terça-feira, 5 de fevereiro de 2013

Il Sole diventa 'rumoroso'

Eruzione solare del 31 gennaio 2013 (fonte: NASA) 
 Eruzione solare del 31 gennaio 2013 (fonte: NASA)


Sole ''rompiscatole'' per i radioamatori: una nuova macchia solare che si è attivata nel fine settimana ha scatenato una piccola tempesta magnetica spingendo verso la Terra un flusso di onde corte che in alcuni casi ha disturbato le comunicazioni. Il disturbo è stato segnalato online da alcuni radioamatori.

Non si esclude che altri sciami simili possano essere in arrivo, considerando che il Sole sta attraversando la fase attiva del suo ciclo, nel quale periodi di quiete si alternano a periodi di attività intensa, come quello in corso. Si prevede infatti un progressivo intensificarsi di macchie ed eruzioni sulla sua superficie, che entro il 2013 potrebbe portare al picco della sua attività.

La nuova macchia solare che si è attivata si chiama AR1667 e le sue emissioni sono così abbondanti da coprire le voci delle trasmissioni radio a onde corte sulla Terra. Prodotte da eruzioni solari, le emissioni scagliano verso la Terra sciami di elettroni ad altissima velocità. La loro intensità è medio-alta ed è stata classificate al terzo posto in una scala che va da 1 a 5. Quando il flusso di elettroni viene scagliato via dal Sole, eccita il plasma e le onde radio nell'atmosfera solare. Nel momento in cui le onde radio viaggiano in direzione della Terra creano problemi le comunicazioni a onde corte, le piu' esposte a disturbi di questo tipo.

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segunda-feira, 4 de fevereiro de 2013

Maternità 'attempata' per una stella

Nonostante l'età non più giovane, una stella è circondata da una culla di pianeti


Rappresentazione artistica della culla di pianeti che circonda la stella TW Hydrae (fonte: NASA/JPL-Caltech) 
 Rappresentazione artistica della culla di pianeti che circonda la stella TW Hydrae
 (fonte: NASA/JPL-Caltech)

C'è una culla di pianeti in formazione intorno a una stella che avrebbe già superato l'età per generare un sistema planetario. Distante 176 anni luce dalla Terra, la stella si chiama TW Hydrae, ed è circondata da un disco di polveri e gas in grado di 'fabbricare' più pianeti di quanti ce ne siano nel Sistema Solare. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, si deve al gruppo coordinato da Edwin Bergin, dell'università americana del Michigan ad Ann Arbor, che ha messo a punto un nuovo metodo per ‘pesare’ i dischi di polveri che circondano le stelle.

TW Hydrae è relativamente giovane, ha circa 10 milioni di anni, in confronto il Sole ha circa 5 miliardi di anni: avrebbe quindi superato l'età nella quale per una stella è ancora possibile essere circondata da pianeti in formazione.

La sorpresa è arrivata dall’analisi del disco di poveri e gas che la circonda, possibile grazie al telescopio spaziale Herschel dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), al quale partecipa anche la Nasa: ''non ci aspettavamo di vedere una tale quantità di gas attorno a questa stella'', ha osservato Bergin. ''In genere – ha aggiunto - stelle di questa età si sono liberate del materiale circostante, ma intorno a questa stella c'è ancora abbastanza massa per 'fabbricare' l'equivalente di 50 pianeti grandi quanto Giove''.

Per scoprire quanto materiale potenzialmente in grado di ‘fabbricare’ pianeti gassosi circondi una stella così 'attempata', i ricercatori hanno pesato il disco che circonda TW Hydrae.

In particolare hanno pesato le molecole di gas contenenti deuterio, una versione più pesante del gas da cui tipicamente si formano i pianeti gassosi, l'idrogeno. Herschel ha analizzato le firme delle molecole di gas contenenti deuterio perché riesce a vederle meglio, in quanto emettono luce a lunghezze d'onda più lunghe.
In questo modo è stato possibile misurare i livelli di idrogeno e ottenere il peso del disco con la massima precisione.

Resta da vederee il disco di polveri e gas che circonda la stella porterà ad un sistema planetario con pianeti più grandi e più numerosi rispetto al Sistema Solare, ma le nuove informazioni sono interessanti perché conoscere la massa di un disco planetario in embrione è fondamentale per capire come e quando i pianeti prendono forma attorno ad altre stelle. Per esempio,secondo Bergin ''le teciche che permettono di pesare i dischi planetari in formazione permetteranno anche di sapere come si è formato il nostro Sistema Solare ''.


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domingo, 3 de fevereiro de 2013

In aprile il primo lancio operativo di Vega

La base di lancio di Vega a Kourou, nella Guyana Francese (fonte: ESA)  
La base di lancio di Vega a Kourou, nella Guyana Francese (fonte: ESA)
 
A poco più di un anno dal suo debutto nello spazio, il piccolo lanciatore Vega, realizzato per il 65% dall'Italia, si avvicina al suo primo lancio operativo.

E' infatti in programma in aprile il primo lancio operativo di Vega, il nuovo lanciatore dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) realizzato grazie a una grande partecipazione italiana. Lo ha detto Jean-Yves Le Gall, amministratore delegato e presidente di Arianespace, la società francese che gestisce i lanci presso la base europea di Kourou, nella Guyana Francese .

''Il prossimo lancio di Vega - ha spiegato Le Gall - sarà in aprile e porterà il satellite Proba-V, dell'Esa, e il vietnamita VnredSat-1''. Realizzato nell'ambito del programma dell'Esa per l'osservazione della Terra, il satellite Proba-V segue il lancio di Proba1 e 2 e sarà dotato di strumenti in grado di monitorare lo stato di salute della vegetazione.

"Nel 2012 - ha spiegato Le Gall - abbiamo effettuato ben 10 lanci di successo, e nel 2013 abbiamo in programma 6 lanci con Ariane-5, 4 con Soyuz e 1 con Vega". Grazie ai tre lanciatori, Arianespace ha portato in orbita nello scorso anno oltre 75 tonnellate di materiali e si conferma l'azienda leader del settore, raccogliendo oltre il 50% del mercato dei satelliti privati.

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sábado, 2 de fevereiro de 2013

Arriva l’asteroide DA14, il 15 febbraio ‘sfiorerà' la Terra

Il percorso tra le stelle dell'asteroide DA14 (fonte: Gianluca Masi, Virtual Telescope) 
 Il percorso tra le stelle dell'asteroide DA14
 (fonte: Gianluca Masi, Virtual Telescope)
 
Si preannuncia come un passaggio memorabile, quello dell'asteroide 2012 DA14: si avvicinerà molto alla Terra, anche se in tutta sicurezza. Dall'Italia si potrà osservare anche con un piccolo binocolo.

Del diametro di circa 40 metri, l'asteroide DA14 raggiungerà la minima distanza dalla Terra il 15 febbraio alle 20,25 ora italiana. "L'oggetto - osserva l'astrofisico Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario di Roma e responsabile del Virtual Telescope - durante il massimo avvicinamento passerà a 35.000 chilometri dal nostro pianeta". Una distanza relativamente vicina, ma sicura. "Ovviamente - prosegue l'esperto - non vi sarà alcun pericolo di impatto con il nostro pianeta, ma si tratta di un passaggio quasi epocale perché è raro che un asteroide passi così vicino alla Terra, a circa un decimo della distanza lunare: basti pensare che i satelliti geostazionari, come Meteosat, sono più lontani perchè si trovano a 36.000 chilometri di distanza".

Il passaggio di DA14 sarà una occasione ghiotta per astronomi e appassionati perché l'asteroide, prosegue Masi, "si vedrà benissimo dall'Italia anche con un piccolo binocolo nelle prima fasi di avvicinamento e nelle fasi successive con telescopi amatoriali anche modesti, di 60 millimetri di diametro''.

Nel suo passaggio ravvicinato l'asteroide sarà visibile in regioni diverse del cielo a seconda dei luoghi di osservazione: per esempio osservandolo da Roma nella sera del 15 febbraio, l'asteroide sorgerà ad Est e si dirigerà verso la stella polare.

Il Virtual Telescope trasmetterà l'osservazione in diretta, grazie alla sua rete di telescopi da remoto, a partire dalle ore 23,00. Circostanze come questo passaggio ravvicinato sono occasioni preziose per gli esperti che monitorano e studiano questi oggetti vicini alla Terra, chiamati Near Earth Objects (Neo) che generalmente sono molto deboli da rilevare. "Questi passaggi così ravvicinati – rileva Masi - permettono, per esempio, di valutare qual è l'effetto che la Terra ha sulle orbite degli asteroidi durante i loro avvicinamenti". Non solo: in generale i passaggi ravvicinati permettono di studiare le caratteristiche fisiche dei piccoli asteroidi, come dimensioni e periodo di rotazione, importanti per conoscere meglio questi oggetti.


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Le sorprese del cielo di febbraio

Dalla Luna a barchetta all'incontro ravvicinato con l'asteroide DA14


Luna a barchetta (fonte: Paolo Volpini, Associazione Astrfili di Piombino, www.astropiombino.org)  
Luna a barchetta 
(fonte: Paolo Volpini, Associazione Astrfili di Piombino, www.astropiombino.org)
 
Il cielo di febbraio si annuncia generoso, con due appuntamenti da non perdere, che hanno come protagonisti una Luna ''sorridente'' ed il passaggio ravvicinato dell'asteroide 2012 DA14.

Il primo appuntamento, segnala l'Unione Astrofili Italiani (Uai), è per lunedì 11, è con la Luna ''a barchetta'': il falcetto della Luna sarà rovesciato in modo da disegnare nel cielo una sorta di sorriso. A fare compagnia alla Luna ci saranno Marte e Mercurio: un incontro a tre non facilissimo da osservare, data la limitata altezza sull'orizzonte degli astri che ne sono protagonisti, ma quello dell'11 febbraio si annuncia come un tramonto decisamente spettacolare.

Il secondo appuntamento, probabilmente di quelli che capitano una volta nella vita, è con il passaggio ravvicinato dell'asteroide 2012 DA14, che il 15 febbraio raggiungerà il massimo avvicinamento alla Terra, passando a 35.000 chilometri dal nostro pianeta: una distanza ridotta, ma comunque sicura, che permetterà agli astronomi e agli appassionati del cielo di raccogliere dati utili e immagini suggestive.

Pochi giorni prima di questi eventi ci sarà una delle ultime occasioni per salutare Venere, prima che il pianeta entri del suo periodo di inosservabilità. La mattina del 9 febbraio, poco prima che si alzi il Sole, Venere sorgerà preceduta da una sottilissima falce di Luna, ad appena un giorno dalla Luna nuova.

Un'altra serata da non perdere è quella del 17 febbraio, con la Luna al primo quarto che si avvicina alle Pleiadi, seguite da Giove, dalle Iadi e dalla luminosa stella Aldebaran.

Tra le grandi costellazioni invernali, la protagonista del cielo in direzione meridionale è Orione, con le tre stelle della cintura allineate (da sinistra: Alnitak, Alnilam e Mintaka) e le luminose Betelgeuse e Rigel.

Non mancheranno, infine, le stelle cadenti, con lo sciame delle Leonidi, chiamate così perchè sembrano irradiarsi dalla coda del Leone. Tre gli appuntamenti, da non mancare: l'11 febbraio, il 23 ed il 25. Sono stelle cadenti molto belle, osserva la Uai, ma poco veloci e non molto luminose, salvo qualche rara eccezione dovuta.


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sexta-feira, 1 de fevereiro de 2013

Novo método permite medir massa de buracos negros com exatidão

Corpo na galáxia NGC 4526 tem massa 450 milhões de vezes a do Sol.
Cálculo é feito a partir de mudanças de posição em nuvens de gás.

Da EFE

Um grupo de cientistas europeus desenvolveu um novo método para determinar com exatidão a massa dos buracos negros localizados no centro das galáxias, segundo estudo publicado na edição desta semana da revista britânica "Nature".

O modelo permitiu aos pesquisadores calcularem que o buraco negro situado no núcleo da galáxia NGC 4526, a cerca de 55 milhões de anos luz da Terra, tem uma massa 450 milhões de vezes maior que a do Sol.
buraco negro (Foto: Nasa/ESA) 
Imagem obtida pelo telescópio Hubble mostra galáxia NGC 4526 e sua supernova 1994D
 (Foto: Nasa/ESA)
 
Para determinar a massa desse buraco negro, o grupo liderado por Timothy Davis, do Observatório Austral Europeu em Garching, na Alemanha, estudou os efeitos desse corpo celeste nas nuvens de gás molecular que o rodeiam.

Segundo os pesquisadores, é possível usar esse mesmo método para precisar a massa dos buracos negros no centro de muitas das galáxias próximas. Davis e sua equipe desenvolveram modelos que predizem o movimento das nuvens de gás diante da presença ou da ausência de um buraco negro. A partir da mudança de posição dos gases causada pelo buraco negro, é possível calcular sua massa.

Os buracos negros são regiões do espaço com uma concentração de massa tão elevada que seu campo gravitacional não permite que nada escape, nem mesmo a luz, o que dificulta qualquer medição direta de suas propriedades.

"O número de buracos negros que foram medidos com exatidão até agora é pequeno, e os métodos para fazer isso são limitados", argumentaram os cientistas. Eles explicaram que a estimativa exata da massa dos buracos negros facilitará a compreensão sobre como algumas galáxias se formaram.

"As massas dos buracos negros no centro de galáxias guardam uma relação direta com uma série de propriedades das galáxias, o que sugere que ambos poderiam ter evoluído de forma conjunta", ressaltou o estudo.

Para fazer o cálculo, foi usada uma nova geração de interferômetros, que medem com maior precisão a luz de galáxias distantes que chega à Terra.

Graças a essa tecnologia, os pesquisadores – que usaram, entre outros, o telescópio Alma, localizado no deserto chileno do Atacama – dizem que as medições podem se repetir com um tempo de observação de cerca de 5 horas.

"O uso de gás molecular como referência deve permitir estimar a massa de buracos negros em centenas de galáxias, muitos mais do que é possível com as técnicas atuais", afirmaram os cientistas.

quinta-feira, 31 de janeiro de 2013

Asteróide de 50 metros vai passar de raspão pela Terra em fevereiro

No dia 15 de fevereiro, a rocha espacial, batizada de 2012 DA14, vai passar a 22 mil quilômetros do nosso planeta. A distância é considerada pequena em termos astronômicos e recorde na astronomia moderna.

No mês que vem, um asteróide de 50 metros de diâmetro vai passar de raspão pela Terra. No dia 15 de fevereiro, a rocha espacial, batizada de 2012 DA14, vai passar a 22 mil quilômetros do nosso planeta. Justamente na região onde ficam os satélites de comunicação e meteorológicos.

Uma distância considerada pequena em termos astronômicos e recorde na astronomia moderna. Os cientistas garantem que não há perigo de colisão. E vão aproveitar a oportunidade para estudar a pedra e calcular a interação dela com a gravidade da Terra.

Do Bom Dia Brasil

quarta-feira, 30 de janeiro de 2013

ESA detecta variação de temperatura em nuvens de poeira de Andrômeda

Azul retrata temperaturas mais elevadas e vermelho as mais frias.
Imagem foi feita pelo Observatório Espacial Herschel.

Do G1, em São Paulo

Nuvens de poeira ao redor da galáxia Andromeda (Foto:  ESA/NASA/JPL-Caltech/NHSC) 
Nuvens de poeira que preenchem a galáxia Andrômeda 
(Foto: ESA/NASA/JPL-Caltech/NHSC)
 
O Observatório Espacial Herschel, da Agência Espacial Europeia (ESA), detectou a variação de temperatura entre os aneis de poeira espacial que preenchem a galáxia Andrômeda. A diferença foi captada por diferentes cores.

As nuvens mais frias são muito mais brilhantes e estão em comprimentos de onda maiores. Elas aparecem em vermelho na imagem, enquanto as mais quentes adquiriram uma cor azulada. De acordo com os astrônomos da Nasa, parceira da ESA na missão, o brilho visto na imagem retrata o comprimento de onda mais longo, que tem entre 250 a 500 micrometros – milionésimo do metro.

A capacidade de Herschel para detectar luz permite aos astrônomos enxergar nuvens de poeira a temperaturas de apenas algumas dezenas de graus acima do zero absoluto. Estas nuvens são escuras e opacas, com comprimentos de onda mais curtos. A imagem de Herschel também realçam raios de poeira entre os aneis.

De acordo com a agencia espacial, as cores foram melhoradas para tornar mais fácil a visualização, procedimento que não afetou a análise das informações e a variação das cores.

Os dados revelam que outras propriedades da poeira espacial, e não só a temperatura, também estão afetando a cor infravermelha da imagem. Segundo os astrônomos, a aglomeração de grãos de poeira ou crescimento de mantos de gelo sobre os grãos em direção à periferia da galáxia parecem contribuir para essas variações sutis de cores.

O comprimento de onda de 250 micrometros é processado como azul, o de 350 é verde, e o de 500 micrometros vermelho. A saturação de cor foi aprimorada para revelar as pequenas diferenças nestes comprimentos de onda.

'Nunca saberei por que Armstrong foi o 1º a pisar na Lua', diz Buzz Aldrin

Buzz Aldrin, de 83 anos, participou da missão Apollo 11, em 1969.
Ele palestrou na Campus Party, evento que acontece em São Paulo.

Laura Brentano Do G1, em São Paulo

Astronauta Buzz Aldrin falou no evento 'nerd' (Foto: Cristiano Sant'Anna/indicefoto/Divulgação) 
Astronauta Buzz Aldrin falou no evento 'nerd'
 (Foto: Cristiano Sant'Anna/indicefoto/Divulgação)
 
“Nunca vou saber por que Neil Armstrong foi o primeiro a pisar na Lua”, disse Buzz Aldrin, de 83 anos, companheiro de Armstrong e Michael Collins na missão Apollo 11, de 1969, e o segundo homem a pisar no satélite natural da Terra. Ele participou nesta terça-feira (29) da Campus Party, em São Paulo.

“Houve muita discussão nos 40 anos depois da missão sobre as razões de Armstrong ter sido o primeiro a pisar na Lua”, disse Buzz. “Pode ser porque ele era o comandante da missão ou porque ele estava mais perto da porta de saída. Eu nunca vou saber”, brincou. No momento de sair da nave, Buzz conta que um dos itens que eles precisavam prestar atenção era não fechar a porta para não ficarem trancados do lado de fora, porque não havia uma "maçaneta" para abri-la depois.

Na Campus Party, Buzz falou ainda sobre a depressão que enfrentou depois da missão Apollo 11. “O mais difícil depois de chegar à Lua era voltar para a Terra. Eu tinha alcançado o pico da minha carreira”, disse. Ele conta que depois que voltou para a Nasa, eles não sabiam o que fazer com um homem que já tinha ido para a Lua.

“Comecei a beber e entrei em depressão. Eu me tornei uma pessoa problemática. Foi um momento muito difícil na minha vida”, diz Buzz, que se divorciou naquela época pós-Lua. Ele foi aplaudido pela plateia que lotou o espaço do palco principal da Campus Party quando disse que completou 34 anos sem beber.

Experiência na Lua
Buzz falou sobre sua experiência como um dos únicos homens a ter pisado na Lua. “Era uma desolação magnífica como seria para qualquer ser humano pisar em outro mundo pela primeira vez. Tinha um sentimento de desolação, de ver aquela paisagem escura, sem vida”. Buzz ainda brincou sobre as pegadas que eles deixaram no satélite natural da Terra. “São evidências comprometedoras. Tenho que voltar lá para apagar”.

O momento mais crítico da missão era pousar na Lua, conforme Buzz. “Quando fomos descendo a nave, vimos o Mar da Tranquilidade [região lunar onde os astronautas pousaram]. Era o momento mais crítico. Sem nosso pouso lá, não íamos conseguir concluir a missão.” Buzz ainda disse que, naquele momento, apesar de eles estarem tão longe e serem os homens mais distantes da Terra, sempre se sentiram conectados ao seu planeta. “Estávamos sempre conversando com Houston (no Texas).”

Na época da missão Apollo 11, o mundo estava vivendo a Guerra Fria. Depois do lançamento do satélite Sputnik 1, pela União Soviética, em 1957, começou a corrida espacial. Conforme Buzz, naquela época, os EUA começaram a estudar formas de levar o homem para a Lua. Porém, se chegou à conclusão que isso demoraria 15 anos para acontecer.

Buzz Aldrin em palestra na Campus Party (Foto: Cristiano Sant'Anna/indicefoto/Divulgação) 
Buzz Aldrin em palestra na Campus Party
 (Foto: Cristiano Sant'Anna/indicefoto/Divulgação)
 
“Em vez de aceitar o que era possível, em 1961, o presidente John F. Kennedy desafiou a América a se comprometer com a ideia de colocar um homem na Lua até o fim da década e trazê-lo de volta”, contou Buzz. “Muitos achavam que esse desafio seria impossível de ser conseguido. Mas tínhamos um líder com determinação e coragem, que colocou um prazo específico para ser atingido. Ele não nos deu nenhuma alternativa. Era fazer ou fazer”.

Buzz gostaria que o mundo se empolgasse novamente com as explorações espaciais. “Os homens precisam explorar o espaço como fizemos há quase 44 anos”. Ele acredita que os jovens devem gostar de estudar áreas como ciência, engenharia, matemática, para que a nova geração busque inovações.

“Por que precisamos de um programa espacial?”, questionou. “Chegando ao espaço, melhoramos a vida na Terra, com a criação de novas tecnologias, que melhoram nossa vida diária”, disse. “Sem os investimentos espaciais, não existiram celulares e outros aparelhos”.

Agora seu foco é Marte, que parece ser o próximo destino de um homem que já foi à Lua, conforme Buzz. Ele irá lançar um livro sobre missões à Marte em maio deste ano. “Estamos falando de múltiplas missões para chegar lá”, disse.

Serviço
O que é? Campus Party Brasil 2013
Onde? Anhembi Parque – Av. Olavo Fontoura, 1.209, Santana - São Paulo (SP)
Quando? De 28 de janeiro a 3 de fevereiro de 2013
Quanto? R$ 300 para todos os dias do evento. Para acampar é necessário pagar R$ 75 pela barraca individual ou R$ 37,50 pela barraca dupla - valor que vale para todo o evento. A entrada para o pavilhão de exposições é gratuita.

sábado, 26 de janeiro de 2013

Erupção solar pode provocar tempestade geomagnética na Terra

Partículas viajam a 600 km/s rumo ao nosso planeta, informou a Nasa.
Fenômeno, porém, não deve afetar sistemas elétricos, GPS nem satélites.

Da EFE

O Observatório de Relações Terrestres (Stereo), da agência espacial americana (Nasa), detectou uma erupção solar que viaja rumo à Terra a 600 km/s e pode causar uma tempestade geomagnética, informou a Nasa na quinta-feira (24).

O Stereo, enviado ao espaço em 2006 para estudar como o fluxo de energia e a matéria do Sol interferem na Terra, detectou a explosão na quarta, junto com o Observatório Heliosférico e Solar (Soho).

Erupção solar pode provocar tempestade geomagnética na Terra, segundo a Nasa (Foto: ESA/Nasa/Soho) 
 Sol é bloqueado por 'disco' na imagem acima para dar uma melhor noção da atmosfera da estrela, chamada coroa, e das erupções nela. Ejeções de massa foram vistas nesta quarta-feira (23) 
(Foto: ESA/Nasa/Soho)
 
Esse fenômeno pode enviar partículas solares e alcançar a Terra até três dias depois, provocando uma "tempestade geomagnética" que pode afetar as redes elétricas e os sistemas de telecomunicações.

A Nasa explicou que, no passado, outras ejeções solares com essa velocidade não causaram tempestades geomagnéticas "substanciais", mas deixaram sua marca com auroras visíveis nos polos.

Desta vez, segundo a agência, parece "pouco provável" que a tempestade atinja os sistemas elétricos na Terra ou cause interferências nos aparelhos de GPS ou nos satélites de comunicações. No entanto, a Nasa aguarda informações do Centro de Meteorologia Espacial da Administração Nacional de Oceanos e Atmosfera (NOAA) dos EUA.

O telescópio da Nasa High Resolution Coronal Imager (Hi-C), lançado no ano passado para estudar a coroa do Sol, sua parte mais externa, acaba de descobrir como a principal estrela d nosso sistema acumula e libera energia.

O Hi-C foi capaz de captar fios de plasma magnéticos nas camadas exteriores do Sol, o que representa a primeira evidência clara da transferência de energia do campo magnético solar par sua coroa, algo que até agora era apenas teoria.

Essas observações ajudarão os cientistas a elaborar melhores prognósticos sobre clima espacial, já que a evolução do campo magnético na atmosfera solar impulsiona todas as erupções solares, que podem causar essas tempestades.

Sondas europeias voltarão à Terra com dados de Big Bang, Marte e clima

2013 deve render 'frutos extraordinários' sobre o espaço, diz diretor da ESA.
No 2º semestre, serão lançados mais 4 satélites para concorrer com GPS.

Da AFP

Sondas europeias devem voltar à Terra este ano com um "tesouro" de dados sobre o Big Bang, água em Marte e mudanças climáticas, afirmou na quinta-feira (24) o diretor da Agência Espacial Europeia (ESA), Jean-Jacques Dordain.

"O ano de 2013 renderá frutos extraordinários (de conhecimento sobre o espaço)", antecipou Dordain em entrevista coletiva.

No dia 22 de fevereiro, os cientistas devem trazer de volta a missão Umidade dos Solos e Salinidade dos Oceanos (SMOS), por meio da qual um satélite lançado em 2009 tem mapeado a superfície e os oceanos da Terra em busca de alterações vinculadas às mudanças climáticas.

Satélites europeus do programa Galileo devem ser lançados no 2º semestre para concorrer com sistema GPS (Foto: ESA/P. Carril/Divulgação) 
Mais 4 satélites Galileo serão lançados para concorrer com sistema GPS 
(Foto: ESA/P. Carril/Divulgação)
 
Em 21 de março, astrofísicos devem divulgar o primeiro mapa completo do céu do Fundo Cósmico de Micro-ondas (CMB), corrente antiga de radiação que data da criação do Universo, há 13,7 bilhões de anos. O mapa foi gerado pela sonda Planck, lançada em maio de 2009.

Em junho, segundo Dordain, especialistas da ESA pretendem liberar um "mapa mineralógico" completo de Marte, montado a partir de dados de sensoreamento remoto, fornecido pela sonda Mars Express, que este ano marca seu 10º aniversário de operações.

Com indícios de existência de água no passado, o mapa ajudará a selecionar os locais para uma ambiciosa missão científica russo-europeia, a ExoMars, que envolve um orbitador que será lançado em 2016 e um veículo-robô, em 2018.

Em 29 de dezembro, a Mars Express fará seu sobrevoo mais próximo da lua marciana Fobos, passando a menos de 50 km de sua superfície.

Além disso, ainda este ano o observatório europeu Herschel, lançado em 2009, deve fornecer um mapa completo da superfície da Via Láctea, possibilitando que os astrônomos saibam onde as estrelas estão surgindo na nossa galáxia.

Para o segundo semestre de 2013, também está previsto o lançamento do telescópio de astrometria espacial Gaia, que vai examinar 1 bilhão de estrelas para produzir o maior mapa tridimensional da Via Láctea já feito até agora.

A ESA anunciou, ainda, que prosseguirá com o lançamento previsto dos primeiros satélites operacionais do programa Galileu, concorrente europeu do americano Sistema de Posicionamento Global (GPS) de navegação por satélite.

No segundo semestre, quatro satélites serão lançados em pares por dois foguetes Soyuz, da base da ESA em Kourou, na Guiana Francesa. Outros quatro satélites de teste já estão em órbita. Ao todo, o sistema Galileu deverá ter 27 satélites e três reservas.

O orçamento da ESA para 2013 é de US$ 5,6 bilhões (R$ 11,3 bilhões), uma alta de 6% em relação ao ano passado, disse Dordain.

Hubble detecta nuvens de gás que formam estrelas em galáxia vizinha

Astros nascem na Grande Nuvem de Magalhães, a 200 mil anos-luz.
Dados foram identificados por professor de astronomia em competição.

Do G1, em São Paulo

O telescópio Hubble, da agência espacial americana Nasa, registrou enormes nuvens de gás que entram em colapso e formam novas estrelas na Grande Nuvem de Magalhães, galáxia anã vizinha da Via Láctea, a cerca de 200 mil anos-luz da Terra.

Os astros recém-nascidos, por sua vez, iluminam as nuvens em diferentes cores. A região mostrada na imagem abaixo é chamada LHA 120-N 11. As partes mais brilhantes da foto são denominadas NGC 1769 (no centro) e NGC 1763.

Hubble observou nuvens de poeira que se chocam e formam estrelas na Grande Nuvem de Magalhães (Foto: ESA/NASA/Hubble) 
Hubble viu nuvens de poeira que formam estrelas na Grande Nuvem de Magalhães
 (Foto: ESA/NASA/Hubble)
 
Ainda no meio da imagem, aparece uma mancha escura que encobre grande parte da luz. Essas nuvens de poeira contêm elementos químicos mais pesados e complexos, capazes de formar planetas rochosos como a Terra. Elas se parecem com fumaça e são formadas pelo material expulso por gerações anteriores de estrelas, ao morrerem.

Os dados da foto acima foram identificados pelo professor de astronomia americano Josh Lake, de Connecticut, na competição "Hubble's Hidden Treasures" (Tesouros Escondidos do Hubble, em inglês). O concurso convidou os inscritos a descobrir dados científicos inéditos ao analisar o imenso arquivo do Hubble, e a transformá-los em imagens impressionantes.

Lake ganhou o primeiro prêmio com essa imagem, que contrasta a luz incandescente de hidrogênio e nitrogênio na LHA 120-N 11. O registro combina dados identificados em exposições feitas em luz azul, verde e próximo ao infravermelho.

Segundo os astrônomos, a Grande Nuvem de Magalhães está localizada em uma posição ideal para estudar fenômenos que envolvem a formação de estrelas. Isso porque ela fica suficientemente longe da Via Láctea para não ser ofuscada pelo brilho de corpos celestes próximos ou pela poeira do centro da nossa galáxia. Além disso, está quase de frente para nós, o que facilita a observação.

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