quarta-feira, 16 de dezembro de 2015

Natale 2015 con la luna piena, non accadeva dal 1977

Succederà ancora nel 2034


Natale 2015 con la luna piena, non accadeva dal 1977Natale 2015 con la luna piena, non accadeva dal 1977
Il cielo di Natale regalerà una bellissima luna piena: non accadeva da 38 anni, esattamente dal giorno di Natale 1977, e la prossima occasione ci sarà soltanto fra 19 anni, nel 2034. ''E' un appuntamento suggestivo e una coincidenza curiosa, che dal punto di vista scientifico non riveste un'importanza particolare'', osserva l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope.

Sicuramente non è un evento frequente, prosegue Masi, considerando che dal 1900 al 2099 i giorni di Natale con la luna piena sono appena otto. Un 'assaggio' di luna piena ci sarà già a partire dalla sera della vigilia di Natale, mentre il culmine del fenomeno è previsto per le 12,15. In pieno giorno, quindi, anche se le giornate in questo periodo dell'anno sono così brevi che ''il giorno di Natale vedremo comunque sorgere la luna piena a distanza di poche ore dal culmine", osserva l'astrofisico. "Lo spettacolo - aggiunge - è assicurato in pieno giorno durante il Natale".

Non sarà l'unica sorpresa della Luna a ridosso del Natale: nella notte del 23 dicembre la Luna giocherà ancora una volta 'a nascondino' con la stella Aldebaran, come aveva fatto a fine ottobre. "La occulterà per la seconda volta, offredo uno spettacolo suggestivo", rileva Masi.

Unica nota negativa: con la sua luce brillante la luna piena ruberà la scena alla cometa di Natale, Catalina: chi avrebbe voluto osservarla nella notte della Natività dovrà cambiare programma e aspettare qualche giorno.

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L'acqua dei giganti 'alieni' 'nascosta' dalle nubi

Rappresentazione artistica di dieci pianeti giganti  (fonte: ESA/Hubble & NASA)Rappresentazione artistica di dieci pianeti giganti (fonte: ESA/Hubble & NASA)
Sono le nubi e le polveri contenute nell'atmosfera a nascondere l'acqua presente nei grandi pianeti simili a Giove esterni al Sistema Solare: è questa la soluzione di un mistero che gli astrofisici cercavano di risolvere da anni. Pubblicata sulla rivista Nature, la scoperta chiarisce finalmente che fine abbia fatto l'acqua che, secondo calcoli e osservazioni, avrebbe dovuto trovarsi sui pianeti giganti che in altri sistemi solari ruotano vicinissimi alla loro stella.

I ricercatori dell'università britannica di Exeter, coordinati da David Sing, ha messo a confronto le differenti immagini dei pianeti catturate dai telescopi spaziali Hubble e Spitzer, entrambi della Nasa. I risultati riescono inoltre a far luce sulla nascita dei pianeti giganti.

Sebbene nel nostro Sistema Solare non esistano, attorno a molte stelle è facile osservare pianeti gassosi molto grandi, anche una decina di volte Giove, ma che si trovano vicinissimi alla loro stella, molto più di quanto lo sia Mercurio al Sole. Proprio per questa vicinanza questi giganti hanno temperature molto elevate e perciò sono indicati con il termine di 'Giove caldo'. Molte delle caratteristiche di questi giganti bollenti sono ormai state comprese, ma rimaneva misterioso il fatto che alcuni di essi appaiono ricchi di acqua, mentre altri ne sono quasi completamente privi.

Un vero rebus che i ricercatori britannici hanno risolto mettendo a confronto i dati di 10 giganti caldi visti attraverso gli occhi sia di Hubble che di Spitzer. I due telescopi vedono infatti due lunghezze d'onda differenti: il primo nella luce visibile mentre il secondo nell'infrarosso. Con un meticoloso lavoro di comparazione i ricercatori hanno identificato la presenza di nubi nei pianeti con poca acqua. I Giove caldi avrebbero tutti una composizione simile, ma in alcuni di essi un'atmosfera ricca di nuvole e polveri farebbe da filtro, impedendo agli astronomi di individuare l'acqua.


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Osservata la galassia che ha 'schiaffeggiato' la Terra

Rappresentazione artistica di un gigantesco buco nero attivo al centro di una galassia (fonte: M. Weiss/CfA)Rappresentazione artistica di un gigantesco buco nero attivo al centro di una galassia (fonte: M. Weiss/CfA)
Dopo mesi di ricerche è stata osservata nel dettaglio la galassia che nell'aprile scorso ha 'schiaffeggiato' la Terra con la violentissima esplosione di raggi gamma generata dal buco nero che ne occupa il cuore.
L'esplosione era stata vista in aprile dal telescopio spaziale Fermi della Nasa, nel quale l'Italia ha una collaborazione importante, e in seguito la galassia è stata individuata e studiata da Terra, dal telescopio Veritars in Arizona e dal telescopio Magic (Major atmosferica Gamma-ray Imaging Cherenkov), il più grande osservatorio di raggi gamma al mondo, che si trova nelle Canarie, a La Palma.

Anche in queste osservazioni, pubblicate sull'Astrophysical Journal Letters e coordinate da California Institute of Technology (Caltech), l'Italia ha avuto un ruolo importante con Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Istituto Nazionale di fisica Nucleare (Infn) e università di Udine.

I raggi gamma che hanno colpito la Terra sono tra i più antichi mai rilevati e il loro è stato un viaggio lunghissimo, durato per circa la metà dell'età dell'Universo. ''Comprendere le caratteristiche di questi fenomeni non è un'impresa semplice'', rileva Fabrizio Tavecchio, dell'osservatorio di Brera dell'Inaf. Ora, prosegue, ''conosciamo meglio cosa succede nelle galassie attive più lontane''.

La galassia che ha generato l'esplosione di raggi gamma si chiama PKS 1441 + 25, ed è un oggetto molto raro chiamato blazar, cioè una galassia che al centro ospita un buco nero circondato da un disco di gas caldi e polveri. Quando il materiale del disco precipita verso il buco nero, viene incanalato in due getti che sono scagliati verso l'esterno come l'acqua da un idrante, solo molto più velocemente, quasi alla velocità della luce. Uno di questi getti è rivolto quasi nella direzione della Terra e l'esplosione che ha generato i raggi gamma è avvenuta al suo interno, ma sorprendentemente in un punto molto lontano dal buco nero, distante almeno a 5 anni luce.

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terça-feira, 15 de dezembro de 2015

A lua com gêiseres de vapor que pode ter a melhor condição para vida depois da Terra

Jonathan AmosCorrespondente de Ciência da BBC News


O "encanamento" dos jatos de vapor de Enceladus leva a um oceano subterrâneo que pode atingir 40 km de profundidade (Foto: Nasa)

A sonda Cassini, um projeto conjunto da Agência Espacial Europeia (ESA na sigla inglesa) e da Agência Espacial americana (Nasa), fez descobertas incríveis em Saturno, mas nenhuma supera as revelações extraordinárias sobre Enceladus.
O que esse satélite movido a plutônio já viu nessa lua congelada de 500 km de diâmetro é surpreendente.
A Cassini detectou grandes jatos de vapor d'água e outros materiais jorrando de rachaduras no polo sul da lua de Saturno.
É um espetáculo único no Sistema Solar, afirma Carolyn Porco, que coordena o sistema de câmeras da espaçonave.
"Brincamos entre a nossa equipe que encontramos o 'parque interplanetário de gêiseres de Enceladus', e que gerações futuras poderão ir para lá em férias", afirmou.
Brincamos entre a nossa equipe que encontramos o 'parque interplanetário de gêiseres de Enceladus', e que gerações futuras poderão ir para lá em férias"
Carolyn Porco, coordenador do sistema de câmeras da sonda Cassini
Mas pesquisadores não estão brincando ao afirmar que esse pequeno mundo está entre os melhores locais para se buscar vida fora da Terra.
O "encanamento" dos jatos de vapor leva a um amplo reservatório de água que pode atingir até 40 km de profundidade.
Os instrumentos da Cassini puderam mostrar, sobrevoando e analisando as emissões de materiais, que as condições e a química desse oceano subterrâneo podem dar suporte à vida microbial.
Há fortes indícios de que a água esteja interagindo com rochas no leito do oceano, para produzir o tipo de coquetel de nutrientes que poderia alimentar pequenos organismos.
"Eu me interesso há décadas pela busca por vida no Sistema Solar e ainda estou espantado com o que estamos vendo em Enceladus. É um pequeno mundo tão distante da Terra, expelindo uma riqueza de material orgânico, água e indícios de habitabilidade. É surpreendente, e as amostras estão bem ali, livres para coleta", disse Chris McKay, astrobiólogo da Nasa.

Mas mesmo com toda sua capacidade, a Cassini, com sua tecnologia dos anos 1980 e 1990, não pode comprovar em definitivo a presença de micróbios sob a superfície gelada de Enceladus. A sonda foi lançada em outubro de 1997 e chegou a Saturno em julho de 2004.
Para isso, seria preciso um outro tipo de satélite, com sensores especiais.
A Cassini irá fazer uma última manobra de aproximação da lua na próxima semana para coletar uma leva final de imagens detalhadas da superfície.
Depois irá se deslocar pelo sistema de Saturno em preparação para observações finais do planeta dos anéis.
Então estamos quase dando adeus a Enceladus, e - claro - isso já motiva conversas sobre como podermos voltar um dia com equipamentos mais potentes.
O "encanamento" dos jatos de vapor de Enceladus leva a um oceano subterrâneo que pode atingir 40 km de profundidade
Jonathan Lunine é um cientista interdisciplinar na missão Cassini na Universidade Cornell, nos EUA. Ele desenvolveu um conceito para uma espaçonave que chamou de ELF (Enceladus Life Finder, ou localizador de vida de Enceladus, em tradução livre).
Seria uma sonda menor do que o satélite gigante que hoje orbita Saturno, mas a perda em tamanho (e custo) seria compensada pela sofisticação.
Seus instrumentos seriam voltados à análise do conteúdo dos jatos de vapor para verificar qualquer componente químico associado a processos biológicos.
"Com espectrômetros de massa potentes, poderíamos detectar e identificar aminoácidos (matéria prima das proteínas)", afirma.
"Teríamos capacidade de detectar ácidos graxos presentes em membranas de células de bactérias; e seus 'primos', os chamados isoprenóides, que estão na membrana das arqueobactérias, esses micróbios que habitam ambientes extremos da Terra.
"Também poderíamos contar o número de carbono dos jatos para verificar se seguem o padrão de vida. E finalmente mediríamos os isótopos (espécies do mesmo elemento químico, de mesmo número atômico e diferentes números de massa) de todo o carbono, nitrogênio e oxigênio, para ver se a química é parecida com a que ocorre na Terra, onde organismos preferem os isótopos mais leves ao processar esse material em seus sistemas."
Desafios futuros
O ELF foi submetido a uma competição recente da Nasa para selecionar missões planetárias futuras, mas não foi escolhido. Um dos problemas em empreitadas desse tipo é a disponibilidade de energia em um ponto tão longe do Sol (1,4 bilhão de km).

A sonda Cassini utiliza uma "bateria nuclear", movida a plutônio-238, para todas as suas demandas de energia. Essa fonte é cara e hoje praticamente não existe mais - o isótopo não existe naturalmente e parou de ser fabricado após o fim da corrida nuclear no mundo.
Painéis solares são uma opção, porém o desafio é grande: a intensidade da luz do Sol em Enceladus é um centésimo da que atinge a Terra.
Apesar disso, a possibilidade de voltar a essa lua branca e brilhante de Saturno é tão instigante que um caminho certamente será descoberto. Não só porque Enceladus é um dos melhores lugares para a busca de vida extraterrestre - é também o mais fácil.
A sonda Cassini, com tecnologia dos anos 1980 e 1990, não pode comprovar em definitivo a presença de vida em Enceladus
Diferentemente de Marte ou de Europa (lua de Júpiter), em Enceladus não há necessidade de pouso e perfuração do solo para coleta e análise de amostras. As amostras são permanentemente lançadas no espaço pelos jatos do polo sul.
Peter Tsou, do laboratório de propulsão de foguetes do Instituto de Tecnologia da Califórnia, tem um projeto para trazer essas amostras de volta à Terra para avaliação mais detalhada em laboratórios de ponta.
Sua missão se baseia no modelo da sonda Stardust da Nasa, que em 2006 coletou amostras de poeira de estrelas e cometas.
Naquela ocasião, Tsou usou um arranjo de espuma de dióxido de silício, chamado aerogel, para coletar as amostras enquanto a sonda Stardust voava por nuvens de gás e poeira dos objetos.
"Na Stardust, eu lancei aerogel em cubos de 2x4x3 cm. Tinha 132 deles. E descobri que um ou dois cubos já davam conta do recado", recorda.
"Então não precisamos de muitos (cubos de aerogel). Contudo, o desafio é a dimensão reduzida das amostras, e que estamos tratando de vida. Qualquer contaminação da Terra pode arruiná-las, porque poderíamos descobrir (após a análise) 'É a minha saliva!'", afirma.
Tsou calcula que uma missão de coleta de amostras de Enceladus poderia levar 14 anos, do lançamento à presença de material lunar em um laboratório na Terra.
Origem da vida
"Se descobrirmos vida em um lugar como Enceladus obviamente será algo simples, como vida microbiana", afirma Carolyn Porco.

"Claro que seria fascinante se descobríssemos lagostas; quem sabe? Talvez", afirma a pesquisadora. "Mas estamos mirando em algo simples, apenas provas de vida microbiana."
"Seria uma mudança de paradigma. Qual o tipo de vida que existe ali? É como a vida na Terra ou não? É baseada no DNA ou não? Seria uma descoberta enorme, provavelmente a maior descoberta científica que possamos fazer. Temos que voltar."
Para Jonathan Lunine, se Enceladus revelar sinais de vida, isso trará a certeza de que "a vida teve uma segunda origem".
"Mas isso também nos permitirá, acredito, mover nossa atenção para a galáxia, e perceber que se a vida pode começar duas, três ou quatro vezes em nosso próprio Sistema Solar, quantos planetas habitáveis na galáxia devem ter vida hoje?"

Satélite a quase 2 milhões de km da Terra captura imagem inédita de eclipse lunar

Espaçonave tem câmera sempre focada na face iluminada da Terra, e registrou imagem ao mirar na Lua para calibragem do equipamento.


Jonathan AmosCorrespondente de Ciência da BBC News, de São Francisco (EUA)

Da BBC -



Um satélite americano estacionado a um milhão de milhas (1,6 milhão de km) da Terra conseguiu um registro único de um eclipse lunar. 
Lançada em fevereiro, a espaçonave DSCOVR tem uma câmera focada constantemente na face iluminada da Terra.

As imagens são usadas para rastrear elementos móveis, como nuvens e tempestades de areia, e para monitorar o clima.
Mas, em 27 de setembro, o satélite estava na exata posição para ver a Lua passar atrás da Terra e por sua sombra.
Em solo, observadores do céu viram o corpo lunar se transformar em uma sombra vermelha. Isso ocorre porque alguma luz solar ainda atinge a superfície da Lua após ser filtrada pela atmosfera terrestre.
"Nossa câmera é normalmente focada na Terra, mas usamos a Lua para calibragem", disse Jay Herman, o principal investigador da Nasa (agência espacial americana) no sistema de câmeras do DSCOVR, chamado Epic.
"Isso é o que estávamos fazendo naquele momento. Estávamos focando na Lua e a Terra entrou na frente cerca de quatro horas antes de o eclipse ser visto em nosso planeta. Isso é porque estávamos em uma posição angular, bem ao lado da linha Sol-Terra."
 As nuvens produzidas por navios no Pacífico podem ser vistas a um milhão de milhas de distância  (Foto: NASA)As nuvens produzidas por navios no Pacífico podem ser vistas a um milhão de milhas de distância (Foto: NASA)
"A Terra está em rotação quando passa. É algo único porque você pode observar o movimento das nuvens", disse Herman durante encontro da União Americana de Geofísica, em São Francisco (EUA).
Relatórios mostram que o satélite DSCOVR está em ótimo estado.
Um de seus objetivos é mapear o comportamento das nuvens. Os diferentes filtros de onda do sistema permitem estimar a altura das nuvens. Isso é importante para monitorar sistemas meteorológicos e entender o impacto das nuvens no clima. Algumas ajudam a resfriar o planeta ao refletir a luz solar de volta para o espaço, enquanto outras esquentam a Terra ao conservar calor.
Neste trabalho, o sistema Epic já detectou coisas inesperadas, como o rastro de navios. Não são as ondas produzidas por embarcações, mas as nuvens que seus sistemas de exaustão lançam na atmosfera.
"Foi surpreendente para nós poder observar isso a um milhão de milhas, e as imagens são melhores quando usamos um comprimento de onda maior, porque isso fornece um maior contraste com a escuridão do oceano", disse Alexander Marshak, cientista do projeto.
Um dos instrumentos do satélite, hoje em fase de testes, é um radiômetro que mede o total de energia solar refletida na Terra, bem como o calor emitido pelo planeta.
Principal investigador dos dados fornecidos por esse equipamento, Steven Lorentz, do Instituto Nacional de Padrões e Tecnologia dos EUA, diz que a quantidade de energia solar refletida depende dos continentes e oceanos em foco. A Terra refletia mais calor, segundo ele, quando a África estava em foco (superfícies terrestres são mais brilhantes do que superfícies marítimas), e a Antártica também ficava visível durante o verão no hemisfério sul.
"Os dois polos do planeta aparecem de forma muito visível nos dados. Quando a Terra está inclinada nesta ou naquela direção, isso faz realmente diferença no albedo planetário (poder de reflexão da luz solar). Isso só reforça a importância do gelo para o clima, porque se os polos não estivessem ali, ou se diminuírem, a quantidade de energia (calor) no sistema irá aumentar."
Segundo outro membro do projeto, o cientista Adam Szabo, as medições do satélite não são novidade, pois também são feitas por equipamentos que orbitam a Terra. A vantagem está, diz, no posicionamento do DSCOVR.
"Posicionado entre o Sol e a Terra, o satélite enxerga toda a face iluminada da Terra todo o tempo, permitindo à Terra rotacionar em torno do equipamento em vez de o satélite girar ao redor do planeta."
 Esta é a face da Terra, com a África e a Antártica, que reflete a maior quantidade de energia solar  (Foto: NASA)Esta é a face da Terra, com a África e a Antártica, que reflete a maior quantidade de energia solar (Foto: NASA)

domingo, 13 de dezembro de 2015

La notte di Santa Lucia illuminata dalle stelle cadenti

Arrivano le Geminidi, le stelle cadenti d'inverno (fonte: Jeff Smallwood)Arrivano le Geminidi, le stelle cadenti d'inverno (fonte: Jeff Smallwood)
Una fitta pioggia di stelle cadenti illuminerà la magica notte di Santa Lucia, erroneamente considerata la notte più lunga dell'anno. A rischiarare il cielo saranno le Geminidi, le meteore d'inverno 'figlie' della cometa estinta 3200 Fetonte. Comparabili per quantità e brillantezza alle Lacrime di San Lorenzo di agosto, le Geminidi hanno iniziato a solcare il cielo lo scorso 10 dicembre e raggiungeranno il picco nel cuore della notte tra il 13 e il 14 dicembre, quando si potranno contare fino a 100 meteore all'ora.



Dunque in queste notti ''occhi puntati verso Sud, dove intorno alle 2 del mattino si leverà la costellazione dei Gemelli che ospita lo spettacolo'', spiega l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope. ''Lo sciame sarà ben visibile e si irradierà da un'area poco a nord-ovest della luminosa stella Castore''.

Per chi non teme il freddo sarà un modo decisamente originale per trascorrere la notte di Santa Lucia, che la tradizione popolare definisce erroneamente come la più corta dell'anno. Il primato spetta in realtà al solstizio d'inverno, che quest'anno cadrà il 22 dicembre. ''Il detto 'Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia' risale a prima del 1582'', spiegano gli esperti dell'Unione astrofili italiani (Uai). Fino ad allora, infatti, ''la sfasatura fra calendario civile e calendario solare era tanto grande che il solstizio d'inverno cadeva proprio fra il 12 e il 13, rendendo quindi il 13 dicembre il giorno più corto dell'anno''.


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quinta-feira, 10 de dezembro de 2015

Estudo desvenda origem de luzes misteriosas de planeta-anão Ceres


Imagens de sobrevoo destacam a cratéria Occator, ponto brilhante na superfície de Ceres (Foto: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA)

A presença de pontos luminosos no planeta-anão Ceres vinha intrigando cientistas desde que a sonda Dawn, da Nasa, começou a se aproximar do corpo celeste e a fazer imagens de sua superfície em março. Nesta quarta-feira (9), um estudo publicado na revista "Nature" revelou o que está por trás das luzes misteriosas.
Segundo a Nasa, Ceres tem mais de 130 pontos luminosos. Análises das imagens revelaram que essas regiões são compostas muito provavelmente por um tipo de sal: sulfato de magnésio. Os pesquisadores acreditam que essas áreas ricas em sal foram formadas quando, no passado, impactos de asteroides revelaram uma mistura de gelo e sal que estava em uma camada inferior do solo. A sublimação desse gelo deixou apenas o sulfato de magnésio no local.
Os resultados da análise indicam que Ceres é o primeiro corpo celeste grande no cinturão de asteroides a apresentar atividade de sublimação como a de cometas.
A sonda Dawn, uma missão de US$ 473 milhões da Nasa, está orbitando ao redor de Ceres desde março. O planeta-anão, que tem 940 km de diâmetro, orbita ao redor do Sol entre Marte e Júpiter.
www.g1.globo.com

quinta-feira, 3 de dezembro de 2015

Hubble observa a mais tênue galáxia na infância do Universo

Cesar Baima - O Globo

RIO – Astrônomos usaram o telescópio espacial Hubble para observar a mais tênue galáxia na infância do Universo já vista até agora. O objeto, apelidado “Tayna” (“primogênita” em aimara, língua falada por nativos dos Andes e altiplanos da América do Sul) aparece nas imagens como estava apenas 400 milhões de anos após o Big Bang, a grande explosão que se acredita ter dado origem a tudo que existe há cerca de 13,8 bilhões de anos atrás.

Embora tanto o Hubble quanto o observatório espacial infravermelho Spitzer já tenham observado galáxias mais distantes, Tayna representa uma nova classe de objetos pequenos de brilho tênue que até agora não podiam ser detectados. Seu tamanho é comparável ao da Grande Nuvem de Magalhães, uma das galáxias-satélite anãs de nossa Via Láctea. Acredita-se que estes objetos eram os mais numerosos na infância do Universo, e sua observação permitirá obter mais pistas sobre como se formaram e evoluíram as grandes galáxias que vemos hoje na nossa vizinhança cósmica.

A detecção de Tayna só foi possível graças a um fenômeno conhecido como lente gravitacional, previsto pela Teoria da Relatividade Geral de Einstein, que acaba de completar cem anos. Nele, a luz de uma galáxia distante é distorcida e amplificada pela passagem pelo campo gravitacional gerado por um gigantesco aglomerado de galáxias no caminho para a Terra.

No caso, o brilho de Tayna foi ampliado em pelo menos 20 vezes ao cruzar a região do aglomerado MACS J0416.1-2403, localizado a cerca de 4 bilhões de anos-luz da Terra, com uma massa estimada em aproximadamente 1 quatrilhão de vezes a do Sol. A observação faz parte do programa Frontier Fields, projeto que une as capacidades do Hubble com o fenômeno das lentas gravitacionais para avançar ainda mais longe, na distância e, consequentemente, no passado os estudos sobre o Universo.

- Graças a esta detecção, nossa equipe conseguiu estudar pela primeira vez as propriedades de objetos extremamente tênues formados não muito tempo depois do Big Bang – destaca Leopoldo Infante, astrônomo da Pontifícia Universidade Católica do Chile, e um dos integrantes do grupo de pesquisadores responsável pelo estudo que revelou a galáxia, publicado no periódico científico “Astrophysical Journal”.



Leia mais: http://extra.globo.com/noticias/saude-e-ciencia/hubble-observa-mais-tenue-galaxia-na-infancia-do-universo-18212092.html#ixzz3tIAxthUc

quarta-feira, 2 de dezembro de 2015

2 de dezembro - Dia do Astrônomo



Nossos parabéns a todos os Astrônomos, profissionais ou amadores que semeiam esta Ciência tão fascinante!

Imagem: Planetário do Rio

fonte Ciência e Astronomia

terça-feira, 1 de dezembro de 2015

Asteroidi e comete hanno 'piegato' la Luna

L'inclinazione dell'asse della Luna modificata in seguito ad una serie di bombardamenti da parte di asteroidi e comete (fonte: Laetitia Lalila)L'inclinazione dell'asse della Luna modificata in seguito ad una serie di bombardamenti da parte di asteroidi e comete (fonte: Laetitia Lalila)
E' stato un bombardamento incessante da parte di asteroidi e comete ad inclinare l'asse della Luna 'piu' del previsto' rispetto al piano dell'orbita terrestre: si risolve cosi' quello che per molti anni e' stato un autentico rompicapo per astronomi e astrofisici. A trovare la soluzione, pubblicata sulla rivista Nature, è stato il gruppo dell'Osservatorio della Costa Azzurra coordinato da Kaveh Pahlevan e Alessandro Morbidelli.

Quello che non quadrava era la sua attuale inclinazione di circa 5 gradi, che avrebbe dovuto invece essere di circa 10 volte inferiore considerando il fatto che 4,5 miliardi di anni fa la Luna e' nata dai detriti generati dall'impatto di un piccolo pianeta con la Terra. 

A mettere i ricercatori sulla strada giusta e' stata una simulazione: in questo modo sono riusciti a dimostrare che poche decine di milioni di anni dopo la formazione della Luna si erano stabilite le condizioni ottimali perche' il satellite della Terra venisse bersagliato da piccoli corpi celesti, che progressivamente hanno finito per inclinarne l'asse.

Se questi impatti non fossero avvenuti, l'orbita luna si troverebbe sullo stesso piano di quella terrestre, regalandoci ogni mese spettacolari eclissi di Sole totali.

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Simulata l'esplosione di una stella gigantesca

Simulata al computer l'esplosione di una stella gigantesca, più potente di una supernova: un'ipernova (fonte: Robert R. Sisneros (NCSA) and Philipp Mösta)Simulata al computer l'esplosione di una stella gigantesca, più potente di una supernova: un'ipernova (fonte: Robert R. Sisneros (NCSA) and Philipp Mösta)
Un supercomputer ha simulato l'esplosione di una stella gigantesca, ancora più ptente di una supernova: un'ipernova. L'astro, dalla massa 25 volte maggiore rispetto a quella del Sole, ha impiegato 10 millisecondi ad esplodere per poi collassare, compattandosi in una densissima stella di neutroni e liberando un getto di lampi gamma che ha attraversato gran parte dell'universo. Pubblicata sulla rivista Nature, la simulazione è stata realizzata dal gruppo di Philipp Mosta, dell'università della California a Berkeley.



La simulazione ha dimostrato che, nella sua velocissima rotazione, la stella si è anche trasformata in una dinamo capace di accelerare il campo magnetico di milioni di miliardi di volte rispetto a quello terrestre.

E' la prima volta che si simula l'esplosione di stelle gigantesche che producono lampi gamma, ossia impulsi brevi ed energetici che durano circa 100 secondi e che sono tra gli eventi più luminosi dell'universo. ''Adesso abbiamo il prototipo che ci permette di comprendere come queste potenti esplosioni producono gli elementi pesanti presenti nell'universo'', ha detto l'astronomo Eliot Quataert, dell'università di Berkeley.

Le esplosioni infatti scagliano nello spazio gli elementi pesanti, come ferro e silicio, che hanno reso possibile la vita sulla Terra e che sono il materiale da cui nascono nuove stelle. Fenomeni così violenti avvengono quando le stelle gigantesche esauriscono il loro combustibile: prima l'idrogeno e poi l'elio il carbonio e l'ossigeno. Quindi il nucleo collassa su se stesso e genera una stella di neutroni del diametro di pochi chilometri e dalla massa pari a circa 1,4 volte quella del Sole.

La simulazione ha mostrato che il collasso produce un'onda d'urto che attraversa gli strati esterni della stella e la fa girare vorticosamente. La rotazione a sua volta genera una dinamo che accelera il campo magnetico e libera due getti opposti di lampi gamma ad alta energia

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A dicembre il cielo delle feste si 'accende' con la cometa Catalina

E la Luna 'gioca a nascondino' con Aldebaran


La cometa Catalina si affaccerà nel cielo di Natale, ma sarà visibile solo con l'aiuto di un binocolo (fonte: NASA/JPL-Caltech)La cometa Catalina si affaccerà nel cielo di Natale, ma sarà visibile solo con l'aiuto di un binocolo (fonte: NASA/JPL-Caltech)

Il cielo di dicembre è pronto a festeggiare Natale, naturalmente con una cometa, e Capodanno, quando la Luna sorgerà in compagnia di Giove. A fare da 'apertivo', il 23 dicembre, sarà la replica dell'evento astronomico avvenuto in ottobre: la Luna giocherà ancora una volta 'a nascondino' con la stella Aldebaran. Ad anticipare le novità del cielo di fine 2015 è l'Unione Astrofili Italiani (Uai).

La sera di mercoledì 23 dicembre, tra le 19.05 e le 20.08, la Luna incrocerà nuovamente la posizione della stella più luminosa della costellazione del Toro, Alpha Tauri o Aldebaran. Con una massa pari a 1,7 volte quella del Sole e 500 volte più luminosa della nostra stella, Aldebaran scomparirà gradualmente dietro il disco della Luna a partire dalle 19,05.

La Luna occulterà la stella iniziando da Est, cioè dal lato scuro del satellite; dopo circa un'ora, alle 20,08, Aldebaran ricomparirà a destra, a Ovest, dalla parte illuminata, approssimativamente a metà del disco lunare. Se il cielo sarà sereno, tutti potranno osservare facilmente a occhio nudo questo evento suggestivo. Sarà visibile da tutta Italia, guardando verso Est-Sud.Est, rilevano gli astrofili della Uai. 

La cometa di Natale si chiama Catalina e, salvo imprevisti, sarà probabilmente visibile solo con l'aiuto di un binocolo, nelle ore che precedono dell'alba. A salutare Capodanno, invece, arriveranno la Luna e Giove, che nella notte del 31 dicembre sorgeranno insieme. Per tutto dicembre. infine, i pianeti continueranno ad essere protagonisti nella seconda parte della notte, con Giove, Marte e Venere.

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