Da BBC - Pessoas em todo o mundo puderam observar a passagem de Mercúrio em frente ao Sol, um fenômeno que ocorre apenas cerca de 14 vezes a cada século.
A trajetória de Mercúrio entre a Terra e a estrela durou das 8h12 às 15h42 (horário de Brasília).
Rappresentazione artistica della cometa C/2014 S3/Panstarrs (fonte: ESO/M. Kornmesser)
La cometaC/2014 S3/Panstarrs potrebbe essereun frammento della Terrascagliato ai confini del Sistema Solare. Racchiude la memoria dell'epoca in cui la Terra stava nascendo, insieme agli altri pianeti del Sistema Solare: faceva parte del 'calderone' di materiali che si trovavano allora in quell'embrione si sistema planetario, ma poi la sua orbita è stata deviata ed è stata scagliata verso la zona più esterna. La scoperta, pubblicata sulla rivista Science Advances, si deve al gruppo dell'universita' delle Hawaii coordinato da Karen Meech.
I ricercatori hanno verificato che questo antico corpo roccioso è un vero e proprio archivio cosmico, confinato per un lunghissimo periodo ai confini del Sistema Solare, nella nube di Oort, e 'paralizzato' dall'ambiente gelido. Tanto che Meech lo ha definito il primo 'nomade' del Sistema Solare "non cotto, preservato nel miglior freezer possibile''.
I ricercatori hanno osservato la cometa con il Very Large Telescope (Vlt) dell'Osservatorio Europeo Meridionale (Eso) e con il telescopio Cfh (Canada-France-Hawaii) e hanno notato che non aveva la caratteristica coda delle altre comete che provengono dai confini del Sistema Solare, che si forma quando si avvicinano molto al Sole.
Per la prima volta sono stati visti gliantichissimi vulcanidi Marte, preziosi per capire se in passato il pianeta ha avuto un ambiente in grado di ospitareforme di vita. Le immagini sono state ottenute dal satelliteMro(Mars Reconnaissance Orbiter) della Nasa, nell'orbita marziana dal 2006.
I vulcani si trovano nella regione montuosa chiamata Sisyphi Montes, nell'emisfero meridionale del pianeta, a circa 1.600 chilometri dal Polo Sud. Dimostrano che in passato la regione era ricoperta di ghiaccio perché nell'area sono stati individuati gli stessi minerali, come zeoliti, solfati e argille, che sulla Terra si sono formati nelle zone polari per effetto dell'attività vulcanica.
Secondo i ricercatori i dati potranno aiutare a capire se in passato su Marte c'è stata una combinazione di calore e umidità tale da creare condizioni favorevoli alla comparsa della vita.
''Le rocce raccontano storie. Il loro studio può mostrare come si è formato un vulcano o come è cambiato nel corso del tempo'', ha detto il coordinatore della ricerca, Sheridan Ackiss, della Purdue University. ''Ho cercato di capire – ha aggiunto - quale storia ci potevano raccontare le rocce di questi vulcani''.
Secondo i ricercatori la scoperta sarebbe stata impossibile senza l'alta risoluzione (18 metri per pixel) dello spettrometro Crism (Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer) a bordo del veicolo. Le immagini ad altissima risoluzione hanno infatti permesso di individuare i minerali lasciati dalle antiche eruzioni.
I dati hanno inoltre confermato che le strutture a forma di cupola che costellano la regione sono antichi vulcani simili a quelli che sulla Terra sono sepolti sotto i ghiacci e che, durante le eruzioni, generano una colonna di vapore capace di perforare il ghiaccio e sollevare colonne di ceneri e gas nell'atmosfera, come è accaduto nel 2010 in Islanda, con l'eruzione del vulcano Eyjafjallajökull.
Scoperta una stella dal 'cuore' diverso da quello del Sole: è alimentata da unadinamodifferente da quella che 'disegna' sul nostro Sole lemacchieprodotte dalcampo magnetico. Si chiamaZeta Andromedae le sue macchie, che si formano ai poli e non all'equatore come accade sul Sole, indicano che il suo campo magnetico è guidato da forze completamente diverse da quelle attive sulla nostra stella. Descritta su Nature, la stella è stata studiata dal gruppo coordinato da Rachael Roettenbacher, dell'università americana del Michigan.
La stella si trova nella costellazione di Andromeda, a 180 anni luce di distanza dalla Terra. E' stata osservata con il telescopio Chara Array, in California, che ha permesso di studiarla nel dettaglio e scoprire che è una stella molto diversa dal Sole. Secondo Korhonen è per questa ragione che anche la dinamo interna, innescata dalle particelle elettricamente cariche, è differente.
Zeta Andromeda ha il diametro 16 volte maggiore rispetto a quello del Sole e ha una compagna un po' più piccola. Fa parte perciò di un sistema binario e, come le stelle che appartengono a sistemi simili, ruota molto rapidamente sul suo asse, al ritmo di 40 chilometri al secondo contro i 2 chilometri al secondo del Sole. Per Korhonen, è proprio questa rotazione molto rapida a generare un effetto dinamo più complesso e un campo magnetico più intenso. Di conseguenza anche le macchie solari si formano in modo diverso.
Queste strutture appaiono scure perché sono regioni raffreddate dai campi magnetici e quindi sono più fredde rispetto al resto della superficie. Sul Sole appaiono e scompaiono in maniera regolare nella zona equatoriale e il loro numero aumenta periodicamente circa ogni 11 anni. Il campo magnetico, responsabile della formazione delle macchie solari, può anche innescare eruzioni di plasma. Quando la nube di particelle solari colpisce la Terra genera le aurore polari e può generare tempeste magnetiche che disturbano le comunicazioni radio e le reti elettriche.
Na próxima segunda-feira (9), um evento celeste fascinante vai acontecer: o planeta Mercúrio passará à frente do Sol, causando um minieclipse em pleno dia. O fenômeno será visível em todo o Brasil e é só uma das atrações para os amantes da observação celeste em maio, que também contará com uma tradicional chuva de meteoros, na madrugada desta sexta-feira (6), e a aproximação máxima de Marte com a Terra, no fim do mês.
Seguindo a ordem cronológica, vamos começar pelos Eta-Aquarídeos, uma das mais marcantes chuvas de meteoros anuais. Essas “estrelas cadentes” adentram a atmosfera da Terra quando nosso planeta faz a travessia da órbita do cometa Halley. O astro exuberante fez sua última passagem pela vizinhança em 1986, mas deixou um monte de detritos pelo caminho, que a Terra “encontra” duas vezes ao ano. Em maio, a travessia “da ida” resulta nos Eta-Aquarídeos; em outubro, a “da volta”, nos Orionídeos.
O nome é derivado da posição do radiante — ponto de onde parecem partir os meteoros –, próximo à estrela Eta da constelação de Aquário. No auge da chuva, na madrugada do dia 6, a constelação surge no horizonte leste por volta das 2h da manhã e permanece visível até o amanhecer. Esse é, portanto, o melhor intervalo para observação. A Lua num fino crescente não atrapalha.
Observação de chuva de meteoros não exige instrumentos ópticos. Basta ter céu sem nuvens e paciência. Convém acompanhar por pelo menos uma hora para poder contar bom número de estrelas cadentes.
TRÂNSITO DE MERCÚRIO
A maior atração do mês de maio, contudo, é o trânsito de Mercúrio. Para quem não está familiarizado com o fenômeno, é como se fosse um minieclipse, similar aos detectados pelos satélites caçadores de planetas em outras estrelas. Com duas diferenças importantes: este se dá em nosso próprio Sistema Solar e não resulta apenas numa medição da quantidade de luz da estrela que chega até nós – é possível observar um pequeno pontinho preto, Mercúrio, se deslocando à frente do Sol.
O fenômeno não é tão raro — esta é a terceira vez neste século, de um total de 14 previstas –, mas vale a pena ficar de olho, até pelo fato de ele, neste ano, ser visível de todo o território nacional, do início ao fim. O trânsito começa às 8h12 (com diferença de mais ou menos dois minutos, de acordo com a localização de onde se observa) e termina às 15h42 (de novo, com variação de dois minutos para mais ou para menos). O horário é o de Brasília.
Para observá-lo, é preciso fazer uso de instrumentos ópticos. Mas atenção: NUNCA olhe para o Sol com binóculos, lunetas ou telescópios. Isso pode facilmente cegá-lo. O jeito mais fácil de acompanhar a observação é usar o instrumento para projetar uma imagem do Sol num anteparo (confira o vídeo acima para uma pequena demonstração com binóculos).
Aos mais afortunados que têm equipamento adaptado com filtros adequados à observação solar, é possível ver o trânsito diretamente.
A olho nu, nem com filtros para proteger a visão adianta tentar; com seus modestos 4.800 km de diâmetro, Mercúrio é o menor planeta do Sistema Solar e é pequeno demais para que se possa notá-lo cruzando à frente do Sol.
Se você enfrentar tempo nublado ou não tiver equipamento para acompanhar, haverá diversas transmissões online. E, claro, sempre haverá o próximo trânsito, marcado para 2019.
MARTE EM OPOSIÇÃO
Por fim, no dia 22, vale a pena dar uma olhadinha para o alto lá pela meia-noite e conferir Marte quando ele se coloca em oposição ao Sol com relação ao nosso planeta. Mais ou menos na mesma época, mas não exatamente, se dá a máxima aproximação da Terra com o planeta vermelho.
Marte registrado pelo astrofotógrafo Flávio Fortunato, em Maceió, no dia 30 de março de 2014, perto da oposição anterior.
Não é nada como aqueles boatos sem-vergonhas que circularam uns anos atrás, na linha “Marte vai ficar do tamanho da Lua no céu”, mas se tem um momento favorável à observação do planeta vermelho, é esse aí. A coisa se repete a cada 26 meses.
Conto alla rovescia per l'evento astronomico piu' atteso del 2016: il transito di Mercurio davanti al Sole. Questo raro spettacolo celeste, che ci terra' con il naso all'insu' tutto il pomeriggio del9 maggio, sara' il piatto forte del cielo del mese, che si aprira' con una spruzzata di stelle cadenti, per proseguire con Marte in opposizione e la luna protagonista di una tripletta di congiunzioni. A fare il punto sono gli esperti dell'Unione astrofili italiani (Uai).
Ad aprire il sipario sul cielo di maggio saranno dunque le eta Aquaridi, meteore 'figlie' della cometa Halley. Ben visibili soprattutto dal Sud Italia, diventeranno piu' intense tra il 3 e il 10 maggio, facendo registrare il picco di stelle cadenti fra il 5 e il 6 maggio.
Prepareranno cosi' la scena all'attesissimo Mercurio, che dopo 10 anni tornera' a danzare fra Terra e Sole: lo fara' timidamente, trasformandosi in un piccolo puntino nero che attraversera' il grande disco solare in una lenta marcia, dalle 13:12 alle 20:42 (ora italiana). ''Il transito - spiegano gli esperti della Uai - sara' osservabile dall'Italia quasi interamente, almeno fino al tramonto''. Impossibile vederlo a occhio nudo: ''sara' indispensabile usare degli strumenti, telescopi e binocoli, opportunamente schermati per evitare danni permanenti alla vista'', precisa la Uai.
Pochi giorni dopo, il 22 maggio, sara' il turno di Marte, che tornera' in opposizione dopo due anni. Il Pianeta Rosso rimarra' visibile per tutta la notte, mentre il 30 maggio raggiungera' la minima distanza dalla Terra, risultando piu' luminoso e facilmente osservabile. Imperdibile poi l'appuntamento della notte fra il 21 e il 22 maggio, quando incontrera' la luna piena, formando un luminoso quadrilatero celeste insieme a Saturno e Antares.
Durante le altre notti del mese, la luna non restera' a guardare: la sera del 15 maggio sara' in congiunzione con Giove, il pianeta piu' luminoso del momento, mentre il 22 maggio, superati Marte e Antares, si 'avvicinera'' a Saturno.
Astrônomos do ESO (Observatório Europeu do Sul) localizaram três planetas potencialmente habitáveis a apenas 40 anos-luz da Terra.
Os planetas têm tamanhos e temperaturas semelhantes aos de Vênus e da Terra e, de acordo com os astrônomos, são a melhor aposta na busca por vida fora do Sistema Solar. Os planetas orbitam uma estrela anã muito fria - são os primeiros planetas descobertos em torno de uma estrela tão pequena e de brilho tão fraco.
A pesquisa, liderada por Michaël Gillon, do Instituto de Astrofísica e Geofísica da Universidade de Liège, na Bélgica, foi publicada na edição desta segunda-feira da revista científica Nature.
Os astrônomos suspeitaram da existência de planetas no entorno da estrela, quando, usando o telescópio robótico TRAPPIST, de La Silla, no Chile - operado de uma sala de controle na Universidade de Liège, na Bélgica -, perceberam que a luz da estrela diminuía um pouco em intervalos regulares, indicando que havia objetos passando entre a estrela e a Terra.
Após outras observações feitas com o supertelescópio VLT, também no Chile, os astrônomos descobriram que a estrela anã, rebatizada de Trappist-1, é muito mais gelada e vermelha que o Sol, porém pequena, um pouco maior do que Júpiter.
Eles descobriram também que os planetas que orbitam a Trappist-1 são de tamanhos parecidos aos da Terra. A órbita de dois deles é de 1,5 dia e 2,4 dias, respectivamente. Já o terceiro planeta tem um órbita menos constante, que varia de 4,5 a 7,3 dias.
"Com tempos de órbitas tão curtos, eles estão entre 20 e 100 vezes mais perto da estrela do que a Terra do Sol. A estrutura deste sistema planetário está muito mais próxima em escala do sistema das luas de Júpiter do que do Sistema Solar", diz Michaël Gillon.
Image copyrightESOM. Kornmesser
Aquário
Este tipo de estrela é muito comum na Via Láctea e vive por muito tempo, mas os cientistas nunca tinham descoberto planetas ao redor delas. Apesar de estar muito perto da Terra, a Trappist-1 não pode ser vista a olho nu ou com um telescópio simples, porque é muito escura e vermelha. Ela fica na constelação de Aquário.
O estudo traz novas perspectivas na busca por planetas habitáveis, já que cerca de 15% das estrelas próximas ao Sol são deste tipo.
"Por que estamos tentando detectar planetas como a Terra ao redor das menores e mais geladas estrelas nas vizinhanças do Sistema Solar? O motivo é simples: sistemas em torno destas pequenas estrela são os únicos locais onde podemos detectar vida em um exoplaneta do tamanho da Terra com a tecnologia disponível atualmente", diz Michaël Gillon, principal autor do estudo.
"Se quisermos encontrar vida em outro lugar no Universo, é aí que podemos começar a procurar", conclui.
O coautor Emmanuël Jehin explica que, até então, a existência de "mundos vermelhos" orbitando essas estrelas supergeladas era puramente teórica.
"Isso realmente é uma mudança de paradigma em relação à população do planeta e os caminhos para acharmos vida no Universo", afirma. "Temos não só um adorável planeta em torno de uma estrela vermelha mas um sistema completo, com três planetas!"
Image copyrightESOM. Kornmesser
Buscando pista sobre habitabilidade (na luz)
Os astrônomos tentarão buscar sinais de vida ao estudar o efeito que a atmosfera do planeta (quando este fica entre a estrela anã e a Terra) tem sobre a luz que chega à Terra. Esse efeito costuma ser imperceptível em planetas do tamanho da Terra que orbitam estrelas maiores, por causa do brilho destas. Mas, como esta estrela é fraca e fria, o efeito pode ser detectado.
Mas apesar de orbitarem muito próximo à estrela, os dois planetas mais internos do sistema recebem bem menos radiação do que a Terra recebe do Sol - já que a estrela emite menos luz que o Sol. Com isso, ele ficam fora da chamada "zona de habitabilidade" do sistema. Os astrônomos acreditam, porém, na possibilidade de algumas partes deles serem habitáveis.
Já o terceiro planeta, mais externo, pode se encontrar na zona de habitabilidade - sua órbita ainda não é suficientemente conhecida para garantir isso. Mesmo assim, é provável que receba menos luz que a Terra.
"Graças a vários supertelescópios atualmente em construção, logo poderemos estudar a composição atmosférica desses planetas e ver primeiro se possuem água e depois se apresentam traços de atividade biológica", diz Julien de Wit, do Massachusetts Institute of Technology (MIT) nos EUA, um dos coautores do trabalho. "Trata-se de um enorme passo na procura de vida no Universo."
Rappresentazione artistica di un pianta solitario (fonte: NASA/JPL-Caltech)
Avvistato un pianeta solitario, un vagabondo tra le stelle che non appartiene a nessun sistema solare. Potrebbe avere una massa dieci volte superiore a quella di Giove ed è sulle sue tracce il telescopio spaziale Wise della Nasa. Descritto su The Astrophysical Journal, il pianeta è stato scoperto dal gruppo coordinato da Adam Schneider, dell'università di Toledo in Ohio.
Il pianeta solitario si chiama Wisea 114 ed è giovanissimo: ha appena 10 milioni di anni, contro i 4,5 miliardi della Terra. Si trova tra le stelle del gruppo TW Hydrae, distante circa 150 anni luce. Studiarlo potrebbe aiutare a scoprire l'origine di questi mondi vagabondi, che secondo gli esperti potrebbero essere molto numerosi nella nostra galassia.
Non è chiaro per esempio se i pianeti vagabondi siano stati espulsi dai loro sistemi solari o siano in realtà stelle mai nate, chiamate nane brune, perché troppo piccole per innescare la fusione nucleare in grado di farle brillare.potrebbe avere una massa dieci volte superiore a quella di Giove.
Una delle ipotesi più accreditate al momento è che Wisea 1147 sia una nana bruna, ossia una stella simile a quelle che sono vicine al pianeta ma che non è riuscita ad 'accendersi'. Secondo Schneider solo ''il suo monitoraggio continuo, potrà aiutare a ricostruire la storia di Wisea 1147''.
Lo studio di questi mondi solitari è un campo caldo dell'astronomia e gli astronomi sono interessati a questi corpi celesti perché sono più facili da osservare rispetto ai pianeti che ruotano intorno alle stelle, che sono 'oscurati' dalla luce dei loro astri. Il loro studio, sottolineano gli autori, potrà aiutare a comprendere meglio anche i pianeti esterni al sistema solare.
Nebulosa do Retângulo Vermelho (Foto: ESA/Nasa/Hubble)
Uma imagem bastante detalhada da nebulosa HD 44179 foi divulgada nesta sexta-feira (8) pela Nasa da formação conhecida como Retângulo Vermelho. Trata-se de um sistema binário, com duas estrelas no centro, que está numa fase em que expulsa grandes quantidades de gás e outros materiais. Vista da Terra, a nebulosa ficou conhecida como Retângulo Vermelho porque observada da Terra, ela tinha esse formato geométrico. No entanto, observado pelo Hubble, que está no espaço, é possível ver que ela mais se assemelha a um "X" luminoso. Trata-se da imagem de mais alta resolução já produzida desta formação. O Retângulo Vermelho fica a 2.300 anos-luz, na Constelação de Unicórnio.
Il lancio del Falcon 9. A bordo c'è la capsula Dragon, con la prima 'casa' spaziale gonfiabile (fonte: NASA TV)
E’ stata lanciata la capsula Dragon, a bordo della quale si trova la prima ‘casa gonfiabile’ spaziale, prototipo di future basi lunari o marziane. Il lancio è avvenuto dalla base dell'Aeronautica militare statunitense a Cape Canaveral con il razzo Falcon 9 costruito, come Dragon, dall’azienda privata Space X. A bordo della capsula ci sono anche 3 tonnellate tra rifornimenti, pezzi di ricambio e materiali per gli esperimenti.
La casa gonfiabile, costruita dall'azienda Bigelow Aerospace, si chiama Beam (Bigelow Expandable Activity Module) ed è destinata a verificare la fattibilità della costruzione di future basi gonfiabili per future colonie umane sulla Luna e su Marte.
L'arrivo di Dragon alla Stazione Spaziale è previsto domenica 10 aprile. Gli astronauti Jeff Williams della Nasa e Tim Peake dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) cattureranno la capsula con il braccio robotico della stazione orbitale e la agganceranno alla parte inferiore del modulo Harmony. Sempre il braccio robotico aggancerà il modulo gonfiabile Beam al Nodo 3 (Tranquility).
Non appena il modulo sarà gonfiato il suo volume aumenterà a 16 metri cubi (l'equivalente di una tenda da campeggio) e gli astronauti sperimenteranno la vita al suo interno, anche se ogni per periodi molto brevi: alcune ore, tre o quattro volte all'anno, per recuperare i dati forniti dai sensori che permetteranno di valutare le condizioni del modulo. I test psaranno condotti nel corso dei prossimi due anni, come prevede il contratto fra la Bigelow Aerospace e la Nasa.
RICREARE le condizioni dello spazio interstellare agli albori del Sistema solare, e ottenere in laboratorio i "mattoni" della vita. Zuccheri, come il ribosio, indispensabili alla formazione delle molecole biologiche come il "braccio destro" del Dna, l'Rna. C'è riuscita un'équipe coordinata daCornelia Meinert, dell'università di Nizza Sophia-Antipolise delCentro nazionale francese per la ricerca (Cnrs), e i risultati del lavoro sono descritti suScience. Un traguardo che dovrebbe rendere più semplice la ricerca di molecole organiche nelle comete delle quali sono stati raccolti dei campioni, come Wild-2, e analizzare i dati relativi allacometa 7P/Churyumov-Gerasimenkodella missione europea Rosetta.
"L'esperimento conferma che i corpi celesti come le comete non sono semplici trasportatori di molecole, ma delle vere e proprie fabbriche chimiche in grado di produrle nelle più svariate condizioni sperimentali" ha osservato il chimico organico Raffaele Saladino, dell'università della Tuscia.
I ricercatori hanno dunque simulato le condizioni presenti mentre il Sistema solare stava nascendo, quando i grani di ghiaccio e polveri non si erano ancora aggregati fra loro per formare i nuclei delle comete, ed erano costantemente bombardati dai raggi ultravioletti prodotti dal giovanissimo Sole. Per ottenere in laboratorio i grani ghiacciati delle comete i ricercatori hanno usato una miscela di acqua, metanolo e ammoniaca e l'hanno fatta congelare alla temperatura di circa 200 gradi sotto lo zero.
Quando i grani sono stati bombardati con i fasci ultravioletti, prodotti dalsincrotrone francese Soleil, si è formato
un composto organico ricco di zuccheri. Fra questi, oltre al ribosio, molti zuccheri coinvolti nella produzione di energia nelle cellule vegetali e animali. Secondo Saladino, il test è interessante soprattutto per l'origine dell'apparato che assicura il carburante alle cellule.