quinta-feira, 17 de setembro de 2015

Due buchi neri in rotta di collisione

Rappresentazione artistica dei due buchi neri in rotta di collisione nella costellazione della Vergine (fonte: P. Marenfeld/NOAO/AURA/NSF)Rappresentazione artistica dei due buchi neri in rotta di collisione nella costellazione della Vergine (fonte: P. Marenfeld/NOAO/AURA/NSF)


E' in uno sfarfallio di luce l'indizio dell'inevitabile scontro tra due buchi neri in 'rotta' di collisione. Di questa catastrofe cosmica che avverra' a 3,5 miliardi di anni luce dalla Terra, nella costellazione della Vergine, non potremo che osservare qualche 'lampo', visto che il violentissimo scontro avverra' solo fra 100.000 anni.

La scoperta, della Columbia Univeristy di New York, e' pubblicata sulla rivista Nature e potrebbe rivelare le inafferrabili onde gravitazionali, 'increspature' dello spazio tempo previste dalla teoria della relativita' che si genererebbero in occasione di eventi molto violenti, proprio come lo scontro tra due buchi neri.
"Identificare le onde gravitazionali - ha spiegato uno dei coordinatori della ricerca, Daniel D'Orazio - permetterebbe di svelare i segreti della gravita' e di testare la validita' della teoria di Einstein".

E' ormai accertato che al centro di gran parte delle galassie si trovi un buco nero. Questi 'mostri cosmici' si alimentano inglobando tutto cio' che li circonda: polveri, gas e perfino galassie e buchi neri piu' piccoli. Tuttavia osservarli e' quasi impossibile perche' neanche la luce riesce a sfuggire dalla loro potente attrazione gravitazionale. 
E' possibile pero' riconoscere le tracce dei loro 'pasti' nei quasar, potenti emissioni di radiazioni emesse dai materiali in caduta all'interno del buco nero. Queste emissioni sono generalmente casuali, ma analizzando il segnale della quasar PG 1302-102 i ricercatori hanno osservato uno strano 'sfarfallio'.

Seguendo questo indizio hanno scoperto che PG 1302-102 e' in realta' una coppia di buchi neri molto vicini tra loro: sono distanti appena una settimana-luce, ossia circa 180.000 milioni di chilometri e il loro impatto avverra' tra circa 100.000 anni.


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segunda-feira, 14 de setembro de 2015

L’eclissi di Sole ‘catturata’ dallo spazio


L’eclissi di Sole ‘catturata’ dallo spazio  (fonte: ESA/Royal Observatory of Belgium)







L’eclissi di Sole ‘catturata’ dallo spazio: è visibile nelle immagini mozzafiato inviate dal satellite Proba-2 dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Con le foto è stato realizzato anche un filmato in cui sembra di vedere tre eclissi di Sole una successiva all’altra. Durante l’evento astronomico, il satellite dell’Esa ha compiuto più orbite intorno alla Terra e ha cambiato tre volte punto di osservazione così che l’effetto, nelle immagini, è che abbia catturato tre eclissi diverse.

L’eclissi di Sole si è verificata il 13 settembre ed è stata visibile da Sud Africa, Oceano Indiano meridionale e Antartide. E’ stata una eclissi parziale, in cui la Luna, passando davanti al Sole ha coperto non del tutto il disco solare.


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quinta-feira, 10 de setembro de 2015

Osservata la galassia più lontana

Ha 13,2 miliardi di anni, ma non li dimostra


La galassia più antica mai osservata, EGS8p7, vista dai telescopi spaziali Hubble (nel riquadro in alto) e Spitzer (riquadro in basso) (fonte:  I. Labbé, Leiden University; NASA/ESA/JPL-Caltech)La galassia più antica mai osservata, EGS8p7, vista dai telescopi spaziali Hubble (nel riquadro in alto) e Spitzer (riquadro in basso) (fonte: I. Labbé, Leiden University; NASA/ESA/JPL-Caltech)
Osservata la galassia più lontana e antica finora scoperta: si chiama EGS8p7 e ha 13,2 miliardi di anni, ossia poco meno dei 13,8 miliardi di età dell'universo. E' straordinariamente luminosa per la sua età e potrebbe essere alimentata da una popolazione di stelle insolitamente calde. Descritta sull'Astrophysical Journal Letters, è stata osservata dal gruppo di ricerca guidato dal California Institute of Technology (Caltech), del quale fa parte l'italiano Sirio Belli.

Scoperta dai telescopi spaziali Hubble e Spitzer, la galassia è stata analizzata con lo spettrometro (Mosfire) installato sui telescopi del Keck Observatory nelle Hawaii, che ha permesso di calcolarne l'età. Lo strumento ha infatti permesso di determinare il cosiddetto spostamento verso il rosso (Redshift), cioè lo spostamento dal colore reale a lunghezze d'onda più rosse a causa della distanza. L'effetto è lo stesso del suono della sirena di un'ambulanza che diventa più acuto quando si avvicina. Nel caso di stelle e galassie accade qualcosa di simile con la luce.

Tradizionalmente utilizzata per misurare la distanza delle galassie, la tecnica del redshift è difficile da usare quando si osservano gli oggetti più lontani e quindi più antichi. Subito dopo il Big Bang, l'universo era infatti avvolto da una 'nebbia primordiale' di idrogeno neutro, che lo rendeva buio. Circa 380.000 anni dopo il Big Bang la nebbia ha cominciato gradualmente a dissolversi, lasciando spazio alle luce di stelle e galassie. Ma non è stato un processo veloce e quindi è un'eccezione che si riesca ad osservare una galassia che risale a 600.000 anni dopo il Big Bang.

Una possibile ragione per cui le prime galassie siamo comunque visibile, nonostante la nebbia, è che questa non si sia diradata in modo uniforme. Secondo Belli, la galassia EGS8p7, che è insolitamente luminosa, potrebbe essere avere ''proprietà speciali che hanno generato una bolla di idrogeno ionizzato molto prima di quanto sia possibile per una galassia di quell'epoca''.



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Astrônomos descobrem galáxia anã capaz de formar novas estrelas


Da France Presse
Telescópio Alma descobriu evidências de que há formação de estrelas dentro de galáxia anã (Foto: B. Saxton (NRAO/AUI/NSF); M. Rubio et al., Universidad de Chile, ALMA (NRAO/ESO/NAOJ); D. Hunter and A. Schruba, VLA (NRAO/AUI/NSF); P. Massey/Lowell Observatory and K. Olsen (NOAO/AURA/NSF))Telescópio Alma descobriu evidências de que há formação de estrelas dentro de galáxia anã (Foto: B. Saxton (NRAO/AUI/NSF); M. Rubio et al., Universidad de Chile, ALMA (NRAO/ESO/NAOJ); D. Hunter and A. Schruba, VLA (NRAO/AUI/NSF); P. Massey/Lowell Observatory and K. Olsen (NOAO/AURA/NSF))
Uma equipe multinacional de astrônomos descobriu que as galáxias anãs e irregulares são capazes de "incubar" e dar vida a estrelas - uma descoberta-chave no estudo da origem do universo, conseguida graças à utilização do potente telescópio Alma, no norte do Chile.
Antes desta descoberta, a comunidade científica considerava que apenas as grandes galáxias - como a via Láctea, onde está a Terra - apresentavam condições físicas para dar vida a estrelas.
O estudo que realizaram na galáxia anã batizada WLM "consiste em encontrar as zonas onde estrelas se formam em galáxias que são muito pequenas e que são as primeiras galáxias" do universo, disse à AFP nesta quarta-feira (9) Mónica Rubio, astrônoma chilena que liderou o estudo que levou à descoberta.
Este resultado é importante para a comunidade científica porque "as estrelas são a base de como evolui o universo, já que quando o universo nasce somente há gás e de alguma maneira consegue formar as primeiras estrelas", explicou a especialista.
Telescópio Alma Chile (Foto: Jorge Saenz/AP)Telescópio Alma, no Chile (Foto: Jorge Saenz/AP)
Rubio destacou a importância de contar com a potência do radiotelescópio localizado no deserto do Atacama, denominado Alma (Atacama Large Milimiter/submilimiter Array, na sigla em inglês), instrumento que permitiu detectar o fraco sinal emitido pelo monóxido de carbono, que deixa em evidência os processos de formação estelar e o que permitiu aos especialistas chegar à descoberta.
"Nos permite entender como estas galáxias tão pequenas e que eram as que povoavam as origens do universo conseguem formar as estrelas", agregou a pesquisadora.
Os astrônomos tentarão no futuro comprovar a descoberta em outras galáxias.
Chile abriga um dos centros astronômicos mais importantes do mundo e o Alma é uma instalação astronômica internacional financiada por parceiros como o Observatório Europeu Austral (ESO).
www.g1.globo.com

quarta-feira, 9 de setembro de 2015

Os 10 mais belos céus estrelados que se pode ver da Terra

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Image copyrightNovarc Images Alamy
Image captionO céu visto no lado egípcio do Deserto do Saara
É cada vez mais rara a chance de se observar um céu verdadeiramente estrelado a partir do nosso planeta. Conforme a população humana se torna mais e mais urbanizada, as luzes artificiais ofuscam a visão de estrelas e outros corpos celestes.
"Cerca de 60% da humanidade vive hoje sob céus poluídos de luzes, insuficientemente escuros para que se possa enxergar a Via Láctea", explica Babak Tafreshi, diretor da The World at Night, grupo internacional que organiza exposições de fotografias de astronomia.
Para John Barentine, da ONG americana International Night-Sky Association (IDA), a ausência de contato frequente com um céu estrelado atinge o homem em vários aspectos. "A visão noturna do firmamento inspirou a arte, a literatura e a música desde os primórdios da civilização. Ser impedido de ter essa experiência é ser privado de algo essencial para a humanidade", diz.
Alguns dos céus estrelados mais impressionantes do mundo podem ser vistos de lugares remotos e de difícil acesso, enquanto outros são tão populares que abrigam observatórios famosos e atraem astroturistas. Conheça dez desses locais:

1. Deserto do Saara

Estendendo-se por uma área de 9 milhões de quilômetros quadrados – ou 10% do continente africano –, o Saara é o maior deserto quente do mundo.
O clima extremo e o isolamento de seu interior em relação ao resto da civilização fazem com este seja um dos lugares com uma das vistas mais espetaculares de um céu estrelado em todo o planeta.

2. Namíbia

Image copyrightBROKER Alamy
Image captionParque Nacional de Namib-Naukluft, no Deserto do Namibe
A Namíbia abriga uma bem-sucedida e crescente indústria de astroturismo. O clima extremamente seco do Deserto do Namibe e os céus absolutamente cristalinos do país são perfeitos para a observação de estrelas e planetas.
O deserto possui inúmeras "estações de telescópios". "A paisagem ali é ideal e é possível ter uma visão de 360 graus do horizonte", explica Tafreshi.

3. Rub al-Khali, Península Arábica

Image copyrightage fotostock Alamy
Image captionVista do céu desde o deserto de Rub al-Khali, em Omã
O Rub al-Khali ("quarteirão vazio", em tradução literal), localizado no sudeste da Península Arábica, é um dos maiores desertos contíguos do mundo.
Cobrindo uma área de 650 mil quilômetros quadrados, tem a vantagem de não ter praticamente nenhum morador – como seu próprio nome sugere.

4. Deserto do Atacama, Chile

Image copyrightstuart thomson Alamy
Image captionNo Chile, há vários observatórios, como o de San Pedro do Atacama
Céus limpos e claros se impõem sobre a maior parte do Deserto do Atacama, afirma Tafreshi.
Trata-se do deserto mais árido do mundo, localizado entre o Chile e partes do Peru, da Bolívia e da Argentina. Abriga vários observatórios astronômicos.
"O Atacama bate muitas outras localidades porque está em uma grande altitude e porque seus céus estão limpos por muitas noites ao ano", afirma Barentine.

5. La Palma, Ilhas Canárias, Espanha

Image copyrightSPL
Image captionVia Láctea vista de La Palma, uma das ilhas Canárias, na Espanha
A ilha vulcânica de La Palma, parte do arquipélago das Canárias, é um destino popular entre astroturistas por causa de seu impressionante céu limpo.
Em 2002, a ilha foi designada uma Reserva da Biosfera da Unesco.

6. Himalaias, Nepal

Image copyrightVisal Chattopadhyay Alamy
Image captionNascer da Lua entre os Himalaias, no Nepal
Para Tafreshi, os céus cristalinos dos vilarejos e das trilhas do Himalaias estão entre os mais belos do mundo.
A cordilheira localizada na Ásia é a mais alta do planeta e inclui o Monte Everest, o mais alto pico da Terra, com 8.850 metros de altitude.

7. Vulcões do Havaí, Estados Unidos

Image copyrightCurved Light USA Alamy
Image captionAnoitecer no vulcão de Kilauea, no Havaí, e vista da Via Láctea
Os vulcões altos do arquipélago do Havaí abrigam vários observatórios famosos.
Os montes Mauna Kea e Mauna Loa, ambos com mais de 4 mil metros de altura, estão entre os mais apreciados para a observação de céus estrelados.

8. Oeste da Austrália

Image copyrightZUMA Press Inc. Alamy
Image captionA Via Láctea observada desde uma torre de caixa d'água em Laverton, na Austrália
Fotografias por satélite da região oeste do Outback australiano (interior desértico do país) revelam a escuridão absoluta do local.
"Os vários parques nacionais dali estão entre os lugares favoritos para a observação de estrelas", diz Tafreshi. "E o céu do hemisfério Sul é ainda mais cativante que o do hemisfério Norte porque ali a Via Láctea surge em uma área bem central."

9. Alpes

Image copyrightGeorgP Alamy
Image captionNa região do Tirol, na Áustria, o isolamento ajuda a observar céus como este
Segundo Tafreshi, o último reduto para se admirar um céu noturno natural na Europa Ocidental são os Alpes.
Isso porque as regiões mais altas dessas montanhas ainda têm sua natureza preservada e abrigam menos habitantes.
"Um dos meus pontos favoritos é a região do Tirol, na Áustria, onde é fácil ver a noite cristalina."

10. Wyoming, Estados Unidos

Image copyrightAlamy
Image captionO Estado de Wyoming tem muitas reservas naturais e baixa densidade demográfica
"Há inúmeros lugares maravilhosamente escuros no oeste americano", afirma Barentine.
"Muitos deles são parques nacionais ou áreas naturais preservadas e protegidas. Esses lugares, aliás, são ótimos para observar autênticos céus estrelados por causa de sua grande distância das cidades e da falta de iluminação artificial", explica.
O Estado de Wyoming, com uma densidade demográfica baixa, abriga o Parque Nacional de Yellowstone, e é um dos preferidos de quem curte astronomia.

terça-feira, 8 de setembro de 2015

E' ancora buio sulle macchie luminose di Cerere

La superficie di Cerere fotografata dall'Eso (fonte: ESO, B. Yang and Z. Wahhaj)La superficie di Cerere fotografata dall'Eso (fonte: ESO, B. Yang and Z. Wahhaj)
Macchie e puntini luminosi che appaiono sulla sua superficie: è questo l'enigma ancora insoluto di Cerere, il pianeta nano osservato dalla sonda Dawn della Nasa e ora fotografato, con la risoluzione migliore di sempre, anche da Terra grazie a Sphere, uno  strumento del Very Large Telescope (Vlt) presso l'osservatorio dell'Eso (European Southern Observatory) in Cile.

Nelle immagini dell'Eso, realizzate a metà agosto, si vedono i due emisferi di Cerere, le cui dimensioni sono paragonabili a quelle dell'India, con una mappa completa della superficie del pianeta nano. Le macchie luminose sono state rilevate anche dalla sonda Dawn, ma gli astronomi finora non sono riusciti a comprenderne la vera natura.

La speranza ora è di decifrare l'enigma mettendo a confronto le immagini della missione della Nasa e quelle dell'Eso. 

Cerere, il primo asteroide scoperto nel 1801, si trova nella cintura di asteroidi compresa tra Marte e Giove, ed è la più grande riserva d'acqua (la maggior parte presente sotto forma di ghiaccio nel suo mantello) nelle vicinanze della Terra.

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Andromeda è prolifica come la Via Lattea

La galassia Andromeda, prolifica come la Via Lattea (fonte: Adam Evans)La galassia Andromeda, prolifica come la Via Lattea (fonte: Adam Evans)
La galassia nostra vicina di casa, Andromeda, ha lo stesso 'tasso di natalità' della Via Lattea, ha cioè una percentuale molto simile di giovani stelle in base alla massa. Lo dimostra l'analisi delle immagini di oltre 2.700 ammassi stellari immortalati dal telescopio spaziale Hubble, gestito da Nasa e Agenzia Spaziale Europea (Esa). 

Il risultato, che permetterà di comprendere meglio l'evoluzione delle galassie, è frutto della collaborazione tra astronomi e oltre 30.000 'cittadini scienziati' che si sono offerti di catalogare quasi 2 milioni di immagini. ''Senza di loro, il nostro studio sarebbe stato impossibile'', confessa Daniel Weisz, che dall'università di Washington a Seattle ha coordinato lo studio pubblicato sull'Astrophysical Journal.

Grazie al potente occhio di Hubble puntato sugli ammassi stellari sparsi per Andromeda, che hanno dai 4 ai 24 milioni di anni e distano da noi 2,5 milioni di anni luce, i ricercatori sono riusciti a raggruppare le loro giovani stelle per massa, definendo la cosiddetta funzione di massa iniziale (IMF). Questo parametro è risultato essere molto simile tra i vari ammassi. ''Sembra che la natura abbia sfornato stelle come fossero biscotti distribuendole in modo omogeneo, dalle supergiganti blu alle più piccole nane rosse'', spiegano sorpresi i ricercatori.

Curiosamente, le stelle più luminose e massicce in questi ammassi sono del 25% meno abbondanti di quanto previsto. Siccome la loro luce viene usata per 'pesare' ammassi stellari e galassie distanti, oltre che per misurare la velocità di formazione di nuove stelle, è possibile che le stime fatte in precedenza debbano essere riviste.


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