domingo, 12 de junho de 2016

Immagini spettacolari di Plutone: ecco le sue pianure di ghiaccio

Una nuova visione migliorata e a colori delle grandi pianure di ghiaccio di Plutone arriva dal canale YouTube di Video from Space. Combinando le foto della sonda New Horizon della Nasa e i dati della fotocamera Ralph si sono potute ottenere queste nuove immagini della porzione Sud-Est del pianeta. Come riporta la Nasa, le asperità degli altipiani nelle immagine sono informalmente chiamate «Krun Macula» («Krun» in riferimento al signore degli inferi nella religione mandea e «Macula» è il nome di una regione scura su una superficie planetaria.

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quinta-feira, 9 de junho de 2016

Un buco nero si nutre di un freddo diluvio intergalattico

Rappresentazione artistica della pioggia intergalattica (fonte:  NRAO/AUI/NSF; Dana Berry/SkyWorks; ALMA, ESO/NAOJ/NRAO)Rappresentazione artistica della pioggia intergalattica (fonte: NRAO/AUI/NSF; Dana Berry/SkyWorks; ALMA, ESO/NAOJ/NRAO)
Non solo scorpacciate di gas incandescenti: i buchi neri sono anche dei divoratori di 'temporali galattici'. E' il fenomeno osservato per la prima volta nel gigantesco buco nero che si trova in una galassia distante un miliardo di anni luce dalla Terra. Ad osservarlo, con il telescopio Alma in Cile, gli astronomi guidati da Grant Tremblay, dell'Università di Yale, il cui studio verrà pubblicato sulla rivista Nature.

Finora non si era mai vista una pioggia cosmica, prodotta da imponenti nubi di gas intergalattico che cade all'interno di un buco nero supermasiccio al centro di una galassia enorme: è un fenomeno che rivoluziona le teorie sul modo in cui 'si nutrono' e crescono i buchi neri. 



Gli astronomi credevano infatti che, nelle galassie più grandi, i buchi neri supermassicci si alimentassero con una dieta lenta e continua di gas caldo ionizzato proveniente dall'alone della galassia. Queste nuove osservazioni dimostrano invece che possono anche rimpinzarsi con una pioggia caotica e grumosa di nubi giganti di gas molecolare molto freddo. I ricercatori, grazie al telescopio Alma dell'Eso (European southern observatory), hanno scrutato nelle profondità di un ammasso di circa 50 galassie molto luminoso, chiamato Abell 2597. 

Lo spazio tra queste galassie è riempito da un'atmosfera di gas molto caldo ''che può raffreddarsi rapidamente, condensare - continua Tremblay - e precipitare in modo simile a come avviene con l'aria umida e calda dell'atmosfera terrestre, quando produce nuvole di pioggia e precipitazioni''. 

Le nubi appena condensate hanno fatto piovere sulla galassia, favorendo la formazione di stelle e nutrendo il buco nero. Gli astronomi pensano che ce ne siano migliaia di simili nei dintorni, che stiano preparando il buco nero ad un vero 'diluvio' che potrebbe alimentarlo a lungo, e vogliono usare Alma per cercare questi 'temporali' in altre galassie, al fine di determinare se questo clima cosmico e' diffuso.


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terça-feira, 31 de maio de 2016

Un pianeta abitabile distante 1.200 anni luce

Un pianeta abitabile distante 1.200 anni luce (fonte: NASA Ames/JPL-Caltech/T. Pyle)Un pianeta abitabile distante 1.200 anni luce (fonte: NASA Ames/JPL-Caltech/T. Pyle)

Si chiama Kepler-62f ed è il pianeta più simile alla Terra mai scoperto: potrebbe avere un'atmosfera e oceani capaci di ospitare la vita. Sono le conclusioni del modello matematico elaborato da Aomawa Shields, dell'università della Califorina a Los Angeles, e pubblicato su Astrobiology ma a causa dell'enorme distanza, ben 1.200 anni luce, non è possibile averne certezza. 

La caccia ai 'sosia' della Terra più vicini potrà iniziare solo nel 2024 con la missione spaziale europea Plato. "Sin dalla prima scoperta nel 2013, Kepler-62f è al centro di decine di studi scientifici in quanto è considerato uno dei migliori candidati conosciuti a poter ospitare la vita", ha spiegato Isabella Pagano, dell'Osservatorio Astrofisico di Catania dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). "In realtà però di questo pianeta abbiamo pochissimi dati certi - ha aggiunto - non ne conosciamo ad esempio la massa, non sappiamo se sia davvero roccioso come la Terra, neppure l'inclinazione del suo asse". Il motivo di questa 'ignoranza' è semplicemente la distanza, troppa per poter conoscere i dettagli di un pianeta così piccolo. Anche con i più potenti telescopi. 

"Forse non avremo mai strumenti capaci farlo", ha spiegato Pagano. Eppure con le poche informazioni a disposizione i ricercatori americani sono riusciti a creare una complessa simulazione al computer per cercare di ricostruire le condizioni che esistono sul pianeta. Quello che ne è emerso è che le possibilità che su Kepler-62f esista il mix giusto per avere un pianeta abitabile, con una vera atmosfera e mari d'acqua liquida, ci potrebbero essere. "E' un puro modello matematico - ha commentato la ricercatrice italiana - ma che da comunque alcune informazioni, studi simili hanno ad esempio fatto escludere altri possibili pianeti candidati all'abitabilità".


Di pianeti extra solari, al di fuori del nostro Sistema Solare, ormai se ne conoscono migliaia ma solo una ventina di questi si trovano nella fascia abitabile, alla distanza 'giusta' per cui il calore della stella 'madre' permette all'eventuale acqua presente in superficie di non essere sempre ghiacciata né di evaporare completamente. 

La stragrande maggioranza di questi pianeti sono stati scoperti grazie al telescopio spaziale Kepler ma sono tutti troppo lontani per poter essere studiati bene dalla Terra. Il problema risiede nelle caratteristiche tecniche di Kepler. Il telescopio, limitato dalle tecnologie disponibili quando venne realizzato, ha uno sguardo molto 'profondo', ossia ha una migliore capacità di scovare pianeti lontani piuttosto che pianeti vicini. 

A dare la caccia ai pianeti più vicini arriverà invece, dal 2024, Plato, un telescopio spaziale dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) sviluppato anche con un importante contributo italiano. Plato scandaglierà una grande porzione di cielo alla ricerca di nuovi pianeti, soprattutto vicini a noi, che una volta individuati potranno essere studiati approfonditamente dai telescopi di terra. "Trovare pianeti abitabili molto più vicini a noi sarà allora solo una questione di tempo", ha concluso Pagano.

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Água dentro da Lua foi levada por asteroides, indica estudo

Do UOL

Tem água no interior da Lua. O fato já era de conhecimento dos cientistas, mas o que eles não sabiam é como e quando o líquido foi para lá dentro. Uma equipe de pesquisadores da França, Estados Unidos e Inglaterra descobriu que a maior parte da água encontrada em nosso satélite natural foi levada até lá por asteroides.
O estudo chegou à resposta por meio da combinação de modelos numéricos e da análise de dados de amostras lunares de estudos anteriores. Isso teria acontecido entre 4,5 e 4,3 bilhões de anos atrás. O estudo com os resultados da pesquisa foi publicado nesta terça na revista Nature Communications.
Com base em amostras de hidrogênio e nitrogênio, os autores mostram que uma classe de asteroides rica em água, conhecida como condritos carbonáceos, foi responsável pela maior parte da água no interior lunar. Os cometas representam menos de 20% do total de água da Lua.
David A. Kring/LPI
A lua recebeu água de asteroides quando ainda estava se formando e tinha a superfície parcialmente "derretida"
Acredita-se que a Lua se formou de destroços gerados na colisão de um planeta do tamanho de Marte e a Terra, há cerca de 4,5 bilhões de anos. Esse material gerou um oceano de magma. A água foi para o interior da Lua ao longo de um período de 200 a 10 milhões de anos, quando esse oceano de magma lunar ainda existia.
Neste modelo, cometas e asteroides colidiram com o oceano de magma na Lua. A formação de uma "tampa", ou crosta, sobre esse oceano impediu que a água e outras substâncias voláteis escapassem.
Embora estes resultados sugiram que a maior parte da água veio de asteroides, é possível que outra parte tenha sido derivada do planeta Terra, após a "grande colisão". A ideia é sustentada pelo fato de a Lua e a Terra terem os mesmo isótopos de hidrogênio, quase como "impressões digitais".
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Fenômeno da "lua azul" ilumina o céu pelo mundo58 fotos

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31.jul.2015 - Silhueta de garota na roda gigante contrasta com a segunda lua cheia de julho, chamada de 'lua azul' em Kansas City, cidade dos Estados UnidosVEJA MAIS >Imagem: Charlie Riedel/AP

segunda-feira, 30 de maio de 2016

Cientistas detectam em cometa dois ingredientes-chave para a vida

Imagem do cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko foi capturada pela câmera da sonda Rosetta de uma distância de cerca de 170 km em julho de 2015 (Foto: ESA/Rosetta/MPS)

Cientistas conseguiram detectar em um cometa a presença de dois ingredientes fundamentais para a vida: a glicina - um aminoácido - e o fósforo, segundo estudo de pesquisadores europeus, divulgado nesta sexta-feira (27).
O achado foi realizado no 67P/Churyumov-Gerasimenko (ou simplesmente 'Chury'), um cometa descoberto no fim dos anos 1960 por cientistas ucranianos, e que é investigado pela sonda europeia Rosetta.
Ainda que tenha sido detectada a presença de mais de 140 moléculas orgânicas diferentes no espaço, é a primeira vez que são encontrados "com total certeza" estes elementos, essenciais para o desenvolvimento do DNA e das membranas celulares.
Traços de glicina, necessários para formar proteínas, já haviam sido encontrados nos restos da cauda do cometa Wild 2, que a Nasa conseguiu obter em 2004.
Mas naquele momento, os cientistas não puderam descartar por completo a possibilidade de as amostras terem se contaminado de alguma maneira durante a análise feita na Terra.
O achado agora permite confirmar a existência de glicina e fósforo nos cometas. Os resultados desta investigação, obtidos graças a Rosina, espectrômetro da sonda Rosetta, foram publicados na revista americana Science Advances.
"Trata-se da primeira detecção com total certeza de glicina na atmosfera de um cometa", assinalou Kathrin Altwegg, da Universidade de Berna (Suíça), chefe do projeto Rosina e autora do trabalho.
Reservatórios
É muito difícil detectar a glicina, pois ela passa do estado sólido ao gasoso abaixo dos 150 graus Celsius, o que significa que este aminoácido se decompõe na forma gasosa na fria superfície do cometa.

Diferentemente de outros aminoácidos, a glicina é a única que pode se formar sem a necessidade da presença de água em estado líquido, assinalaram os cientistas.
A origem do fósforo detectado na fina atmosfera do cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko não foi determinada, acrescentou a investigação.
"Demonstrar que os cometas são reservatórios de materiais primitivos do sistema solar e que eles podem transportar esses ingredientes-chave para a vida na Terra é um dos principais objetivos da Rosetta", assinalou o cientista encarregado desta missão da Agência Espacial Europeia, Matt Taylor.
Da AFP/g1.globo.com

quinta-feira, 26 de maio de 2016

Buchi neri e materia oscura fatti della 'stessa pasta'

Rappresentazione grafica delle irregolarità 'inspiegabili' del fondo di radiazione cosmica (fonte: NASA/JPL-Caltech/A. Kashlinsky, Goddard)Rappresentazione grafica delle irregolarità 'inspiegabili' del fondo di radiazione cosmica (fonte: NASA/JPL-Caltech/A. Kashlinsky, Goddard)
I due lati più misteriosi dell'universo, ossia i buchi neri e la materia oscura e invisibile che lo occupa per il 25%, potrebbero esser fatti della stessa 'pasta': i buchi neri primordiali, nati nel primo secondo dopo il Big Bang, potrebbero essere la materia oscura. L'ipotesi, pubblicata sulla rivista Astrophysical Journal Letters, mette d'accordo dati finora inspiegabili, come quelli relativi alle collisioni fra buchi neri alla base della scoperta delle onde gravitazionali e alla radiazione cosmica di fondo nell'infrarosso e ai raggi X. 

A formulare la teoria è l'astrofisico Alexander Kashlinsky, del Centro Goddard della Nasa, che ha analizzato che cosa sarebbe successo se la materia oscura fosse costituita da buchi neri simili a quelli rilevati dalle antenne di Ligo, lo strumento che per primo ha 'visto' le onde gravitazionali nate dallo scontro fra due buchi neri giganteschi. Questi ultimi, secondo Kashlinsky, potrebbero avere molto in comune con quelli nati poco dopo il Big Bang. Anzi, potrebbero essere proprio due buchi neri primordiali e potrebbero essere l'invisibile materia oscura, che finora è stata rilevata solo dai suoi effetti gravitazionali sulla materia visibile. 



Da anni si inseguono ipotesi sulla composizione della materia oscura: le possibili particelle di cui potrebbe essere fatta sono numerose e diverse, ma nessuna di esse è mai stata vista finora. L'ipotesi di Kashlinsky si aggiunge così alle tante, possibili, spiegazioni sulla natura della materia invisibile cinque volte più abbondante di quella ordinaria, di cui sono fatti le stelle, i pianeti e il mondo in cui viviamo. Secondo Kashlinsky, se i buchi neri primordiali fossero la materia oscura, avrebbero influenzato la distribuzione della massa nel giovane universo, aggiungendo una piccola fluttuazione che avrebbe avuto conseguenze centinaia di milioni di anni più tardi, con la nascita delle prime stelle e quindi della materia visibile.

''Nei primi istanti dopo il Big Bang la materia si sarebbe distribuita con maggiore densità in zone che avrebbero generato i buchi neri primordiali'', ha detto Enzo Brocato dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Questi buchi neri, ha spiegato, avrebbero agito come 'buche gravitazionali' che avrebbero permesso al gas circostante di accumularsi in sacche che poi sono collassate formando le prime stelle.

Questo processo avrebbe prodotto le irregolarità osservate nella radiazione cosmica di fondo nell'infrarosso e ai raggi X, finora erano rimaste inspiegabili. E' una ipotesi interessante, ha aggiunto, ma deve essere verificata con le future misure di Ligo e dell'altro cacciatore di onde gravitazionali, l'italo-francese Virgo, perché ''è importante trovare altri buchi neri di questo tipo, vedere come sono distribuiti e se sono all'interno di galassie o meno''.


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La Nasa si prepara a raggiungere un asteroide

Mentre la Nasa si prepara a lanciare la misisone Osiris-Rex, un miliardario appassionato di astronomia demolisce i calcoli dell'agenzia spaziale Usa sugli asteroidi (fonte: NASA/JPL-Caltech)Mentre la Nasa si prepara a lanciare la misisone Osiris-Rex, un miliardario appassionato di astronomia demolisce i calcoli dell'agenzia spaziale Usa sugli asteroidi (fonte: NASA/JPL-Caltech)
Il prossimo 8 settembre la Nasa si prepara a lanciare la missione Osiris-Rex per raggiungere l'asteroide Bennu nel 2018, prelevare 60 grammi di materiale di quel fossile cosmico e portarli a Terra nel 2023. Ma intanto il miliardario appassionato di tecnologia e dinosauri Nathan Myhrvold pubblica sul sito arXiv un articolo nel quale demolisce tutte le misure sugli asteroidi fatte dall'agenzia spaziale americana con il telescopio spaziale Wise e con la successiva missione NeoWise, segnalando ''un'irregolarità dopo l'altra''.

Secondo Myhrvold la Nasa avrebbe commesso errori ''fondamentali'' nella valutazione delle dimensioni di oltre 157.000 asteroidi vicini alla Terra (Neo). Sulla base dei modelli che egli stesso avrebbe elaborato, Myhrvold rileva inesattezze nei calcoli del diametro degli asteroidi che vanno dal 30% e al 300%. I ricercatori della Nasa respingono le accuse e affermano che i dati sono coerenti con le misure ottenute con altri due telescopi a infrarossi: il giapponese Akari e Iras, nato dalla collaborazione tra Usa, Regno Unito e Paesi Bassi.

''Misure di questo tipo non sono facili perché si tratta di stime indirette e fare degli errori è possibile, ma accusare la Nasa in questo modo mi sembra ingeneroso'', ha detto Ettore Perozzi, responsabile delle operazioni presso il Centro coordinamento sui Neo dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa).

''Solo sul 10% di Neo conosciuti si possono fare misure più raffinate - ha aggiunto - e qualsiasi sforzo per alzare questa percentuale è il benvenuto''. In genere la stima delle dimensioni degli asteroidi è basata sulla luminosità, che fornisce indicazioni su composizione e diametro, oppure si basa sul calore che questi piccoli corpi celesti emettono. Secondo Perozzi un modo per calibrare i modelli e per verificare se una certa composizione corrisponde a una certa luminosità è analizzare direttamente un campione, come si prepara a fare la Nasa con la missione Osiris-Rex.

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L'Italia 'spalancherà' il più grande occhio del mondo

Progetto del super telescopio E-elt (fonte: ESO)Progetto del super telescopio E-elt (fonte: ESO)
L'Italia si è aggiudicata la commessa di circa 400 milioni di euro per la costruzione della cupola e della struttura di supporto del super telescopio E-Elt (European Extremely Large Telescope), il più grande e potente telescopio ottico e all'infrarosso mai realizzato, gestito dallo European Southern Obervatory (Eso). Frutto della competenza nell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e in fase di costruzione sulle Ande cilene, E-elt sarà completato dal consorzio di aziende ACe, con Astaldi, Cimolai e gruppo Eie come subcontraente. 

Il contratto è stato firmato in Germania, a Garching, dal direttore generale dell'Eso, Tim de Zeeuw, dal presidente di Astaldi, Paolo Astaldi, e dal presidente di Cimolai, Luigi Cimolai. Presenti alla firma il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, il Console Generale d'Italia a Monaco, Renato Cianfrani. Presenti inoltre il presidente dell'Inaf, Nicolò D'Amico, e Matteo Pardo, addetto scientifico presso l'Ambasciata Italiana a Berlino.



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terça-feira, 24 de maio de 2016

Novas imagens do Hubble mostram aproximação de Marte da Terra

Da BBC em 20 de maio de 2016

Marte está prestes a atingir a menor distância da Terra em mais de uma década.
A aproximação dá a astrônomos - amadores e profissionais - uma chance ver o Planeta Vermelho mais de perto.
Em 2018, a distância entre os dois planetas será ainda menor.

segunda-feira, 23 de maio de 2016

China constrói observatório gigante para buscar estrelas e vida extraterrestre

Da EFE - O maior radiotelescópio do mundo está sendo construído na China. Sua antena tem 500 metros de diâmetro e será a mais nova ferramenta dos astrônomos para procurar estrelas distantes e vida extraterrestre.
A obra vem sendo construída há cerca de 5 anos, a um custo aproximado de mais de R$ 500 milhões. Veja imagens de como foi essa construção.

quinta-feira, 19 de maio de 2016

'Megatsunamis' esculpiram a superfície de Marte, diz estudo

Da France Presse

Imensos tsunamis provocados pelo impacto de meteoros cobriram as planícies do norte de Marte há mais de três bilhões de anos, redefinindo radicalmente as bordas dos antigos mares do Planeta Vermelho, de acordo com um estudo publicado na quinta-feira (19).

As conclusões, baseadas em mapeamentos geológicos, podem oferecer novas pistas para a busca por vida.
A descoberta também reforça a teoria de que grandes inundações transformaram as planícies do norte de Marte em um oceano há 3,4 bilhões de anos, segundo o estudo.
Alguns cientistas discordam dessa hipótese, apontando que o suposto litoral desse mar já desaparecido aparece hoje com um formato extremamente irregular, de modo que não parece indicar a presença anterior de um oceano.
"Nossas descobertas conciliam a hipótese do oceano com a ausência intrigante de costas distribuídas ao longo de uma elevação constante", disse à AFP o autor principal do estudo, Alexis Rodriguez, pesquisador do Instituto de Ciência Planetária em Tucson, Arizona.
Estes 'megatsunamis' provavelmente ocorreram dezenas de vezes ao longo de centenas de milhões de anos, mas o estudo, publicado na Nature's Scientific Reports, se centrou em dois deles, que aconteceram com alguns milhões de anos de diferença.
Os primeiro arrastou pedregulhos e detritos por centenas de quilômetros para o interior da superfície. O segundo se elevou durante um período muito mais frio, lançando enormes blocos de gelo na medida em que as ondas congelavam no ar.
Rodriguez e sua equipe traçaram os pontos de origem dos tsunamis, formados por duas crateras de cerca de 30 km de diâmetro cada.
Cápsulas do tempo congeladasAs ondas gigantes teriam em média cerca de 50 metros de altura, mas provavelmente se elevaram cerca de 120 metros - o equivalente a um prédio de 30 andares. Ambos os tsunamis submergiram áreas aproximadamente do tamanho da França e da Alemanha juntas.
Nenhuma outra explicação pode dar conta das formações descobertas, disse Rodriguez.
"Ao formatos dos depósitos que mapeamos indicam fluxos ascendentes" poderosos o suficiente para transportar pedregulhos por centenas de quilômetros, explicou o pesquisador por e-mail.
Marte é certamente o planeta mais estudado do nosso Sistema Solar (além do nosso próprio), e ainda assim ninguém parece ter notado as evidências de ondas gigantescas no passado do Planeta Vermelho.
"Meu palpite é que estávamos tentando encontrar linhas costeiras em Marte similares às que vemos na Terra" disse Rodriquez.
O segundo tsunami poderia fornecer um novo terreno de pesquisa para sinais de vida no início da história de Marte.
Os blocos de gelo lançados são provavelmente feitos de água do antigo oceano, o que faz deles cápsulas do tempo congeladas de bilhões de anos de idade.
Por ter estado originalmente na forma líquida apesar das temperaturas muito baixas, a água deve ter sido densa e, portanto, com uma alta concentração de sal.
"Ambientes aquosos salgados e congelados são conhecidos por serem habitáveis na Terra e, consequentemente, alguns dos depósitos dos tsunamis podem ser os principais alvos astrobiológicos", disse o coautor Alberto Fairen, pesquisador do Centro de Astrobiologia da Espanha.
Há amostras de gelo próximas ao local de pouso da missão espacial de exploração Mars Pathfinder, e os pesquisadores apontam que missões futuras poderiam recolhê-las e analisá-las.
www.g1.globo.com

quarta-feira, 18 de maio de 2016

Museu de Astronomia e Ciências Afins, Rio, tem programação especial

O Museu de Astronomia e Ciências Afins (MAST) do Rio, em São Cristóvão, oferece, até o dia 22 de maio, uma programação especial ao público. Com entrada gratuita, serão realizadas diversas atividades para celebrar a Semana Nacional de Museus.
Nesta quarta-feira (18) e no sábado (21), acontece a Observação do Céu. Através da centenária Luneta Equatorial e de modernos telescópio, os visitantes poderão enxergar aglomerados estelares, planetas e muito mais.
A atividade tem início às 17h30 e, para preparar o público, serão exibidos vídeos sobre astronomia e a apresentação da palestra “O Céu do Mês”, que revelam o que está visível no céu do Rio de Janeiro e ensinam sobre a natureza dos corpos celestes.

Na quinta-feira (19), das 13h30 às 15h, acontecerá a palestra 'Desvendando a Biblioteca do MAST', ministrada por Eloísa Helena, chefe de serviço da Biblioteca do MAST. Ela apresentará os serviços e produtos oferecidos pela Biblioteca. No mesmo dia, das 15h às 17h, acontece a palestra 'Nos bastidores do Arquivo', com os palestrantes José Benito Yarritu Abellas e Everaldo Pereira Frade.

A Semana Nacional de Museus acontece anualmente para comemorar o Dia Internacional de Museus (18 de maio). O tema dessa edição é 'Museus e Paisagens Culturais'. A programação completa pode ser conferida no site http://guiadaprogramacao.museus.gov.br/.

O MAST funciona na Rua General Bruce, 586, em São Cristovão, Zona Norte do Rio.
www.g1.globo.com

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