quarta-feira, 27 de novembro de 2013

Fuochi d'artificio nella Grande Nube di Magellano

Fuochi d’artificio cosmici si accendono nella Grande nube di Magellano (fonte: Eso) 
 Fuochi d’artificio cosmici si accendono nella Grande nube di Magellano (fonte: Eso)
 
 
Uno spettacolo di 'fuochi d'artificio cosmici' illumina la Grande Nube di Magellano: è generato dalla nascita e la morte delle stelle ed è immortalato nell'immagine mozzafiato scattata dal Very Large Telescope dell'Osservatorio europeo australe (Eso) in Cile.

Situata a solo circa 160.000 anni luce dalla Terra, nella costellazione australe del Dorado, la Grande Nube di Magellano è una delle galassie più vicine alla Via Lattea. In essa si stanno formando attivamente nuove stelle e queste regioni appaiono così luminose da poter essere viste anche dalla Terra a occhio nudo, come la Nebulosa della Tarantola.

La foto esplora una zona chiamata Nebulosa testa di Drago, nota anche con la sigla NGC 2035. In questa area le nubi di gas appaiono scintillanti perché illuminate dalla radiazione energetica emessa dalle giovani stelle. Ma anche l'agonia e la morte degli astri disegna forme brillanti nelle nubi della galassia: come i filamenti che sembrano dipingere una rosa scarlatta a sinistra nell'immagine, generati da uno degli eventi più violenti che possono accadere nell'Universo, l'esplosione di una supernova.

Queste esplosioni, che rappresentano l'epilogo della vita di stelle molto grandi, sono così luminose che spesso eclissano brevemente l'intera galassia ospite, prima di sparire dalla vista per alcune settimane o mesi.

Guardando questa immagine, può essere difficile cogliere la vastità di queste nubi che si estendono per diverse centinaia di anni luce nella Grande Nube di Magellano. Questa galassia si estende per 14.000 anni luce, una distanza che sembra enorme, ma è piccolina se confrontata alla Via Lattea, circa dieci volte più grande.

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Nasa divulga imagens do cometa Ison viajando em direção ao Sol

Trajeto do 'cometa do século' foi registrado entre 20 e 22 de novembro.
Encontro com o Sol está previsto para o dia 28; cometa pode se desintegrar.

Do G1, em São Paulo
 

Ison passará pelo Sol (Foto: Karl Battams/NRL/NASA STEREO/CIOC) 
Sequência de imagens mostra  o Ison rumando em direção ao Sol, no canto inferior esquerdo. Mais acima e mais à direita, também em movimento, aparece o cometa Encke. O Sol está à direita, mas não aparece (Foto: Karl Battams/NRL/NASA STEREO/CIOC)
 
 
infográfico Ison
O Observatório das Relações Solares e Terrestres (Stereo) da Nasa, a agência espacial americana, está monitorando o cometa Ison na medida em que ele se aproxima do Sol. Após divulgar imagem do cometa, apelidado de “cometa do século”, a Nasa agora revela uma animação feita a partir de registros do veículo espacial Stereo A, de sua movimentação entre os dias 20 e 22 de novembro.

Na imagem, ele pode ser visto se movimentando em direção ao Sol. A animação também mostra o cometa Encke se movimentando ao meio, na mesma direção.

 
O encontro entre o Ison e o Sol está previsto para o próximo dia 28.

O Sol está fora do campo visual da imagem, à direita, mas é possível observar o fluxo constante de partículas que parte da estrela central do Sistema Solar, conhecido como vento solar.

Visto da Terra, o cometa Ison está localizado na constelação de Virgem e se mostra cada vez mais brilhante. Algumas previsões alegam que o cometa pode se desintegrar quando chegar perto das forças gravitacionais do Sol, já que seu núcleo seria gelado e frágil.

terça-feira, 26 de novembro de 2013

Destino incerto per la cometa Ison

La cometa Ison fotografata durante l'avvicinamento al Sole (fonte: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team, STScI/AURA) 
 La cometa Ison fotografata durante l'avvicinamento al Sole
 (fonte: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team, STScI/AURA)
 
Destino incerto per la cometa Ison: la sua corsa verso il Sole non fa purtroppo sperare nulla di buono. Nel frattempo c'è un'altra cometa pronta ad accompagnare Ison, o a rubarle la scena nel cielo natalizio. Si chiama Lovejoy ed è già visibile con l'aiuto di un piccolo telescopio.

Nonostante l'ottimismo dei giorni scorsi, alimentato dalle bellissime immagini che mostravano Ison in ottima forma e decisamente brillante, adesso la situazione sembra decisamente diversa.

''Negli ultimi giorni la cometa Ison era molto bella, ma nell'avvicinamento al Sole si cominciava a vedere una riduzione nello splendore'', osserva l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma.

A confermare questa tendenza negativa sono arrivati oggi i dati dell'Istituto di Tecnologia della California (Caltech), che indicano come le emissioni del nucleo di Ison si siano notevolmente ridotte, al punto da far temere la disintegrazione della cometa.

La cometa destinata a dominare il cielo di Natale è adesso una 'sorvegliata speciale': ''soltanto la sua evoluzione nelle prossime 24 ore potrà dirci qualcosa di più'', rileva Masi. Nel frattempo la cometa Lovejoy ''è lanciata al massimo, al punto che potrebbe rubare la scena alla Isom'', prosegue Masi. ''Si può osservare abbastanza bene fin da adesso, anche con un piccolo telescopio''.

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segunda-feira, 25 de novembro de 2013

Lanciata la missione Swarm

Tre satelliti gemelli studieanno il campo magneitco terrestre


I tre satelliti della missione Swarm studieranno il campo magnetico terrestre (fonte: ESA)  
I tre satelliti della missione Swarm studieranno il campo magnetico terrestre (fonte: ESA)
 
Tre satelliti gemelli studieranno il campo magnetico terrestre per i prossimi quattro anni: è partita la missione Swarm dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) dal costo di 229,6 milioni. I satelliti, chiamati Alpha, Bravo e Charlie, dovranno aiutare a capire come il campo magnetico della Terra protegge come uno scrigno la vita sul pianeta e come 'dialoga' con il vento di particelle continuamente scagliato dal Sole verso la Terra, creando le suggestive aurore polari.

I tre satelliti sono stati lanciati dalla base russa di Plesetsk, 800 chilometri a nord di Mosca, quando in Italia erano le 13,02 di oggi con un razzo Rockot. Puntualmente, 91 minuti dopo il decollo, il quarto stadio del vettore ha rilasciato i tre satelliti, che in marzo cominceranno a lavorare dopo aver calibrato gli strumenti. I tre satelliti, identici tra loro, pesano poco più di 470 chilogrammi. Due di loro viaggeranno ad una quota di circa 460 chilometri, mentre il terzo orbiterà a 530 chilometri di altezza.

''Conoscere il campo magnetico può aiutarci a capire come difenderci meglio'', ha detto il direttore generale dell'Esa, Jean-Jacques Dordain. ''Il vento solare è infatti molto energetico - ha aggiunto - e, oltre a creare delle bellissime aurore polari, può mettere fuori uso sia di satelliti che i sistemi elettronici sulla Terra''.

Rispetto alla prima missione che studiato il campo magnetico terrestre, alla fine degli anni '50, i satelliti Swarm sono in grado di catturare molte più informazioni. ''Oggi con Swarm gli strumenti sono molto più sofisticati e si potrà capire come i venti solari influenzino l'ambiente elettromagnetico vicino alla Terra ed anche al suo interno'', ha detto Volker Liebig, responsabile del direttorato dell'Esa per l'osservazione della Terra. ''Studiare il campo magnetico terrestre - osserva - è fondamentale perché senza di esso, che respinge il vento solare e trattiene l'atmosfera, non potrebbe esserci alcuna forma di vita sul nostro pianeta''.

Oltre a studiare l'interazione del campo magnetico con le particelle scagliate dal Sole verso la Terra, i dati di Swarm permetteranno anche di capire che cosa succede nel cuore del pianeta. Ad esempio, aiuteranno a capire come il campo magnetico sia legato al movimento del ferro nel mantello, come la conduttività del mantello terrestre sia legata alla sua composizione e come la crosta terrestre sia stata magnetizzata nel corso delle ere geologiche.

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Pronta la prima sentinella del pianeta

E' il satellite Sentinel 1A, completato in Italia


Rappresentazione artistica del satellite Sentinel 1A (fonte: ESA/ATG Medialab) 
 Rappresentazione artistica del satellite Sentinel 1A (fonte: ESA/ATG Medialab)
 
E' pronta la prima 'sentinella del pianeta': è il satellite Sentinel 1A, capostipite della costellazione Sentinel voluta da Unione Europea e Agenzia Spaziale Europea (Esa). Realizzato in Italia, negli stabilimenti della Thales Alenia Space di Roma, il satellite rientra nel programma Copernicus per l'osservazione della Terra, il cui obiettivo è sviluppare sistemi per controllare lo stato di salute del pianeta (dagli oceani alle foreste) e la sicurezza di coste e ambiente.

''Copernicus genererà un valore aggiunto stimato in 30 miliardi entro il 2030'', ha detto il vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani. ''Aprirà la strada - ha aggiunto - ad applicazioni innovative nei trasporti, infrastrutture energetiche, rinnovabili, agricoltura, protezione civile e anche nel controllo dei flussi migratori''. Per Elisio Prette, presidente e amministratore delegato dell'azienda capofila della costruzione di Sentinel 1A, la Thales Alenia Space Italia, il programma Copernicus è anche una testimonianza del ''marcato interesse del governo italiano per lo spazio'', un settore nel quale ''l'Italia è fra i principali attori in Europa''. Con la Telespazio, inoltre l'industria italiana ha un ruolo di primo piano anche in una delle quattro stazioni che da Terra raccoglieranno i dati delle sentinelle.

Il programma Copernicus prevede il lancio di cinque missioni Sentinel: le prime tre con due coppie di satelliti e le ultime due con strumenti a bordo di altri satelliti meteorologici. Ecco il programma delle missioni:

Sentinel 1 - il lancio del primo satellite (Sentinel 1A) è previsto nella primavera 2014, mentre il secondo (Sentinel 1B) nel 2016
Sentinel 2 - il lancio del primo satellite (Sentinel 2A) è previsto nel 2014, mentre il secondo (Sentinel 2B) nel 2016
Sentinel 3 - il lancio del primo satellite (Sentinel 3A) è previsto nel 2014, mentre il secondo (Sentinel 3B) nel 2016
Sentinel 4 - prevede uno strumento a bordo della seconda generazione dei satelliti Metop, in programma nel 2020
Sentinel 5 - prevede uno strumento a bordo della terza generazione dei satelliti Meteosat, in programma nel 2020

Il lancio di Sentinel 1A è previsto nella primavera 2014, ha detto il responsabile della missione per l'Esa, Ramon Torres. Questo speciale occhio sul pianeta potrà garantire, grazie al radar, la copertura del pianeta e il libero accesso ai dati 24 ore su 24.

Il radar permette infatti di catturare immagini anche attraverso le nubi e durante la notte. Il principio è analogo a quello della costellazione Cosmo SkyMed, dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), che però è un sistema duale (ossia sia civile che militare). Rispetto a Cosmo SkyMed i Sentinel sono in grado di garantire una copertura più estesa: 40 chilometri contro 250. ''E' la stessa differenza che c'è fra un normale obiettivo e un grandangolo, ma i due sistemi si integrano a vicenda'', ha osservato Guido Levrini, del direttorato dell'Esa per l'Osservazione della Terra.

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sexta-feira, 22 de novembro de 2013

Cientistas acham partículas de fora do Sistema Solar sob gelo antártico

Detector IceCube capturou 28 neutrinos com alta energia de 2010 a 2012.
Trabalho foi feito por 260 cientistas de 11 países e publicado na 'Science'.

Do G1, em São Paulo

Ilustração do laboratório do projeto IceCube, na estação Amundsen-Scott, Antártica (Foto: IceCube/NSF) 
Ilustração do laboratório do projeto IceCube, na estação americana Amundsen-Scott 
(Foto: IceCube/NSF)
 
Dentro do gelo eterno da Antártica, cientistas encontraram a primeira evidência concreta de partículas de alta energia vindas de fora do nosso Sistema Solar. Entre maio de 2010 e maio de 2012, o detector IceCube capturou um total de 28 neutrinos com energia cinética superior à de uma mosca voando – tudo compactado em uma única partícula elementar. Os resultados estão publicados na revista "Science" desta sexta-feira (22).

O trabalho foi coordenado por 260 cientistas de 11 países. Entre as instituições participantes, estão nove da Alemanha, como o instituto de física Desy; além da Universidade de Wisconsin em Madison, nos EUA, da Universidade de Uppsala, na Suécia, e da Universidade de Adelaide, na Austrália. Somente a Alemanha investiu 20 milhões de euros (R$ 62,8 milhões) no projeto.

O IceCube é o maior detector de partículas do mundo, com 5.160 detectores sensíveis pendurados em 86 cabos de aço, em um volume de 1 km³. Segundo o principal autor do estudo, Francis Halzen, os neutrinos descobertos são partículas fundamentais que quase não têm massa e raramente interagem com outras partículas. Eles são "mensageiros" de eventos de altíssima energia ocorridos no Universo, pois conseguem escapar facilmente de ambientes densos, como o núcleo de explosão de uma supernova (estrela gigante no fim da vida) ou o interior de aceleradores de partículas cósmicas.

Os neutrinos emitidos no colapso da famosa supernova 1987A, por exemplo, atingiram a Terra cerca de 3 horas antes que um raio de luz vindo dela. De acordo com Markus Ackermann, chefe do grupo especializado em neutrinos do instituto Desy, as partículas identificadas na Antártica têm energias milhões de vezes maiores que os provenientes da supernova 1987A.

Neutrino com maior energia já observado por cientistas (Foto: IceCube Collaboration)Neutrino com maior carga de energia já observado
por cientistas (Foto: IceCube Collaboration)
 
Segundo os cientistas, os neutrinos voam através da matéria tão facilmente que inúmeros deles conseguem penetrar a Terra a cada segundo, sem deixar vestígios. Muito raramente, acabam colidindo com outras partículas. Por isso, para observá-los são necessários detectores gigantes, também chamados de módulos ópticos, que são sensíveis às fracas ondas de luz geradas por esses choques.

Os primeiros indícios de neutrinos extraterrestres de alta energia vieram com a descoberta inesperada feita pelo IceCube, em abril do ano passado, de dois eventos – apelidados de "Ernie" e "Bert". Uma análise detalhada desse achado foi publicada na revista científica "Physical Review Letters".

Na opinião de Ackermann, talvez a ciência esteja experimentando agora o nascimento da astronomia de neutrinos. De acordo com Olga Botner, colaboradora da Universidade de Uppsala, essas 28 partículas ainda representam um pequeno número de eventos, e a equipe está trabalhando para melhorar a compreensão do que esse sinal significa e de onde vem. Com um aumento no número de eventos, a equipe espera identificar outras fontes de neutrinos de alta energia no Cosmos.


Concepção artística do IceCube abaixo do gelo da Antártica. Dentro dele, há um total de 5.160 detectores sensíveis pendurar por 86 cabos de aço (Foto: Jamie Yang, The IceCube Collaboration.) 
Concepção artística do IceCube abaixo do gelo da Antártica. Dentro dele, há um total de 5.160 detectores sensíveis pendurados por 86 cabos de aço em 1 km³ (Foto: Jamie Yang, The IceCube Collaboration)

Cientistas identificam 'mais antigo pedaço de Marte' na Terra

Meteorito, apelidado de Beleza Negra, foi encontrado no deserto do Saara e tem 4,4 bilhões de anos.

Da BBC
 

A rocha data de 4,4 bilhões de anos, da 'infância' de Marte (Foto: AFP) 
A rocha data de 4,4 bilhões de anos, da 'infância'
de Marte (Foto: AFP)
 
 
Uma rocha descoberta no deserto do Saara parece ser o meteorito de Marte mais antigo já descoberto, segundo cientistas.

Pesquisas anteriores já sugeriam que a rocha tinha cerca de 2 bilhões de anos, mas novos exames realizados recentemente indicam que a rocha tem, na verdade, mais de 4 bilhões de anos.

O meteorito negro e brilhante, apelidado de "Beleza Negra", teria se formado ainda na infância do planeta.

"Esta (rocha) nos conta sobre uma das épocas mais importantes da história de Marte", afirmou o autor da pesquisa, Munir Humayan, professor da Universidade Estadual da Flórida (EUA).

A pesquisa foi publicada na revista especializada "Nature".
 
Rochas marcianas
Existem cerca de cem meteoritos marcianos na Terra. A quase maioria dessas rochas é bem mais jovem, datadas entre 150 milhões e 600 milhões de anos.

Elas teriam caído na Terra depois de um asteroide ou cometa ter se chocado contra Marte e desprendido as rochas, que viajaram pelo espaço até acabarem no nosso planeta.

A "Beleza Negra" é formada por cinco fragmentos. Um deles, o NWA 7034, foi examinado no passado e sua idade foi calculada em 2 bilhões de anos.

Mas a pesquisa mais recente descobriu que outro pedaço, o NWA 7533, tem 4,4 bilhões de anos - o que sugere que o NWA 7034 também deva ter mais do que "apenas" 2 bilhões de anos.

A equipe afirmou que a rocha pode ter se formado quando Marte tinha apenas 100 milhões de anos de idade.

"É quase certo (que a rocha) veio das terras altas do sul, um terreno cheio de crateras que forma o hemisfério sul de Marte", disse Humayan.

O período em que as rochas se formaram pode ter sido uma era de turbulência em Marte, com erupções de vulcões em quase toda a superfície do planeta.

"A crosta de Marte deve ter mudado muito rapidamente com o passar do tempo. Houve um grande episódio vulcânico em toda a superfície, que então formou uma crosta e, depois disso, a atividade vulcânica teve uma queda dramática", prosseguiu Humayan.

"Quando isso aconteceu, devia haver água na forma gasosa, dióxido de carbono, nitrogênio e outros gases para produzir uma atmosfera primordial, além de um oceano primordial. É um período de tempo muito empolgante - se houve vida em Marte, a origem seria neste período em particular", acrescentou o cientista.
Humayan afirmou que sua equipe agora planeja analisar a rocha para procurar sinais de algum tipo de vida marciana. Mas, segundo o professor, enquanto a rocha permaneceu no deserto do Saara, pode ter sido contaminada por organismos vivos da Terra.
 
Mistura
O professor Carl Agee, da Universidade do Novo México, foi o cientista que, na análise anterior, que concluiu que a rocha NWA 7034 tinha 2 bilhões de anos de idade.

Ele descreveu a pesquisa mais recente como animadora.

Agee afirmou que a diferença entre as idades das rochas pode ter ocorrido pois o meteorito tem uma mistura de componentes, e a equipe dele agora também está encontrando partes da rocha que têm cerca de 4,4 bilhões de anos.

"Definitivamente há um componente antigo na rocha, mas acreditamos que pode haver uma mistura de eras", afirmou.

O cientista explicou que o impacto de um cometa ou asteroide, uma erupção vulcânica ou algum outro evento que ocorreu há cerca de 1,5 bilhão de anos pode ter acrescentado materiais mais novos à crosta original.

"(A rocha) consiste de pelo menos seis tipos diferentes de rocha. Vemos diferentes rochas ígneas, tipos diferentes de rocha sedimentar, é um meteorito muito complexo. Este meteorito continua revelando seus segredos, estamos muito animados com isso."

Cientistas identificam explosão mais brilhante já vista

Luz de evento que resultou em morte de estrela 20 vezes maior que o Sol levou 4 bilhões de anos para chegar à Terra.

Da BBC

 

Explosões cósmicas como essa espalham muita radiação pelo cosmo. (Foto: BBC) 
Explosões cósmicas como essa espalham muita radiação pelo cosmo. (Foto: BBC)
 
 
Uma explosão cósmica provocou a morte de um estrela gigante que estava sendo estudada pelos cientistas. A explosão da radiação, conhecida como explosão de raio gama, foi registrada no começo do ano por telescópios posicionados no espaço, e foi recentemente confirmada como a mais brilhante já vista.

Pesquisadores acreditam que a estrela tenha uma massa de 20 a 30 vezes superior à do Sol. As descobertas foram publicadas na revista científica 'Science'.
 
'Vivendo feliz'
Os pesquisadores afirmam que a luz da explosão demorou quatro bilhões de anos para chegar à Terra. O astrônomo Paul O'Brein, da Universidade de Leicester, disse: 'Esses acontecimentos podem ocorrer em qualquer galáxia a qualquer tempo. Mas não temos nenhuma forma de prever isso.'

A explosão enorme da estrela foi captada pelos telescópios espaciais Swift e Fermi. Ela teria durado menos de um minuto e espalhado radiação ao seu redor.

'A estrela estava 'vivendo feliz', fundindo matéria em seu centro. E de repente, acabou ficando sem 'combustível'', explica O'Brien. O centro da estrela teria sido engolida por um buraco negro, liberando muita energia na explosão de raio gama.

Uma onda de explosão teria feito com que a estrela se expandisse, criando outro acontecimento visual, conhecido como supernova. 'Podemos ver a luz se apagando - o final dos dois acontecimentos - por semanas ou até mesmo meses.'

Apesar de a explosão ter acontecido razoavelmente 'perto' do planeta Terra, a radiação não traz qualquer tipo de perigo. A energia não seria capaz de atravessar a atmosfera do planeta com intensidade.

Mas caso a explosão tivesse acontecido a uma distância de mil anos luz, a radiação poderia danificar a camada de ozônio, o que teria consequências graves para a vida na Terra.

'A previsãoo é que deve ocorrer uma explosão de raio gama perto da Terra a ponto de nos colocar em perigo a cada 500 milhões de ans', diz O'Brien.

'Em algum momento na história da Terra, nós provavelmente fomos atingidos por radiação de uma explosão de raio gama, e isso vai voltar a acontecer em algum ponto no futuro. Mas as chances de isso acontecer durante o período em que estamos vivos agora são muito pequenas.'

Dall'Italia un satellite matrioska

Il microsatellite Unisat 5 (fonte: GAUSS)  
Il microsatellite Unisat 5 (fonte: GAUSS)
 
E' stato lanciato il satellite-matrioska. Si chiama Unisat-5 e al suo interno contiene altri otto piccoli satelliti.

Il lancio è avvenuto dalla base russa di Yasny, nella regione di Orenburg, con il vettore russo-ucraino Dnepr. Accanto al satellite italiano, il razzo ha portato in orbita altri 32 piccoli satelliti ed ha stabilito il nuovo record mondiale, superando quello ottenuto il 19 novembre dagli Stati Uniti che, con il loro vettore Minotaur 1, avevano messo in orbita 29 satelliti.

Unisat-5 appartiene alla categoria dei 'microsatelliti', con un peso inferiore a 50 chili. La particolarità che lo distingue da altri satelliti della stessa taglia, è il fatto di essere a sua volta una piattaforma di rilascio in orbita per satelliti ancora più piccoli.

All'interno di Unisat-5, infatti, sono stati integrati otto satelliti a forma di cubo e di varie dimensioni: 4 CubeSat, che hanno 10 centimetri di lato e 4 PocketQube, con il lato di 5 centimetri.

Gli otto satelliti trasportati provengono da diversi paesi del mondo tra i quali Perù, Pakistan, Spagna, Stati Uniti e Germania. Il "satellite dispenser" Unisat-5 è stato realizzato da un'azienda italiana nata appena due anni fa, la Gauss, nata per iniziativa di un gruppo di neolaureati della scuola di Ingegneria Aerospaziale dell'università Sapienza di Roma: sotto la guida di Filippo Graziani, hanno già realizzato e lanciato sei satelliti universitari.

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Il mistero dei minerali di Vesta Il mistero dei minerali di Vesta

La storia del grande asteroide è più complessa del previsto


Sorprende i ricercatori la distribuzione dell'olivina sull'asteroide Vesta (fonte:  Alessandro Frigeri e Eleonora Ammannito, sulla base dei dati di Vir e delle immagini della Framing Camera)     
Sorprende i ricercatori la distribuzione dell'olivina sull'asteroide Vesta (fonte: Alessandro Frigeri e Eleonora Ammannito, sulla base dei dati di Vir e delle immagini della Framing Camera) 
 
La storia di uno dei più grandi asteroidi del Sistema Solare, Vesta, potrebbe essere molto più complicata del previsto: è quanto emerge dalla distribuzione dei minerali sulla sua superficie.

A sorprendere i ricercatori è, in particolare, il fatto che l'olivina, un minerale comune nelle regioni più interne dei pianeti rocciosi come la Terra, è quasi del tutto assente nei grandi bacini di Vesta ed è invece abbondante in altre zone dell'asteroide.
 
La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, si deve ad una ricerca internazionale alla quale l'Italia ha collaborato con l'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

I ricercatori hanno utilizzato i dati dello strumento italiano Vir (Visual and infrared spectrometer) che si trova a bordo della sonda Dawn della Nasa, che ha visitato Vesta nel 2011. Le immagini dello spettrometro Vir indicano l'inattesa distribuzione dell'olivina e che, di conseguenza, la formazione e l'evoluzione di Vesta non possono essere essere spiegate semplicemente con gli stessi processi che avrebbero sperimentato i pianeti solidi all'inizio della loro storia.

''L'idea alla quale crediamo di più è che sotto la superficie di Vesta ci sia comunque un mantello roccioso ricco di olivina'', dice Maria Cristina De Sanctis, dell'Inaf, co-autrice dell'articolo. Per la ricercatrice ''l'assenza di olivina pura nelle zone meridionali di Vesta e la sua inaspettata presenza nelle regioni settentrionali indicano una storia evolutiva più complessa di quanto ci attendessimo prima delle osservazioni di Dawn. Questo studio - osserva - non solo non completa la nostra conoscenza di Vesta, ma ci pone anche altri interrogativi circa le fasi primordiali del Sistema Solare
 
 
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Svelati i misteri del 'mostro cosmico'

Il lampo gamma più vicino e potente mai visto


Rappresentazione artistica di un lampo di raggi gamma (fonte: NASA/Swift/Cruz deWilde)  
Rappresentazione artistica di un lampo di raggi gamma (fonte: NASA/Swift/Cruz deWilde)
 
Rivelati i misteri del 'mostro' cosmico, il potente e vicino lampo di raggi gamma registrato il 27 aprile 2013, avvenuto alla distanza di 3,8 miliardi di anni luce e che ha 'brillato' per oltre 20 ore.

L'enorme mole di dati raccolta viene presentata in quattro articoli pubblicati sulle riviste Science e The Astrophysical Journal, ai quali hanno collaborato numerosi ricercatori italiani, in particolare dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Il lampo gamma si chiama Grb 130427A ed è stato uno dei più vicini, lunghi e potenti fenomeni di questo tipo mai osservati. Fenomeni come questo si devono all'enorme quantità di energia rilasciata dall'esplosione di grandi stelle al termine della loro vita. Sono fenomeni relativamente rari e difficili da osservare, ma che i satelliti e i telescopi basati a Terra questa volta ha avuto modo di seguire approfonditamente. Fra i satelliti che hanno fornito i dati ci sono Fermi, Swift e NuStar, nei quali l'Italia gioca un ruolo importante e partecipa con Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Inaf.

''Abbiamo subito capito che si trattava di un evento straordinario'', ha detto Giancarlo Cusumano, dell'Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica dell'Inaf (Inaf-Iasf) di Palermo. ''Nei giorni successivi all'evento - ha aggiunto - abbiamo dedicato tutto il nostro tempo all'analisi dei dati. L'intensità dell'evento è stata tale da permetterci uno studio eccezionalmente dettagliato della sua emissione nei raggi X, come mai fino ad ora era stato possibile''.
 
Per Patrizia Caraveo, dell'Inaf-Iasf di Milano, ''l'eccezionale brillantezza dell'evento, unita alla quantità e qualità dei dati raccolti dai diversi osservatori, ha permesso di mettere alla prova le teorie proposte per spiegare questi lampi di emissione, dimostrando che nessuna è in grado di spiegare tutti i dettagli che sono stati osservati''.


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I resti di una supernova per la prima volta in 3D

Sono quelli di Cassiopea A


I resti della supernova Cassiopea A visibili per la prima volta in 3D (fonte: NASA) 
 I resti della supernova Cassiopea A visibili per la prima volta in 3D (fonte: NASA)

Il 'cinema delle stelle' dà un nuovo spettacolo in 3D: la protagonista è la supernova Cassiopea A, o meglio quello che resta della sua antica esplosione. I resti di questa supernova sono stati riprodotti per la prima volta in tre dimensioni grazie ai dati raccolti dall'osservatorio a raggi X Chandra e dal telescopio Spitzer, entrambi della Nasa, nell'ambito di un nuovo progetto dello Smithsonian Institution di Washington. L'obiettivo del museo è digitalizzare in questa nuova veste sia le missioni scientifiche che gli oggetti al centro delle sue collezioni.

Quella di Cassiopea A è una 'prima' assoluta: finora nessun resto di supernova era mai stato modellato in 3D. Per creare questa visualizzazione è stato utilizzato un particolare software che ha fatto da 'ponte' tra due campi normalmente molto distanti: quello dell'astrofisica e quello dell'imaging utilizzato nell'ambito medico.

Questo evento spettacolare è stato annunciato da una 'locandina' in cui Cassiopea A è ritratta da Chandra. Per l'occasione, i dati raccolti dall'osservatorio della Nasa sono stati rielaborati in una nuova versione che mostra con maggiore nitidezza i resti della supernova in diverse lunghezze d'onda: i raggi X dotati di minore energia sono visibili in rosso, quelli con un'energia intermedia sono in verde, mentre quelli più potenti sono in blu.
 
Questo ritratto a colori aiuterà gli astrofisici a ricostruire in dettaglio alcuni aspetti della supernova, come le dimensioni della stella, la sua composizione chimica e il meccanismo dell'esplosione.


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