terça-feira, 17 de fevereiro de 2009

Amadores 'contam' galáxias na internet

Objetivo de site é montar 'guia do mochileiro das galáxias'.Participantes podem até descobrir novos corpos celestes.

O website Galaxy Zoo, criado pelo astrofísico Chris Lintott, da Universidade de Oxford, na Grã-Bretanha, utiliza a ajuda de internautas para classificar galáxias.


Qualquer internauta pode participar (Foto: Reprodução/BBC)

Nele, qualquer pessoa pode ajudar a catalogar um milhão de fotos de galáxias de acordo com sua forma, e até 'descobrir' novos corpos celestes nas imagens.

BBC

segunda-feira, 16 de fevereiro de 2009

Guardare la Luna, da Galileo



La parola Luna – spiega il linguista Manlio Cortellazzo, morto a novant’anni una settimana fa, nel suo notissimo Dizionario etimologico edito da Zanichelli – deriva dalla radice indoeuropea Leuk - splendere. Le parole luce e Luna rimandano dunque l’una all’altra come in una specie di tautologia. Eppure, primo paradosso, la Luna non ha luce. E’ buia, anzi nera come la lavagna o, nelle regioni più chiare, grigia come il cemento. Ci sembra bianca solo per una sorprendente illusione percettiva. Nel 1929 lo psicologo della Gestalt Adhémar Gerb ideò l’esperimento che spiega l’ingannevole colore della Luna. In una stanza semibuia sospese un disco nero e lo investì con il fascio di luce di un faro nascosto all’occhio dell’osservatore. In queste condizioni, con la stanza in penombra, il disco nero appariva bianco, e perfino luminoso aumentando la luminosità del faro.

Riflettanza (la capacità di un corpo di riflettere la luce) e luminanza (l’intensità della luce riflessa) sono cose ben diverse: un corpo può apparire bianco quando ha la massima luminanza nel nostro campo visivo, si tratti di un disco nero in una stanza semibuia o della Luna sullo sfondo del cielo notturno. L’ombra curva della Terra che durante le eclissi totali avanza sulla Luna piena e la inghiotte è ancora inquietante anche per l’uomo moderno perché mette a nudo un insospettato meccanismo della percezione visiva.

La luce della Luna è – lo sappiamo fin dalle scuole primarie – luce riflessa. La Luna è per la Terra uno specchio del Sole. Specchio a geometria variabile, dalla falce più esile all’assorta rotondità del plenilunio. C’è, in questo specchio spaziale, un altro fenomeno curioso oltre a quello smascherato da Gerb. Nella fase crescente e calante, la Luna diventa un doppio specchio: la luce che ci rimanda è in parte quella riflessa dalla Terra. Un ping-pong ricco di significati simbolici che ha dietro di sé una storia interessante.

Tutti l’abbiamo osservato: quando la Luna è una falce, spesso si intravede anche il resto del suo disco. Mentre la falce, per l’abbagliamento dovuto alla sua luminosità, sembra dilatata, il disco ancora in ombra ci appare più piccolo e debolmente rischiarato da un crepuscolo grigio, color cenere. “Luce cinerea”, infatti, è il nome del fenomeno. Pur attenuandosi di sera in sera, questo fioco chiarore dura fino alla vigilia del primo quarto, per poi ricomparire nella fase calante poco dopo l’ultimo quarto. Se si osserva con il telescopio, nella penombra della luce cinerea riusciremo a indovinare il contorno delle “terre” e dei “mari” e alcuni punti più luminosi, come i crateri Aristarchus, Tycho e Kepler.

La luce cinerea altro non è che il “chiaro di Terra”, circostanza da non trascurare in vista di future passeggiate romantiche tra i crateri lunari. Le fasi sono infatti reciproche – altro fatto elementare ma non subito intuitivo. Dunque, quando la Luna è prossima al novilunio, rispetto ad essa la Terra risulta quasi “piena”.

Grazie all’atmosfera e al candore delle nuvole, il nostro pianeta è uno specchio abbastanza efficiente: riflette il 38 per cento della luce che riceve, contro il 7 per cento della Luna. Si può calcolare che la “Terra piena” risulta per un osservatore lunare 80 volte più luminosa della Luna piena. Una piccola percentuale di questa luce viene a sua volta rimandata dalla Luna fino a noi. Ed è appunto quella che chiamiamo luce cinerea. Simmetricamente, un osservatore che si trovasse sulla Luna, quando la Terra appare in falce potrebbe scorgere la parte in ombra della Terra lievemente illuminata dal chiaro di Luna.

Questa spiegazione è molto semplice ma non è altrettanto immediata. Fino a pochi secoli fa della luce cinerea si sono date interpretazioni fantasiose: chi affermava che la Luna brilla anche debolmente di luce propria, chi sosteneva che essa è lievemente trasparente (traslucida), e quindi lascia filtrare da parte a parte un po’ di luce solare; altri ancora supposero che la sua superficie fosse fosforescente o che riflettesse la luce delle stelle. Tycho Brahe, maestro di Keplero e anello di congiunzione tra l’astronomia antica e moderna, addirittura spiegò la luce cinerea come un riflesso dello splendore di Venere (in effetti sulle Ande, dove il cielo è molto buio e l'aria tersa, questo pianeta è abbastanza luminoso da proiettare ombre).

A parte alcune felici intuizioni degli astronomi rinascimentali Regiomontanus e di Maestlin, il primo a capire la vera natura della luce cinerea fu Leonardo da Vinci. Occorre però attendere Galileo per averne una spiegazione circostanziata, prima nel “Sidereus Nuncius” (1610) e poi nel “Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo” (1632). L'argomentazione galileiana è così precisa ed elegante che vale la pena di riportarla.

“...se voi diligentemente andrete osservando – Galileo fa dire a Salviati nel Dialogo dei massimi sistemi – vedrete sensatamente che, si come la Luna, quando è sottilmente falcata, pochissimo illumina la Terra, e secondoché in lei vien crescendo la parte illuminata dal Sole, cresce parimente lo splendore a noi, che da quella vienci riflessa; così la Luna mentre è sottilmente falcata e che, per esser tra il Sole e la Terra, scuopre grandissima parte dell'emisfero terreno illuminato; si mostra assai chiara, e discostandosi dal Sole e venendo verso la quadratura, si vede tal lume andar languendo, ed oltre la quadratura si vede assai debile, perché va sempre perdendo della vista della parte luminosa della Terra: e pur dovrebbe accadere il contrario quando tal lume fosse o comunicatole dalle stelle, perché allora la possiamo vedere nella profonda notte e nell'ambiente molto tenebroso”.

Magnifica lezione di astronomia ma anche di capacità divulgativa che Galileo ci dà e che vale la pena di apprezzare in questo “Anno Internazionale dell’Astronomia” che le Nazioni Unite hanno proclamato in ricordo delle sue prime osservazioni della Luna al cannocchiale, dell’autunno di quattrocento anni fa.

Piero Bianucci
La Stampa

sexta-feira, 13 de fevereiro de 2009

Cientistas tentam determinar ameaça ligada a colisão de satélites

Os cientistas estão acompanhando com grande atenção os destroços orbitais que surgiram quando dois satélites de comunicação, um americano e um russo, colidiram centenas de quilômetros acima da Terra. De acordo com a Nasa, deve levar semanas até que a magnitude da pancada seja conhecida e as possíveis ameaças contra outros satélites, ou mesmo contra o Telescópio Espacial Hubble, sejam determinadas.


Concepção artística mostra como era o satélite americano antes da pancada (Foto: AP/Nasa)

Segundo a agência espacial americana, trata-se do primeiro impacto de alta velocidade entre dois satélites intactos. De acordo com a Nasa, os riscos para a Estação Espacial Internacional e seus astronautas é baixo, porque ela orbita a Terra mais de 400 km abaixo do local da colisão. A Roscosmos, agência espacial russa, concorda. Também não deve haver perigo para o lançamento do ônibus espacial no próximo dia 22, mas isso terá de ser reavaliado nos próximos dias.

De acordo com Nicholas Johnson, especialista em lixo espacial do Centro Espacial Houston, o risco de danos é maior para o Telescópio Espacial Hubble e para os satélites de observação da Terra, que estão numa órbita mais alta e mais próxima do campo de destroços.

A colisão envolveu um satélite comercial americano Iridium, lançado em 1997, e um satélite russo colocado em órbita em 1993, que aparentemente não estava mais funcionando e tinha ficado fora de controle. Ninguém tem idéia de quantos pedaços sobraram da batida -- podem ficar na casa das dezenas ou das centenas. A estimativa dos pesquisadores é de que existem cerca de 17 mil pedaços de destroços de origem tecnológica girando em torno da Terra hoje. A situação é tão séria que esses cacos são considerados hoje a pior ameaça aos vôos dos ônibus espaciais, e a Nasa diz esperar que o problema se torne cada vez mais sério nas próximas décadas.


Marcia Dunn - Da Associated Press

Europeus fazem simulação de 'tráfego intenso' de satélites no espaço

Cerca de 12 mil objetos giram ao redor do planeta atualmente.Imagens da ESA (Agência Espacial Européia) ajudam a entender colisão.
As imagens impressionam. São parte de uma simulação da ESA (Agência Espacial Européia) para mostrar onde estão os mais de 12 mil satélites artificiais da Terra, colocados em órbita por foguetes nos últimos 50 anos. Olhando para elas, fica mais fácil entender como, apesar de todo o esforço de rastreio feito por agências espaciais ao redor do mundo, dois satélites, um russo e um americano, colidiram no espaço, sobre a Sibéria.


Imagem da Agência Espacial Européia mostra como é o 'congestionamento' de satélites em órbita (Foto: ESA/AFP)

Nas imagens, há um exagero, claro: os satélites na verdade são bem menores do que parecem na simulação, em comparação com o tamanho da Terra. Por isso, ao tirar fotos de nosso planeta, as sondas espaciais não revelam a montanha de metal, lixo e painéis fotovoltaicos que gira o tempo todo sobre nossas cabeças. Ainda assim, está tudo lá. As preocupações de segurança são maiores para missões tripuladas. Em caso de uma colisão de algum desses satélites com a Estação Espacial Internacional, é improvável que os tripulantes do complexo orbital pudessem sobreviver. Daí a necessidade de monitorar de perto tudo que é colocado em órbita da Terra.


Em órbitas mais distantes, o tráfego também é intenso (Foto: ESA/AFP)
G1

Imagem revela detalhes de ninho revoltoso de estrelas gigantes

Nebulosa a 7.500 anos-luz é lar da maior estrela da galáxia, Eta Carina.Ventos estelares poderosos agitam gases e poeira nos arredores.


Imagem mostra detalhes da nebulosa Carina, lar da estrela Eta Carina, um astro prestes a se tornar uma hipernova (Foto: ESO)

Imagem produzida por pesquisadores do Observatório Europeu do Sul (ESO), localizado no Chile, revelam detalhes incríveis da nebulosa Carina. Localizada a cerca de 7.500 anos-luz da Terra, ela é um famoso ninho de estrelas de grande porte. Entre suas habitantes ilustres está Eta Carina, uma estrela binária gigante que, nos próximos milhares de anos, deve explodir numa potente hipernova. Ela é a estrela mais maciça conhecida hoje na Via Láctea.

G1

quinta-feira, 12 de fevereiro de 2009

Encontro Nacional de Astronomia e 1º Encontro Latino-Americano de Astronomia

 
Olá!

Gostaríamos de informar que já estão abertas as inscrições para o 12º Encontro Nacional de Astronomia e 1º Encontro Latino-Americano de Astronomia, a serem realizados na cidade de Londrina, Paraná, nos dia 31 de outubro e 1º de novembro.

Pedimos a colaboração de todos na divulgação do evento, assim como contamos com sua participação!

Para maiores informações, acesse o site http://web.sercomtel.com.br/enast.

Em caso de dúvidas, entre em contato conosco pelo e-mail 12enast@gmail.com

Um grande abraço

Miguel F. Moreno 
GEDAL / MCTL
Comitê de Coordenação do 12º ENAST / 1º ELAST
Acesso o site do encontro: http://web.sercomtel.com.br/enast

quarta-feira, 11 de fevereiro de 2009

Notti con Lulin, l'imprevedibile


Scoperta da un ragazzo cinese, la cometa verde è lo show del momento

OSSERVATORIO DI PINO TORINESE - INAFL'osservazione del cielo riserva sempre sorprese, specialmente ai principianti. È il caso di un giovane cinese che, deluso dall'esperienza passata 13 anni fa, si è rifatto nel 2007, scoprendo una cometa dall'aspetto e dal colore del tutto particolari. Nel 1996 Quanzhi Ye aveva 7 anni e, osservando il cielo con il suo piccolo telescopio, si imbatté su un oggetto dall'aspetto nebulare con una coda appariscente. Entusiasta, corse dai genitori, annunciando di aver «scoperto» una cometa, ma la delusione prese il sopravvento quando gli fu detto che la cometa era già stata scoperta l'anno prima dagli astrofili americani Alan Hale e Thomas Bopp. La cometa, una delle più brillanti del XX secolo, fu quindi battezzata Hale-Bopp.Ma questa disillusione giovanile è stata ripagata nel luglio 2007, quando Quanzhi Ye, ormai diciannovenne e studente di meteorologia dell'Università Sun Yat-sen di Guangzhou, analizzando le immagini riprese qualche notte prima dall'osservatorio di Lulin (Taiwan), notò un puntino luminoso non riportato nei cataloghi stellari. Non si trattava di una stella, ma di una cometa e stavolta Quanzhi Ye è stato il primo a individuarla. Per la verità, in un primo momento, l'oggetto è stato confuso con un asteroide, ma una settimana dopo l'osservatorio di Table Mountain, California, rilevò attorno all’oggetto una tenue chioma: alla cometa è stata assegnata la sigla C/2007 N3, battezzandola Lulin.Dalla fine del 2008, avvicinandosi al Sole, Lulin ha aumentato la sua luminosità e, quando nella notte tra il 23 e 24 febbraio transiterà alla minima distanza dalla Terra (poco più di 60 milioni di km), si prevede che raggiungerà il massimo di brillantezza. In condizioni di cielo buone potrà essere vista anche a occhio nudo, ma con un binocolo lo spettacolo sarà assicurato. Quella notte la coda dovrebbe avere una lunghezza apparente pari a 8 volte il diametro della Luna piena.L'orbita della Lulin è allungata e proviene dalla Nube di Oort, l'inviluppo di miliardi di corpi ghiacciati che avvolge il Sistema Solare interno e il cui raggio si pensa possa spingersi fino a 100 mila volte la distanza Terra-Sole. Questi oggetti, che orbitano attorno al Sole, possono subire delle perturbazioni dal passaggio ravvicinato di una stella o dalle forze mareali galattiche ed essere spinti verso le regioni più interne del sistema planetario. È probabile, quindi, che sia la prima volta che la cometa si avvicina così tanto al Sole. Se così fosse, è difficile prevedere la sua risposta al riscaldamento solare e potrebbe aumentare di luminosità in modo imprevedibile.I nuclei delle comete, in generale, hanno dimensioni dell'ordine della decina di km e densità molto basse (inferiori a quella dell'acqua): sono costituiti da un miscuglio di ghiacci e polveri, vere e proprie «palle di neve sporche» - come le definì Fred Whipple negli Anni 50 - e ogni volta che passano in prossimità del Sole perdono parte dei ghiacci a causa della loro sublimazione. I gas così prodotti, insieme con le polveri, formano un’estesa atmosfera - la chioma - che, sotto l'effetto della radiazione e del vento solare si allunga, formando la coda. A ogni passaggio al perielio, quindi, il nucleo cometario si «consuma» e sulla superficie si forma una crosta scura, costituita da materiale non volatile (polveri e detriti rocciosi) che assorbe il calore solare trasmesso nelle parti interne del nucleo. Il calore fa sublimare i ghiacci sotto la crosta e all'aumentare della pressione dei gas possono formarsi delle crepe, da cui questi fuoriescono sotto forma di getti. Nel caso di una cometa «nuova» la sublimazione dei ghiacci, essendo la crosta superficiale praticamente assente, potrebbe essere più intensa e rendere quindi la cometa più luminosa.Fare previsioni sull'andamento della luminosità, comunque, è sempre aleatorio. Ma Lulin possiede due caratteristiche particolari. La prima è il colore verdastro della chioma (del diametro di 150 mila km), dovuto alla luce emessa dalle molecole del cianogeno (un gas velenoso) e del carbonio biatomico, a seguito dell'eccitazione prodotta dalla radiazione ultravioletta solare. L'altra peculiarità è la presenza dell’«anticoda» e che deriva da un fenomeno di natura prospettica dovuto alle polveri emesse dal nucleo: queste, contribuendo a formare la coda per la pressione della radiazione solare, si distribuiscono sul piano orbitale della cometa. Dopo il passaggio al perielio la coda di polvere diviene più ampia, assumendo la tipica forma a ventaglio ed è allora che, se la Terra si trova in posizione favorevole, si può osservare l'anticoda.L'illusione è di vedere una componente della coda diretta in direzione opposta a quella principale, ma si tratta di una parte della coda normale, osservata sotto una particolare prospettiva.

Chi è Di Martino Astronomo

RUOLO: E’ RICERCATORE ALL’OSSERVATORIO DI PINO TORINESERICERCHE: CARATTERISTICHE DI ASTEROIDI E METEORITI IL SITO: HTTP://WWW.OATO.INAF.IT/ INDEX.PHP

Mario di Martino
La Stampa

quinta-feira, 5 de fevereiro de 2009

Cientista estima que exista vida inteligente em 38 mil planetas


Descobertas de planetas distantes ajuda em novos cálculos sobre existência de vida em outros pontos do universo.

Há civilizações inteligentes fora da Terra e elas poderiam estar presentes em até quase 40 mil planetas, segundo novos cálculos feitos por Duncan Forgan, um astrofísico da Universidade de Edimburgo, na Escócia.

A descoberta de mais de 330 planetas fora de nosso sistema solar nos últimos anos, ajudou a redefinir o provável número de planetas habitados por alguma forma de vida, segundo um artigo de Forgan publicado na revista especializada "International Journal of Astrobiology". As atuais pesquisas estimam que haja pelo menos 361 civilizações inteligentes em nossa galáxia, e possivelmente 38 mil fora dela. Mesmo que haja quase 40 mil planetas com vida, no entanto, é muito pouco provável que seja estabelecido qualquer contato com vida alienígena.Pesquisadores apresentam estimativas de vida inteligente fora da Terra com frequência, mas é um processo quase que de adivinhação - estimativas recentes variam entre um milhão e menos de um planeta com alguma forma de vida."É um processo para quantificar nossa ignorância", disse Forgan.Em seu artigo, Forgan conta que criou uma simulação de uma galáxia parecida com a nossa, permitindo que ela desenvolva sistemas solares baseados no que se conhece a partir da existência dos planetas fora do nosso sistema solar - os chamados exoplanetas.

Esses mundos alienígenas simulados foram então submetidos a três cenários diferentes.

O primeiro cenário parte da premissa de que o surgimento da vida é difícil, mas sua evolução é fácil. Neste caso, haveria 361 civilizações inteligentes na galáxia.

O segundo parte do princípio de que a vida pode surgir facilmente, mas sua evolução para vida inteligente seria difícil. Nessas condições, a estimativa é de que haveria 31.513 outros planetas com alguma forma de vida.

O terceiro caso examina a possibilidade de que a vida poderia ter passado de um planeta para outro durante colisões de asteroides - uma teoria popular de como a vida surgiu na Terra.

Neste caso, a estimativa é de que haveria 37.964 civilizações inteligentes.

Se, por um lado, a descoberta de novos planetas distantes e desconhecidos pode ajudar em uma estimativa mais precisa sobre o número de planetas semelhantes à Terra, algumas variáveis nesses cálculos continuarão sendo meras suposições.Por exemplo, o tempo entre a formação de um planeta e o surgimento das primeiras formas de vida, ou deste momento até a existência de vida inteligente, são grandes variáveis em uma suposição geral.Nesses casos, afirma Forgan, teremos que continuar partindo do princípio de que a Terra não é uma exceção."É importante nos darmos conta de que o quadro que construímos ainda está incompleto", disse o astrofísico."Mesmo que existam formas de vida alienígenas, nós não necessariamente conseguiremos fazer contato com elas, e não temos nenhuma ideia de sua forma.""A vida em outros planetas pode ser tão variada como na Terra e não podemos prever como são as formas de vida inteligente de outros planetas, ou como elas se comportam", conclui.

BBC

Telescópio Espacial Hubble clica galáxia espiral 'esquisitona'

O Telescópio Espacial Hubble acaba de obter uma nova e espetacular imagem de uma estranha galáxia espiral, a NGC 4921, que fica na constelação da Cabeleira de Berenice, a cerca de 320 milhões de anos-luz da Terra. A NGC 4921 é conhecida como "espiral anêmica" por causa da formação relativamente fraca de estrelas em seus braços.



Galáxia foi clicada por câmera do Hubble (Foto: NASA, ESA, K. Cook -- Lawrence Livermore National Laboratory, EUA )

Globo on line

quarta-feira, 4 de fevereiro de 2009

Satélite detecta menor planeta já visto fora do Sistema Solar

Concepção artística de planeta passando à frente da estrela; na porção inferior, gráfico mostra como a detecção seria feita, por conta da redução momentanea de brilho estelar (Foto: CNES)

Cientistas europeus acabam de anunciar a descoberta do menor planeta já descoberto fora do Sistema Solar. Ele é rochoso e tem menos de duas vezes o diâmetro da Terra. Mas é bom não se animar; muito próximo de sua estrela mãe, ele completa um ano a cada 20 horas e experimenta temperaturas altíssimas em sua superfície. De toda forma, a busca por astros cada vez mais parecidos com a Terra começa a esquentar, graças aos trabalhos do satélite franco-europeu Corot. Projetado pela agência espacial francesa (CNES), o projeto, que conta também com participação brasileira, é basicamente um telescópio espacial da alta sensibilidade, que consegue medir pequenas variações no brilho da estrela. Dependendo do padrão de variação, o fenômeno pode denunciar a ocorrência de um "estelemoto" (um terremoto estelar) ou a passagem de um planeta à frente da estrela (como representado na imagem acima).

Foi assim que o Corot detectou o novo astro, designado COROT-Exo-7b. Sua temperatura local na superfície deve ficar entre 1.000 e 1.500 graus Celsius. Sua composição ainda não é certa. Ele pode ser majoritariamente composto por água (ou, com esse calor todo, vapor d'água), ou pode ser majoritariamente rochoso, como a Terra. Só que uma Terra no lugar errado do sistema planetário -- muito perto da estrela, de forma que a superfície passe o tempo todo como lava derretida. Em ambos os casos, é um cenário diferente de tudo que pode ser encontrado em nosso próprio Sistema Solar. "Encontrar um planeta pequeno assim não foi uma surpresa completa", disse, em nota, Daniel Rouan, pesquisador do Observatório de Paris Lesia e coordenador do projeto. "O COROT-Exo-7b pertence a uma classe de objetos cuja existência já foi prevista há um bom tempo. O Corot foi projetado exatamente na esperança de encontrar alguns desses objetos."

Globo on line

Principais constelações de fevereiro

 

Principais constelações de fevereiro

roteiro de observação

 

O céu, este mês, é característico do verão. Dominando a região mais alta do céu, notamos Orion, o caçador Órion (Ori), constelação símbolo da estação, onde brilham, bem no centro, as Três Marias. Ao sul de Orion estão Lepus, a Lebre (Lep) e Columba, a Pomba (Col). De Orion em direção ao noroeste vemos Taurus, o Touro (Tau), com seus dois aglomerados abertos de estrelas: Híades e Plêiades. Ao norte de Taurus situa-se Auriga, o Cocheiro (Aur). Perseus, o herói Perseu (Per), formada por estrelas de fraco brilho encontra-se junto ao horizonte noroeste.

Ao norte, à meia altura, destaca-se Gemini, os gêmeos (Gem). Para os lados do noroeste, vemos Aries, o Carneiro (Ari) e a pequenina constelação de Triangulum, o Triângulo (Tri). A nordeste destacam-se as constelações de Cancer, o Caranguejo (Cnc) e, junto ao horizonte, Leo (o Leão), constelação símbolo da estação do outono.

De Orion em direção ao sudeste, avistamos Canis Major (CMa), o Cão Maior, um dos cães de caça de Orion . A leste de Orion estão Monoceros, o Unicórnio (Mon), e Canis Minor (CMi), o Cão Menor, o outro cão de caça do gigante caçador.

A oeste de Orion, à meia altura, encontra-se Cetus (Cet), a Baleia. A sudeste de Cetus avistamos Eridanus, o rio Eridano (Eri), grande constelação que se estende das proximidades de Orion em direção ao sul. Phœnix, a Fênix (Phe), Hydrus, a Hidra Macho (Hyi), e Tucana, o Tucano (Tuc), estão para os lados do sul junto a Eridanus.

A sudeste, altas no céu, vemos as constelações de Carina, a Quilha do Navio (Car), Puppis, a Popa do navio (Pup), e Vela, as Velas da embarcação (Vel). Volans, o Peixe Voador (Vol), Dorado, o Dourado (Dor), e Reticulum, o Retículo (Ret), estão a oeste de Carina e são formadas por estrelas de fraco brilho aparente. Próximas ao horizonte sul-sudeste encontram-se Musca, a Mosca (Mus), Crux, o Cruzeiro do Sul (Cru) e parte da constelação de Centaurus (cen), o Centauro.

Mais para os lados do sul estão Chamæleon (Cha), o Camaleão, Apus (Aps), a Ave do Paraíso e Octans (Oct), o Oitante, onde encontra-se a estrela polar do sul.

A leste vemos boa parte da constelação de Hydra, a Hidra Fêmea (Hya). Junto à Hydra estão Sextans (Sex), o Sextante, e o inconfundível trapézio de Corvus (Crv), o Corvo.

resumo extraído de  "Estrelas e Constelações - Guia Prático de Observação"

de autoria de Paulo G. Varella e Regina A. Atulim

 

OBSERVAÇÕES:

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O mapa assinala o aspecto do céu visto ao longo deste mês, nos seguintes horários: início do mês às 21h 20min; meio do mês às 20h 40min; final do mês às 20h 00min. Junto ao círculo que delimita o mapa (e que representa o horizonte do observador) estão as direções dos quatro pontos cardeais e dos quatro colaterais, que devem estar orientados para os seus correspondentes na natureza; o centro do círculo é o Zênite, ponto do céu diretamente acima da cabeça do observador.

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Os instantes fornecidos são para o fuso horário de Brasília.

 

FONTE: Observatório Céu Austral

Visibilidade dos planetas em Fevereiro

MERCÚRIO

 

visibilidade - visível a partir das 4h 30min, no início do mês, das 4h 15min em meados de fevereiro e das 4h 40min, no final do período, a és-sudeste (ESE).

movimentação - em Sagittarius (o Sagitário) até o dia 15, quando ingressa em Capricornus (o Capricórnio).

brilho - m = + 0,6 no dia 1; m = 0,0 no dia 15 e m = - 0,1 em 28 de fevereiro.

condições de observação – boas, ao longo de todo o mês.

coloração - branca.

 

VÊNUS

 

visibilidade – visto ao anoitecer a oés-sudoeste (OSO), à meia altura em relação ao horizonte, no início do mês e próximo ao horizonte, no final do período.

movimentação - em Pisces (os Peixes).

brilho - intenso, com m = - 4,7 no início do mês e m = - 4,8 no final do período.

condições de observação - boas, ao longo de todo o mês.

coloração - levemente azulada.

 

 MARTE

 

visibilidade – visível à partir das 4h 50min, a és-sudeste (ESE), muito próximo ao horizonte.

movimentação - em Sagittarius (o Sagitário) até o dia 4 quando adentra em Capricornus (o Capricórnio).

brilho - praticamente estável, com sua magnitude aparente variando de m = + 1,3 no início do mês a m = + 1,2 no final do período.

condições de observação - ruins , durante todo o mês.

coloração - avermelhada.

 

 JÚPITER

 

visibilidade - observado a partir do dia 7, pouco antes do nascer do Sol, a és-sudeste (ESE). No final de fevereiro pode ser visto a partir das 4h 15min, na mesma direção do horizonte.

movimentação - em Capricornus (o Capricórnio).

brilho – apresenta um pequeno aumento, com sua magnitude aparente variando de m = - 1,9 a m = - 2,0.

condições de observação - não são muito boas, durante todo o mês.

coloração - branca.

 

 SATURNO

 

visibilidade - visível a partir das 21h 10min no início do mês, das 20h 10min em meados de fevereiro e das 19h 20min no final do período, a Leste (E).

movimentação - em Leo (o Leão).

brilho – apresenta um aumento ao longo do período, com sua magnitude aparente variando de m = + 0,7, no início do mês, a m = + 0,5, no final do mês.

condições de observação - boas ao longo de todo o mês.

coloração - amarelada.

 

 URANO

 

atenção - astro observável, preferencialmente, por meio de instrumentos ópticos, com diâmetros superiores a 50mm.

visibilidade - observado ao anoitecer a oeste (O), próximo ao horizonte. A partir do dia 20, torna-se um astro de difícil observação por sua aparente proximidade ao Sol.

movimentação - em Aquarius (o Aquário), a leste de Phi Aquarii (m = + 4,4).

brilho - estável ao longo do mês: m = +5,9.

condições de observação - não são boas, durante todo o período.

coloração - levemente esverdeada.

 

 NETUNO

 

atenção - astro visto por meio de instrumentos ópticos. Recomenda-se, para uma melhor observação, que o diâmetro do telescópio seja superior a 110mm.

visibilidade - astro de difícil observação por sua aparente proximidade ao Sol, ao longo de todo o mês. Reaparece no final de fevereiro a leste (E), pouco antes do nascer do Sol, muito próximo ao horizonte.

movimentação - em Capricornus (o Capricórnio), nas proximidades de Nashira (Gamma Capricorni - m = + 3,8).

brilho - estável ao longo do mês: m = +8,0.

condições de observação - ruins, durante todo o período.

coloração - levemente azulada.

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