domingo, 14 de junho de 2015

Estudante de 15 anos descobre novo planeta durante estágio em observatório

Da BBC - Quando tinha 15 anos, o britânico Tom Wagg ficou empolgado ao saber que faria um estágio em um observatório. Mal ele sabia que logo no terceiro dia de "trabalho" ele iria descobrir... um planeta novo.
Agora, dois anos depois de sua descoberta, cientistas de várias partes do mundo reuniram dados para provar que o corpo celeste descoberto pelo garoto é mesmo um planeta. E agora, há uma competição para escolher seu nome.
"Eu fiquei superempolgado", diz Tom, sobre sua descoberta.
Ele encontrou o planeta, que está a mil anos-luz, quando estava analisando fotos durante seu estágio no observatório da Universidade Keeke, em Newcastle-under-Lyme, região central da Inglaterra.
O professor da universidade Coel Hellier explicou que Tom estava vendo os arquivos com fotos e informação sobre "candidatos a novos planetas".
Sua tarefa era procurar por pequenos pontos na luz que são gerados com a passagem de um planeta diante de sua estrela.

Caçando planetas

"Era apenas meu terceiro dia quando eu me deparei com um bom candidato, mas eu já tinha olhado mais de mil imagens", conta Tom.
"Parece chato, mas quando você pensa sobre o que está realmente fazendo, é algo muito inacreditável."
O professor Hellier disse que foram necessárias novas observações feitas por supertelescópios do Chile para confirmar a descoberta de Tom.
O planeta descoberto pelo garoto está a mil anos-luz e seu nome oficial deve ser escolhido em breve
Depois disso, o suposto planeta foi estudado por astrônomos da Universidade de Genebra e da de Liede, para confirmar se o tamanho e a massa do corpo celeste realmente correspondiam às de um planeta.
O planeta – que é relativamente grande, do tamanho de Júpiter – está sendo provisoriamente chamado pela sigla WASP-142b, já que é o 142º planeta a ser descoberto pelo grupo de observatórios que leva essa sigla e do qual a Universidade de Keele faz parte.
Mas um concurso está em curso para escolher o nome oficial do planeta.

Il segreto dell'anello 'fantasma' di Saturno

Rappresentazione artistica dell’anello fantasma di Saturno (fonte: NASA/JPL/Space Science Institute)Rappresentazione artistica dell’anello fantasma di Saturno (fonte: NASA/JPL/Space Science Institute)
Scoperto il 'segreto' dell'anello fantasma di Saturno, scoperto sei anni fa e ben visibile solo agli infrarossi: è composto di minuscole particelle di polveri molto rarefatte e distribuite in modo bizzarro. Per la prima volta è descritto nei dettagli grazie alle immagini del telescopio Wise della Nasa.

Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, si deve al gruppo coordinato da Douglas Hamilton, dell'università americana del Maryland. Il super anello è il più esterno degli anelli del pianeta. Dieci volte più grande del più esterno fra gli anelli ‘visibili’ (indicato con la lettera E), ha uno spessore di circa 10 milioni di chilometri e occupa una regione di spazio 500 volte più grande di Saturno. A generare l'anello, secondo gli autori, sono probabilmente le particelle espulse dalla luna Phoebe, che orbita a 13 milioni di chilometri da Saturno. 

Sarebbero i ripetuti impatti di meteoriti e comete su Phoebe, nel corso della sua storia, ad aver nutrito l'anello. Le particelle sono molto piccole e rarefatte, tanto da somigliare a una nube polverosa che circonda il pianeta. In questa nube di particelle, le rocce più grandi, delle dimensioni di un pallone da calcio, sono molto rare. Il gigantesco anello ingloba la luna Giapeto e secondo la ricerca sarebbe il responsabile del volto insolitamente scuro della luna. Come il parabrezza di una automobile, il satellite naturale di Saturno, raccoglierebbe i detriti dell'anello lungo il suo percorso, accumulandoli sulla sua superficie

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Missione Rosetta, il lander Philae si è 'svegliato'

Tweet Esa: Missione Rosetta, il lander Philae si è svegliato
Tweet Esa: Missione Rosetta, il lander Philae si è svegliato
(di Enrica Battifoglia) 

Si è risvegliato il lander Philae e nella notte ha inviato alla sonda Rosetta i primi dati che permetteranno di scoprire i segreti delle comete e di saperne di più sia sull'origine di questi fossili cosmici, sua sulla nascita del Sistema Solare. 

Dalla posizione scomoda nella quale si era ritrovato il 12 novembre scorso, quando la sonda Rosetta lo aveva rilasciato sulla superficie della cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko, Philae sta ricevendo adesso luce e calore sufficienti per tornare funzionare.


Il suo atterraggio avventuroso aveva segnato uno dei momenti più emozionanti di questa missione senza precedenti dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), alla quale l'Italia contribuisce in modo importante dal punto di vista scientifico e industriale. Il 12 novembre Philae aveva sorpreso tutti rimbalzando per tre volte sulla superficie della cometa, per finire in una sorta di crepaccio e in una posizione imprevista, che lasciava esposta alla luce solare solo una piccola parte dei pannelli necessari per alimentare le batterie e portare avanti la seconda fase della sua missione. Così, una volta esaurita l'energia iniziale delle batterie, il 14 novembre il lander si è addormentato, cadendo in uno stato di ibernazione. Da allora non si è ancora saputo se il trapano italiano di Philae sia riuscito a perforare la superficie della cometa. Forse adesso sarà possibile avere la risposta.

Philae si è svegliato soltanto nella notte scorsa, grazie alla temperatura più alta che c'è adesso sulla cometa (meno 36 gradi, contro i meno 45 necessari a Philae per funzionare) e alla maggiore quantità di luce solare. Il suo primo contatto, dopo i ripetuti tentativi di comunicare fatti a partire dal 12 marzo, è durato 85 secondi ed è avvenuto alle 22:28 di ieri. Il lander ha inviato alla Rosetta più di 300 pacchetti di dati, che verranno processati e analizzati dal gruppo internazionale che segue la missione. "Possiamo confermare che l'avventura di Pihlae continua!", ha detto il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston. "Il risveglio del lander - ha aggiunto - è una notizia straordinaria che, oltre a farci sognare, ci riempie d'orgoglio per l'affidabilità delle tecnologie utilizzate, molte di marca italiana". 

Philae è quindi pronto per affrontare la seconda parte della sua missione, che promette di essere ancora più avvincente della prima per le informazioni che potrà dare su oggetti primitivi come le comete.

E' ottimista il responsabile delle operazioni di Philae per l'agenzia spaziale tedesca Dlr, Stephan Ulamec: ''il lander adesso è pronto per le operazioni ha una temperatura di funzionamento di meno 35 gradi Celsius e ha a disposizione 24 Watt". Da un primo esame è emerso con chiarezza che Philae doveva essersi svegliato da un po', perché in quei pochi secondi ha inviato osservazioni databili ad almeno 1,5 giorni cometari. I pacchetti di dati attesi adesso dal team internazionale sono comunque più di 8,000.

L'Italia ha un ruolo di primo piano nell'intera missione Rosetta, con l'Asim le universita' Parthenope di Napoli e quella di Padova, il Politecnico di Milano, Istituto Nazioniale di Astrofisica (Inaf) e Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). Importante la partecipazione dell'industria, con le aziende del gruppo Finmeccanica Thales Alenia Space, Telespazio e Selex ES. Sono italiani i due ricercatori alla guida della missione, Paolo Ferri e Andrea Accomazzo


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Robô Philae acorda sobre cometa

Da France Presse - O robô espacial europeu Philae, estacionado na superfície do cometa "Chury" desde novembro do ano passado, despertou no sábado (13) à noite, revelou Jean-Yves Le Gall, presidente do Centro Nacional de Estudos Espaciais (CNES), a agência espacial francesa.
"Recebemos sinais durante dois minutos, bem como quarenta segundos de dados", indicou Le Gall à AFP, confirmando a informação divulgada pela rede RTL.
"Olá Terra! Vocês estão me ouvindo?", tuítou o robô, via Agência Espacial Europeia (ESA).
O despertar de Phiale, robô-laboratório munido de vários instrumentos, ocorreu sábado às 22h28, hora europeia, (17h28 de Brasília), segundo a ESA.
Do tamanho de uma máquina de lavar roupas, o robô Philae estava inativo desde seu histórico pouso em 12 de novembro do ano passado sobre o cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
Da Terra, a mais de 450 milhões de quilômetros de distância, os cientistas da Agência Espacial Europeia (ESA) tentavam há mais de um mês "ouvir" um possível sinal de vida a partir de Philae pela sonda Rosetta.
A sonda europeia Rosetta está agora a uma centena de quilômetros do cometa.

quinta-feira, 4 de junho de 2015

La danza caotica delle lune di Plutone

Plutone con le sue cinque lune (fonte: NASA/M. Showalter)

E' caotica ma non troppo, la complessa coreografia seguita dalle lune che 'danzano' intono a Plutone. L'hanno ricostruita gli astrofisici dell'Università del Maryland, sulla base dei dati rilevati dal telescopio spaziale Hubble. Il risultato. pubblicato su Nature, farà da guida alla sonda della Nasa New Horizons, che il 14 luglio compirà il suo passaggio ravvicinato a Plutone per svelare gli ultimi segreti di questo lontano 'cugino' della Terra.


I suoi quattro satelliti minori Stige, Cerbero, Idra e Notte, scoperti tra il 2005 e il 2012, continuano a stupire ad ogni osservazione più ravvicinata. In quest'ultimo ritratto di Hubble - spiega l'astronomo Douglas Hamilton - le lune appaiono ''come adolescenti ribelli che si rifiutano di seguire le regole''. Questi satelliti, infatti, non mostrano sempre la stessa faccia al loro pianeta di riferimento (come fa la luna con la Terra), ma ruotano su loro stessi in maniera casuale: questo effetto risulta amplificato dalla loro forma, non perfettamente sferica, e dall'instabile e sbilanciato campo gravitazionale generato da Plutone e dalla sua luna più grande, Caronte.

A dispetto di questi moti di rotazione così caotici, i satelliti seguono percorsi ben precisi e facilmente prevedibili nella loro rivoluzione intorno al sistema binario formato da Plutone e Caronte. In particolare, tre di loro (Notte, Stige e Idra) si muovono con passo regolare seguendo orbite che sono concatenate fra loro come gli ingranaggi di un orologio.

Le sorprese, però, non finiscono qui. Hubble ha svelato imoltre che Cerbero è scuro quanto il carbone (forse per la polvere generata dall'impatto di meteoriti), mentre le altre lune sono chiare come sabbia bianca. Questo è solo l'ultimo dei misteri che potranno essere risolti dalla missione di New Horizons. Dopo aver viaggiato nello spazio per più di nove anni, la sonda raggiungerà Plutone il 14 luglio: sfrecciando a 50.000 chilometri orari, sfiorerà il pianeta passando ad una distanza di 12.500 chilometri.

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segunda-feira, 1 de junho de 2015

Hubble scopre l'origine dei getti di materia dei buchi neri

Hubble scopre l'origine dei getti di materia dei buchi neri (fonte: NASA/ESA/STScI)


Immagini straordinarie del telescopio spaziale Hubble hanno permesso di risolvere il mistero dei potentissimi getti di materia emessi dai buchi neri al centro di alcune galassie a velocità prossime a quelle della luce. Analizzati da un gruppo di astrofisici coordinati da Marco Chiaberge, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), i dati di Hubble indicano che questi fenomeni cosmici hanno origine in galassie che si sono fuse con altre galassie. Pubblicato sulla rivista Astrophysical Journal, allo studio ha partecipato anche un altro italiano, Roberto Gilli, dell'Inaf.

I ricercatori hanno passato al setaccio galassie fotografate dal telescopio spaziale Hubble della Nasa e dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Non sono galassie comuni perché i loro nuclei sono molto luminosi e per questo vengono definite Nuclei Galattici Attivi. Questa luminosità proverrebbe dalla enorme quantità di materia che precipitando verso il grande buco nero al centro della galassia si riscalda ed emette un intenso flusso di radiazione elettromagnetica. Alcune di queste galassie emettono potenti getti di materia che si propagano per migliaia di anni luce nello spazio e in direzioni opposte, con velocità vicine a quella della luce. Inoltre, l'interazione fra le particelle cariche e il campo magnetico nei getti produce intense emissioni di onde radio. 

''Abbiamo scoperto che quasi tutte le galassie che presentano grandi quantità di emissioni radio, e quindi dotate di getti, hanno sperimentato processi di fusione'' rileva Chiaberge, che lavora anche negli Stati Uniti allo Space Telescope Science Institute e alla Johns Hopkins University. Secondo i ricercatori, dalla collisione tra due galassie che hanno al centro un buco nero, si può generare un buco nero massiccio che produce getti di materia quando questo, nel processo di fusione, acquista una elevata velocità di rotazione. Un'accelerazione che produrrebbe un eccesso di energia sufficiente per alimentare i getti.


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Su Marte aurore azzurre e luminose

La simulazione delle aurore azzurre di Marte nella Planeterella (fonte: D. Bernard/IPAG — CNRS)


Il cielo di Marte è colorato da aurore spettacolari, azzurre e molto luminose. A prevedere il fenomeno, visibile a occhio nudo nell'emisfero Sud marziano e per la prima volta su un pianeta diverso dalla Terra, sono i dati della sonda dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) Mars Express, confermati dalla missione Maven della Nasa.

Perciò se in futuro un astronauta camminasse sul suolo rosso in prossimità del Polo Sud di Marte, alzando gli occhi vedrebbe il cielo colorarsi di luci azzurre, rosse e verdi. Pubblicato sulla rivista Planetary and Space Science, il risultato si deve alla collaborazione fra Nasa, Istituto di Planetologia e astrofisica di Grenoble (Ipac), Esa e università finlandese di Aalto. Azzurro e blu sono i colori prevalenti nelle aurore marziani ma, come accade anche sulla Terra, ci sono anche sfumature verdi e rosse.

E proprio come sulla Terra, a provocare le aurore è l'impatto delle particelle cariche provenienti dal Sole con quello che resta del campo magnetico di Marte. Rispetto a 3,5 milioni di anni fa, di esso non restano che dei frammenti, chiamati 'anomalie magnetiche crostali' e concentrati nell'emisfero meridionale. I ricercatori hanno utilizzato uno dei 17 'simulatori di aurore' esistenti al mondo, chiamati 'Planeterelle'. Sono sfere nelle quali è possibile riprodurre tutte le caratteristiche dell'atmosfera, dalla densità alla composizione, così come l'intensità di un campo magnetico e l'impatto di uno sciame di particelle cariche.

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Venere e Giove si avvicinano nel cielo di giugno

Luna al crepuscolo con Venere (accanto) e Giove (in alto) (fonte: Mariom990)



Venere e Giove sono i protagonisti del cielo di giugno, che li vedrà avvicinarsi progressivamente, fino alla spettacolare congiunzione attesa per il primo luglio. Continuerà a dare spettacolo anche Saturno, mentre c'è l'incognita della cometa Q1 Panstarrs, davvero difficile da osservare. Torneranno invece ad essere visibili i passaggi della Stazione Spaziale Internazionale.

Mentre lo scorso anno la congiunzione Venere-Giove era avvenuta prima dell'alba, l'Unione Astrofili Italiani (Uai) rileva che quest'anno si potranno osservare comodamente i due pianeti poco dopo il tramonto.

Dal 3 al 26 giugno Venere attraverserà la costellazione del Cancro fino a raggiungere Giove nel Leone. Dopo alcuni mesi di ottima osservabilità del pianeta più luminoso, l'altezza di Venere sull'orizzonte occidentale comincerà a decrescere rapidamente, anticipando così l'orario del tramonto di oltre un'ora. Gli ultimi giorni del mese Venere sarà nel Leone, sempre più vicinO a Giove, con il quale sarà protagonista di una spettacolare congiunzione all'inizio di luglio.

Saturno continua ad essere osservabile in condizioni ottimali, nella Bilancia. Dopo il tramonto si può individuare facilmente, guardando a Sud-Sud-Est nelle prime ore della sera. Intorno alla mezzanotte culmina a Sud e raggiunge la massima altezza sull'orizzonte: questo il momento ideale per osservarlo, in particolare per chi può utilizzare un telescopio per ammirare gli splendidi anelli. Nella seconda parte della notte lo si può seguire a Sud-Ovest, sempre più basso sull'orizzonte. 

In giugno è attesa anche la seconda cometa luminosa delle tre previste per quest'anno. Dopo la C/2014 Q2 Lovejoy è la volta della C/2014 Q1 Panstarrs, anche se vederla non sarà affatto facile. Bisogna infatti cercarla a ridosso dell'orizzonte e quando il cielo non è ancora completamente buio. Sarà possibile farlo a partire dalla metà di giugno, puntando il telescopio verso l'orizzonte di Nord-Est.

Nel cielo di giugno, infine, si potrà vedere ancora sfrecciare la Stazione Spaziale, a bordo della quale si trova ancora l'astronauta Samantha Cristoforetti. Se in maggio era possibile vederla passare soltanto prima dell'alba, a partire dal primo giugno sono previsti diversi passaggi nelle ore serali.


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sábado, 16 de maio de 2015

Asteroide ha ‘sfiorato’ la Terra, passato a 300mila km

Rappresentazione artistica di un asteroide (fonte: NASA, ESA, M.A. Garlick (space-art.co.uk), University of Warwick, University of Cambridge)

Si è avvicinato alla Terra come previsto l'asteroide 2015 JF1, dal diametro di 10 metri, senza alcun pericolo per il nostro pianeta. Il sasso cosmico puntuale, alle 13.52 italiane, è passato a circa 300.000 chilometri dal nostro pianeta, ossia all'interno della distanza che ci separa dalla Luna.

''L'asteroide ha superato la soglia di minima distanza dalla Terra e ora è in fase di allontanamento'' spiega l'astrofisico Gianluca Masi, responsabile del progetto Virtual Telescope.

Passaggi 'radenti' come questi, prosegue ''ci ricordano dell'esistenza di un gruppo di asteroidi così 'spavaldi' da infilarsi nelle vicinanza della Terra''. Per essere pronti ad affrontare eventuali minacce, eventi come questi, aggiunge l'astrofisico, ''ci ricordano dell'importanza di progetti che osservano il cielo a caccia di asteroidi potenzialmente pericolosi''.

La maggior parte di questi progetti, dice Masi, è concentrata nell'emisfero settentrionale, ''bisognerebbe avviarne altri anche nell'emisfero australe e altri che utilizzano telescopi spaziali che hanno meno difficoltà, rispetto ai telescopi terrestri, ad osservare gli asteroidi vicini al Sole, perché non sono disturbati dalla luminosità dell'atmosfera terrestre''.

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terça-feira, 5 de maio de 2015

L'urlo delle stelle zombie

Un misterioso segnale nel cuore della Via Latte



Il lamento di stelle 'zombie' che si nutrono dei corpi delle loro compagne: ecco cosa potrebbe essere lo strano segnale catturato al centro della Via Lattea dal telescopio NuSTAr (Nuclear Spectroscopic Telescope Array) della Nasa. Lo ha scoperto un gruppo di astrofisici coordinato da Kerstin Perez, della Columbia University di New York.

Cosa sia realmente questo bagliore di raggi X ad altissima energia ''rimane un mistero'', come ammettono gli stessi ricercatori sulla pagine di Nature. ''Non possiamo ancora spiegarlo in maniera esaustiva, servono ulteriori ricerche''.

Queste si concentreranno tutte sul centro della nostra galassia, un luogo molto affollato dove si possono trovare stelle vecchie e giovani, buchi neri di piccole dimensioni e un'ampia varietà di corpi stellari in orbita attorno a Sagittarius A* (Sgr A*), il buco nero supermassiccio della Via Lattea.

Il telescopio spaziale NuSTAR, in orbita dal 2012, è il primo in grado di realizzare immagini nitide di questa regione così frenetica nella banda dei raggi X ad alta energia. Grazie al suo 'occhio' è stato individuato lo strano bagliore di raggi X che i ricercatori ora provano a spiegare formulando quattro ipotesi. 

Le prime due vedono i raggi X come un'eruzione provocata da stelle morte (pulsar o nane bianche) che si cibano delle compagne con cui prima 'danzavano' in un sistema binario. La terza ipotesi indica che i raggi X potrebbero essere emessi da piccoli buchi neri che sbocconcellano le loro stelle compagne. La quarta e ultima ipotesi sostiene invece che questa strana 'foschia' diffusa sia formata dalle particelle cariche dei raggi cosmici generati dal buco nero Sgr A*.

Al momento nessuna delle ipotesi sembra prevalere sulle altre. ''Questo risultato ci dice che il centro della Via Lattea è un posto bizzarro'', afferma Chuck Hailey, coautore dello studio della Columbia University. ''Proprio come le persone si comportano diversamente a seconda che camminino lungo la strada o in una metropolitana affollata nell'ora di punta - aggiunge - così i corpi stellari mostrano strani comportamenti quando si accalcano vicino al buco nero supermassivo''.

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sexta-feira, 1 de maio de 2015

Messenger cai em Mercúrio e forma nova cratera na superfície do planeta

A sonda Messenger, da Nasa, que orbitou ao redor Mercúrio durante os últimos quatro anos, caiu na superfíice do planeta nesta quinta-feira (30). O evento já era previsto, já que o instrumento tinha completado sua missão e estava sem combustível.
Os controladores da missão no Laboratório de Física Aplicada da Universidade Johns Hopkins, em Laurel, no estado de Maryland, confirmaram que a Messenger impactou a superfície de Mercúrio, como previsto, às 16h26 (horário de Brasília), formando uma nova cratera no planeta.
O nome da sonda, Messenger, é a sigla em inglês para "Superfície, Espaço, Ambiente, Geoquímica e Alinhamento de Mercúrio". Sua missão foi inicialmente apenas para durar um ano, mas como estava operando bem e retornando dados interessantes e descobertas, os cientistas prolongaram sua vida o máximo que podiam.
A principal descoberta da Messenger ocorreu em 2012: uma espessa camada de gelo nas regiões polares de Mercúrio, fornecendo "apoio convincente para a hipótese de que o planeta abriga abundante água congelada e outros materiais voláteis em suas crateras polares permanentemente sombreadas", segundo a Nasa.
"Pela primeira vez os cientistas começaram a ver claramente um capítulo na história de como os planetas internos, incluindo a Terra, adquiriram água e alguns dos blocos químicos de construção da vida", explicou a agência em comunicado.
Os cientistas acreditam que o planeta mais próximo do Sol provavelmente obtiveve sua água quando cometas e asteroides voláteis ricos fizeram impacto, em algum momento da História.
Lançada em 2004
Combinação de imagens mostra as leituras da atmosfera de Mercúrio feitas por instrumento à bordo da sonda Messenger  (Foto: NASA, Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, Carnegie Institution of Washington via AP)Combinação de imagens mostra as leituras da atmosfera de Mercúrio feitas por instrumento à bordo da sonda Messenger (Foto: NASA, Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, Carnegie Institution of Washington via AP)
A Messenger foi lançada em 2004 e viajou por mais de seis anos antes de finalmente começar a orbitar Mercúrio em 18 de março de 2011.
Como previsto, a sonda atingiu o planeta a mais de 14 mil km/h no lado do planeta que não dá para a Terra. Não são esperadas imagens do impacto.
"Pela primeira vez na história temos um conhecimento real sobre o planeta Mercúrio, que nos mostra um mundo fascinante como parte de nosso sistema solar diversificado", disse John Grunsfeld, administrador associado da diretoria de Missões Científicas da Nasa.
Os cientistas vão continuar a analisar os dados obtidos a partir da Messenger durante os próximos anos, disse ele.
 Concepção artística mostra sonda MESSENGER, da Nasa, orbitando Mercúrio  (Foto: Nasa/JHU APL/Carnegie Institution of Washington)Concepção artística mostra sonda MESSENGER, da Nasa, orbitando Mercúrio (Foto: Nasa/JHU APL/Carnegie Institution of Washington)
 www.g1.globo.com

É hora de dar tchau!

Na quinta-feira (30), logo no comecinho da noite, chegou ao fim uma missão espacial muito bem sucedida, a Messenger. Destinada a estudar Mercúrio em detalhes, ela foi lançada em agosto de 2004 e, após seis anos e meio de viagem que incluíram três sobrevoos ao planeta, ela foi colocada em órbita elíptica em março de 2011. Na verdade, a Messenger foi a primeira sonda a orbitar o menor e menos conhecido planeta do Sistema Solar. Antes dela, a Mariner 10 passou por lá em março de 1974, efetuando 3 sobrevoos antes de seu combustível acabar e entrar em órbita do Sol.
Até 2011, o que tínhamos de informações sobre Mercúrio era fruto dos sobrevoos da Mariner 10 e, claro, das observações em Terra. Só que por causa da sincronia dos sobrevoos da Mariner, ela sempre fotografou a mesma face do planeta. Como resultado, menos de 45% da superfície do planeta foi mapeada, ou seja, muita coisa ainda precisava ser feita, mas o pouco que foi mapeado mostrou que, no geral, a aparência de Mercúrio é a mesma da Lua.
Foi preciso esperar três décadas para que a NASA enviasse nova sonda para Mercúrio. Uma missão como essa não é das mais fáceis, tanto por causa da intensa força gravitacional do Sol, que perturba a estabilidade da órbita da sonda, quanto por causa das difíceis condições nessa região do espaço.
Os instrumentos da sonda precisam ser blindados termicamente para evitar as grandes variações de temperatura experimentadas todas as vezes que ela mergulha na sombra do planeta. Isso sem falar na intensa radiação solar que pode arruinar toda a eletrônica embarcada.
Mas enfim, a espera terminou em 2004.
A Messenger tinha como missão, além de mapear Mercúrio por completo com uma resolução muito melhor, analisar o tipo de material que compõe o terreno, estudar a interação da radiação solar e determinar o tamanho do núcleo do planeta, entre outros.
O plano inicial era que a missão durasse um ano, mas com o Sol chegando ao seu máximo de atividade em 2012, a missão foi estendida mais um ano. Só que nessa extensão, as descobertas feitas pela Messenger foram tão fascinantes que outra extensão foi conseguida, que durou até quando acabou o propelente que faz a sonda manobrar. Sem capacidade de manobra, a órbita da sonda vai decaindo irremediavelmente, até que ela se choque contra a superfície do planeta a mais de 14 mil km/h, abrindo uma cratera de 16 metros de diâmetro.

E quais são essas descobertas?
A mais fantástica foi a de que existe água em Mercúrio! Esse resultado era totalmente inesperado por causa das condições do planeta, cuja superfície pode atingir mais de 400°C! Mas os mapas da Messenger, combinado com os instrumentos de análise geológica, mostraram a presença de gelo em crateras que não são iluminadas pelo Sol nas regiões polares, como ocorre na Lua também.
Outra descoberta fascinante foi que Mercúrio guarda em sua superfície amostras de material que formou o Sistema Solar. A Messenger mostrou uma camada de material carbonáceo também sobre os polos, muito provavelmente trazido por cometas vindos da Nuvem de Oort, junto com o gelo. As regiões polares de Mercúrio mostraram-se um depósito de material pré biótico oriundo do bombardeio sofrido pelos planetas interiores, ocorrido nos primórdios do Sistema Solar!
Outras descobertas foram que Mercúrio tem um núcleo líquido, comparativamente até maior que o da Terra, tem campo magnético muito fraco, teve episódios de vulcanismo e possui “atmosfera”. Bom, atmosfera numas. Com a alta temperatura e a baixa gravidade do planeta, não há condições dele reter atmosfera de verdade, densa. O que a Messenger descobriu foram traços de hidrogênio, hélio, oxigênio, sódio, cálcio e potássio, cuja origem é tanto o vento solar, quanto o decaimento radioativo de rochas, formando uma exosfera.
As descobertas da Messenger foram tão surpreendentes que para mantê-la em órbita foi usado hélio quando o gás propelente das manobras acabou – ou seja, a NASA já fez tudo o que pode.
Literalmente, a sonda está com tanque vazio e a gravidade é implacável. O último suspiro de hélio foi usado agora, dia 28, para elevar mais um pouco sua órbita final de modo que o momento do impacto coincidisse com o horário em que as antenas da rede Deep Space estivessem em posição favorável para “ouvir” as últimas transmissões. Essa rede de antenas é usada pela NASA para monitorar e se comunicar com todas as suas missões espaciais e tem antenas espalhadas pelo globo – de modo que sempre há pelo menos uma delas rastreando as sondas no espaço.
O impacto da Messenger ocorreu como planejado na quinta, às 18h26 no horário de Brasília, e só vamos saber se de fato aconteceu quando suas transmissões cessarem. Em 2016, a missão BepiColombo, parceria entre as agências espaciais europeias e japonesa, deve ser lançada em direção a Mercúrio. Só lá pelo ano de 2020 é que poderemos ver a cratera deixada pelo mergulho final da Messenger.

Será que vai cair?
Um assunto que está bombando nos noticiários é a questão do módulo russo Progress, em órbita da Terra. Afinal, o que está acontecendo?

A agência espacial russa Roskosmos lançou nesta última terça-feira (28) um módulo de carga não tripulado levando suprimentos para a Estação Espacial Internacional. Ocorre que minutos após o lançamento, o controle da missão conseguiu estabelecer um contato precário com o módulo. A telemetria captada indicava que apenas 2 das 5 antenas de comunicação haviam aberto como previsto. Pior, o download das imagens da câmera que faz a guiagem final das manobras de acoplamento mostrou que o módulo estava girando a uma taxa de uma volta a cada 4,5 segundos.
Sem conseguir estabelecer comunicação com a Progress, os técnicos desistiram de tentar corrigir seu movimento de rotação e com isso abandonaram a ideia original de tentar acoplá-la como previsto. A missão passou a ser estabelecer contato para ao menos controlar a queda do módulo.
Isso mesmo, a Progress está caindo.
O módulo foi colocado em uma órbita baixa, onde a atmosfera é rarefeita, mas ainda assim exerce algum arrasto. Com isso ele desacelera, diminui a altura, vai para uma região de densidade maior, sofre mais arrasto e desacelera mais ainda. Este ciclo vai se repetindo até que o módulo atinja uma altura em que o arrasto atmosférico seja tão forte que o despedace. Sem poder recuperar a missão original, a meta era conseguir ao menos direcionar a queda de modo que a Progress se desintegre sobre o Oceano Pacífico. Só que nem isso foi possível até agora!
Sem estabelecer contato contínuo com a Progress ela fica mesmo sem controle. Isso significa que, até que os técnicos estabeleçam um link com o módulo, eles não vão poder fazer com que ela caia aonde queiram, mas certamente ela não vai cair em qualquer lugar.
A órbita da Progress evita lugares densamente povoados, o que minimiza as chances de uma tragédia e, mais ainda, ela cruza o Oceano Pacífico, que não é pequeno – aliás, 75% da superfície da Terra é coberta por água. Com o que se sabe até agora espera-se que o módulo reentre na atmosfera entre 5 e 7 de maio, mas sem estimativa do local, por enquanto.
Mas o que teria causado esse problemão?
Ninguém sabe até agora e uma investigação está em curso com resultados prometidos para no máximo dia 13. A pressa se justifica porque dia 16 já há outro lançamento previsto, dessa vez de um satélite militar secreto da Rússia, mas logo, logo uma missão tripulada deve ocorrer.
Uma hipótese é que o terceiro estágio do foguete Soyuz-2-1a tenha falhado. Pode ser que ele não tenha se desligado no momento da separação do módulo, ocasionando um choque violento entre as duas partes. Apesar dessa hipótese explicar a nuvem de destroços detectada ao redor do módulo, bem como sua rotação, uma explosão em algum tanque, que tenha causado uma rápida despressurização do módulo, também poderia fazer a mesma coisa.
Só nos resta aguardar.
Pedaços do Halley
Para finalizar, no próximo dia 5, é o dia do máximo da chuva de meteoros Eta Aquarídeas. Essa chuva está associada com a trilha de poeira largada pelo mais famoso dos cometas, o Halley.

Sem dúvida, se eu tivesse que eleger uma chuva preferida, das tantas que ocorrem durante o ano, esta seria a Eta Aquarídeas. Ela foi a primeira que eu observei seriamente, contando e anotando cada meteoro avistado.
Infelizmente, dessa vez os prognósticos são ruins. Para se observar uma chuva de meteoros é necessário apenas um local com céu escuro, mas neste ano a Lua chega à fase de cheia justo dia 4, deixando o céu muito claro. Isso dificulta a observação, “apagando” os meteoros mais fracos (a maioria), deixando apenas os mais brilhantes.
A constelação de Aquário, de onde parece partir todos os meteoros, estará no céu a partir das 2h15 da manhã, favorecendo as observações, mas não é essencial esperar até esse horário. Só que considerando a fase da Lua e que essa chuva tem um período “largo” de atividade – entre 19 de abril e 28 de maio – pode ser mais jogo observar agora nesse feriado, ou esperar até o dia 15 de maio. A dica é olhar para a direção leste, de onde os meteoros vão surgir, mas fixando a vista para o alto. Um conselho precioso é fazer isso sentado em uma cadeira de praia para evitar o torcicolo no dia seguinte.
A carta abaixo mostra o céu às 2h15 do dia 05 de maio. Ele não se altera muito ao longo dos dias, se você olhar nesse horário, só a posição da Lua se altera perceptivelmente. Nesse caso, ela estará bem no alto, no zênite. No dia 15, também às 2h da manhã, ela nem terá nascido ainda.

Imagens:Impacto da Messenger em Mercúrio (NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington)Mapa do céu às 2h15 em 5 de maio de 2015 (Cássio Barbosa)
http://g1.globo.com/ciencia-e-saude/blog/observatorio/post/e-hora-de-dar-tchau.html

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