sábado, 2 de novembro de 2013

Eclipse solar poderá ser visto no Norte e Nordeste neste domingo

No extremo Norte, a cobertura será de 30% do Sol.
Será o último eclipse deste ano.

Do G1, em São Paulo
 

Eclipse solar parcial visto da Índia (Foto: PAL PILLAI / AFP) 
Eclipse solar parcial visto da Índia (Foto: PAL PILLAI / AFP)

Neste domingo (3) ocorrerá o último eclipse de 2013. Será um eclipse solar híbrido, fenômeno raro que tem diferentes “formas”, dependendo do ponto de observação na Terra. No Norte e Nordeste do Brasil, será possível ver um eclipse parcial.

No extremo Norte, como no Amapá e no Rio Grande do Norte, a cobertura será de 30%. Em outros pontos desta região e da região Nordeste será de 20% ou de 10%. O horário de observação do máximo do eclipse no Brasil depende da posição em que estiver o observador, podendo variar entre 9h10 e 10h do
horário de Brasília (veja um mapa com os horários).

Em outras regiões do planeta, observadores poderão ver eclipse total, com o Sol completamente coberto pela Lua, ou eclipse anular, em que o Sol é coberto pela Lua, mas seu contorno continua descoberto.
Segundo o astrônomo Cássio Barbosa, “com eclipse ou sem eclipse, nunca se deve olhar diretamente para o Sol, mesmo com radiografias ou vidros enfumaçados. Pode-se usar vidros de soldador, ou uma técnica bacana usando uma fresta de luz. Faça um furinho em uma folha de papel e você poderá ver a imagem do Sol eclipsado projetada no chão”.

sexta-feira, 1 de novembro de 2013

Arriva l'eclissi di Sole

Simulazione dell'eclisse parciale di Sole, osservata da Palermo alle ore 14,20 del 3 novembre 2013 (fonte: Uai)  
Simulazione dell'eclisse parciale di Sole, osservata da Palermo alle ore 14,20 del 3 novembre 2013 (fonte: Uai)
 
Si prospetta come uno degli eventi astronomici più spettacolari dell'anno, ma non si concederà agli occhi dell'Italia: si tratta dell'eclissi di Sole prevista per il 3 novembre e che sarà pienamente visibile solo in Nord America e Africa centrale. Il Sud Italia sarà coinvolto molto marginalmente: qui intorno alle ore 14 si asisterà alla copertura di una porzione molto piccola del Sole.

A causa della particolare posizione di Terra, Sole e Luna, l'evento sarà una inusuale eclissi ibrida, ossia sia totale che anulare a seconda delle zone da cui si osserverà. L'eclissi inizierà infatti come anulare nell’oceano Atlantico occidentale e diventerà totale nell’Atlantico centrale.

La fascia da cui sarà possibile osservarla nella sua totalità sarà un 'corridorio' largo pochi chilometri che attraverserà diversi stati dell’Africa Centrale.

Il fenomeno sarà invisibile da buona parte dell'Europa, ad esclusione della penisola Iberica e di una parte del Sud Italia, dove sarà peraltro molto marginale.
 
A Roma il fenomeno non sarà visibile; a Napoli il disco lunare sfiorerà appena il Sole, oscurandone una frazione minuscola per pochi minuti, mentre in Sardegna e in Sicilia si potrà vedere circa il 5% del disco solare oscurato dalla Luna. Il massimo del fenomeno è previsto intorno alle ore 14,20 in Italia meridionale (circa 10 minuti prima in Sardegna), mentre a Palermo il primo contatto sarà alle ore 13,50 e raggiungerà il massimo alle ore 14.18.

www.ansa.it/scienza

Eclissi e comete nel cielo di novembre

La cometa Ison fotografata da Rolando Ligustri (fonte: Rolando Ligustri, UAI) 
 La cometa Ison fotografata da Rolando Ligustri (fonte: Rolando Ligustri, UAI)
 
 
Si parte da un'eclissi di Sole per finire con una 'danza' di comete: il cielo di novembre propone un programma altamente spettacolare. Tuttavia alcune aspettative, soprattutto per gli amanti italiani delle stelle, rischieranno di rimanere deluse.
 
Secondo le stime dell'Unione Italiana Astrofili (Uai) l'eclissi di Sole sarà infatti quasi completamente invisibile dall'Italia, mentre è ancora troppo presto per sapere se la tanto attesa cometa Ison offrirà lo spettacolo previsto mesi fa.
 
Novembre si aprirà con una particolare eclissi 'ibrida', che inizierà come anulare nell’oceano Atlantico occidentale per diventare totale nell’Atlantico centrale. L'Italia sarà solamente sfiorata nella sua parte meridionale: come spiegano gli astrofili della Uai,  il 3 novembre, tra le 13 e le 14, in Sardegna e in Sicilia si potrà vedere circa il 5% del disco solare oscurato dalla Luna.
 
Novembre proseguirà offrendo spettacoli di stelle cadenti, con le Tauridi nei primi giorni e le le Leonidi a partire dal 16, mentre Venere si attarderà sempre più nel cielo dopo il tramonto del Sole.
 
A fine mese dovrebbe farsi chiaro il destino dell'attesissima cometa Ison, quella che già mesi fa era stata prevista come l'indiscussa regina delle notti del prossimo dicembre e che però sta facendo sempre più raffreddando le aspettative. Negli ultimi giorni di novembre questa cometa raggiungerà il punto di passaggio più vicino al Sole e solo allora, se sopravviverà, sarà possibile capire chiaramente cosa attendersi. Alla fine del mese la Ison inizierà probabilmente ad essere visibile anche ad occhio nudo e, in caso di cielo molto limpido, potrebbe regalare una 'danza' con un'altra cometa. La 2/P Encke. Forse visibile anch'essa ad occhio nudo, percorrerà proprio in quei giorni la stessa porzione di cielo e insieme alla Ison potrebbe offrire uno spettacolo cosmico suggestivo e unico.


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quinta-feira, 31 de outubro de 2013

No Halloween, Nasa divulga nova foto da Nebulosa Cabeça da Bruxa

'Berçário' de estrelas fica a centenas de anos-luz, na constelação de Órion.
Nuvens verdes lembram perfil de uma 'bruxa malvada' gritando pelo espaço.

Do G1, em São Paulo

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Nebulosa Cabeça da Bruxa, a centenas de anos-luz da Terra (Foto: Nasa/JPL-Caltech/AFP) 
Nebulosa Cabeça da Bruxa, a centenas de anos-luz de distância da Terra
 (Foto: Nasa/JPL-Caltech/AFP)
 
 
Uma nova imagem da Nebulosa Cabeça da Bruxa, localizada a centenas de anos-luz de distância da Terra, na altura do "joelho" da constelação de Órion, foi divulgada nesta quinta-feira (31) pela agência espacial americana (Nasa), em comemoração ao Halloween.

Vista da direita para a esquerda, a região lembra o perfil de uma "bruxa malvada", com o queixo e o nariz proeminentes e a boca aberta, como se estivesse gritando pelo espaço.

Esse registro em infravermelho foi feito pelo telescópio Wise, da Nasa. Segundo astrônomos, a nebulosa, também conhecida como IC 2118, é um "berçário" onde nascem inúmeras estrelas. Suas nuvens verdes são iluminadas por astros de grande massa.

Após um período de "hibernação" que começou em 2011, depois de duas varreduras completas do céu, o telescópio Wise foi reativado recentemente para caçar asteroides, em um programa da Nasa chamado Neowise.

Fantasmi di stelle per Halloween Fantasmi di stelle per Halloween

I 'fantasmi' di tre stelle immortalati dal telescopio Spitzer (fonte: NASA/JPL-Caltech/Harvard-Smithsonian CfA)  
I 'fantasmi' di tre stelle immortalati dal telescopio Spitzer
 (fonte: NASA/JPL-Caltech/Harvard-Smithsonian CfA)
 
Festa di Halloween 'spaziale' con i fantasmi di tre stelle fotografati dal telescopio Spitzer, della Nasa. Si tratta di tre nebulose planetarie, generate da altrettante stelle morenti, che hanno assunto sembianze spettrali: un cranio aperto con tanto di cervello, un occhio insanguinato e l'ectoplasma di una farfalla.

La nebulosa PMR1, ribattezzata dagli esperti della Nasa 'Cranio esposto', si trova a circa 5.000 anni luce dalla Terra, nella costellazione delle Vele. La sua origine si deve a una stella morente calda e massiccia che si sta rapidamente disintegrando perdendo massa. La parte interna della nebulosa, che appare rossa e molle proprio come un cervello, è fatta principalmente di gas ionizzato, mentre lo strato verde più esterno e freddo (il 'cranio' vero e proprio) è formato da molecole di idrogeno molto luminose.

La seconda nebulosa, simile ad un occhio insanguinato, è identificata dalla sigla NGC 3242, ma è meglio nota come 'Fantasma di Giove'. Si trova a 1.400 anni luce da noi, nella costellazione dell'Idra. Il telescopio Spitzer, grazie alla sua vista a infrarossi, ha immortalato l'alone più esterno e freddo della stella agonizzante, così rosso da assomigliare a una pozza di sangue. Al suo interno tanti cerchi concentrici formati dal materiale che la stella ha espulso periodicamente durante i suoi ultimi spasmi.

Il terzo ed ultimo 'fantasma' stellare è quello a forma di farfalla della nebulosa NGC 650, meglio nota come 'Piccolo manubrio', che si trova a 2.500 anni luce dalla Terra, nella costellazione di Perseo. A differenza delle altre nebulose sferiche, questa è dotata di una forma a farfalla con al centro un disco di materiale più spesso. Venti veloci allontanano il materiale dalla stella, sopra e sotto il disco di polveri. Le macabre nuvole verdastre e rosse sono invece formate da molecole brillanti di idrogeno.


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Il fratello della Terra

Il pianeta Kepker 78b, il più simile alla Terra mai scoperto (fonte: TNG/A. Harutyunyan, INAF) 
 Il pianeta Kepker 78b, il più simile alla Terra mai scoperto (fonte: TNG/A. Harutyunyan, INAF)

È il pianeta più simile al nostro mai osservato: si chiama Kepler-78b, è distante circa 700 anni luce, è roccioso e ha dimensioni, massa e densità molto simili a quelle della Terra. Descritto in due articoli sulla rivista Nature, è stato scoperto anche grazie a ricercatori italiani dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Questo fratello della Terra senza precedenti ha un nucleo di ferro e orbita intorno alla stella Kepler-78. C'è un solo problema e non di poco conto: è troppo caldo per poter ospitare forme di vita. La sua orbita è infatti strettissima: un periodo di rivoluzione della durata di sole 8,5 ore e distante un centesimo di Unità Astronomica (poco più di un milione di chilometri) dalla sua stella che, sebbene abbia circa il 70% di massa del nostro Sole, a quella distanza rende la superficie decisamente rovente.

Il pianeta è uno dei circa mille candidati individuati dal satellite americano Kepler, progettato per trovare pianeti simili alla Terra all'esterno del Sistema Solare e che per questo si è guadagnato la fama di 'cacciatore di pianeti'. Purtroppo dallo scorso maggio è fuori uso a causa di un malfunzionamento dei suoi giroscopi. Alla scoperta di Kepler-78b ha collaborato anche Harps-N, lo spettrometro installato al Telescopio Nazionale Galileo (Tng), nelle isole Canarie.

''È un risultato straordinario'', ha detto il presidente dell'Inaf, Giovanni Bignami, al quale fa capo il Tng. ''Mai - ha aggiunto - si era arrivati così vicini ad individuare un pianeta di massa e densità simili a quelli della Terra. Una dimostrazione di come la caccia agli esopianeti si stia affinando e di quanto sia stata corretta la scelta di installare lo spettrometro Harps al Telescopio Nazionale Galileo, mettendolo nelle condizioni di guardare lo stesso emisfero del satellite Kepler, usando sinergicamente due tecniche per rilevare pianeti extrasolari''.


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Planeta do tamanho da Terra também tem o interior rochoso, detecta estudo

Kepler-78b, a 700 anos-luz, tem massa e densidade similares às nossas.
Apesar disso, exoplaneta possui órbita de apenas 8,5h e alta temperatura.

Do G1, em São Paulo

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Concepção artística mostra Kepler-78b orbitando sua estrela (Foto: David A. Aguilar/Nasa/AFP) 
Concepção artística mostra o exoplaneta Kepler-78b orbitando sua estrela
 (Foto: David A. Aguilar/Nasa/AFP)
 
Um planeta localizado fora do Sistema Solar, a 700 anos-luz da Terra, não tem apenas o tamanho parecido com o nosso, mas também a massa e a densidade, com um núcleo de ferro e o interior rochoso. É o que apontam dois estudos publicados na revista "Nature" desta quarta-feira (30).

As novas medições sugerem que o Kepler-78b é o menor exoplaneta – nome dado aos planetas fora do Sistema Solar – do Universo a ter sua massa e seu raio conhecidos com precisão. Ele orbita uma estrela semelhante ao Sol chamada Kepler 78, mas está bem mais perto dela do que nós do Sol.

Para determinar a massa exata dele, dois grupos independentes de astrônomos (um liderado pelo Instituto de Astronomia da Universidade do Havaí, nos EUA, e outro pela Universidade de Genebra, na Suíça) mediram "oscilações" na luz da estrela hospedeira enquanto o planeta circulava em volta dela. Um grupo chegou à conclusão de que a massa desse planeta é 1,69 vez a nossa, e o outro calculou 1,86 vez, usando uma escala similar.

A densidade analisada variou de 5,3 a 5,57 gramas por centímetro cúbico, respectivamente, o que indica uma composição rochosa parecida com a da Terra.

Apesar de ser muito semelhante ao nosso planeta, o Kepler-78b está próximo demais de sua estrela principal, razão pela qual ele tem seu período orbital muito curto – uma volta completa em torno do astro dura apenas 8,5 horas – e temperaturas altíssimas (entre 1.500° C e 3.000° C).

Embora hoje se acredite que não haja nenhuma possibilidade de vida na superfície desse planeta, ele "constitui um sinal animador para a busca de mundos habitáveis fora do nosso Sistema Solar", disse o astrônomo Drake Deming, da Universidade de Maryland, nos EUA, em um comentário separado publicado na "Nature".

Segundo o astrônomo, a existência desse planeta hostil "tem pelo menos o mérito de mostrar que planetas extrassolares com uma constituição semelhante à da Terra não são um fato extraordinário" na Via Láctea, e que é possível encontrar outros com critérios mais compatíveis com alguma forma de vida.

Além das universidades do Havaí e de Genebra, participaram da pesquisa cientistas do Instituto de Tecnologia de Massachusetts (MIT), da Universidade da Califórnia, em Berkeley e em Santa Cruz, e da Universidade Yale, todas nos EUA.
 
Kepler com defeito
Lançado em março de 2009 pela agência espacial americana (Nasa) para identificar exoplanetas rochosos na zona habitável de suas estrelas hospedeiras, o telescópio espacial Kepler descobriu, durante sua missão, bilhões de candidatos a "novas Terras", como o Kepler-78b. A zona habitável de uma estrela é a região onde a quantidade de radiação emitida permite que a temperatura no planeta se mantenha em níveis para que a água exista em estado líquido.

A missão do telescópio terminou em novembro do ano passado, e depois disso ele começou a trabalhar em uma missão adicional de mais quatro anos. Um defeito em duas de suas rodas que lhe davam estabilidade e precisão, porém, impediram o equipamento de continuar funcionando totalmente, e a Nasa já desistiu das tentativas de restabelecer suas atividades por completo.


Concepção artística mostra exoplaneta Kepler 78b próximo à estrela (Foto: Divulgação/Cristina Sanchis Ojeda/MIT) 
Concepção artística mostra exoplaneta Kepler-78b próximo à sua estrela principal
(Foto: Divulgação/Cristina Sanchis Ojeda/MIT)
 

quarta-feira, 30 de outubro de 2013

Sonda da Nasa envia fotografia da superfície do planeta Mercúrio

Do G1, em São Paulo
 

Fotografia feita pela sonda Messenger, da Nasa, mostra a superfície do planeta Mercúrio (Foto: Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington/Nasa/Reuters) 
Fotografia feita pela sonda Messenger, da Nasa, mostra a superfície do planeta Mercúrio (Foto: Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington/Nasa/Reuters)

Imagem divulgada nesta semana pela sonda Messenger, da agência espacial americana (Nasa), mostra a superfície do planeta Mercúrio. A fotografia foi feita em 2 de outubro pelo equipamento.

A Messenger (que significa "mensageiro", mas é também a sigla em inglês para Exploração, Geoquímica, Ambiente Espacial e Superfície de Mercúrio) partiu da Terra em 3 de agosto de 2004, e desde então fica "dançando" entre a Terra, a Lua e Mercúrio propriamente dito, num complexo movimento que o impede de ser atraído pelo campo gravitacional do Sol.

A nave, com dois painéis solares para alimentação e um guarda-sol para mantê-lo fresco o suficiente para operar, vai estudar a história geológica, o campo magnético, a composição da superfície e outros mistérios desse planeta tão pouco conhecido. Quando a missão terminar, a nave vai cair na superfície de Mercúrio.

Com um diâmetro ligeiramente maior que o da Lua (cerca de 4.800 quilômetros), Mercúrio deveria ser todo sólido, até o núcleo. Mas a presença de um campo magnético sugere que ele é parcialmente derretido por dentro.

Nasa capta erupção solar com filamento de 322 mil km de extensão



Emissões súbitas de radiação na superfície do astro têm sido comuns.
Fenômeno não ultrapassa barreira da atmosfera terrestre, diz Nasa.

Do G1, em São Paulo

Imagem da Nasa feita entre os dias 29 e 30 de setembro mostra erupção solar (Foto: Nasa/AFP) 
Imagem feita pela Nasa no fim de setembro mostra forte erupção solar (Foto: Nasa/AFP)
 
Uma imagem registrada pelo Observatório de Dinâmica Solar da agência espacial americana (Nasa) mostra uma erupção solar de grandes proporções ocorrida no fim de setembro. Um dos filamentos emitidos pelo astro em sua atmosfera (corona) tinha 322 mil quilômetros de comprimento.

As erupções solares são emissões súbitas de radiação na superfície da estrela. Esse tipo de ejeção de massa coronal (nome técnico das explosões) disparam bilhões de toneladas de partículas no espaço, que podem viajar a grandes velocidades.

Quando vêm em direção à Terra, as partículas são capazes de gerar tempestades geomagnéticas que, dependendo da intensidade, podem formar auroras boreais ou afetar sistemas de telecomunicações e redes de distribuição de energia elétrica. A Nasa informa, porém, que a radiação prejudicial que poderia surgir de um fenômeno como esse não ultrapassa a barreira protetora formada pela atmosfera da Terra.

As partes em vermelho da imagem acima mostram temperaturas de quase 50 mil graus Celsius. Já as em amarelo chegam a 555 mil graus Celsius. As regiões mais escuras, por sua vez, alcançam a temperatura de quase 1 milhão de graus Celsius.

O Sol não é feito de fogo, mas de plasma – partículas tão quentes que seus elétrons fervem, criando um gás carregado que fica entrelaçado com os campos magnéticos. É por meio de diferentes comprimentos de onda que os cientistas então capturam aspectos distintos do que ocorre na superfície do astro.

Este ano, o Sol está em um período de intensa atividade conhecido como "máximo solar". Abaixo, outra imagem obtida pela Nasa, à 0h03 do domingo (27), mostra mais erupções.
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Imagem feita à 0h03 do domingo (27) pelo Observatório de Dinâmica Solar da Nasa (Foto: Nasa/SDO) 
Registro feito à 0h03 do domingo (27) pelo Observatório de Dinâmica Solar da Nasa
(Foto: Nasa/SDO)
 

terça-feira, 29 de outubro de 2013

Saturno e seus anéis são vistos de cima por sonda espacial da Nasa

Imagem em cor natural foi obtida pela missão Cassini-Huygens no dia 10.
Tons dourados predominam no planeta; apenas polo norte aparece azulado.

Do G1, em São Paulo
 Saturno e seus anéis vistos de cima de pela sonda Cassini, da Nasa (Foto: Nasa/JPL-Caltech/SSI/Cornell) 
Saturno e seus anéis vistos de cima pela sonda Cassini, da Nasa 
(Foto: Nasa/JPL-Caltech/SSI/Cornell)
 
O planeta Saturno e seus anéis foram registrados de cima pela sonda Cassini, da agência espacial americana (Nasa). A imagem em cor natural – vista como os olhos humanos a teriam observado – foi obtida no dia 10 de outubro.

Pela foto, é possível distinguir diferentes climas em Saturno. Uma faixa ondulada e brilhante de nuvens, por volta dos 42 graus de latitude norte, é consequência de uma turbulência gigante que atingiu seu pico no início de 2011.

Já no polo norte do planeta, há o chamado "sistema de nuvens hexagonal", uma misteriosa tempestade que lembra uma figura geométrica com seis lados e tem cerca de 25 mil km de diâmetro – distância na qual seria possível enfileirar quatro Terras.

Quando a sonda Cassini chegou ao planeta, em 2004, o hemisfério norte passava pelo inverno e exibia uma tonalidade azulada. Já o sul, onde era verão, estava dominado por cores douradas. Agora, porém, o verão no norte já começou, e a cor azulada está confinada a um pequeno círculo no polo.

Ao fazer a imagem acima, a Cassini estava inclinada a 62 graus em relação ao equador de Saturno. Até o início de 2015, a sonda deve descer progressivamente ao centro. Grande parte da missão Cassini-Huygens – projeto cooperativo da Nasa, da Agência Espacial Europeia (ESA) e da Agência Espacial Italiana (ASI) – ocorreu em volta do equador do planeta, onde fica a maioria de seus anéis e luas.

segunda-feira, 28 de outubro de 2013

Lugar mais frio conhecido no Universo lembra forma de fantasma

Nebulosa do Bumerangue está a 5 mil anos luz da Terra.
Sua temperatura é de -272ºC, pouco acima do zero absoluto.

Do G1, em São Paulo
 

Nebulosa Boomerang, lugar mais frio do universo, tem forma de fantasma (Foto: Bill Saxton; NRAO/AUI/NSF; NASA/Hubble; Raghvendra Sahai) 
Nebulosa Boomerang, lugar mais frio do universo, tem forma de fantasma (Foto: Bill Saxton; NRAO/AUI/NSF; NASA/Hubble; Raghvendra Sahai)

Astrônomos do Observatório Alma, no Chile, enxergaram um novo formato da Nebulosa do Bumerangue, nuvem de gás e poeira que é o lugar conhecido mais frio no Universo, com temperatura de -272ºC. As imagens capturadas revelam que ela tem um formato alongado, que se parece com o desenho de um fantasma.

Segundo os pesquisadores, o que se vê nas novas imagens do Alma é um truque de luz. Nebulosas planetárias, como a Boomerang, são estrelas no final de sua existência. Ao centro é possível observar estrelas anãs brancas, que emitem radiação ultravioleta intensa que faz com que o gás ao seu redor brilhe e emita luz com cores vibrantes.

As primeiras imagens da nebulosa, feitas com telescópios terrestres, mostravam uma forma curvada, que deu origem ao seu nome. Outras fotografias, registradas com o Telescópio Espacial Hubble em 2003, exibiam perfil mais semelhante a uma gravata borboleta.

"Este objeto ultrafrio é extremamente intrigante e estamos aprendendo muito sobre a sua verdadeira natureza", diz Raghvendra Sahai, pesquisador e principal cientista do Laboratório de Propulsão a Jato da NASA em Pasadena, Califórnia, em nota divulgada pelo Observatório Nacional de Radioastronomia dos Estados Unidos. "O que parecia um lóbulo duplo ou a forma de bumerangue é, na verdade, uma estrutura muito mais ampla que está se expandindo rapidamente para o espaço."

A Nebulosa do Bumerangue fica a 5 mil anos luz de distância da Terra, na Constelação Centaurus. Segundo os astrônomos do ALMA, trata-se de uma nebulosa pré-planetária, na qual a estrela central ainda não está quente o suficiente para emitir radiação ultravioleta para produzir o brilho característico.

A nuvem de gás e poeira desta estrela estão se expandindo e esfriando rapidamente, num processo semelhante aos que os refrigeradores usam gás expandido para produzir temperaturas frias. Os cientistas mediram a temperatura do gás na nebulosa ao observar como ela absorve a radiação cósmica de microondas, que têm temperatura de menos -270º C.

A pesquisa também revela que as franjas exteriores da nebulosa começam a se aquecer, apesar de ainda serem mais frias do que a radiação cósmica. Segundo os pesquisadores, o aquecimento deve acontecer por conta do efeito fotoelétrico, no qual a luz é absorvida pelo material sólido, que por sua vez reemite elétrons.

sábado, 26 de outubro de 2013

Astrônomos descobrem novo sistema solar com sete planetas

Da BBC -Astrônomos descobriram um raro sistema planetário com um número de planetas que se assemelha ao do sistema solar. Dois times diferentes de pesquisadores apontaram para a recente descoberta de um sétimo planeta ao redor da estrela anã KIC 11442793.

O sistema tem similaridades com o nosso sistema solar - que tem oito planetas -, mas todos os seus sete planetas orbitam muito mais próximos de sua estrela, que está localizada a cerca de 2.500 anos luz da Terra.

O sistema solar foi descrito em dois estudos colocados no Arxiv.org, um arquivo eletrônico para artigos científicos que ainda não foram publicados em um periódico cientifico.

Duas pesquisas
Uma das identificações foi feita por voluntários usando o site Planet Hunters. O site foi criado para permitir que voluntários tivessem acesso a dados públicos enviados pelo telescópio espacial Kepler da Nasa, que foi lançado para procurar os chamados exoplanetas - planetas que orbitam estrelas distantes.

Kepler usa o método de "trânsito" para descobrir novos planetas, o que significa procurar pelas curvas de luz deixadas por um planeta quando este passa em frente à sua estrela hospedeira. Mas a grande quantidade de dados existentes não permite que os cientistas examinem cada curva de luz, e por isso eles desenvolveram programas de computador para procurar a assinatura de um trânsito planetário.

"Este é o primeiro sistema de sete planetas registrado pelo Kepler. Nós acreditamos que a identificação é segura", disse Chris Lintott, da Universidade de Oxford, coautor do artigo do Planet Hunters.

O time de Lintott submeteu sua pesquisa ao Astronomical Journal para ser revisada. Outro time de astrônomos de vários países europeus submeteu um segundo estudo registrando sua descoberta do sétimo planeta à outra publicação científica, o Astrophysical Jounal.
 
Semelhanças
Todos os sete planetas estão bem mais próximo de sua estrela mãe em uma comparação com as distâncias dos planetas do Sistema Solar. Na verdade, todos caberiam dentro da distância entra a Terra e o Sol - mostrando um espaço bastante "lotado". "Esta é uma das razões pelas quais eles são fáceis de ver, porque quanto mais perto eles estão de seu sol, mais frequentemente ele giram ao seu redor", disse Simpson.

O novo planeta é o quinto mais distante de sua estrela mãe, e leva quase 125 dias para completar uma órbita. Com um raio 2,8 vezes maior que o da Terra, ele faz parte de um grupo que inclui dois planetas com praticamente o mesmo porte da Terra, três "super-Terras" e dois corpos maiores.

"De certa forma, ele realmente se parece com o nosso Sistema Solar, com todos os pequenos planetas no interior e os grandes planetas na parte de fora. E isso não é necessariamente o que vemos normalmente", disse o coautor Robert Simpson, também da Universidade de Oxford.

Acredita-se que outra estrela, a HD 10180, tenha sete ou nove sinais planetários. Um sol distante chamado GJ 887C também pode ter uma família de sete planetas.

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