor visibilidade, segundo o astrônomo, será no Pacífico.
Para quem quiser ver o fenômeno online, a agência espacial americana (Nasa) vai transmitir ao vivo o eclipse e também uma conversa com especialistas sobre o tema a partir das 2h da manhã (horário de Brasília).
Um eclipse lunar ocorre quando a Terra faz uma sombra que bloqueia a luz solar que normalmente é refletida na Lua. O fenômeno ocorre quando Sol, Terra e Lua estão alinhados.
A cor avermelhada, que rendeu o apelido de "Lua de sangue" ao eclipse lunar, tem origem na passagem dos raios solares pela atmosfera da Terra, dispersando a luz vermelha e laranja.
g1.globo.com - São Paulo

Cometa Halley retorna ao céu no final deste mês após quase 30 anos

Resultado que poderá ser visto nos próximos dias 21-22 é de uma chuva de meteoros





Para observar o fenômeno, não é necessário nenhum equipamento especial - Divulgação


RIO - O cometa Halley retorna ao nosso céu este mês - mas não exatamente de uma forma sensacional. Quem quiser ver algo melhor, vai ter que esperar até 2061, e ainda assim a aparência está prevista para ser ainda mais decepcionante do que a de 1985-1986.
Na verdade, são os restos derramados por Halley que vamos encontrar neste mês de outubro. Os cometas deixam um rastro de poeira cósmica enquanto se deslocam pelo Sistema Solar. E em 21-22 de outubro, a Terra vai passar por remanescentes do cometa enquanto orbitamos o Sol.

As partículas do cometa fluem para a nossa atmosfera. Mas não há perigo algum: eles são minúsculos, não maiores do que grãos de café instantâneo. Viajando em alta velocidade, eles queimam-se sem causar danos em cerca de 60 quilômetros acima da superfície da Terra.
O resultado é uma queima de fogos cósmica, uma chuva de meteoros. Os meteoros vêm em trajetórias paralelas, mas a distância faz com que pareçam emanar de um ponto no céu (assim como as pistas de autoestrada distantes parecem convergir).
Não é necessário nenhum equipamento especial para observar uma chuva de meteoros. Na melhor das hipóteses, você deve ver até 25 estrelas cadentes por hora. Tratam-se de meteoros em movimento rápido, e que muitas vezes deixam uma “poeira” persistente de luz atrás deles depois que eles são incinerados.


COMETA DEVE PASSAR A 120 MIL KM DE MARTE

Marte é um lugar melhor para estar este mês se você é um grande fã de cometa. O planeta vermelho deve encontrar com um cometa real, em 19 de outubro. Comet 2013A1 - descoberto pelo astrônomo britânico Rob McNaught, do Observatório Siding Spring, na Austrália, vai passar pelo planeta a uma distância de apenas 120 mil quilômetros. Podemos esperar algumas imagens impressionantes do cometa dos viajantes na superfície de Marte, e de naves espaciais em órbita.




E por falar em imagens impressionantes, no próximo mês Rosetta vai pousar em um cometa. Atualmente em órbita ao redor do cometa Churyumov-Gerasimenko (melhor abreviado para Comet CG), Rosetta irá colocar sua sonda Philae na superfície do cometa. Nada tão audacioso já foi tentado antes, e as fotografias de close-up que captam Philae nos transportam para um novo mundo - literalmente.

Já em 8 de outubro, há um eclipse total da Lua que será visível de países em todo o Oceano Pacífico, incluindo os Estados Unidos e Canadá, a leste, e da Austrália, Indonésia, China e partes da Rússia, a oeste. As regiões oeste do Canadá e dos Estados Unidos poderão ver um eclipse parcial do Sol em 23 de outubro.

sexta-feira, 3 de outubro de 2014

Imagens da Nasa revelam vales escondidos da Lua


Missão da Nasa na Lua mostrou vales e depressões ocultas na superfície do satélite

Da BBC - Cientistas identificaram uma grande forma retangular enterrada logo abaixo da superfície da lua. A estrutura tem 2.500 quilômetros e seria um vestígio de vales antigos cercados por penhascos que posteriormente foram inundados por lava.
Centrada na região lunar conhecida como Oceanus Procellarum, a estrutura só fica evidente em mapas gravitacionais adquiridos pela missão Grail da Nasa em 2012.
Mas agora que sua existência é conhecida é possível identificar seu contorno sutil até em fotos comuns.
Mare Frigoris, por exemplo, uma listra negra conhecida há muito tempo na superfície lunar é evidentemente uma parte do antigo sistema de vales lunar.
"É impressionante como essa estrutura é grande", afirma o professor Jeffrey Andrews-Hanna, da Escola de Minas do Colorado.
"Ela cobre cerca de 17% da superfície da Lua. E se você pensar nisso em termos relativos ao tamanho da Terra, ele cobriria uma área equivalente à da América do Norte, Europa e Ásia juntas", disse à BBC.
"Quando vimos pela primeira vez nos dados da Grail, ficamos impressionado com o tamanho, a clareza da imagem e com o quanto ela era inesperada".
"Ninguém nunca pensou em ver um quadrado ou um retângulo dessa escala em qualquer planeta".

Mas como essa estrutura extraordinária se formou?

A equipe de Andrews-Hanna perceberam que a região do Procellarum contém muitos elementos radioativos, como urânio, tório e potássio.
Eles teriam aquecido a crosta nas eras mais antigas da Lua e se contraíram ao se resfriar.
Esse processo, segundo eles, teria rasgado a superfície, abrindo grandes vales – o que teria resultado nas formas geométricas.
Na Terra, o resfriamento e contração produz preferencialmente hexágonos que contém ângulos de 120 graus.
O famoso Giant’s Causeway (Caminho dos Gigantes) na Irlanda é um exempli clássico, em pequena escala. Mas mesmo em estruturas maiores, como os vales do leste da África, linhas geológicas tendem a se dividir dessa forma.
Ocorre o mesmo com o retângulo gigante de Procellarum – porque toda a forma fica sobre uma área esférica. Isso significa que os ângulos são mais agudos que 90º.
"O que estamos vendo é um truque inteligente da geometria esférica. Para estruturas dessa escala, um polígono com ângulos de mais de 120 º nos cantos têm quatro lados ou invés de seis", disse Andrews-Hanna.

Lava vulcânica

A equipe não sabe dizer quando as fissuras aconteceram, mas a verificação da idade das rochas coletadas na Lua pela Apollo sugerem que os vales se encheram de lava vulcânica há 3,5 bilhões de anos.
O novo estudo tenta resolver dúvidas sobre as origens do Procellarum, que é diferente de outras regiões da Lua. A origem dela estaria mais relacionada a colisões de asteroides.
O estudo é prova do valor da missão Grail, liderada pelo Instituto de Tecnologia de Massachusetts. A missão consistia de dois satélites que ficaram na órbita da Lua por cerca de um ano. Eles mapearam mudanças na intensidade da gravidade enquanto sobrevoavam áreas de massas diferentes.
Altas montanhas apresentam sinais diferentes daqueles encontrados em grandes depressões. Mas a análise também revela as localizações de áreas com diferentes tipos e densidades de rochas.
No caso do Procellarum, a Grail detectou um excesso de massa decorrente de presença de lava basáltica que encheu os vales.

quinta-feira, 2 de outubro de 2014

'Rebaixado' de categoria, Plutão pode retomar condição de planeta

Em 2006, Plutão foi rebaixado à categoria de 'planeta anão'.
Centro Harvard-Smithsonian de Astrofísica retomou debate sobre questão


Da EFE


Concepção artística mostra Plutão (disco maior) e suas possíveis luas (Foto: NASA, ESA and G. Bacon (STScI))



Plutão foi rebaixado em 2006 à categoria de "planeta anão", mas oito anos depois o debate sobre o status desse corpo celeste renasceu no Centro Harvard-Smithsonian de Astrofísica (CfA), nos Estados Unidos.
"Queríamos que as pessoas voltassem a falar sobre isso", afirmou à Agência EFE a especialista em Relações Públicas da instituição, Christine Pulliam, ao ser perguntada por que um dos centros mais destacados em astrofísica voltava a discutir a descaracterização do planeta como tal.
Há oito anos, em 2006, mais de 2.500 especialistas de 75 países se reuniram em Praga, na União Astronômica Internacional (IAU, na sigla em inglês), e estabeleceram uma nova definição universal do que seria considerado um planeta.
Esta definição distinguiu oito planetas "clássicos" que giravam em órbitas ao redor do Sol e deixava de fora corpos "anões", como Plutão, que ficou no mesmo nível que os mais de 50 corpos que giram em torno do Sol no cinturão de Kuiper.
Porém, os defensores do "patinho feio" do Sistema Solar não se renderam e inclusive fizeram manifestações pedindo aos cientistas que voltassem a admitir a Plutão no clube dos grandes, clamando que "o tamanho não importa".
Por isso, oito anos depois e a menos de um ano para que aconteça, em Honolulu (Havaí, EUA), a Assembleia Geral da União Astronômica Internacional (IAU), o Centro Harvard-Smithsonian voltou a abrir o debate. Para isso, convidou três especialistas com opiniões diferentes.
O historiador cientista Owen Gingerich, que presidiu o comitê de definição de planetas da IAU, defendeu o status de Plutão como planeta de um ponto de vista histórico e argumentou que "um planeta é uma palavra culturalmente definida que muda com o tempo".
Como pôde a União Astronômica Internacional dizer que Plutão era um planeta anão e depois negar-lhe a posição de planeta? Que era, então, só um anão? Gingerich considera que a IAU fez um "abuso da linguagem" ao tentar definir a palavra planeta e que, por isso, não devia ter expulsado Plutão.
O ponto de vista contrário foi defendido pelo diretor associado do Centro de Planetas Menores, Gareth Williams, que apoiou a exclusão de Plutão e definiu os planetas como "corpos esféricos que orbitam ao redor do sol e que limparam seu caminho", ou seja, que tiraram sua órbita de outros astros.
Por sua vez, o diretor da Iniciativa Origens da Vida de Harvard, Dimitar Sasselov, argumentou que um planeta é "a massa menor esférica da matéria que se forma ao redor das estrelas ou restos estelares", o que, segundo sua opinião, devolve Plutão ao clube planetário.
No final das conferências, um público de todas as idades lembrou seus velhos livros e votou a favor do retorno do antigo nono planeta do Sistema Solar a essa condição.
Na realidade, desde seu descobrimento, em 1930, pelo americano Clyde Tombaugh, Plutão foi objeto de disputas, sobretudo devido a seu tamanho, muito menor que o da Terra, e inclusive que o da Lua.
www.g1.globo.com

sábado, 27 de setembro de 2014

Empresas querem transformar asteroides em 'postos de combustível'


Chris Lewicki está tentando tirar água de pedra. Na verdade, uma grande pedra que está a milhares de quilômetros da Terra.
Ele é o presidente da Planetary Resources, uma empresa de mineração que já participou de missões à Marte realizadas pela Nasa, a agência espacial americana. Agora, Lewicki aposta alto em asteroides.
Esses pedaços de rocha que vagam pelo espaço são ricos em minerais valiosos, diz o executivo, mas encontrar água em algum deles pode ser equivalente a achar ouro.
"A partir de observações feitas com telescópios, vemos que certos tipos de asteroides podem ter água em relativa abundância, além de outros minerais contidos nela", afirma ele.

Alto custo

Mas por que a água, que cobre a maior parte de nosso planeta, é tão valiosa no espaço?
O custo atual de enviar água suficiente para seis astronautas da Estação Espacial Internacional gira em torno de US$ 2 bilhões (R$ 4,4 bilhões), segundo Lewicki.
Além disso, a água pode ser transformada em ar e combustível - hidrogênio líquido e oxigênio formam o tipo mais eficiente de combustível para foguetes conhecido pelo homem.
Atualmente, as naves espaciais precisam carregar todo o combustível necessário para uma missão, o que aumenta seu peso e os custos de cruzar a atmosfera terrestre. Uma vez no espaço, equipamentos caros precisam ser abandonados, porque o custo para trazê-los de volta seria muito alto.
Mas "imagine se fosse possível reabastecer a espaçonave no espaço", questiona Lewicki?

Ideia lucrativa

A Planetary Resources não está sozinha nessa nova missão. Outras empresas também querem extrair combustível de asteroides e transformá-los em estações de reabastecimento no espaço.
Como asteroides têm pouca gravidade, pousar e decolar deles não exige muita energia. Esses corpos rochosos existem em grande número e estão próximos da Terra, o que os tornam uma potencial e valiosa estação de reabastecimento para missões mais longas.
Michael López-Alegría, um ex-astronauta da Nasa e atual presidente da Federação de Voos Espaciais Comerciais, diz que empresas estão interessadas nestas ideia "muito lucrativa" de mineração espacial, que vai além dos asteroides.
"Há uma grande quantidade de água congelada nas regiões polares da Lua", acrescenta ele. "É mais fácil chegar à Lua do que a um asteroide também é mais simples nos comunicarmos com um robô ou pessoa que esteja lá."

Quem é o dono

Um projeto de lei no Congresso americano pode ajudá-las nessa iniciativa, ao conferir a essas companhias direitos de propriedade sobre o que encontrarem nos asteroides. No entanto, se aprovada, pode enfrentar resistência internacional.
Um tratado de 1966 da ONU proíbe a apropriação de recursos espaciais. Assim, explorar a Lua estaria fora dos limites legais.
Mas especialistas dizem que há dúvidas sobre o fazer com asteroides, particularmente em relação a recursos que permaneceriam no espaço, algo que não foi previsto quando a legislação foi criada.
Na medida em que a indústria espacial comercial cresce, com bilhões de dólares já investidos no setor, empreendedores argumentam que deveriam se tornar donos do que encontrarem.

Concorrência

Asteroide (Thinkstock)
Incertezas legais sobre mineração espacial criam dificuldades para as empresas interessadas
Os custos são muito altos, afirmam eles, para correr o risco de que suas descobertas sejam apropriadas por governos ou concorrentes.
Lewicki diz que a incerteza quanto à legalidade da apropriação desses recursos por empresas gera desconfiança nos investidores e já está afetando o crescimento de sua empresa.
Não são apenas outras companhias que fazem parte da concorrência. Lewicki diz que a China lançou missões não-tripuladas para explorar asteroides e a Lua, e a Nasa trabalha em uma missão tripulada para coletar amostras de asteroides próximos à Terra na década de 2020.
Se os Estados Unidos querem que sua indústria espacial privada faça parte dessa movimentação, diz López-Alegría, legisladores precisam criar um "ambiente mais previsível" no qual empresas possam "ter direitos à exploração sem interferência".

Projeto de lei

Em julho, o congressista Bill Posey, do Partido Republicano, apresentou o chamado Ato de Tecnologia Espacial para Exploração de Oportunidades de Recursos no Espaço Profundo (ASTEROIDS, na sigla em inglês)
O documento, de apenas cinco páginas, propõe permitir que empresas detenham a propriedade sobre "qualquer recurso obtido de um asteroide no espaço".

Lewicki foi um dos espe

Aterrissagem da sonda Rosetta em cometa será em novembro

EFE | PARIS
A Agência Espacial Europeia (ESA, na sigla em inglês) fixou nesta sexta-feira em 12 de novembro como data para a primeira aterrissagem da história em um cometa, que será feita pela sonda Rosetta, segundo informou a ESA em comunicado.
Se for confirmada a primeira chance de aterrissagem, no chamado "ponto J", às 5h35, horário de Brasília, do dia 12 de novembro o módulo Philae se separará da Rosetta, situada nesse momento a 22,5 quilômetros do centro do cometa Churyumov-Gerasimenko, no qual se espera que aterrisse sete horas mais tarde.


A confirmação da chegada do módulo nas estações terrestres chegará por volta das 13h, levando em conta quedo a Rosetta emitir um sinal, levam 28 minutos e 20 segundos até que chegue à Terra.
Em caso de se recorrer a uma solução alternativa, o conhecido como "ponto C", a separação do Philae aconteceria às 13h04 10h04 a uma altitude de 12,5 quilômetros do cometa e a aterrissagem no Churyumov-Gerasimenko teria lugar quatro horas depois, de modo que o sinal na Terra chegaria às 14h30.
A ESA confirmará definitivamente em 14 de outubro próximo qual dessas duas opções prefere, após uma série de avaliações sobre a base das imagens de alta resolução dos dois locais de aterrissagem possíveis.
Uma vez que se tenha separado da Rosetta, o módulo disporá de uma autonomia de energia de dois dias e meio com sua pilha de combustível e, quando esta se esgotar, se alimentará de seus painéis solares.
Graças a seus 11 instrumentos científicos, o módulo estudará o cometa e seu ambiente enquanto cobre sua órbita elíptica em torno de Júpiter, que demora 6,5 anos para percorrer.
A Rosetta, por sua vez, realizará uma observação à distância do cometa com uma série de sobrevoos nas proximidades de seu núcleo.
A sonda está há dez anos viajando pelo espaço para tentar obter respostas sobre a origem do Sistema Solar.
Os pesquisadores centraram sua atenção nos cometas, aos quais consideram "cápsulas do tempo" porque se formaram na origem do Sistema Solar há cerca de 4,5 bilhões de anos, embora desde então se afastaram da estrela. quan

quarta-feira, 24 de setembro de 2014

Cientistas americanos detectam água na atmosfera de exoplaneta

Planeta tem tamanho de Netuno e orbita ao redor da estrela HAT-P-11.
Descoberta foi publicada na revista 'Nature.


Da EFE

Concepção artística do exoplaneta HAT-P-11b que orbita sua estrela 122 anos-luz da Terra (Foto: David A. Aguilar/CfA/Divulgação)

Cientistas americanos detectaram pela primeira vez vapor de água na atmosfera de um exoplaneta do tamanho de Netuno, um achado publicado nesta quarta-feira (24) na revista 'Nature' que permite avançar rumo à identificação de mundos além de nosso Sistema Solar com condições similares às da Terra.
Até o momento, só era possível analisar a composição atmosférica de grandes exoplanetas gasosos, similares a Júpiter, enquanto agora foi medida a presença de água em um corpo com um raio quatro vezes maior que o da Terra.
O pesquisador da Universidade de Maryland Jonathan Fraine e seus colegas utilizaram uma técnica chamada espectrometria de transmissão para obter a composição atmosférica do planeta HAT-P-11b, a uma distância de cerca de 122 anos luz.
O planeta extrasolar, na constelação de Cisne, orbita ao redor da estrela HAT-P-11.
Trata-se do menor planeta e mais frio no qual foram detectados até agora sinais de presença de água, um dos elementos essenciais para que a vida possa se desenvolver.
A partir de imagens obtidas pelos telescópios Hubble e Spitzer, os cientistas encontraram pela primeira vez um planeta de tamanho médio no qual uma grossa camada de nuvens não impede a medição da composição de sua atmosfera.
Na maioria de ocasiões, densas nuvens compostas por todos os tipos de elementos impedem a análise das camadas mais profundas da atmosfera dessa classe de corpos.
Esse mesmo obstáculo virou um problema há décadas para estudar planetas do sistema solar como Júpiter, coberto de nuvens estratificadas de amoníaco, e Vênus, onde se estendem grossas nuvens de ácido sulfúrico.
Dada a impossibilidade de enviar sondas espaciais para estudar distantes exoplanetas, os cientistas tratam de estabelecer sua composição atmosférica a partir da informação do espectro electromagnético que chega à Terra.
Até agora, os cientistas tinham tratado sem sucesso de analisar a atmosfera de outros quatro planetas extrasolares de um tamanho similar ou menor ao de Netuno.
No caso do HAT-P-11b, por outro lado, foi possível apreciar claras marcas no espectro que delatam a presença de moléculas de vapor de água, assim como de hidrogênio e vestígios de átomos pesados.
O achado é considerado chave para compreender a formação e a evolução dessa classe de exoplanetas, segundo aponta o estudo da 'Nature'. 

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