quarta-feira, 7 de maio de 2014

Ecco l'universo virtuale, con immagini mozzafiato

Il modello più completo dell'universo riproduce anche gli effetti della materia visibile su quella oscura (fonte: Illustris Collaboration)  
Il modello più completo dell'universo riproduce anche gli effetti della materia visibile su quella oscura (fonte: Illustris Collaboration)
 

Un universo virtuale, nel quale una straordinaria quantità di numeri e dati si trasforma in spettacolari immagini di galassie: il modello più completo dell'evoluzione dell'universo racconta con un'accuratezza senza precedenti la nascita delle galassie, avvenuta 12 milioni di anni dopo il Big Bang, e ne ricostruisce l'evoluzione attraverso 13 miliardi di anni. Descritto sulla rivista Nature, l'universo virtuale è il risultato della collaborazione coordinata dal Massachusetts Institute of Technology (Mit).

Il risultato è uno strumento senza precedenti per la cosmologia perchè non si limita, come facevano i modelli precedenti, a ricostruire a distanza la 'ragnatela cosmica' delle galassie: questo nuovo universo virtuale scende nei dettagli e permette di viaggiare attraverso le popolazioni di galassie ellittiche e a spirale, ne analizza la composizione in modo coerente con i dati finora pubblicati nella letteratura scientifica, ricostruisce la proporzione dei gas presenti nelle diverse epoche dell'universo.

''E' la descrizione più realistica delle proprietà delle galassie finora ottenuta'', osserva l'astrofisico Giuseppe Murante, dell'osservatorio di Trieste dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), commentando il risultato. Il modello, spiega l'esperto, ''è il frutto di una simulazione numerica, che integra al computer le equazioni che descrivono l'universo. La traduzione in immagini della simulazione numerica non è stata affatto banale: ''il video scientifico è stato prodotto mentre la simulazione andava avanti e il risultato è spettacolare'', commenta Murante.

E' uno strumento unico nelle mani dei cosmologi. Innanzitutto ''è una conferma ulteriore della validità delle attuali teorie cosmologiche'', osserva l'astrofisico. E' ''un modello realistico - aggiunge - non soltanto del comportamento della materia visibile (barionica) che si aggrega nel formare le galassie, ma permette di conoscere anche il modo in cui la materia visibile agisce su quella oscura, sei volte più numerosa''. In questo, conclude l'esperto ''conferma il risultato ottenuto in passato anche nell'osservatorio di Trieste''. C'è di più: il modello ''non è una semplice riproduzione dell'universo, ma prevede dove potrebbe trovarsi la materia che non vediamo''.


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terça-feira, 6 de maio de 2014

Pronta la mappa del campo magnetico della Via Lattea

L'impronta del campo magnetico della Via Lattea (fonte: ESA and the Planck Collaboration)  
L'impronta del campo magnetico della Via Lattea 
(fonte: ESA and the Planck Collaboration)
 
 
E' pronta la mappa del campo magnetico della Via Lattea. L'ha ottenuta il satellite europeo Planck, al quale l'Italia partecipa in modo importante, e aiuterà a capire che cosa è accaduto nei primi istanti dell'universo, subito dopo il Big Bang.

Pubblicato in quattro articoli sulla rivista Astronomy and Astrophysics e annunciato da Agenzia Spaziale Europea (Esa), Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Agenzia Spaziale Italiana (Asi), il risultato è stato ottenuto osservando l'orientamento 'preferenziale' della luce emessa dalla polvere interstellare per effetto della polarizzazione. Questo accade, per esempio, quando la luce colpisce una superficie riflettente, come uno specchio o la superficie del mare. Nello spazio la luce emessa dalle stelle può essere polarizzata in modi diversi, che gli astronomi stanno ancora studiando.

Per questo il satellite Planck si è comportato come un gigantesco paio di occhiali da sole per osservare la Via Lattea senza alcun 'riflesso' ed ha potuto cogliere un'immagine suggestiva della polvere della Via Lattea, piegata in curve, vortici e archi per azione del campo magnetico. La luce diventa così una spia dell'esistenza di campi magnetici nel mezzo interstellare che la luce ha attraversato, e può aiutare a ricostruirne le proprietà.

Studiare il campo magnetico è importante anche perchè dietro di essi si nasconde il segnale primordiale della radiazione cosmica di fondo, ossia della luce più antica che ha brillato nell'universo,. Di conseguenza, misurare la polarizzazione di questa radiazione potrebbe fornire la prova dell'esistenza delle onde gravitazionali primordiali, quelle prodotte nell'Universo immediatamente dopo il Big Bang.

Per Enrico Flamini, responsabile scientifico dell'Asi, il risultato di Planck è ''l'analisi dati raggiunge il suo apice e molto ancora ci aspettiamo nei prossimi mesi''. Per Reno Mandolesi, responsabile dello strumento Lfi di Planck e associato dell'Inaf, ''non esistono a oggi mappe così precise della polarizzazione della polvere nella nostra galassia''.


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segunda-feira, 5 de maio de 2014

Il 'pianeta degli anelli' conquista il cielo di maggio

Saturno protagonista insieme alla cometa più attesa del 2014


Saturno, protagonista del cielo di maggio (fonte: Samuele Gasparini di Castelfiorentino (Fi) ; www.astrobook.it) 
 Saturno, protagonista del cielo di maggio
(fonte: Samuele Gasparini di Castelfiorentino (Fi) ; www.astrobook.it)
 
Occhi puntati su Saturno, il 'pianeta degli anelli': sarà lui, il 'più bello' del Sistema solare, a catalizzare gli sguardi degli appassionati astrofili nel mese di maggio. Sabato 10 darà grande spettacolo raggiungendo la minima distanza dalla Terra durante l'opposizione, come rilevano gli esperti dell'Unione astrofili italiani (Uai).

''Il pianeta sarà osservabile per tutta la notte, alla massima luminosità e alla minima distanza dalla Terra (circa 1,33 miliardi di chilometri) per l'anno in corso'', spiega la Uai. Con l'ausilio di un piccolo telescopio sarà possibile osservare persino gli anelli che lo abbracciano: basterà puntare lo strumento verso sud-est al calare dell'oscurità, spostandolo poi verso sud nelle ore centrali della notte e verso sud-ovest prima dell'alba.

Per i fan più accaniti di Saturno, lo spettacolo si rinnoverà nelle prime ore della notte del 14 maggio con la congiunzione tra il pianeta e la Luna: ''osservando in direzione sud-est - affermano gli esperti Uai - si potrà notare il pianeta Saturno che sorge poco prima della Luna piena. I due astri si troveranno nella costellazione della Bilancia''.

Anche le altre notti del mese saranno degnamente illuminate da eventi celesti altrettanto interessanti. Si comincia il 2 e 3 maggio con la pioggia delle alfa Scorpidi, stelle cadenti particolarmente brillanti e colorate. Il 5 e 6 maggio sarà il momento clou per le famose meteore di maggio eta Aquaridi, legate ad antichi residui della cometa Halley: l'osservazione sarà favorita soprattutto nelle Regioni del Sud Italia. Tra il 9 e il 10 maggio, invece, sarà il turno delle eta Liridi, le meteore generate dalla cometa 1983 VII Iras-Araki-Alcock. ''In questi ultimi anni si sono mostrate abbastanza attive e non si esclude che prima o poi, data la tipologia a lungo periodo della cometa madre, possano produrre uno dei caratteristici exploit di meteore'', spiegano gli astrofili della Uai.

Cresce infine l'attesa per la cometa dell'anno, C/2012 K1 PanSTARRS. ''Seppure ancora molto lontana dai giorni che dovrebbero portarla al massimo splendore e forse a raggiungere la soglia della visibilità ad occhio nudo - commenta la Uai - è comunque già da adesso l'oggetto più seguito della sua categoria. Nel mese di maggio continuerà il suo viaggio ben alta in cielo, dapprima tra le stelle dei Cani da Caccia e poi dell'Orsa Maggiore''. In particolare, ''dal 16 al 23 maggio la cometa attraverserà un campo ricco di galassie relativamente luminose, sfiorando letteralmente il giorno 20 la più luminosa di queste, nota come NGC 3726''.

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La più grande luna del Sistema Solare è un 'sandwich'


Ganimede, la più grande luna di Giove e del Sistema Solare, nasconde strati di oceani e ghiacci 
 Ganimede, la più grande luna di Giove e del Sistema Solare, nasconde strati di oceani e ghiacci

Ganimede, la più grande luna di Giove e dell'intero Sistema Solare, nasconderebbe al suo interno un 'sandwich' di strati alternati di oceani e ghiacci. Lo ha scoperto la ricerca internazionale pubblicata sulla rivista Planetary and Space Science e coordinata da Steve Vance, del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa. Il risultato suggerisce l'ipotesi che Ganimede potrebbe ospitare la vita.

Il modello messo a punto dai ricercatori potrebbe aiutare a studiare la possibile esistenza di forme di vita su pianeti esterni al Sistema Solare, ma soprattutto a comprendere meglio le caratteristiche delle altre quattro lune del nostro Sistema Solare che nascondono oceani: le due più grandi lune di Saturno, Titano ed Encelado, e le lune di Giove Europa e Callisto.

Nella ricostruzione della struttura interne di Ganimede fatta in laboratorio, i ricercatori hanno individuato più oceani racchiusi fra strati di ghiaccio. Hanno inoltre scoperto che il fondale dell'oceano più interno potrebbe non essere affatto composto di ghiaccio, come si credeva finora, ma di un'acqua salata molto densa a causa delle altissime pressioni, così densa da precipitare sul fondo e da essere scambiata per ghiaccio. Il fondale vero e proprio potrebbe invece essere roccioso, e di conseguenza capace di scatenare reazioni chimiche importanti per la formazione delle molecole alla base della vita.

I ricercatori spiegano inoltre la struttura a sandwich dell'interno di Ganimede con il fatto che le particolari condizioni presenti nel cuore di questa luna possano causare nevicate 'al contrario', ossia dal basso verso l'alto: a mano a mano che il ghiaccio viene spinto dal fondo verso l'esterno, la ridotta pressione ne modifica la struttura, dopodichè il ghiaccio torna a depositarsi ad una quota diversa, dando origine ai diversi strati.
L'interno di Ganimede sarebbe quindi composto da più strati di ghiaccio dalla struttura diversa e ordinati in modo che il più pesante sia il più interno, mentre il più leggero è il più esterno.


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L'astronauta Nespoli diventerà un 'acquanauta'

n fondo all'Atlantico simulerà la cattura degli asteroidi

05 maggio, 09:58
Il laboratorio Aquarius, a 15 metri di profondtà nell'Atlantico (fonte: NASA)  
Il laboratorio Aquarius, a 15 metri di profondtà nell'Atlantico (fonte: NASA)
 
 
Passeggiate spaziali intorno a un asteroide e occhiali simili ai Google glass per sostituire gli ingombranti manuali per gestire esperimenti e operazioni nelle missioni spaziali: l'astronauta Paolo Nespoli e' pronto ad affrontare la sua nuova avventura. Questa volta non lo porterà fra le stelle, ma a 15 metri di profondità nell'oceano Atlantico, a quasi sei chilometri al largo della Florida.

Qui si trova l'unico laboratorio di ricerca sottomarino esistente al mondo, Aquarius, di proprietà dell'Agenzia americana per l'atmosfera e gli oceani (Noaa) e gestito dall'universita' del North Carolina, il laboratorio e' utilizzato dalla Nasa nell'ambito del programma Neemo (Nasa Extreme Environment Mission Operations). ''E' l'ambiente più simile allo spazio esistente sulla Terra'', ha detto l'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa).

''Li' - ha proseguito Nespoli riferendosi ad Aquarius -vivi come se fossi nello spazio, confinato e isolato''. Le missioni che lo aspettano sono previste in luglio e in settembre, con il coordinamento dell'Esa e dureranno circa due settimane. ''In luglio sono previsti soprattutto esperimenti di scienze della vita, il cui obiettivo è soprattutto misurare il livello di stress e gli effetti dell'isolamento''.

In programma anche test di strumenti completamente nuovi per gli astronauti: ''proveremo occhiali a realtà aumentata simili ai Google glass, per visionare le procedure relative agli esperimenti e alle altre operazioni a bordo della Stazione Spaziale''. Si sperimenteranno anche nuove tute per le passeggiate spaziali e strumenti di nuova generazione.

''Per me - ha detto l'astronauta - affrontare queste missioni è una possibilità per dare indietro tutto quello che ho imparato finora''. Dalle profondità dell'Atlantico si prepara il futuro dell'esplorazione spaziale anche per quanto riguarda gli obiettivi: ''ogni giorno - ha detto Nespoli - sono in programma due simulazioni di passeggiate spaziali, alcune delle quali prevedono anche l'uso di un veicolo che simula una navetta spaziale per raggiungere una struttura che simula un asteroide''. Una futura missione su un asteroide è fra le possibilità considerate recentemente dalle agenzie spaziali di più Paesi, prima fra tutte la Nasa.


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quinta-feira, 1 de maio de 2014

Cientistas descobrem que planeta distante gira a 90 mil km/h

Beta Pictoris b' fica fora do Sistema Solar; lá, os dias duram apenas 8 horas.
Velocidade é maior do que a de qualquer planeta que orbita ao redor do Sol.

Da AFP

 

 Concepção artística mostra planeta Beta Pictoris b orbitando ao redor de sua estrela (Foto: AFP Photo / ESO - L. Calcada / N. Risinger) 
Concepção artística mostra planeta Beta Pictoris b orbitando ao redor de sua estrela 
(Foto: AFP Photo / ESO - L. Calcada / N. Risinger)
 
Cientistas conseguiram medir, pela primeira vez, a rotação de um planeta de fora do Sistema Solar. O gigante jovem e gasoso "Beta Pictoris b" gira a vertiginosos 90 mil km/h, de acordo com estudo publicado nesta quarta-feira (29) na revista "Nature". Essa velocidade se refere ao deslocamento de um ponto sobre o equador do planeta.

Na órbita de uma estrela que fica a cerca de 63 anos-luz da Terra, o Beta Pictoris b é mais de 16 vezes maior e 3 mil vezes mais maciço que o nosso planeta, mas seus dias duram apenas oito horas.

"O Beta Pictoris b gira significativamente mais rápido do que qualquer planeta do Sistema Solar", relatou a equipe de astrônomos holandeses. Como comparação, Júpiter gira a uma velocidade de cerca de 47 mil km/h e a Terra, de 1,7 mil km/h.

Essa medição, feita com o Very Large Telescope, do Observatório Europeu do Sul (ESO), reflete uma tendência observada no Sistema Solar de uma velocidade de giro crescente à medida que a massa dos planetas aumenta.

Essa associação permite prever um giro, inclusive, duas vezes mais rápido, de cerca de 50 km/seg (180 mil km/h) para Beta Pictoris b, mas a equipe observou que o planeta ainda é jovem e quente e, provavelmente, vai acelerar à medida que resfriar e encolher para chegar ao tamanho de Júpiter nas próximas centenas de milhões de anos.

O planeta orbita a estrela Beta Pictoris, na constelação austral de Pictor. Descoberto cerca de seis anos atrás, ele orbita sua estrela a uma distância oito vezes maior do que a distância entre a Terra e o Sol. Beta Pictoris b tem cerca de 20 milhões de anos, sendo muito jovem para os padrões astronômicos. A Terra, por exemplo, tem 4,5 bilhões de anos.

Os astrônomos usaram uma técnica chamada espectroscopia de alta dispersão para medir as mudanças nos comprimentos de onda da radiação emitida pelo planeta e, com isso, determinar sua velocidade de giro.

segunda-feira, 28 de abril de 2014

Asteroides causam dezenas de explosões de escala nuclear na atmosfera da Terra




Asteroide caiu em Chelyabinsk em 15 de fevereiro de 2013
Foto: Yekaterina Pustynnikova / AP



Asteroide caiu em Chelyabinsk em 15 de fevereiro de 2013 Yekaterina Pustynnikova / AP

VIENA - Somente entre 2000 e 2013, 26 explosões de asteroides de escala nuclear atingiram a atmosfera da Terra. Elas não causaram dano, pois estavam distante, mas o fato de que nenhuma foi prevista ou monitorada por observatórios em solo ou telescópios espaciais mostra como o planeta está vulnerável, alerta um novo relatório da Organização do Tratado de Interdição Completa de Ensaios Nucleares (CTBTO).

O documento do CTBTO - que opera uma rede para detectar explosões de armas nucleares - mostra que algumas das 26 explosões registradas foram mais intensas do que a bomba que destruiu Hiroshima em 1945, e que gerou uma energia equivalente a 16 milhões de toneladas de TNT.


- Apesar de a maioria dos grandes asteroides com potencial para destruir um país ou continente inteiro ter sido detectado, menos de 10 mil dos mais de um milhão de asteroides com o potencial de destruir uma grande área metropolitana foram encontrados por todo o espaço monitorado por observatórios - disse Ed Lu, ex-astronauta e fundador da Fundação B612, um organismo de investigação dedicado a encontrar formas de proteger a Terra de asteroides perigosos, ao “Guardian”.

Últimos impactos
O impacto mais forte dos últimos tempos na Terra aconteceu em 1908, na Sibéria. Com energia equivalente entre 5 e 15 milhões de toneladas, a explosão arrasou uma área de floresta de 770 quilômetros quadrados.

Em fevereiro de 2013, a cidade russa de Chelyabinsk foi alvo de uma explosão de 500 mil toneladas de um asteroide de 18 metros de largura que causou danos por quilômetros e feriu mais de mil pessoas.

A fundação B612 pretende lançar, em 2018, o telescópio Sentinela, que tem como objetivo encontrar asteroides de cerca de 140 metros de largura a uma distância de milhões de quilômetros da Terra. Eles esperam detectar 200 mil asteroides em seu primeiro ano de operação.

sexta-feira, 25 de abril de 2014

Hubble capta imagem de aglomerado formado por mais de 100 mil estrelas

Fotografado pelo Hubble, Messier 5 fica a cerca de 25 mil anos-luz da Terra.
Conjunto é formado por estrelas com idade média de 13 bilhões de anos.

Do G1, em São Paulo

 

Imagem feita pelo telescópio espacial Hubble mostra aglomerado glanular Messier 5 (Foto:  Reuters/Nasa/Hubble Space Telescope ) 
Imagem feita pelo telescópio espacial Hubble mostra aglomerado glanular Messier 5 
(Foto: Reuters/Nasa/Hubble Space Telescope )
 
 
A Nasa divulgou, nesta sexta-feira (25), uma imagem feita pelo telescópio espacial Hubble do aglomerado globular Messier 5 (ou M5). Um aglomerado globular é um antigo conjunto de estrelas, que se dispõem em formato esférico e que estão ligadas entre si pela gravidade.

O Messier 5 reúne mais de 100 mil estrelas em uma área com diâmetro de 165 anos-luz. A uma distância de 25 mil anos-luz da Terra, as estrelas do aglomerado têm, em média, 13 bilhões de anos, segundo a agência espacial americana.

terça-feira, 22 de abril de 2014

Nasa tira 'foto' do planeta para comemorar o Dia da Terra

Do G1, em São Paulo

 

Imagem mostra as Américas e foi tirada às 8h45 (horário de Brasília) desta terça-feira (Foto: NASA/Divulgação) 
Imagem mostra as Américas e foi tirada às 8h45 (horário de Brasília) desta terça-feira 
(Foto: NASA/Divulgação)
 
 
A agência espacial americana (Nasa) publicou nesta terça-feira (22) uma foto do globo terrestre para celebrar o Dia da Terra. A foto feita pelo satélite NOAA Goes-East capturou a visão das Américas.

A foto foi tirada às 8h45 (horário de Brasília) desta terça-feira e mostra nuvens e frente fria sobre a região de Montreal, no Canadá, chuvas no Noroeste dos Estados Unidos, trovoadas na linha do Equador e uma frente fria subindo do Sul do Brasil para a região Sudeste.

Os satélites GOES fornecem o tipo de monitoramento contínuo necessário para análise de dados intensivos. Descreve uma órbita geoestacionária na qual um satélite está sempre na mesma posição em relação à rotação da Terra. Como resultado, o GOES fornecem uma vigília constante para os "gatilhos" atmosféricos para condições meteorológicas severas, como tornados, inundações repentinas, tempestades de granizo e furacões.
 
Selfie
Para celebrar o Dia da Terra, a agência espacial americana (Nasa) reunirá uma série de "selfies" postadas em redes sociais com a hashtag #GlobalSelfie para dar forma a um inédito mosaico mundial. A agência pede que a foto seja feita segurando uma placa que vai indicar o local onde a foto foi tirada.

No comunicado, a Nasa lembra que, apesar de seus cientistas terem identificado milhares de novos planetas no universo no últimos anos, não há nenhum outro planeta que é estudado mais de perto do que a Terra.

"Com 17 missões de observação da Terra orbitando nosso planeta e várias mais que serão lançadas neste ano, a Nasa estuda a atmosfera terrestre, a terra e os oceanos em toda sua complexidade", destacou um comunicado.

Por isso, pensando em celebrar o Dia da Terra, vai montar uma coleção de autorretratos, os chamados "selfies", para criar um mosaico único das pessoas que habitam nosso planeta.
 

quinta-feira, 17 de abril de 2014

Descoberto o 1º exoplaneta do tamanho da Terra em zona habitável

Kepler-186f orbita estrela anã a cerca de 500 anos-luz da Terra.
Sua distância do astro permite que tenha água em estado líquido.

Do G1, em São Paulo

Ilustração mostra como seria o planeta Kepler-186f (Foto: NASA Ames/SETI Institute/JPL-Caltech) 
Ilustração mostra como seria o planeta Kepler-186f 
(Foto: NASA Ames/SETI Institute/JPL-Caltech)

Cientistas anunciaram a descoberta do primeiro planeta fora do Sistema Solar de tamanho similar ao da Terra e onde pode existir água em estado líquido, o que, em tese, o torna habitável.

O exoplaneta, denominado Kepler-186f, foi identificado por pesquisadores da Nasa usando o telescópio Kepler, segundo estudo publicado nesta quinta-feira (17) na revista científica "Science".

"A intensidade e o espectro da radiação do Kepler-186f o colocam na zona estelar habitável, implicando que, se ele tiver uma atmosfera como a da Terra, então uma parte de sua água provavelmente está em forma líquida", diz o estudo. O telescópio Kepler permite identificar planetas em sistemas distantes medindo a quantidade de luz que eles bloqueiam quando passam na frente das estrelas que orbitam, ou seja, o equipamento não "enxerga" o planeta diretamente.

O Kepler-186f, que orbita a estrela anã Kepler-186, fica na constelação do Cisne, a cerca de 500 anos-luz da Terra. Ele é o quinto e mais afastado de um sistema de cinco planetas, todos com tamanho parecido com o da Terra.

"É extremamente difícil detectar e confirmar planetas do tamanho da Terra, e agora que encontramos um, queremos encontrar mais", disse em uma teleconferência Elisa Quintana, pesquisadora do Instituto para a Busca de Inteligência Extraterrestre (SETI).
 
Descobertas do Kepler
Em fevereiro, a agência espacial americana anunciou que o telescópio Kepler, que orbita a 149,5 milhões de quilômetros da Terra há cinco anos, tinha acrescentado 715 exoplanetas à lista de mil corpos que orbitam estrelas a uma distância que torna possível a existência de água e, portanto, de vida.

A busca de planetas similares à Terra é uma das maiores aventuras na pesquisa espacial, e embora já tenham sido detectadas centenas de planetas do tamanho do nosso e outros menores, eles circulam em órbitas próximas demais de suas estrelas para que haja água líquida em sua superfície.

Ilustração da Nasa mostra comparação entre a Terra e o Kepler-186f (Foto: Nasa) 
Ilustração da Nasa mostra comparação entre a Terra e o Kepler-186f (Foto: Nasa)

terça-feira, 15 de abril de 2014

Fenômeno da 'Lua de Sangue' é registrado pelo mundo








Um eclipse lunar total, o primeiro desde dezembro de 2011, aconteceu na madrugada de segunda para terça-feira e ficou visível nas Américas do Norte e do Sul e até no Havaí, informou a Nasa.

É durante esse período que a Lua é vista da Terra com uma cor avermelhada causada pela luz do Sol e matizada por sua passagem através da atmosfera terrestre, algo similar à coloração que adquire a luz solar nos crepúsculos.



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segunda-feira, 14 de abril de 2014

Eclipse lunar poderá ser visto a partir das 3h da madrugada desta terça

Satélite ficará avermelhado, na sombra da Terra em relação ao Sol.
Último eclipse total da Lua foi registrado em dezembro de 2011.

Do G1, em São Paulo
 


Na madrugada desta terça-feira (15), se as condições meteorológicas permitirem, será possível observar no Brasil e em todo o continente americano um eclipse lunar, quando a Lua ficará na sombra da Terra em relação ao Sol e ganhará um tom avermelhado, razão pela qual o fenômeno é chamado de "Lua de sangue". No Brasil, esse eclipse total poderá ser visto a partir das 3h da manhã e deve durar 78 minutos. O ponto alto deve acontecer a partir das 4h46 (horário de Brasília), e a visão será melhor nas regiões Norte e Centro-Oeste.

Os eclipses totais da Lua, quando o satélite cruza o cone de sombra da Terra, são pouco frequentes. O último ocorreu no dia 10 de dezembro de 2011. A última vez que aconteceu uma série de quatro eclipses lunares totais foi entre 2003 e 2004, segundo a agência espanhola EFE.

Este será o primeiro de uma série de quatro eclipses lunares que deve ocorrer, aproximadamente, a cada 6 meses e se repetirá apenas sete vezes neste século. O próximo eclipse total está previsto para o dia 8 de outubro. Ainda este ano, também será possível observar dois eclipses do Sol (um em abril e outro em outubro).
Ilustração mosta como ocorre o eclipse lunar (Foto: Reprodução / TV Globo)Ilustração mosta como ocorre o eclipse lunar
(Foto: Reprodução/TV Globo)
 
A agência espacial americana (Nasa) explicou que o eclipse desta terça-feira começará quando a região periférica da Lua ingressar no centro da sombra da Terra, que é de cor âmbar. É durante esse período que o satélite é visto da Terra com uma cor avermelhada, causada pela luz do Sol e matizada por sua passagem pela atmosfera terrestre – algo similar à coloração que a luz solar adquire nos crepúsculos.

Ao longo da história, os eclipses solares e lunares estiveram rodeados de muitas superstições e referências a profecias sobre desastres naturais de grande magnitude.

Veja abaixo os eclipses previstos para 2014:

- 15 de abril: Eclipse total da Lua – visível na parte oeste da África, na parte oeste da
Europa, Américas, Austrália e leste da Ásia
 
- 29 de abril: Eclipse anular do Sol (quando a Lua fica na frente do Sol e se forma um "anel" do Sol em volta da Lua) – visível na Antártica e Austrália
 
- 8 de outubro: Eclipse total da Lua – visível nas Américas, na Austrália e Ásia
 
- 23 de outubro: Eclipse parcial do Sol – visível na maior parte da América do Norte, no México e na Rússia

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